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Paesi | Europa | Europa orientale | Polonia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Varsavia
Superficie (km²): 312690
Densità (ab/km²): 118
Forma di governo: Repubblica
Sito ufficiale del Governo: http://www.president.pl/en/
Data dell'indipendenza: 11 novembre 1918
Indipendenza da: Repubblica proclamata
Moneta: Zloty
Membership:

Arctic Council (osservatore), Australia Group, BIS, BSEC (osservatore), CBSS, CE, CEI, CERN, EAPC, EBRD, EIB, ESA (stato cooperante), EU, FAO, IAEA, IBRD, ICAO, ICC, ICCt, ICRM, IDA, IEA, IFC, IFRCS, IHO, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, IPU, ISO, ITSO, ITU, ITUC, MIGA, MINURCAT, MINURSO, MONUC, NAM (ospite), NATO, NSG, OAS (osservatore), OECD, OIF (osservatore), OPCW, OSCE, PCA, Schengen Convention, SECI (osservatore), UN, UNCTAD, UNDOF, UNESCO, UNHCR, UNIDO, UNIFIL, UNMIL, UNMIS, UNOCI, UNOMIG, UNWTO, UPU, WCL, WCO, WEU (associato), WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO, ZC

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia. La Polonia occupa la sezione intermedia di quella grande fascia pianeggiante che, senza soluzione di continuità, si estende dal Mare del Nord agli Urali; il territorio polacco costituisce in certo modo il tratto di sutura tra il bassopiano germanico e quello sarmatico e si configura come una successione di piane alluvionali e di lievi ondulazioni , rialzate solo a sud, dove si elevano i Sudeti (Massicci della Boemia) e i Beschidi (Carpazi). Si tratta sostanzialmente di un territorio peneplanato, formatosi in seguito agli spianamenti dei più orientali rilievi varisci, che a est della Vistola si saldano alle formazioni tabulari del primitivo nucleo cratogeno costituente la pianura sarmatica. Il Paese si identifica quasi interamente con un'unica grande pianura ("Polonia" infatti in slavo significa pianura) plasmata dai ghiacciai quaternari, i quali nella loro avanzata verso sud non hanno trovato sostanziali ostacoli, cosicché la copertura morenica sull'antico basamento roccioso appare nel complesso piuttosto uniforme, mossa per lo più da dossi paralleli (drumlins ) corrispondenti alle antiche morene frontali. Di forma compatta, chiuso tra il Mar Baltico a nord, il Massiccio della Boemia e i Carpazi a sud, il territorio polacco presenta una notevole omogeneità morfologica, dovuta per gran parte alle coperture pleistoceniche glaciali e interglaciali sovrapposte alle formazioni più antiche che emergono solo sui rilievi meridionali. Vi si possono tuttavia chiaramente distinguere una frangia settentrionale a ridosso della costa, irregolare complesso di colline moreniche poco elevate formante il Rialto Lagoso Baltico; una vasta regione centrale, monotona distesa pianeggiante più depressa della precedente ma nella quale si sviluppano da est a ovest ampie valli, i cosiddetti canali proglaciali (pradoliny ) tipici della pianura germano-polacca; infine una zona pedemontana meridionale contraddistinta da pianori dalla topografia non molto accidentata, ma con rialzi montuosi all'estremo sud.

Sezione settentrionale. La sezione settentrionale della Polonia rappresenta l'imbasamento di un'antica area corrugata e successivamente quasi del tutto spianata dall'erosione; i ghiacciai quaternari, durante il loro ultimo stadio di permanenza a sud dell'area oggi occupata dal Mar Baltico, vi lasciarono un disordinato ammasso di morene che morfologicamente danno luogo a un rilievo poco accidentato, con colline alte in media da 200 a 300 m, per lo più oggi ricoperte da una fitta vegetazione boschiva. Laghi e paludi riempiono ogni cavità, specie in corrispondenza della Masuria , a nord-est, e della Pomerania, a nord-ovest; varia è l'origine degli specchi lacustri, che si presentano ora perfettamente circolari, ora variamente digitati, ma prevalgono i laghi intermorenici. La costa, quasi ovunque bassa, si affaccia al Baltico per 694 km, orlata di dune e lagune (zalew), separate dal mare da cordoni sabbiosi talora assai lunghi, che hanno costretto l'uomo a imponenti opere per preservare le installazioni portuali dall'insabbiamento. Solo l'estuario dell'Oder (in polacco Odra, ma il fiume è più noto con la forma tedesca del nome) offre una buona insenatura naturale al porto di Stettino, mentre non consente agevoli ancoraggi l'ampio Golfo di Danzica in cui sfocia la Vistola

Regione centrale. La Polonia centrale è in gran parte occupata dalle pianure alluvionali della Vistola e dell'Oder e caratterizzata, come si è detto, dai canali proglaciali, scavati dalle acque di fusione nella zona ai margini della fronte dei ghiacciai, e con andamento perciò da est a ovest; oggi però tali canali appaiono spesso intersecati dai solchi degli attuali fiumi, che in genere si sviluppano da nord a sud, seguendo cioè la pendenza del terreno. In corrispondenza di altrettante soste nelle fasi di ritiro dei ghiacciai quaternari, si formarono vari allineamenti di canali grosso modo paralleli; il dislivello tra le parti più depresse dei pradoliny , spesso tuttora occupate da laghi e torbiere, e le circostanti coperture moreniche può sfiorare il centinaio di metri. Nella grande pianura polacca, che si identifica essenzialmente con la Polonia centrale, si possono distinguere due vasti complessi regionali grosso modo divisi dalla Vistola: a est la depressione della Masovia-Podlachia, a ovest quella della Cuiavia-Grande Polonia, drenata dalla Warta e dall'Oder. Pur con talune differenze (la Podlachia e la Masovia hanno per esempio un'altitudine media più elevata, sui 200 m), si tratta di vasti pianori debolmente incisi dalla rete idrografica, caratterizzati da paesaggi eminentemente trasformati dall'uomo, in cui le colture si susseguono a perdita d'occhio; area di intensa valorizzazione agricola è soprattutto la Grande Polonia, specie la regione attorno a Poznan, nella quale da tempo le zone più depresse dei canali glaciali sono state oggetto di importanti lavori di drenaggio

Sezione meridionale. Accidentata è invece la parte meridionale della Polonia, benché le montagne vere e proprie occupino uno spazio limitato e solo eccezionalmente superino i 1.000 m. Tra l'orlatura montuosa e la grande pianura della Polonia centrale si estende una vasta area di pedemonte, costituita da altopiani relativamente elevati (612 m nel Monte Lysica e 390 m nella dorsale dei Roztocze, al confine con l'Ucraina), dove prevalgono antichi suoli ercinici (Paleozoico) peneplanati dall'erosione e successivamente ringiovaniti dai contraccolpi dell'orogenesi cenozoica dei Carpazi. La regione, nella quale si possono distinguere varie unità storico-geografiche (Galizia, Piccola Polonia, Slesia ecc.), è favorita dalla presenza di fertili terreni lössici, le argille eoliche postglaciali che ricoprono le morene di fondo, ma ancor più dalle ricchezze minerarie, in particolare nella Slesia, dove è situato uno dei più ricchi bacini carboniferi d'Europa

Massicci montuosi. I rilievi dell'estrema fascia meridionale appartengono a due ben distinti complessi montuosi: i Carpazi occidentali a sud-est e il Massiccio della Boemia a sud-ovest. Dei primi, con suoli sedimentari mesozoici e cenozoici sovrapposti a un nucleo cristallino, la Polonia possiede solo il versante esterno dei Beschidi; le massime quote si mantengono intorno ai 1.500-2.000 m, la copertura nivale è abbondante, ma mancano i ghiacciai, che anche in epoca glaciale ebbero scarsa estensione. Il Paese accede però al Massiccio assiale degli Alti Tatra attraverso il bacino superiore del Dunajec, un affluente della Vistola: è questa una delle poche zone dei Carpazi che presenti una morfologia glaciale simile a quella delle Alpi, con creste dentellate e picchi acuminati (peraltro i Tatra sono quasi interamente in territorio slovacco). Del Massiccio boemo alla Polonia spetta il versante settentrionale dei Sudeti, formati in prevalenza da scisti, graniti e gneiss fortemente erosi in sommità; le montagne superano di poco i 1.000 m, attingendo la massima vetta nello Snezka (1.602 m), nel Massiccio dei Monti dei Giganti, al confine con la Repubblica Ceca. Il complesso orografico dà luogo a uno dei tipici paesaggi delle antiche montagne dell'Europa centrale con vaste distese coperte di boschi che racchiudono bacini e piccole valli interne

Clima. Le vaste aperture del territorio polacco verso est e verso ovest, la presenza a nord del Mar Baltico, che essendo poco profondo e periferico esercita un'azione mitigatrice molto limitata, determinano nel Paese un clima che si può considerare di transizione tra quello atlantico e quello russo-siberiano, vale a dire continentale, temperato da deboli influssi atlantici. Lo contraddistinguono inverni rigidi (in gennaio -4 °C a Varsavia) con precipitazioni a carattere nevoso, lunghi periodi di gelo, frequenti nebbie ed estati calde (in luglio 17 °C a Varsavia, 16,5 °C a Danzica). In genere le medie, sia estive sia invernali, diminuiscono di 2 o 3 °C passando da sud a nord. Le precipitazioni, assai variabili, non sono in complesso molto elevate, in quanto le masse d'aria atlantiche giungono in Polonia già piuttosto impoverite. I valori massimi si registrano sui rilievi carpatici (1.200 mm), quelli minimi nelle regioni centrali (Varsavia, 430 mm); la media si aggira sui 500 mm annui. Il gelo dura in alcune località assai a lungo e la neve ricopre il suolo per quattro mesi in gran parte del Paese; nelle regioni occidentali tuttavia i venti oceanici apportano piogge e spesso innalzano bruscamente la temperatura, dando luogo a rapidi e improvvisi disgeli anche d'inverno: la variabilità notevole della temperatura in tutte le stagioni, persino nell'arco di sole ventiquattr'ore, è il fenomeno climatico più caratteristico del Paese

Flora. La posizione di transizione del Paese tra il clima atlantico e quello russo-siberiano fa sì che la vegetazione presenti specie proprie dell'Europa centrale, come il faggio, ma a est della Vistola, a causa del clima rigido e dei suoli gelati, scompaiono le latifoglie e prevalgono i pini e le distese steppiche. I Carpazi e i Sudeti hanno fitte foreste di faggi fino a circa 1.250 m, cui seguono boschi di conifere fin quasi ai 2.000 m; nelle limitate aree carpatiche al di sopra di tale quota si hanno i pascoli e la flora caratteristica d'alta montagna. La foresta di Bialowieska (Bialowieski Park Narodowy), in Podlachia, ospita rari esemplari del bisonte europeo

Idrografia. L'azione di deposito esercitata dai ghiacciai scandinavi ha influito in modo decisivo sulle caratteristiche della rete idrografica polacca, che s'impernia sulla Vistola e sull'Oder, nei cui bacini si identifica pressoché tutto il territorio. Tali fiumi, pur mantenendo in linea di massima la generale direzione sud-nord, hanno corsi compositi risultanti dall'unione di tronchi formatisi in più riprese sul fondo di vari solchi glaciali. Il maggiore è la Vistola, fiume polacco per eccellenza, che, nato dai Beschidi, attraversa il Paese per oltre 1.000 km, ricevendo un largo ventaglio di tributari (San, Bug, Narew ecc.), che confluiscono nella vasta pianura centrale dove il fiume bagna Varsavia. Il suo corso inferiore si incassa profondamente tra le alture della Pomerania e della Masuria, superate le quali sfocia nel Baltico con un ampio delta molto ramificato. L'Oder si origina dai Sudeti, in territorio moravo; superata la cosiddetta Porta Morava, entra in Polonia, dove è arricchito dall'apporto della Warta , il principale fiume della Posnania; nel tratto finale segna, insieme all'affluente Neisse (in polacco Nysa), il confine del Paese con la Germania. I bacini della Vistola e dell'Oder sono spesso divisi da deboli soglie spartiacque; ciò ne consente i facili collegamenti tramite il Notec , un affluente dell'Oder, e il Canale di Bydgoszcz. Queste buone possibilità di raccordo danno alla rete idrografica polacca un'importanza fondamentale dal punto di vista geografico, in ciò favorita agli effetti della navigabilità (che interessa circa 4.000 km di vie interne) dal profilo maturo dei fiumi e dal loro regime piuttosto regolare. Numerosi sono, soprattutto nella Pomerania e nella Masuria, i citati laghi intramorenici, la cui presenza, oltre a costituire un elemento caratteristico del paesaggio, ha influito talora notevolmente sull'insediamento umano e sulle attività economiche

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. Le testimonianze del più antico popolamento del territorio polacco risalgono ai tempi paleolitici, ai quali sono riferibili vari reperti provenienti da stazioni all'aperto o in grotta. Ma per le caratteristiche del Paese, formato da aperte pianure e mancante di confini naturali sia a est sia a ovest, le culture preistoriche non vi assunsero mai forme veramente autoctone. A popolazioni protoslave, giunte nelle pianure nei primi secoli d.C., si deve la prima stabile occupazione del Paese. La regione del resto, nonostante i vivaci scambi che si svolgevano tra il Baltico e l'Adriatico, rimase sostanzialmente estranea alla colonizzazione romana; si inserì effettivamente nella storia d'Europa solo nel X secolo d.C., quando si formò uno Stato inglobante quei nuclei slavi che avrebbero costituito la matrice etnica della nazione, cioè in primo luogo i Polani, rappresentati essenzialmente da agricoltori, sedentari, quindi numerosi popoli affini. La loro conversione al cattolicesimo rappresentò un elemento fondamentale nella storia della nazione polacca, che trovò la propria identità nell'esaltazione dei valori sì slavi, contro la minaccia da ovest della Germania, ma anche cattolici, per opporsi a est a una Russia entrata nell'orbita della Chiesa ortodossa.

 

Penetrazione germanica. Paese agricolo, con la penetrazione germanica, che si realizzò mediante la conquista dei centri strategici da parte dei Cavalieri Teutonici, la Polonia conobbe nuove organizzazioni territoriali, con particolare sviluppo dell'urbanesimo e delle attività commerciali. Implicata in un tragico gioco dei potenti, cioè dei Russi, degli Austriaci, dei Prussiani, la Polonia perse attraverso i secoli ogni autonomia e i suoi stessi contorni territoriali. Questi, stabiliti, peraltro piuttosto artificiosamente, nel 1918 con la rinascita dello Stato come moderna Repubblica, furono profondamente mutati dopo la seconda guerra mondiale. Pur mantenendo il confine meridionale con la Cecoslovacchia, che si appoggiava su un ben preciso limite naturale, le frontiere occidentali e orientali slittarono verso ovest a scapito della Germania e a vantaggio dell'URSS, giungendo sino a una linea in gran parte indicata dall'alto corso del fiume Bug. Nacque si può dire un Paese nuovo anche sotto il profilo antropologico. Nel la Polonia d'anteguerra ben il 30% della popolazione era allogeno, rappresentato soprattutto da Tedeschi, Ucraini, Bielorussi, Lituani, Cechi, Slovacchi; oggi è un Paese essenzialmente omogeneo, essendo tornati in Germania circa 3,5 milioni di Tedeschi che vivevano a est della linea Oder-Neisse ed essendo rientrati in Polonia oltre 2 milioni di Polacchi dai territori orientali passati ai Russi. Il costo pagato dal Paese in perdite umane fu elevatissimo: 6 milioni di persone (tra cui pressoché l'intera comunità ebraica), quasi tutte uccise nei campi di concentramento. Tali perdite, la contrazione delle nascite, le forzate emigrazioni, oltre che della popolazione d'origine tedesca praticamente di tutte le altre minoranze, fecero sì che nel 1946 il Paese si ritrovasse con 24 milioni di abitanti contro i quasi 35 milioni del 1938: tale ferita nel tessuto umano è stata appena rimarginata. Del pari è cessata l'emigrazione che a partire dal secolo scorso investì la Polonia, come tanti altri Paesi europei; si calcola che circa 10 milioni di Polacchi si trovino in Paesi stranieri, massimamente negli Stati Uniti (6 milioni).

 

Densità e distribuzione. La distribuzione della popolazione è molto ineguale, in rapporto ai diversi sviluppi dell'urbanesimo e dell'industrializzazione, oltre che alle condizioni ambientali, le quali determinano per esempio le basse densità della Pomerania e della Masuria, povere di suoli coltivabili e poco abitate anche in passato; la densità è piuttosto bassa anche nella fascia occidentale dove sono stati espulsi i Tedeschi. Nei distretti agricoli centrali e nella valle inferiore della Vistola predominano densità medie; i valori più elevati si riscontrano nelle aree agricolo-industriali meridionali. Il tradizionale insediamento rurale mostra caratteri di transizione tra le forme tipicamente germaniche e quelle russe e la struttura degli insediamenti è assai varia. Il villaggio composto da case irregolarmente disposte, separate da viuzze, è prevalente nella Polonia meridionale; quello su strada è diffuso nei bassopiani, dove le inondazioni frequenti spingevano l'uomo a insediarsi lungo gli argini, naturale sede delle strade; invece in aree di più recente colonizzazione, per esempio nella Polonia occidentale, lungo le strade che un tempo segnavano i confini delle proprietà terriere, si sviluppano sovente piccoli nuclei in successione abbastanza fitta.

Centri urbani. Ma se gran parte della Polonia è ancora agricola, tradizionale, circa i 2/3 della popolazione vivono ormai in grossi centri a seguito di un processo di sviluppo economico e industriale che ha fortemente favorito alcune città medie e grandi o alcune aree, nelle quali sono andate concentrandosi le industrie. Avvantaggiata dall'industrializzazione è stata anche la capitale, Varsavia, fulcro della vita economica del Paese; di antica fondazione, fu quasi interamente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale (il centro storico è stato fedelmente riedificato, pietra su pietra) che la ridusse a un cumulo di macerie. Seconda città è Lódz, a sud-ovest di Varsavia, centro cotoniero di primaria importanza da quando i Tedeschi, seguiti dai Russi, vi installarono manifatture tessili. Nella Polonia meridionale lungo le rive della Vistola sorge Cracovia, l'antica capitale d'origine medievale; splendida città d'arte, di storia, di cultura, con una celebre università fondata nel 1364 e rimasta nei secoli il centro d'irradiazione della cultura polacca; oggi Cracovia è anche sede di fiorentissime attività, economicamente s orrette dalla poderosa industria pesante di Nowa Huta, la "città nuova", con cui forma ormai un unico agglomerato urbano. Poco a ovest di Cracovia, e come questa attingendo al bacino carbonifero slesiano, è la cosiddetta "Ruhr polacca", una conurbazione di circa 1,5 milioni di abitanti, che comprende Katowice e una decina di altre grosse città industriali come Chorzów, Bytom, Zabrze, Gliwice. Altro importante centro slesiano, anzi il principale della Polonia sud-occidentale, è Breslavia (in polacco, Wroclaw) sull'Oder, attivo nodo di comunicazioni ferroviarie e fluviali del Paese; più a nord è Poznan, sede di industrie e di una fiera merceologica internazionale di larga fama. Sul Baltico si sono sviluppati due grandi porti che rappresentano le aperture marittime della Polonia: Stettino, già naturale sbocco della Prussia, con un porto ottimamente attrezzato nel periodo tra le due guerre mondiali dalla Germania, e Danzica , città sempre contesa, importante fin dall'epoca della Lega anseatica, e che oggi forma in pratica un unico complesso portuale con Sopot e Gdynia

Aspetti economici

Testo completo:

 

La crisi economica che questo Paese sta attraversando è, dopo la drammatica depressione degli anni Trenta, che più o meno direttamente investì tutto il mondo, la più grave manifestatasi in tempo di pace in uno Stato industrializzato. Basti pensare all'indebitamento con l'estero della Polonia, cui si aggiungono i debiti, del pari ingentissimi, verso l'ex Unione Sovietica. Certo non si tratta di un "malessere" passeggero, ma di una crisi profonda, per taluni aspetti assai antica; già manifestatasi nel 1970 con il diffuso malcontento, gli scioperi e la conseguente caduta del governo, è esplosa in forma molto più grave un decennio più tardi. Tutto ciò aveva portato a una svalutazione effettiva della moneta di oltre il 65%. Le strutture economiche dello Stato, ricostituitosi nel 1919, sono tuttora fragili; d'altronde anche il reddito lo pone a un livello balcanico, ben al di sotto degli altri Paesi centro-europei

Conseguenze del conflitto mondiale. La seconda guerra mondiale trovò una Polonia attestata in una posizione piuttosto arretrata, con un'economia eminentemente agricola; comunque la guerra sconvolse completamente il pur modesto assetto produttivo (il processo di ristrutturazione si protrasse fino al 1955, dati gli ingentissimi danni e l'elevato numero di vittime causati dagli eventi bellici), modificando del pari profondamente la stessa compagine del territorio. In particolare la Polonia perdeva quasi tutti i giacimenti petroliferi nord-carpatici, le fertili terre della Volinia e della Podolia, le ricche foreste dei territori orientali, mentre in compenso acquistava un ampio sbocco sul Baltico con i porti di Stettino e Danzica, buone terre della Pomerania e le risorse carbonifere della Slesia. Fu anzi proprio l'annessione della regione slesiana, dove i Tedeschi avevano già creato potenti infrastrutture industriali, a favorire la nascita della grande industria polacca; il nuovo regime socialista diede avvio a un'intensa industrializzazione con assoluta prevalenza dell'industria pesante, il cui ulteriore potenziamento trovò condizioni favorevoli nella ricchezza mineraria del Paese.

 

Riforme e centralismo. Nell'ambito dell'agricoltura venne continuata la riforma fondiaria (già iniziata nell'anteguerra e che aveva visto lo smembrame nto dei latifondi a favore dei coltivatori diretti), ridistribuendo ai contadini tra il 1945 e il 1949 circa 6 milioni di ha di terre arabili, in parte ricavate da ex proprietà tedesche; tuttavia sostanzialmente le strutture agrarie rimasero arretrate e poco produttive. Nel contempo però, pur registrando il Paese innegabili modernizzazioni rispetto al passato, la rigida pianificazione con cui erano attuate le riforme economiche manifestava progressivamente la sua inadeguatezza e le sue insufficienze. Lo scarso miglioramento del livello di vita della popolazione portò a una situazione di crisi profonda, culminata nel 1970 in una serie di gravi proteste e di scioperi che ebbero come conseguenza la caduta del governo in carica

 

Apertura del mercato. Fu allora instaurata una politica economica di netta rottura con il passato, volta a superare l'inerzia accusata in tanti anni di prudente attendismo; le nuove direttive furono eminentemente volte a rivitalizzare l'economia, incrementando gli investimenti nei vari settori produttivi, rimodernando gli impianti, diversificando le industrie, meccanizzando l'agricoltura, sollecitando la competitività delle aziende, alle quali veniva altresì attribuita una larga autonomia decisionale, e intensificando la produzione dei generi di consumo, sino ad allora fortemente compressi. La strada scelta per meglio conseguire i non facili obiettivi fu l'inserimento dell'economia polacca nell'economia mondiale: era questo un elemento di fondamentale novità per un Paese che aveva tradizionalmente perseguito una linea programmatica di indirizzo in sostanza autarchico. Tale inserimento, che avrebbe dovuto fare della Polonia una autentica potenza industriale e grazie a ciò elevare notevolmente il reddito della popolazione, puntava non più sulle industrie di base, ma sullo sviluppo di quelle di trasformazione, importando dall'Est materie prime e dai Paesi occidentali tecnologie avanzate, per poi esportare prodotti finiti ad alto valore aggiunto

 

Corsa allo sviluppo. I primi risultati furono straordinariamente lusinghieri, tanto da far parlare di un vero e proprio "miracolo polacco"; negli anni 1971-75 il reddito nazionale si accrebbe a un tasso medio annuo di quasi il 10%. Parallelamente si verificò un'enorme espansione delle relazioni commerciali con l'estero, il cui volume aumentò, nel quinquennio in esame, di due volte e mezzo, ma con una dinamica molto maggiore per le importazioni, con conseguente dilatazione del disavanzo commerciale con l'estero, in particolare con i Paesi occidentali tecnologicamente più sviluppati, dove per contro i prodotti polacchi, di scarso livello qualitativo, erano e rimangono poco richiesti. Ma questa corsa allo sviluppo innescò ben presto quelle disarmonie e quelle tensioni che avrebbero prodotto le gravissime difficoltà degli anni seguenti, anche per le inevitabili ripercussioni del mutato quadro economico internazionale, entrando a partire dalla seconda metà degli anni Settanta in una fase recessiva di enorme portata, che a tutt'oggi non mostra possibilità di facili superamenti. Apparve ben presto evidente il basso livello di specializzazione della manodopera, incapace di sfruttare adeguatamente i macchinari tecnologicamente avanzati, che a costi elevatissimi il Paese andava acquistando; inoltre, per poter utilizzare al meglio la tecnologia occidentale, si sarebbe dovuto ricorrere a fondamentali riforme, che rendessero più flessibili le strutture rigidamente centralizzate del sistema economico. Mancò del pari un globale coordinamento dei vari settori produttivi giacché la netta priorità assegnata al potenziamento dell'industria andò a tutto scapito dell'agricoltura, che divenne sempre meno rimunerativa, tanto che nel decennio 1970-80 un milione di addetti abbandonò il lavoro dei campi, andando a ingrossare le file di chi intendeva inserirsi nell'industria o nelle attività terziarie, settori entrambi non ancora sviluppati in modo adeguato. Segni di ripresa economica si avvertirono dal 1983 col decrescere dell'inflazione, un modesto aumento del prodotto nazionale lordo (4,4%), una ripresa delle esportazioni e una diminuzione delle importazioni. Oggi la Polonia prosegue, tra molte difficoltà e scompensi, l'adeguamento delle strutture e della produzione alle esigenze di una economia che allaccia sempre più stretti rapporti con gli altri Paesi europei e con i vicini mercati dell'ex Unione Sovietica, anch'essi alle prese con la liberalizzazione

 

Agricoltura. Nonostante le sollecitazioni e le agevolazioni governative miranti all'istituzione di cooperative e di aziende agricole statali, i contadini polacchi sono rimasti per la quasi totalità piccoli proprietari, detenendo circa l'80% delle terre coltivabili, ripartito in microfondi este si in media appena 4 ha; anche per il marcato tradizionalismo della popolazione rurale, scarsissima rispondenza hanno trovato le cooperative, mentre le circa 5.000 aziende istituite dallo Stato sono ben organizzate e si avvantaggiano di ingenti contributi pubblici e di un'adeguata meccanizzazione. La politica governativa in precedenza seguita (sussidi, assistenza sanitaria gratuita ecc.) non sembra sufficiente a far conseguire apprezzabili risultati e in genere i livelli di produttività rimangono piuttosto bassi; tuttavia, data la presenza di un'area agraria molto estesa, pari al 45% della superficie nazionale, la Polonia si colloca per vari prodotti agricoli ai primi posti su scala europea, anche se in genere gli attuali raccolti sono largamente inferiori a quelli possibili

 

Cereali e patate. Le colture prevalenti sono rappresentate dai cereali e dalla patata, che è una componente fondamentale nell'alimentazione, ma che è altresì usata come foraggio e come materia prima industriale. Il prodotto cerealicolo principale è la segale (la Polonia ne è il primo produttore mondiale, precedendo anche la Russia); anche se oggi in molte regioni questo cereale non riveste più, come in passato, un ruolo primario nell'alimentazione, occupa sempre un posto di grande rilievo prestandosi a diversi impieghi, tra cui in larga misura la fabbricazione della vodka. Rilevante è del pari l'apporto di frumento, diffuso nella Polonia meridionale ma la cui produzione non copre il fabbisogno interno, di orzo e di avena. Importanza enorme riveste, come si è detto, la patata, i cui raccolti presentano però oscillazioni rilevantissime da un anno all'altro, pur rimanendo sempre la Polonia ai primi poste su scala

 

Colture industriali e foreste. Tra le colture industriali ottimamente rappresentata è la barbabietola da zucchero, diffusa nei voivodati occidentali, che fa della Polonia uno dei maggiori produttori di zucchero d'Europa; seguono il lino, coltivato nelle regioni orientali (Lublino), la colza e il tabacco, mentre hanno minore importanza la canapa e il luppolo. Il Paese inoltre produce in discreti quantitativi cavoli, cipolle, ortaggi in genere e legumi e, tra la frutta, soprattutto le mele. Le foreste, pur occupando quasi il 28% della superficie nazionale, non hanno nell'economia del Paese un peso adeguato alla loro diffusione; oltre l'80% delle essenze (che forniscono legname da opera e per l'industria cartaria, diffusa soprattutto nella Slesia) è costituito da conifere

 

Allevamento. Il patrimonio zootecnico è assai consistente: la Polonia si colloca ai primi posti in Europa per i suini e gli equini - al cui allevamento ben si adattano le vaste pianure -, mentre largo è l'impiego dei cavalli nelle aree rurali per i lavori nei campi e per il trasporto delle merci. L'allevamento riguarda anche i bovini (per metà vacche da latte); tra i principali prodotti zootecnici si segnalano la carne, il latte e i prodotti lattiero-caseari. Diffusi ovunque sono altresì i volatili da cortile

 

Pesca. Un settore che ha visto aumentare sempre più la sua importanza è quello della pesca (si catturano, per la maggior parte in acque oceaniche, soprattutto merluzzi e aringhe), in cui operano grandi aziende statali; i più importanti porti pescherecci, sedi anche di efficienti industrie conserviere, sono Gdynia, Swinoujscie e Stettino

 

Risorse minerarie. La Polonia può contare su grandi risorse minerarie a cominciare da quelle carbonifere, alla cui abbondanza deve in gran parte il suo accesso nel gruppo dei Paesi industrializzati; essa possiede infatti uno dei più ricchi bacini d'Europa, quello della Slesia, da cui si estrae carbone a potere calorico molto alto; questo giacimento, insieme a quelli minori di Walbrzych, Nowa Ruda ecc., consente una produzione annua cospicua. Numerosi sono anche i giacimenti di lignite, anch'essa di ottima qualità. È in gran parte dall'estrazione, e quindi dalla conseguente esportazione del suo carbone, che la Polonia deriva in larga misura la possibilità di realizzare o meno i propri globali programmi produttivi. Molto modesta è invece la produzione di petrolio (pozzi di Krosno e di Sandomierz), cui si aggiungono discrete quantità di gas naturale. Il distretto slesiano contiene anche elevati quantitativi di piombo, di zinco e di rame; notevoli sono pure i giacimenti di salgemma e di zolfo. Fra le molte altre risorse minerarie si annoverano nichel, fosfati naturali, magnesite, argento, sali potassici e ferro, questi ultimi però di scarsa rilevanza. Grazie alla disponibilità di carbone, la Polonia ha potuto realizzare anche nell'ultimo decennio notevolissimi incrementi nella produzione di energia elettrica, energia per la quasi totalità di origine termica

 

Industria pesante. L'industria rappresenta oggi il vero cardine economico del Paese; negli ultimi anni, per l'impulso della politica governativa volta al riequilibrio economico del territorio, l'industrializzazione ha largamente interessato anche le regioni settentrionali, rimaste più a lungo emarginate. Tra i principali settori si pone quello siderurgico; esso è prevalentemente concentrato nella Slesia o ai margini del bacino carbonifero (come il colossale complesso di Nowa Huta, presso Cracovia); gli impianti, altrettanto importanti, di Czestochowa sono invece situati nel bacino ferrifero omonimo (il ferro utilizzato è però per la maggior parte d'importazione). Ben rappresentata è anche la metallurgia, che impiega sia le risorse minerarie locali (soprattutto zinco, rame e piombo), sia bauxite d'importazione. È del pari una voce molto importante nell'economia nazionale l'industria meccanica, presente in specie nelle grandi città come Cracovia, Varsavia, Poznan, Stettino, Breslavia ecc. e che produce in prevalenza materiale ferroviario, macchine agricole e per miniere, autovetture e veicoli commerciali (anche con accordi con aziende straniere), biciclette ecc.; anche per le navi varate la Polonia occupa un buon posto su scala europea con i cantieri di Stettino, Danzica e Gdynia. Grande sviluppo ha avuto l'industria tessile, sorta già agli inizi del XIX secolo; il settore cotoniero è concentrato a Lódz e interessa una vasta area fino a Varsavia, mentre quello laniero è tradizionalmente ubicato nella Polonia meridionale; si lavorano inoltre iuta, canapa, lino e, in crescenti quantitativi, fibre tessili artificiali e sintetiche

 

Altre industrie. Industria recente ma che va acquistando importanza è quella chimica (ubicata soprattutto nella Slesia e lungo la valle della Vistola), che produce materie plastiche, resine, coloranti, farmaci (l'industria farmaceutica è accentrata a Varsavia), perfosfati, soda caustica, fertilizzanti azotati, acido solforico e acido nitrico, ponendosi addirittura per quest'ultimo prodotto al primo posto nel mondo. Numerose raffinerie di petrolio (a Gorlice, Jedlicze ecc.) lavorano sia il greggio nazionale sia quello importato essenzialmente dalla Russia. Un'altra grande industria di base è quella del cemento e dei materiali da costruzione, dotata di numerosi impianti; del pari diffusa è l'industria alimentare, che annovera soprattutto zuccherifici, birrifici e distillerie di alcol, che utilizzano quasi esclusivamente patate. Completano il vasto panorama dell'industria polacca le manifatture di tabacco, le fabbriche del vetro e della porcellana, entrambe di antica fama, i vari complessi legati allo sfruttamento forestale (cartiere, mobilifici ecc.) e infine le industrie della gomma, del cuoio e delle calzature

 

Comunicazioni. La rete delle comunicazioni, di recente molto potenziata, è nel complesso abbastanza efficiente, ma presenta ancora forti squilibri tra le varie parti del Paese, risultando nettamente privilegiate le regioni centro-meridionali, che sono al tempo stesso aree altamente industrializzate nonché zone di transito e collegamento con le vicine repubbliche ex socialiste. Conserva la sua importanza la rete ferroviaria, che si sviluppa per oltre 24.000 km; massimo nodo delle comunicazioni è Varsavia, cui fanno capo pressoché tutte le grandi linee ferroviarie; seguono per importanza Breslavia e Poznan e, nella Polonia settentrionale, i grandi porti. Particolare attenzione è stata però dedicata al potenziamento della rete stradale, che ormai supera i 370.000 km, anche per l'accresciuta motorizzazione; il Paese può altresì contare su quasi 4.000 km di vie navigabili interne: principale porto fluviale è quello di Kozle, sull'Oder, fiume ampiamente utilizzato, come le ferrovie, per il trasporto delle merci pesanti. Dopo l'ultima guerra, l'acquisizione di un vasto sbocco sul Baltico ha spinto la Polonia a incrementare la sua flotta mercantile, che si avva le attualmente di oltre 515 navi con una stazza lorda di 2,4 milioni di t; i maggiori porti sono quelli di Gdynia, Danzica e Stettino, dove sono stati effettuati grandi lavori di potenziamento delle infrastrutture. Attive sono infine le comunicazioni aeree, gestite dalla compagnia di bandiera Polskie Linie Lotnicze-LOT; principali aeroporti sono quelli di Varsavia (internazionale), Cracovia, Breslavia e Lódz

Commercio. Come si è detto, la Polonia ha attuato una profonda riconversione e un netto potenziamento del proprio commercio estero; nonostante le gravi difficoltà della presente congiuntura economica, continua il progressivo incremento delle esportazioni di beni industriali, il che rappresenta un sicuro successo nella composizio ne qualitativa degli scambi. Accanto infatti alle tradizionali esportazioni di materie prime, soprattutto minerarie, seguite da prodotti agricoli e zootecnici, sono in sensibile aumento quelle dei macchinari, apparecchiature navali, materiale rotabile, prodotti chimici, mentre le importazioni sono ampiamente rappresentate da petrolio e suoi derivati, mezzi di trasporto, strumenti di precisione e comunque ad avanzata tecnologia, prodotti tessili e dell'industria leggera in genere, ma altresì in larga misura cereali. L'interscambio registra un costante passivo; sono sempre fondamentali gli scambi con la Russia, ma anche quelli con vari Paesi occidentali, in particolare con la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e l'Italia. Un discreto ruolo nell'economia nazionale riveste anche il turismo, benché abbia risentito dell'attuale crisi che ha investito il Paese (i visitatori in buona parte provengono dalla Germania)

Storia

Testo completo:

Dalle origini alla guerra di successione.

Lo Stato polacco ebbe il suo primo nucleo nella depressione acquitrinosa che va dall'Oder al corso mediano della Vistola. Qui abitava (sec. IX-X) un popolo d'agricoltori diviso in varie tribù; la principale di queste, i Polani, ha dato il nome a tutta la regione (detta poi Grande Polonia). La Polonia entrò nella storia nel sec. X quando Mieszko, della famiglia dei Piasti regnanti a Gniezno, si rese tributario di Ottone I per sfuggire alle “crociate” germaniche e si fece battezzare col suo popolo (966), ampliando poi i suoi domini verso la Slesia, la Piccola Polonia e il Baltico. Suo figlio Boleslao I il Coraggioso (992-1025) si spinse sino a Kijev e per primo cinse (1024) la corona di re.

Nel secolo successivo la Polonia si trovò frantumata in 24 ducati sui quali il duca di Cracovia aveva sovranità nominale: toccò allora alla Chiesa polacca, retta da energici prelati, il compito di mantenere l'unità nazionale. Si accentuava intanto l'infiltrazione germanica (monaci, mercanti, artigiani), mentre principi tedeschi regnavano su questa o quella regione polacca. Uno di costoro chiamò in aiuto (1226) i Cavalieri teutonici, che si insediarono in Prussia orientale e Pomerelia, donde minacciarono a lungo il regno polacco. Questo fu però restaurato da un altro Piasti, Ladislao il Breve (1320-33). Suo figlio Casimiro III il Grande (1333-70) cedette la Slesia ai re di Boemia e la Pomerelia ai Cavalieri Teutonici; ma si distinse come legislatore e amministratore istituendo un Senato e poi Diete regionali (Dietine) con funzioni consultive, stabilendo colonie agricole, organizzando la nobiltà in un regime assai diverso dal feudalesimo occidentale, proteggendo contadini ed ebrei e fondando infine (1364) l'Università di Cracovia, gioiello della capitale. Spentasi con lui la dinastia dei Piasti, la corona passò agli Angiò d'Ungheria.

Edvige (Jadwiga), figlia tredicenne del re Luigi, accettando di sposare (1385) il granduca di Lituania Jagellone (Jagiełło, Jogaila), battezzato e incoronato re col nome di Ladislao II (1386-1434), annetté i Lituani al mondo cristiano e annodò vincoli tenaci tra il popolo polacco e quella bellicosa gente baltica, già protesa alla conquista della Belorussia e dell'Ucraina. Ladislao, con forze polacche e lituane, batté duramente (1410) i Cavalieri Teutonici, ridotti da allora alla difensiva. Suo figlio Ladislao III (1434-44) ottenne anche il titolo di re d'Ungheria (1440), ma morì ventenne a Varna combattendo contro i Turchi. Casimiro IV Jagellone, fratello dell'eroe di Varna, pose la Lituania su un piano d'assoluta eguaglianza con la Polonia e costrinse (1466) i Cavalieri Teutonici a dichiararsi suoi vassalli.

Intanto la Polonia entrava in più stretto contatto con l'Occidente europeo e assorbiva la lezione del Rinascimento italiano. I figli di Casimiro continuarono la politica illuminata del padre, specie Sigismondo I il Vecchio (1506-48). Questi trovò la via dell'accordo con gli Asburgo e sposò l'italiana Bona Sforza, che portò alla corte di Cracovia lo splendore dell'arte toscana e il gusto dell'intrigo politico. Fu quella l'età di Copernico (1473-1543), seguita da un'altra non meno felice in cui la letteratura e il pensiero polacco segnarono un grande progresso. Intanto Sigismondo II Augusto (1548-72), succeduto al padre, estendeva alla Lituania le istituzioni del regno di Polonia e congiungeva strettamente i due Paesi con l'Unione di Lublino (1569), così da farne una sola res publica. Tollerante, non impedì la diffusione della Riforma, frenata tuttavia dall'introduzione dei gesuiti (fine sec. XVI). Spentasi con lui la dinastia jagellonica, si provvide a regolare l'elezione del re, affidandola all'intera nobiltà perché col numero limitasse la prepotenza magnatizia. La corona toccò allora a Stefano Báthory (1576-86), principe di Transilvania e cognato dell'ultimo re, magnanimo in pace e valoroso in guerra e ben coadiuvato dal cancelliere Jan Zamoyski che, morto Stefano, fece eleggere lo svedese Sigismondo III Vasa (1587-1632). Si combatteva ora su vari fronti: le truppe del re raggiunsero Mosca e cercarono d'installarvisi; ma i Turchi e gli Svedesi di Gustavo Adolfo non diedero tregua.

La capitale intanto veniva trasferita a Varsavia (1596). Il figlio di Sigismondo, Ladislao IV (1632-48), ridiede pace al regno; ma la situazione sociale s'inasprì per la diffusione della servitù della gleba. Sul regno (1648-68) di Giovanni Casimiro (m. 1672) si addensarono tempeste minacciose: la rivolta dei Cosacchi (1648-54), terminata con l'appello di questi allo zar, e, più grave, l'invasione svedese (1655-60); la “Repubblica”, umiliata, rinunciò a vasti territori. Si ebbe una schiarita con Giovanni III Sobieski (1674-96), che batté (1683) i Turchi a Vienna, meritando la gratitudine della cristianità. Ma la decadenza politica si accentuò: salì al trono Federico Augusto II di Sassonia (1697-1733), protetto da Pietro il Grande, preoccupato dell'avvenire della dinastia più che dell'integrità dello Stato polacco. La sua morte scatenò la guerra di successione polacca (1733-38), che vide la vittoria di Federico Augusto III (1733-63) su Stanislao Leszczyński, candidato della nobiltà polacca.

 

Popolazione

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Popolazione totale: 38276660
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Popolazione urbana (%): 60,86
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Gruppi etnici:

Polacchi 96,7%, Tedeschi 0,4%, Bielorussi 0,1%, Ucraini 0,1% altri e non specificati 2,7%

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Lingue:

Polacco 97,8%, altre 2,2%

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Religioni:

Cattolici 89,8%, Ortodossi orientali 1,3%, Protestanti 0,3%, altre 0,3%, non specificate 8,3%

Demografia

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Tasso di crescita: 0,06
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Tasso di natalità: 10,20
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Tasso di mortalità: 9,90

Media dell'area geografica: 12.884000110626 (su un totale di 10 stati)

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Tasso di mortalità infantile femminile: 6,20
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Tasso di mortalità infantile maschile: 7,30
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Tasso di fecondità totale: 1,32
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Rapporto tra i sessi: 93,22
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,06
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Età mediana: 38,03
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Aspettativa di vita maschile: 71,17
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Aspettativa di vita femminile: 79,85

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 39

Indicatori economici

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PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 514,50
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PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 771,02
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Tasso di crescita annua: 4,30
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PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 13.468,70
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PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 20.183,60
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Valore aggiunto settore primario (% sul PIL): 4
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Valore aggiunto settore secondario (% sul PIL): 32
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Valore aggiunto settore terziario (% sul PIL): 65
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Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): -22204
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Spesa statale per sanità (%): 13
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Spesa statale per istruzione (%): 11
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Spesa statale per difesa (%): 3
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Tasso di corruzione: 58
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Debito pubblico (%/PIL): 25,70
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Tasso di inflazione : 4,60
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Tasso di disoccupazione: 9,65
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Debito estero (milioni di $): 125.831,00
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Saldo migratorio: 55644
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Rnld pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 12380
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Rnld pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 20260
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Popolazione sotto la soglia della povertà assoluta (%): 0

Indicatori socio-sanitari

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Vaccinazioni EPI finanziate dal Governo (%): 100
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Tasso diffusione HIV (stima) : 0,10
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Assistenza specializzata al parto (%): 100
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Tasso di mortalità materna: 6
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% urbana): 100
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% rurale): 100
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% totale): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 96
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Accesso impianti igienici adeguati (% rurale): 80
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 90

Istruzione

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Tasso di alfabetizzazione femminile (15-24 anni): 100
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Tasso di alfabetizzazione maschile (15-24 anni): 100
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Iscritti scuola primaria che raggiungono il 5° anno : 98
(?)
Tassi iscrizione scuola primaria femminile: 96
(?)
Tasso iscrizione scuola primaria maschile: 96
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Tasso iscrizione scuola secondaria femminile: 94
(?)
Tasso iscrizione scuola secondaria maschile: 92

Comunicazioni

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Tasso di libertà di stampa: 13,11
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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 17,89
(?)
Utenti telefonia mobile ogni 100 abitanti: 130,97
(?)
Numero reti televisive: 75
(?)
Utenti internet ogni 100 abitanti: 64,88

Trasporti

(?)
Aeroporti:

125

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Densità stradale (km/100 km²):

129,88

(?)
Densità ferroviaria (km/ 100 Km²):

7,5

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Porti:

4

Territori urbani

Territori rurali

Flora, fauna e attività umane

Feste

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Monete e banconote

Arte tradizionale e moderna

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