conosci

Paesi | Europa | Europa orientale | Russia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Mosca
Superficie (km²): 17098240
Densità (ab/km²): 8
Forma di governo: Federazione
Sito ufficiale del Governo: http://government.ru/
Data dell'indipendenza: 24 agosto 1991
Indipendenza da: Unione Sovietica
Moneta: Rublo russo
Membership:

APEC, Arctic Council, ARF, ASEAN (partner di dialogo), BIS, BSEC, CBSS, CE, CERN (osservatore), CIS, CSTO, EAEC, EAPC, EBRD, G-20, G-8, GCTU, IAEA, IBRD, ICAO, ICC, ICCt (firmatario), ICRM, IDA, IFC, IFRCS, IHO, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM (osservatore), IPU, ISO, ITSO, ITU, ITUC, LAIA (osservatore), MIGA, MINURSO, MONUC, NAM (ospite), NSG, OAS (osservatore), OECD (stato in entrata), OIC (osservatore), OPCW, OSCE, Paris Club, PCA, PFP, SCO, UN, UN Security Council, UNCTAD, UNESCO, UNHCR, UNIDO, UNITAR, UNMIL, UNMIS, UNOCI, UNOMIG, UNTSO, UNWTO, UPU, WCO, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO (osservatore), ZC

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il territorio della Russia è per gran parte formato da superfici orizzontali, corrispondenti alle strutture continentali più antiche dell'Eurasia, le stesse che costituivano il cosiddetto blocco laurasiatico della primordiale Pangea. L'immenso territorio tuttavia non costituisce fisicamente un tutto uniforme, ma risulta articolato in molteplici unità, delle quali due possono essere considerate come fondamentali: la regione che si stende a ovest degli Urali, cioè la sezione europea cui si aggancia la regione caucasica e la Siberia occidentale e orientale, con l'appendice montuosa che chiude a nord il Pacifico (Estremo Oriente Russo).

 

Sezione europea. La regione che si estende nell'Europa orientale sino agli Urali è sostanzialmente formata da un'unica grande pianura (Pianura Russa o Sarmatica) che è la continuazione di quella polacco-germanica. Geologicamente la vasta terra russa poggia su un substrato cristallino rigido, precambriano. Tale imbasamento tuttavia non è integro, ma fratturato, fagliato e quindi diviso in blocchi che sono all'origine dei "rialti" e dei bassopiani coperti da terreni sedimentari diversi, paleozoici e mesozoici; al di sopra di tali formazioni si stende una coltre di depositi quaternari, d'origine glaciale e fluviale. A tale morfologia si collegano le basse e sabbiose lande della Carelia, con i numerosi laghi formatisi per le difficoltà del drenaggio dovute ai depositi morenici abbandonati dai ghiacciai quaternari. I rilievi che movimentano, nella sezione centrale, le pianure russe sono il Rialto del Valdaj, il Rialto Centrale Russo e le Alture del Volga. Si tratta in generale di basse colline tondeggianti che si elevano di alcune centinaia di metri al massimo e che terminano verso est con delle scarpate che corrispondono ad antiche superfici di faglia. Questi rilievi sono sostanzialmente i resti di antichi penepiani che si estendono dal piede dei Carpazi, attraverso l'Ucraina, sino alla linea del Volga, al di là della quale si hanno superfici paleozoiche incluse nella regione degli Urali , il limite convenzionale tra Europa e Asia. La regione gradualmente si deprime a sud verso il Mar Nero e il Mar Caspio coprendosi di terreni lössici e di depositi alluvionali lungo i corsi dei fiumi che l'attraversano (il Don, il Volga, l'Ural). Le conche del Mar Caspio e del Mar Nero, che nell'Era Cenozoica costituivano un unico mare continentale, sono dominate dalla Catena del Caucaso.

 

Sezione asiatica. La regione della Siberia , di circa 12,8 milioni di km², costituisce la maggior porzione territoriale della Russia. Essa corrisponde alle terre che si estendono a est degli Urali sino all'Oceano Pacifico e dal Mar Glaciale Artico agli allineamenti montuosi che orlano gli altopiani della Mongolia e la Manciuria (Cina). Dal punto di vista naturale la regione ha una sua relativa unità solo quanto a condizioni climatiche, ma morfologicamente è molto varia. Le divisioni di massima, da questo punto di vista, corrispondono alla Siberia Occidentale o Bassopiano Siberiano Occidentale, all'Altopiano della Siberia Centrale e alla sezione più orientale o Estremo Oriente Russo. La Siberia Occidentale è costituita fondamentalmente da un eccezionale, ininterrotto bassopiano, praticamente orizzontale per circa 2.000 km, delimitato a ovest dagli Urali, a sud dalle Alture del Kazakistan (la "soglia kazaca"), dalle Catene dell'Altaj e dei Monti Saiani , a est dalle scarpate dell'Altopiano della Siberia Centrale. In quest'unica piatta pianura le alluvioni recenti si sovrappongono a enormi pile di strati sedimentari, che rivelano come il bacino sia stato occupato dal mare per periodi lunghissimi. Oggi è percorso da grandi fiumi, in particolare dall'Ob e dai suoi affluenti (fra cui l'Irtys) e dallo Jenisej. Ma lo scorrimento delle acque, data anche la conformazione del bacino (che tende a sollevarsi sul bordo artico per il progressivo innalzamento delle zone costiere dopo il ritiro dei ghiacciai quaternari), è estremamente difficile; ciò deriva fondamentalmente dal fatto che i fiumi sgelano a monte prima che a valle, dato che il loro corso è diretto da sud a nord. Ne conseguono gigantesche inondazioni e si può dire che tutto il bacino sia un'unica distesa di paludi. Nella fascia pedemontana e montana meridionale l'orogenesi ercinica ha formato cospicui bacini carboniferi (è qui il famoso bacino del Kuzbass) e un belt minerario che continua fino alle alture settentrionali del Kazakistan. La sezione che si stende a est del Bassopiano Siberiano presenta una conformazione del tutto diversa. Essa è infatti montagnosa, variamente articolata, pur configurandosi a grandi linee e come un vasto altopiano delimitato a sud da possenti fasce montagnose che orlano le strutture irrigidite dei tavolati mongoli. Nell'insieme si tratta di un ambiente aspro, esasperato dalla nordicità, di difficile penetrazione e ancor oggi quasi spopolato, benché esso pure assai ricco di risorse minerarie (per esempio i giacimenti di carbone, nichel e rame di Norilsk). Strutturalmente l'Altopiano della Siberia Centrale (o anche Altopiano Siberiano) rappresenta un frammento dell'antichissimo continente dell'Angara, sezione della primordiale Laurasia. È formato infatti da rocce archeozoiche che affiorano su vaste superfici; l'immensa zolla però ha subito i contraccolpi delle successive orogenesi avvenute nella fascia più meridionale ed è stata pertanto fratturata e divisa in rialti e bassopiani.

 

Clima della regione europea. La rigidezza dell'inverno è il carattere saliente del clima delle pianure russe. Il gelo le interessa quasi per intero e in una misura che, nella parte più settentrionale, è testimoniata dai terreni gelati (merzlota ) che risalgono al Pleistocene. Nella Russia europea si ha un lembo di terre climaticamente miti solo nella sezione più meridionale affacciata al Mar Nero. Per il resto le temperature medie annue sono molto basse, ma soprattutto bassi sono i valori invernali, dato il grande peso che ha la continentalità nel determinare le condizioni termiche. A Mosca le medie di gennaio sono di -10 °C; a San Pietroburgo, più a nord ma con una continentalità più attenuata, -7 °C. Sulla costa del Mare di Barents le medie scendono di norma a - 20 °C. D'estate, nuovamente per effetto della continentalità, si possono avere valori massimi anche elevati, ma le medie raggiungono a Mosca, di luglio, 17 °C, a San Pietro burgo 16 °C; sulle coste artiche si hanno valori di poco inferiori ai 10 C°. Nella depressione caucasica e sulle coste del Mar Nero la mitezza subtropicale del clima si misura con le medie di gennaio di 4 °C e quelle di luglio di 25 °C. Alla continentalità si connette anche la relativa povertà delle precipitazioni, che ovunque non superano gli 800 mm annui e che raggiungono, a Mosca, i 600 mm; esse in generale decrescono verso est e sud-est: sulle coste del Mar Nero si hanno meno di 400 mm annui. All'allentarsi delle alte pressioni, col disgelo primaverile, l’elemento caratteristico del suolo russo è il fango - presente ovunque – la cui presenza è dovuta alla rapida fusione delle nevi e del ghiaccio del suolo, con i fiumi in piena che straripano largamente, con le prime precipitazioni, che saranno più intense d'estate. Nel sud, soggetto al regime subtropicale o mediterraneo, si verifica però l'inverso, prevalgono cioè le precipitazioni invernali e autunnali mentre le estati sono secche.

 

Flora della regione europea. Ai regimi delle precipitazioni, ai suoli e in genere al clima si deve il succedersi delle diverse fasce pedologiche e vegetali da sud a nord. Sulla facciata artica si ha la tundra , con le magre coperture di muschi e licheni - pascolo stagionale per le renne - cui succede la fascia forestale (la taiga) di pini, abeti e betulle, diffusa sui suoli grigi, o podsol , e più a sud la più ampia zona della foresta mista di latifoglie e conifere. Dal Rialto Centrale Russo fin oltre le Alture del Volga si ha poi la fascia delle praterie, delle steppe su suoli neri, o cernozèm, attivate dalle piogge primaverili ed estive e quindi ottime per la cerealicoltura. Le terre che si affacciano sul Mar Caspio e sul Mar Nero, seppure aride, hanno un clima che consente l'esistenza di specie subtropicali, mediterranee.

 

Clima e flora della sezione asiatica. La regione siberiana ha la sua più spiccata caratteristica proprio nel clima, che è nordico, rigidissimo. Sull'Altopiano Siberiano, nelle zone di Verhojansk e Ojmjakon, si ha il "polo del freddo", dove si registrano cioè le più basse temperature del globo (fino a -65/-70 °C) esclusa l'Antartide dove le medie di gennaio sono di -48 °C. Ciò si deve non solo alla latitudine, ma anche all'accentuata continentalità; le medie di luglio nella stessa zona raggiungono i 13 °C e quindi si hanno escursioni termiche annue persino di oltre 80 °C. Nel Bassopiano Siberiano, data la minore altitudine, le temperature sono relativamente meno rigide e a Novosibirsk, sul suo margine meridionale, le medie di gennaio sono di -25 °C. Più a sud si entra in una fascia più temperata che consente la cerealicoltura, possibile in tutte le pianure del Kazakistan: valori particolari si hanno inoltre nella regione intorno al Lago Bajkal, che con la sua enorme massa d'acqua riesce a creare condizioni climatiche più miti. La maggior parte dell'area siberiana rientra nel dominio della foresta boreale di conifere, in prevalenza del genere Picea, e betulle (la taiga), che nelle aree paludose e montagnose assume adattamenti particolari. La foresta digrada verso nord lasciando il posto via via alla tundra di muschi e licheni (ma al di là del Circolo Polare Artico i terreni sono gelati per 9 mesi all'anno).

 

Idrografia della Russia europea. Il territorio è solcato da un ventaglio di fiumi poderosi ed è diviso, dal punto di vista idrografico, in diversi bacini, il più esteso dei quali è quello che tributa al Mar Caspio, soprattutto attraverso il Volga; il secondo è quello del Mar Nero, il terzo quello del Mare Glaciale Artico. Il Volga, che si origina dal Rialto del Valdaj, il principale nodo idrografico russo (vi nascono anche il Dnepr e la Dvina Occidentale), raccoglie la maggior parte delle acque di tutta la pianura compresa tra il Rialto Centrale Russo e gli Urali, rispettivamente drenati il primo soprattutto dal Volga stesso e dal suo affluente Oka, i secondi dal Kama (2.032 km, bacino 507.000 km 2 ), il massimo affluente del Volga e da altri fiumi tra cui l'Ural, che sfocia anch'esso nel Mar Caspio. Il Volga è stato collegato al Don per formare il famoso sistema dei "cinque mari" (Canale Volga-Baltico). Il maggior tributario del Mar Nero (più esattamente sbocca nella sua diramazione settentrionale, il Mar d'Azov) è il Don, che drena col suo affluente Donec la sezione meridionale del Rialto Centrale Russo. Minore importanza e sviluppo hanno i fiumi che volgono verso nord. I grandi laghi, come il Ladoga e l'Onega , i maggiori d'Europa (rispettivamente 18.400 e 9.610 km 2 ), si inseriscono in ardui percorsi fluviali che si spiegano con la labilità degli spartiacque. Inoltre, come si è detto, la rigidità climatica blocca il corso dei fiumi per vari mesi all'anno paralizzando il sistema idroviario.

 

Idrografia della Siberia. Nella Russia asiatica l'idrografia è varia, benché in generale formata da fiumi diretti verso il Mare Glaciale Artico. Il Bassopiano Occidentale è drenato dall'Ob e dallo Jenisej, fiumi entrambi di vasto bacino e grandi portate che hanno un profilo d'equilibrio maturo, ma che tendono stagionalmente a esondare nelle piatte superfici della grande depressione siberiana. Fiume di poderose dimensioni è anche la Lena, che drena la regione bajkalica e la sezione orientale dell'Altopiano Siberiano. Ultimo dei grandi fiumi diretti verso la costa artica è il Kolyma (2.513 km), tra i monti omonimi e i Cerski . Unico importante tributario del Pacifico è l'Amur, che scorre nella vasta depressione compresa tra i Monti Sihote-Alin e i rilievi della Cina settentrionale.

Ambiente umano

Testo completo:

Composizione etnica. La popolazione della Federazione Russa è composta da un centinaio di nazionalità. Il gruppo etnico principale è quello dei Grandi Russi (Slavi), che costituisce l'81,5% della popolazione totale. Le nazionalità minori (che spesso però sono anche di alcuni milioni di individui) comprendono popolazioni ugro-finniche come i Mari, i Mordvini (0,7%), i Comi, i Careli ecc.; popolazioni d'origine turca (o uralo-altajca) come i Tartari (3,8%), concentrati soprattutto nella Regione di Kazan, i Ciuvasci (1,2%) del medio Volga, i Calmucchi del basso Volga, i Baschiri (1%) degli Urali centro-meridionali; genti caucasiche come gli Osseti, i Ceceni (0,6%), gli Ingusci e i Dagestani; popolazioni mongole e tunguse come i Buriati e gli Jacuti, e paleosiberiane come i Cukci, i Coriacchi, gli Jukagiri. Numerosi anche gli Ebrei, sparsi un po' ovunque e in parte concentrati in una provincia autonoma in una zona della Siberia orientale (Birobidzan).

 

Distribuzione. La Russia è di gran lunga la meno densamente abitata fra le grandi potenze mondiali (USA, Germania, Giappone). Al suo interno poi la popolazione è distribuita in modo tutt'altro che uniforme: oltre i 3/4 circa degli abitanti sono concentrati nella parte europea, che rappresenta solo 1/4 del territorio complessivo, con una densità di 27 abitanti/km², mentre nella parte asiatico-siberiana (i 3/4 del territorio russo) la densità crolla a 3 abitanti/km², nonostante in epoca sovietica il governo abbia favorito con ogni mezzo lo spostamento di popolazione verso la Siberia dove sono sorti i nuovi insediamenti pionieristici. L'urbanesimo non solo si è diffuso su tutto il territorio ma tende anche al gigantismo, con la crescita continua dei centri meglio favoriti e divenuti nodi di base di tutta l'organizzazione territoriale.

 

Mosca e San Pietroburgo. La città maggiore, capitale della Russia, è Mosca, che è anche una delle grandi metropoli del mondo. Ricca di monumenti, musei, istituti culturali, memorie della storia russa, è grandiosa e asiatica nella sua architettura e nella sua urbanistica, che ha un impianto radiale, con al centro il celebre Cremlino, la medievale cittadella dalle possenti mura. Mosca è il massimo nodo delle comunicazioni aeree, stradali e ferroviarie della Russia e per la sua funzione di capitale richiama popolazioni da ogni parte del vasto dominio ex sovietico. La capitale è al centro di un'area urbanizzata che si sta espandendo a macchia d'olio e che attrae numerose industrie, prevalentemente di tipo leggero. Le buone comunicazioni, tra le quali la stessa Moscova, canalizzata e ben inserita nel grande sistema idroviario detto dei "cinque mari" (Baltico, Bianco, d'Azov, Nero e Caspio), favoriscono la metropoli moscovita che si integra in una sorta di conurbazione con le non lontane città industriali dell'area volgaica superiore, come Jaroslavl, Ivanovo ecc. Seconda città della Russia è San Pietroburgo , l'ex capitale voluta da Pietro il Grande come "finestra sul Baltico", nobilitata da questa funzione in un'epoca di notevole splendore della Russia zarista, rievocata dai grandiosi palazzi ospitanti spesso famosi musei (basti pensare all'Ermitage), dalle belle strade, dallo spirito dichiaratamente "europeo" che dalla nascita l'improntò; oltre che attivissimo porto, il principale del Paese, ha notevoli e molteplici funzioni industriali (chimiche, meccaniche, alimentari ecc.).

 

Porti e città industriali. Porti attivissimi, tra i maggiori della Russia, sono Arcangelo, sul Mar Bianco, e Murmansk, sul Mare di Barents, la più popolosa città della Terra a nord del Circolo Polare Artico, il cui porto, grazie alla corrente del Golfo, è libero tutto l'anno dai ghiacci. Il Volga, con le sue funzioni di poderosa arteria naturale, è uno degli assi fondamentali del tessuto territoriale della Russia. Nel suo bacino si trovano metropoli industriali sorte per attrazione del fiume, il quale è al servizio sia delle aree minerarie degli Urali sia delle zone di consumo più popolate del vasto territorio russo. Grosse città con funzioni eminentemente industriali sono, oltre ai centri del bacino fluviale superi ore come Nizni Novgorod, alla confluenza dell'Oka nel Volga, e Kazan, capitale della Repubblica autonoma dei Tartari, Samara, le cui molteplici industrie sono favorite dal gigantesco impianto idroelettrico, Saratov, Volgograd, vitalizzata anch'essa da un'enorme centrale idroelettrica e dall'apertura del Canale Volga-Don, Astrahan, sbocco portuale del Volga nel Caspio, ecc. Tutte queste città, tra le quali va inclusa anche Perm, nell'alto bacino del Kama, in un'area mineraria di carbone e ferro, nel loro insieme delineano una fascia ad alta urbanizzazione vitalizzata dalla ricca disponibilità di energia idroelettrica, oltre che dai giacimenti minerari e petroliferi del versante e del pedemonte occidentale degli Urali.

 

Altre città. Anche nella regione orientale della catena si trovano "grappoli" di città industriali poderos e come Ufa, capitale della Repubblica autonoma dei Baschiri, Ekaterinburg, massimo nodo ferroviario degli Urali, e Celjabinsk. Verso est le grandi città si trovano scaglionate lungo la Ferrovia Transiberiana, come Omsk e Novosibirsk : su quest'ultima, "capitale" della Siberia, importante centro di ricerca scientifica e città che ha conosciuto uno sviluppo eccezionale (alla fine del XIX secolo era solo un grosso villaggio), gravita il grande bacino minerario e industriale del Kuzbass che accoglie un gran numero di grosse città, costituenti una sorta di conurbazione in fieri, tra cui le maggiori sono Novokuzneck, Prokopjevsk, Kemerovo ecc. Più oltre, sempre sull'asse della Ferrovia Transiberiana, si trovano Krasnojarsk, Irkutsk, massimo centro della Regione del Bajkal, e più oltre ancora Ulan-Ude, dove s'innesta la Ferrovia Transmongolica, Habarovsk e infine Vladivostok, capolinea della linea ferroviaria e attivo porto sul Pacifico. Nella regione siberiana i veri centri pionieri sono però oggi nuove città situate sui grandi fiumi, teste di ponte di vaste aree ricche di minerali la cui valorizzazione è ancora all'inizio; una delle maggiori è Jakutsk sulla Lena.

Aspetti economici

Testo completo:

Transizione all'economia di mercato. La crisi del regime comunista e lo scioglimento dell'Unione Sovietica nel 1991 hanno aperto un periodo complesso e travagliato di trasformazione dell'intero sistema economico della Russia (così come delle altre repubbliche ex sovietiche), che deve affrancarsi dai limiti soffocanti di una rigida pianificazione centralizzata e burocratica per aprirsi a modi di produzione più efficienti e flessibili, che tengano conto delle leggi del mercato e anche valorizzino l'iniziativa individuale e privata. L'obiettivo è quello di superare la profonda arretratezza dell'economia ereditata dal periodo sovietico rispetto a quella delle moderne democrazie industriali, ma questo colossale sforzo di cambiamento ha comportato, e non potrà non continuare a comportare per un tempo non breve, contrasti politici e drammatiche tensioni sociali, come si è verificato con la liberalizzazione dei prezzi attuata nel gennaio 1992, che ha provocato un aumento vertiginoso del costo della vita (inflazione a oltre il 1.000%) mentre permangono fenomeni di accaparramento e speculazione. Si tratta di superare le forme di proprietà socialista, che riservava il monopolio delle attività economiche allo Stato (nell'industria, nel commercio, nei servizi, su 1/5 della superficie agricola) e alle cooperative (i kolchoz in agricoltura), in modo da assegnare la terra e i suoi proventi in proprietà personale ai contadini (superando così la bassissima resa dell'agricoltura collettivizzata, che costituisce uno dei problemi più drammatici dell'economia della Russia postsovietica), e permettere il sorgere di libere imprese (circa 40.000 privatizzazioni nel 1992) e di un mercato finanziario (Borse valori). Un altro problema che viene affrontato è quello della bassa produttività e dell'arretratezza tecnologico-organizzativa del settore industriale: i criteri di gestione devono passare dalla realizzazione degli obiettivi assegnati alle singole imprese dagli uffici centrali di pianificazione all'equilibrio dei costi-ricavi, secondo la logica della domanda e dell'offerta. La distribuzione e il trasporto delle merci e la rete commerciale rappresentano un altro settore-chiave dell'economia su cui si appuntano le esigenze di cambiamento: le enormi inefficienze in questo campo non solo comportano sprechi esorbitanti, ma spesso creano gravi difficoltà di approvvigionamento e situazioni di vera e propria penuria. Sul piano degli orientamenti produttivi lo sforzo è quello di riconvertire una produzione fino a ieri finalizzata soprattutto al mantenimento del ruolo di grande potenza dell'URSS, privilegiando i settori dell'industria pesante e quelli legati alle esigenze militari, in una produzione che soddisfi la richiesta di beni di consumo e di miglioramenti nella qualità della vita dei cittadini. Si tratta inoltre di trovare forme di scambio e di integrazione economica con le altre repubbliche ex sovietiche, che superino le unilaterali localizzazioni industriali e di interi comparti produttivi imposte dalla pianificazione centralizzata sovietica. Tuttavia, nonostante gli enormi problemi e la crisi economica in cui è precipitata (con una forte diminuzione del prodotto nazionale lordo), la Russia rimane per ampiezza di territorio e abbondanza di materie prime e risorse naturali uno degli Stati potenzialmente più ricchi del mondo.

 

Agricoltura. L'arativo ammonta all'8% della superficie territoriale. Le coltivazioni più diffuse, anche se tutt'altro che soddisfacenti dal punto di vista della produttività, restano quelle cerealicole, con il frumento in primo piano, seguito da orzo, mais, segale e avena. Più redditizie sono le coltivazioni industriali, quali la barbabietola da zucchero e le piante oleose. Notevole è la produzione delle patate, di alcuni ortaggi e del lino, mentre le colture di frutta e vite sono praticate solo dove lo consentono le condizioni climatiche (sul Mar Nero e in una ristretta fascia del Caucaso). Il Paese possiede il più vasto patrimonio forestale del mondo, pari al 45% della superficie territoriale.

 

Allevamento e pesca. Il patrimonio zootecnico russo consta di un discreto numero di bovini, suini, ovini e caprini, oltre che di volatili da cortile, equini, cammelli, renne. Assai redditizia è la pesca, sia marittima sia lacustre che fluviale. La prima ha le sue maggiori basi a Murmansk (Mar Glaciale Artico), Nikolajevsk-na-Amure e Petropavlovsk-Kamcatski (Oceano Pacifico) e sul Mar Baltico, specializzate nella pesca dei merluzzi, delle acciughe e delle aringhe, mentre ad Astrahan e sul basso Volga si accentra la pesca dello storione, da cui si ricava il caviale.

 

Produzione mineraria e industriale. L'attività industriale è sviluppata soprattutto nei settori siderurgico e in quello minerario. Grazie all'abbondanza di minerale di ferro e di carbone fossile, la Russia figura tra i maggiori produttori mondiali di ghisa, ferroleghe e di acciaio. I centri minerari più ricchi si trovano, per il ferro, nella zona di Kursk, negli Urali, in Siberia, in Carelia, nella penisola di Kola; nelle stesse aree si trovano anche giacimenti di carbone, sicchè i maggiori centri siderurgici si concentrano negli Urali (Magnitogorsk, Celjabinsk). Cromo, nichel, oro, rame, piombo, zinco, bauxite e stagno sono pure sufficienti alle esigenze delle industrie. Tra le fonti energetiche, oltre al carbone e alla lignite, un'importanza sempre maggiore ha assunto il petrolio, estratto dai giacimenti della seconda Baku (Stavropol ecc.) e della terza Baku (Siberia occidentale, Tjumen soprattutto), del settentrione ecc. Ma notevoli quantità di petrolio si estraggono anche nell'isola di Sahalin. Nelle stesse aree (Siberia occidentale soprattutto) è inoltre sfruttato anche il gas naturale, le cui disponibilità sono ingenti. La rete degli oleodotti e dei metanodotti è sempre più fitta, e cospicua è la quantità di petrolio e gas naturale esportata.

Le grandi disponibilità di carbone hanno consentito l'impianto di un notevole potenziale elettrico nelle aree industrializzate; gran parte dell'energia prodotta è infatti di origine termica. Tuttavia si tende a sfruttare anche l'ingente potenziale idrico, utilizzandolo contemporaneamente per scopi di irrigazione. Un serio ostacolo allo sfruttamento del carbone bianco è tuttavia rappresentato dal fatto che per circa 6 mesi le acque fluviali sono gelate; ciò vale soprattutto per la Siberia, dove i trasporti di altre fonti energetiche sono costosissimi. Ma per questa regione sembra si aprano ottime prospettive, in virtù delle notevoli riserve di minerali radioattivi di cui la Russia dispone. La produzione di uranio ha infatti favorito l'impianto di numerose centrali per la produzione di energia nucleare.

La caratteristica prima dell'industria russa è data dall'assoluta preminenza del settore meccanico, particolarmente del comparto pesante: i maggiori complessi sorgono a Ekaterinburg, a Mosca e nella zona degli Urali. Il settore elettromeccanico è invece rappresentato soprattutto dai grandi impianti di San Pietroburgo, specializzati in turbine e generatori elettrici. Sempre nel settore meccanico seguono la produzione di mezzi di trasporto (materiale ferroviario a Irkutsk, Mosca ecc.), di macchinario agricolo (a Rostov, Volgograd, Saratov), di autoveicoli (a Nizni Novgorod, Togliatti e Mosca), mentre la cantieristica conta i più attivi cantieri a San Pietroburgo e Vladivostok. Quello chimico è un settore giovane, avendo iniziato il suo sviluppo alcuni anni dopo il conflitto mondiale: i comparti più attivi sono quelli dell'acido solforico, dell'ammoniaca, dei fertilizzanti e della gomma sintetica. Il Paese dispone di una colossale industria petrolchimica, con numerose raffinerie dislocate in tutto il territorio. Tra le altre industrie, il settore più attivo è il tessile (soprattutto cotone e lana), concentrato in alcune zone della parte europea; bene avviata la produzione delle fibre artificiali e sintetiche. Buona anche la produzione di altri beni di consumo, quali gli elettrodomestici e il mobilio. Importante l'industria del cemento. L'industria alimentare conta numerose imprese nelle regioni tradizionalmente agricole e nelle zone marittime. Sullo sfruttamento delle vaste foreste si basa l'industria del legno, una delle più fiorenti tra quelle russe, che dispone di numerose segherie, mobilifici, cartiere. Un certo rilievo occupano infine varie lavorazioni di artigianato artistico, in gran parte destinate al turismo o all'esportazione (monili di ambra, lacche, ricami, ceramiche ecc.).

 

Commercio. Per quanto riguarda il commercio con l'estero, la Russia importa soprattutto macchinari, apparecchiature industriali, prodotti chimici e farmaceutici, generi di abbigliamento, mobili, frumento, ed esporta petrolio e prodotti petroliferi, gas naturale, macchinari, ghisa e acciaio, prodotti chimici, pellicce, legname ecc. L'interscambio si svolge prevalentemente con la Germania, la Cina, l'Italia, la Finlandia, la Francia, la Svizzera, il Giappone e la ex Yugoslavia.

 

 

Comunicazioni. Il sistema di comunicazioni e trasporti ereditato dal periodo sovietico è uno dei settori drammaticamente più deboli dell'economia russa. La rete stradale (932.000 km, di cui solo 737.000 asfaltati) è largamente insufficiente per un moderno sistema di distribuzione e per gli spostamenti delle persone e per di più si concentra nella Russia europea, mentre in Siberia e nell'Estremo Oriente le strade sono poche e spesso impercorribili in inverno. Visto anche lo scarso numero di veicoli privati, assume un ruolo centrale la rete ferroviaria (87.000 km di linee, di cui 39.000 km elettrificati), anche se non è sufficiente alle esigenze di un Paese di moderna industrializzazione. Spina dorsale del sistema di trasporti russi è la Transiberiana , la più lunga linea ferroviaria del mondo (9.280 km da Mosca a Vladivostok), che collega la Russia europea con l'Oceano Pacifico.

 

Molto importante è la navigazione interna (84.000 km), grazie ai numerosissimi corsi d'acqua che solcano la parte occidentale del Paese. Porti principali sono San Pietroburgo, Kaliningrad, Arcangelo, Vladivostok, Magadan, Petropavlovsk-Kamcatski, Novorossijsk, Soci. L'aereo è il mezzo di trasporto principale in Siberia e sulle lunghe d istanze. I maggiori aeroporti sono quelli di Mosca (Semeretevo, Vnukovo, Domodedovo) e di San Pietroburgo. Compagnia di bandiera è l'Aeroflot.

 

 

 

Storia

Testo completo:

La Repubblica parlamentare e la questione cecena.

 

La Russia ha riacquistato status di Repubblica parlamentare in seguito al fallito colpo di stato moscovita dell'agosto 1991, sotto la guida di Boris N. Elcin, presidente eletto dal Parlamento fin dal 1990 (e confermato a suffragio popolare nel giugno 1991). Propostasi quale erede dell'URSS nelle questioni di interesse sovranazionale e in quanto promotrice della fondazione della CSI (21 dicembre 1991), assumeva la denominazione ufficiale di Federazione Russa (o Russia) il 31 marzo 1992, con la ratifica di un trattato istitutivo sottoscritto da 14 delle 16 repubbliche autonome (assenti la Repubblica dei Tatari e la Ceceno-Inguscezia, che rivendicavano l'indipendenza).

Ereditato il posto dell'URSS nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, nel 1992 si assumeva la responsabilità del debito estero del vecchio Stato e il controllo del grosso delle forze armate, risolvendo più tardi dopo lunghi negoziati i contrasti con l'Ucraina relativamente alla flotta del Mar Nero. Nel frattempo, ai positivi risultati ottenuti in politica estera, con la sottoscrizione di un nuovo accordo START (sulle testate nucleari a lunga gittata) e con la concessione di un nuovo trattato federale per attenuare le pressioni separatiste, facevano però riscontro un deterioramento della situazione interna e l'aggravarsi delle condizioni economiche, con la frammentazione del quadro politico e il riaffiorare di raggruppamenti estremistici di destra e di sinistra. Di questa situazione si avvantaggiava la lobby industriale-militare, favorevole a un'introduzione più graduale delle riforme economiche e a un consolidamento dei legami con la CSI, piuttosto che con l'Europa occidentale. Inoltre, la pressione dei moderati determinava la mancata riconferma del primo ministro ad interim E. T. Gajdar e la sua sostituzione (dicembre 1992) con V. S. Černomyrdin, rappresentante degli interessi della grande industria statale. Da tempo latente, nel 1993 diveniva insanabile il contrasto tra Elcin e il Parlamento. Dopo un primo braccio di ferro apparentemente risolto nell'aprile con l'approvazione di un referendum in favore del presidente, il conflitto si riaccendeva sull'ipotesi di una nuova Costituzione e culminava con il decreto presidenziale di scioglimento del Parlamento e l'indizione di nuove elezioni (21 settembre). La maggioranza dei deputati, guidati da A. V. Ruckoj e da R. I. Chasbulatov, si asserragliava nella sede del Parlamento. Ne seguiva un tentativo insurrezionale che induceva infine Elcin a ordinare (4 ottobre) il bombardamento contro la “Casa Bianca” piegando la resistenza dei ribelli, un numero imprecisato dei quali rimaneva ucciso. Sostenuta da tutta la diplomazia occidentale, la drastica scelta del presidente russo finiva però per indebolirlo sul piano interno rafforzando il ruolo dei vertici militari.

Le successive elezioni del 12 dicembre dimostravano un certo declino della popolarità di Elcin: poco più del 50% degli elettori votava al referendum sulla nuova Costituzione e di questi solo il 58% esprimeva il proprio consenso. Ancora meno positivo il risultato per l'elezione del nuovo Parlamento, dove l'ultranazionalista di destra V. Žirinovskij coglieva un buon successo.

In politica estera, la prosecuzione della trattativa sul disarmo conduceva all'accordo di Mosca del 13 gennaio 1994 tra Elcin, il presidente statunitense B. Clinton e il capo di Stato ucraino L. M. Kravčuk sulla denuclearizzazione dell'Ucraina e il passaggio delle sue armi atomiche alla Russia; contestualmente quest'ultima e gli Stati Uniti si impegnavano a non puntarsi contro i propri missili. Nel dicembre 1994 l'esercito russo invadeva la Cecenia, repubblica caucasica dichiaratasi indipendente da Mosca, e, dopo aspri combattimenti con i guerriglieri separatisti, ne occupava, nel febbraio 1995, la capitale Groznyj.

Nel maggio 1995, in occasione del cinquantesimo anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale, Elcin si incontrava a Mosca con il presidente statunitense Clinton; i colloqui avevano però esito deludente in quanto Elcin confermava il veto russo all'ingresso nella NATO dei Paesi dell'ex blocco sovietico (uno dei maggiori motivi di contrasto tra Mosca e i governi occidentali, che si sarebbe risolto, relativamente ai Paesi Baltici, solo nel 2003) e non si impegnava ufficialmente per una risoluzione pacifica del conflitto ceceno. In giugno un blitz dei separatisti ceceni nella città russa di Budënnovsk, conclusosi sanguinosamente, induceva il primo ministro Černomyrdin ad avviare trattative con il leader indipendentista Džokar Dudaev, che fruttavano però solo una breve tregua.

La guerra in Cecenia e la sempre maggior diffusione della criminalità organizzata influivano negativamente sulla popolarità di Elcin e del suo governo; alle consultazioni elettorali svoltesi nel dicembre 1995 per il rinnovo dei 450 seggi della Duma i partiti di ispirazione centrista e riformista venivano così nettamente sconfitti dai comunisti di Gennadij Zjuganov e dai nazionalisti di Žirinovskij. Nonostante la débacle elettorale, Elcin e Černomyrdin proseguivano nella loro politica di riforme, mentre in Cecenia, dopo l'uccisione del leader separatista Dudaev, si perveniva alla stipulazione di una nuova tregua e di un accordo per il ritiro delle truppe russe.

Nel giugno 1996 si teneva il primo turno delle elezioni presidenziali, che si concludeva con l'ammissione al ballottaggio di Elcin e del leader comunista Zjuganov; dopo una campagna elettorale combattuta e incerta il ballottaggio, svoltosi il 3 luglio, veniva superato da Elcin, che subito dopo confermava Černomyrdin alla guida del governo. Proprio lo stato di salute del presidente, costretto a un delicato intervento chirurgico al cuore fra il primo e il secondo turno elettorale, determinava una fase di acuta incertezza e oscurità circa l'effettivo esercizio del potere supremo, apparentemente affidato volta a volta a “consiglieri” e funzionari al di fuori dei normali meccanismi politici democratici; una fase che sarebbe in effetti durata per tutto il secondo mandato di Elcin. In compenso la crisi cecena appariva avviata verso la composizione, con il ritiro delle truppe russe (ottobre 1996) e le successive elezioni (gennaio 1997), che davano la presidenza cecena al leader indipendentista moderato A. Maskhadov e inauguravano una nuova fase nei rapporti con Mosca.

Nell'autunno del 1997, dopo anni di sacrifici, arrivavano per il popolo russo le prime buone notizie sul fronte economico: inflazione sotto controllo, stabilizzata attorno a un rispettabile 15%, spesa pubblica in discesa con un bilancio statale sostanzialmente in pareggio, produzione industriale in netta ripresa con un più 7%, investimenti esteri in crescita addirittura del 300%, tutti dati che lasciavano ben sperare per il futuro del Paese e che riscuotevano il plauso del FMI. Anche se i problemi di fondo permanevano, la Russia sembrava ormai uscita dal baratro politico-economico in cui era piombata dopo il 1992, avendo al suo attivo un settore privato che ormai rappresentava il 70% del PIL e 130.000 imprese pubbliche privatizzate (ca. il 60% del totale).

 

Popolazione

(?)
Popolazione totale: 142958164
(?)
Popolazione urbana (%): 73,82
(?)
Gruppi etnici:

Russi 79,8%, Tatari 3,8%, Ucraini 2%, Bashkir 1,2%, Chuvash 1,1%, altri o non specificati 12,1%

(?)
Lingue:

Russo e altre

(?)
Religioni:

Ortodossi russi 75%, Musulmani 8%, Protestanti 2%, Cattolici 1%, nessuna 14%

Demografia

(?)
Tasso di crescita: -0,12
(?)
Tasso di natalità: 11,39
(?)
Tasso di mortalità: 14,21

Media dell'area geografica: 12.884000110626 (su un totale di 10 stati)

(?)
Tasso di mortalità infantile femminile: 14,20
(?)
Tasso di mortalità infantile maschile: 18,90
(?)
Tasso di fecondità totale: 1,44
(?)
Rapporto tra i sessi: 86,09
(?)
Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,06
(?)
Età mediana: 37,89
(?)
Aspettativa di vita maschile: 61,56
(?)
Aspettativa di vita femminile: 74,03

Indice di sviluppo umano

(?)
Posizione / 179: 55

Indicatori economici

(?)
PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 1.850,40
(?)
PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 2.383,36
(?)
Tasso di crescita annua: 4,30
(?)
PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 12.993,40
(?)
PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 16.735,80
(?)
Valore aggiunto settore primario (% sul PIL): 4
(?)
Valore aggiunto settore secondario (% sul PIL): 37
(?)
Valore aggiunto settore terziario (% sul PIL): 59
(?)
Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): 98834
(?)
Spesa statale per sanità (%): 7
(?)
Spesa statale per istruzione (%): 3
(?)
Spesa statale per difesa (%): 12
(?)
Tasso di corruzione: 28
(?)
Debito pubblico (%/PIL): 0,00
(?)
Tasso di inflazione : 6,10
(?)
Tasso di disoccupazione: 6,50
(?)
Debito estero (milioni di $): 542.977,00
(?)
Saldo migratorio: 1135737
(?)
Rnld pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 10650
(?)
Rnld pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 21210
(?)
Popolazione sotto la soglia della povertà assoluta (%): 0

Indicatori socio-sanitari

(?)
Tasso diffusione HIV (stima) : 1,00
(?)
Diffusione contraccettivi (%): 80
(?)
Assistenza specializzata al parto (%): 100
(?)
Tasso di mortalità materna: 39
(?)
Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% urbana): 98
(?)
Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% rurale): 89
(?)
Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% totale): 96
(?)
Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 93
(?)
Accesso impianti igienici adeguati (% rurale): 70
(?)
Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 87

Istruzione

(?)
Tasso di alfabetizzazione femminile (15-24 anni): 100
(?)
Tasso di alfabetizzazione maschile (15-24 anni): 100
(?)
Iscritti scuola primaria che raggiungono il 5° anno : 95
(?)
Tassi iscrizione scuola primaria femminile: 95
(?)
Tasso iscrizione scuola primaria maschile: 94

Comunicazioni

(?)
Tasso di libertà di stampa: 43,42
(?)
Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 30,91
(?)
Utenti telefonia mobile ogni 100 abitanti: 179,31
(?)
Numero reti televisive: 7306
(?)
Utenti internet ogni 100 abitanti: 49,00

Trasporti

(?)
Aeroporti:

1218

(?)
Densità stradale (km/100 km²):

 

(?)
Densità ferroviaria (km/ 100 Km²):

0,5

(?)
Porti:

10

Territori urbani

Territori rurali

Flora, fauna e attività umane

Feste

Come si celebreranno le festività della befana e del Natale in Russia? Scoprilo attraverso la leggenda della calza di Natale

Monete e banconote

Arte tradizionale e moderna

Musiche e danze

"Basta una melodia, basta un ritmo caratteristico... e voliamo via lontano".

L'Europa secondo noi: viaggio musicale della seconda B - Video prodotto nell'ambito del progetto geografia-musica: "Da ovest a est: viaggio musicale tra i popoli europei" della Scuola secondaria di primo grado "Ugo Foscolo" di Sedico (Istituto comprensivo di Sedico e Sospirolo - BL) - classe 2^B a indirizzo musicale (a.s. 2014-15).

Docenti di strumento musicale: Cristina Costan Zovi, Giuseppina Sabatini, Alberto Opalio, Stefano Funes; docente di lettere: Annamaria Stragà.

Il viaggio include anche i seguenti paesi: Spagna, Francia, Germania, Norvegia, Svezia,  Finlandia, Regno Unito, Ungheria, Albania, Grecia, Romania.

La musica presentata dalla classe è (dal minuto 10:09 al minuto 10:46): danza (Tchaikovsky P.I.).

Fiabe e racconti

"Nella lontana Russia, in una casetta sul limitar del bosco, viveva Pierino con il suo nonno. Pierino desiderava diventare cacciatore di lupi..." la favola di Pierino e il lupo

Raccolta di fiabe popolari russe, fiabe di Pushkin e di Tolstoj

"Tra tutti i granchi che camminano adagio adagio, c'era una volta un

granchio..." la fiaba della volpe e del granchio

Cibo, alimentazione e ricette