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Paesi | Europa | Europa meridionale | Spagna

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Madrid
Superficie (km²): 505370
Densità (ab/km²): 85
Forma di governo: Monarchia parlamentare
Sito ufficiale del Governo: http://www.lamoncloa.gob.es/
Data dell'indipendenza: 1492 (unificazione dei diversi regni)
Moneta: Euro
Membership:

ADB (membro non regionale), AfDB (membro non regionale), Arctic Council (osservatore), Australia Group, BCIE, BIS, CE, CERN, EAPC, EBRD, EIB, EMU, ESA, EU, FAO, IADB, IAEA, IBRD, ICAO, ICC, ICCt, ICRM, IDA, IEA, IFAD, IFC, IFRCS, IHO, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, IPU, ISO, ITSO, ITU, ITUC, LAIA (osservatore), MIGA, MINURCAT, MONUC, NAM (ospite), NATO, NEA, NSG, OAS (osservatore), OECD, OPCW, OSCE, Paris Club, PCA, Schengen Convention, SECI (osservatore), UN, UNCTAD, UNESCO, UNHCR, UNIDO, UNIFIL, Union Latina, UNRWA, UNWTO, UPU, WCL, WCO, WEU, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO, ZC

Spazio fisico

Testo completo:

La Spagna occupa l'85% della Penisola Iberica e quindi le sue frontiere, a parte il lato occidentale corrispondente al confine col Portogallo (1.232 km), coincidono per gran parte col contorno della penisola. Esse sono per 3.904 km marittime, mentre i Pirenei formano un elemento divisorio naturale non facilmente penetrabile. Nonostante sia bagnata per così lungo tratto dal mare, la Spagna non è molto aperta verso l'esterno: solo la Pianura Betica (o del Guadalquivir) unisce direttamente le coste all'interno, e non a caso essa fu la prima terra di conquista e di penetrazione araba; ma altrove le coste mancano di facili legami con l'interno. Il territorio spagnolo rientra per gran parte nell'Europa dei suoli antichi, paleozoici, e si presenta morfologicamente come una successione di ampi tavolati e di aree moderatamente elevate; tuttavia nella sezione marginale nord-orientale la Spagna comprende il versante meridionale dei Pirenei, a sud include il Sistema Betico (o Cordigliera Betica): due aree appartenenti geologicamente all'Europa formatasi con l'orogenesi alpino-himalayana.

Geologia. I rilievi antichi corrispondono sostanzialmente al Massiccio Galaico, al Sistema Centrale (Cordigliera Centrale) e alla Meseta (propriamente tavolato); emersero nell'era paleozoica, a seguito di quei moti ercinici che hanno sottoposto in molti punti la crosta terrestre a tutta una serie di sollevamenti e di immersioni. Nell'era mesozoica il territorio subì ingressioni più o meno ampie da parte del mare; successivamente ebbero origine quell'emersione generale e quei moti tettonici, connessi con l'orogenesi alpina, che diedero l'assestamento definitivo al Paese. I contraccolpi di questi fenomeni orogenetici causarono profonde fratture nella Meseta, la inclinarono verso ovest e ne sollevarono i bordi: a sud aveva così origine la Sierra Morena, a est il Sistema Iberico, mentre a nord il corrugamento dell'altopiano avveniva gradualmente verso le pendici delle catene costiere atlantiche, tra cui spicca la Cordigliera Cantabrica. Si aprirono anche le due grandi depressioni, colmate da sedimenti cenozoici e neozoici, a nord quella aragonese, bagnata dall'Ebro, a sud quella andalusa, percorsa dal Guadalquivir, e prese forma lo Stretto di Gibilterra , separando così la Spagna dal Marocco. Nell'era neozoica, movimenti sismici ed eruzioni vulcaniche, unitamente ai fattori esogeni d'erosione, finirono col dare all'ormai formato territorio l'aspett o che più o meno ha ancora oggi; la glaciazione interessava in genere i rilievi più elevati.

Morfologia. Le linee essenziali della morfologia spagnola, uscita da siffatte vicende geologiche, sono così caratterizzate dall'esistenza di un altopiano interno e da una serie di rilievi tutti diretti prevalentemente da est a ovest che l'attraversano nella parte centrale e che lo chiudono ai bordi settentrionale, orientale e meridionale: solo a ovest è aperto verso il Portogallo. Buona parte del territorio spagnolo è costituita pertanto dalla Meseta. La Cordigliera Cantabrica, talora piuttosto elevata includendo i Picos de Europa (2.648 m), massime cime della regione asturiano-basca, sottolinea il margine settentrionale della Meseta; malgrado appaia come un prolungamento occidentale dei Pirenei, essa ha una più complessa storia geologica. La Cordigliera Cantabrica è talora aspra, ma ha numerosi e non difficili valichi che spiegano la valorizzazione dei porti atlantici, così importanti nell'espansione spagnola d'oltreoceano. Il limite orientale dell'altopiano è segnato dal Sistema Iberico, un complesso allineamento di catene spesso discontinue, con strati paleozoici ricoperti da sedimenti mesozoici di potenza crescente col procedere verso est; supera in vari punti i 2.000 m, toccando i 2.313 m nella Sierra del Moncayo. Infine il margine meridionale dello zoccolo della Meseta, fortemente fratturato dalla grande faglia del Guadalquivir, è dato dalla Sierra Morena (1.323 m) che, con forti dislivelli scavati dall'erosione, precipita, a guisa di grande muraglia, sulla sottostante piana andalusa. La depressione del Guadalquivir separa così la regione della Meseta dal Sistema Betico - assai complesso quanto a struttura - che tocca le maggiori al tezze nella Sierra Nevada, con nevai presenti per gran parte dell'anno sulle cime che oltrepassano numerose i 3.000 m: è qui anzi la massima vetta del Paese, il monte Mulhacén (3.478 m). Ad altitudini piuttosto elevate giungono anche i Pirenei (Pico de Aneto , 3.404 m), distesi per oltre 400 km dall'Atlantico al Mediterraneo, a guisa di possente barriera, dalla morfologia spesso glaciale, meno ardita ma più impervia e compatta di quella alpina. In un complesso tanto imponente di alte terre ben poco spazio hanno le pianure, limitate in genere a brevi cimose litoranee. Quanto alla depressione dell'Ebro, incassata fra i declivi degli opposti sistemi montuosi, il paesaggio, limitato verso il mare dal Sistema Prelitoraneo Catalano (Catena Costiera Catalana), appare più collinare che pianeggiante e la pianura vera e propria acquista ampiezza soltanto presso la confluenza del Segre e in prossimità del delta dell'Ebro. È nella depressione andalusa, racchiusa fra i bordi scoscesi della Sierra Morena e del Sistema Betico, che si estende l'unica grande pianura spagnola, ricoperta da terreni in prevalenza marini e ampiamente aperta con i suoi campi di cereali, le piantagioni di leguminose, i bei vigneti, aranceti e oliveti, verso il Golfo di Cádice; allargata a triangolo verso l'Atlantico, ha un'altitudine sovente inferiore ai 200 m tra Atlantico e Mediterraneo, dipende fondamentalmente dalla penetrazione delle masse d'aria umide d'origine atlantica e dallo stabilirsi, più o meno prolungato e tenace, delle masse d'aria anticicloniche mediterranee. Le prime investono la facciata settentrionale della penisola, che è di gran lunga la più piovosa; le masse d'aria anticicloniche predominano sulla parte centrale e mediterranea, specie durante l'estate, che è sempre siccitosa e molto calda: le precipitazioni su tutta la Spagna sono infatti prevalentemente invernali e primaverili. Tuttavia, benché il territorio sia quasi completamente circondato dal mare, per la disposizione dei rilievi, spesso direttamente allineati lungo le coste, e la forma tozza della penisola le terre dell'interno restano al margine delle influenze marittime, per cui si può parlare di clima continentale per quasi tutto il Paese, in particolare per la Meseta, la depressione iberica e l'area più i nterna di quella andalusa.

Precipitazioni e temperature. Nella fascia settentrionale del Paese, interessata dal frequente passaggio dei cicloni atlantici, cadono in media annualmente 1.000 mm di pioggia, distribuiti con una certa regol arità nell'arco annuale; sui versanti cantabrici e pirenaici esposti all'oceano le precipitazioni possono superare i 1.500 e talora i 2.000 mm annui: la Galizia per esempio ha clima prettamente atlantico, umido tutto l'anno. La Spagna centrale e la regione mediterranea sono sempre siccitose; in genere i valori di piovosità sono inferiori ai 500-600 mm annui, con minimi anche di 200-300 mm annui, concentrati nel periodo invernale, nelle depressioni più interne, in particolare nella Mancha, nelle valli de ll'Ebro e del Guadalquivir e nell'estremo lembo sud-orientale. Anche dal punto di vista termico vi sono differenze rilevanti tra le zone costiere atlantiche, dove le temperature sono mitigate dagli influssi atlantici sia d'inverno (8-10 °C) sia d'estate (18-20 °C), quelle interne, caratterizzate dalle marcate escursioni termiche dei climi continentali: a Madrid dai 5 °C di gennaio si sale ai 24 °C di luglio, con pochi giorni di gelo. Nella costa mediterranea, soleggiata, si hanno estati calde ma non eccessive, grazie alla presenza del mare, e inverni addolciti dai venti mediterranei (a Valencia 1 °C in gennaio, 24 °C in luglio); la depressione andalusa invece ha caratteristiche climatiche che già preannunciano la vicina Africa.

Flora. Il clima fresco e umido della fascia atlantica è all'origine della foresta a latifoglie e dei buoni pascoli che inverdiscono i paesaggi della Galizia; il bosco di latifoglie, ancora rappresentato da lembi consistenti, comprende tutte le specie diffuse nell'Europa nord-atlantica, in particolare la quercia e il faggio. Sui rilievi, specie su quelli pirenaici, allignano abeti e pini. Del tutto diverso - ma più peculiarmente spagnolo - appare il paesaggio vegetale nella Meseta, dove, accanto a specie arboree temperate, si ritrovano forme vegetali proprie dell'ambiente arido subtropicale come la macchia arbustiva (monte bajo ), talora con associazioni tipicamente steppiche, fra le quali predominano l'alfa, lo sparto e l'artemisia: nella valle dell'Ebro non mancano accenni al subdeserto, ma ovunque l'aspetto estivo della Meseta è quello di una terra semiarida, steppica, con terreni rossigni per le alterazioni dei suoli calcarei, oasi di pioppi o di vegetazione riparia lungo i solchi fluviali. La regione mediterranea è dominata dalla macchia (rosmarino, timo, lavanda ecc.) e da specie arboree come l'olivo, il carrubo e la quercia da sughero; sulle pianure costiere rigogliose oasi irrigue, le huertas avviate dagli Arabi, costituiscono una nota caratteristica della Spagna mediterranea. È da dire però che ovunque il territorio è stato profondamente alterato dall'opera dell'uomo.

Idrografia. Nel complesso la Spagna non è povera di corsi d'acqua, ma la rete idrografica è piuttosto disorganica. Essa si articola in cinque principali fiumi: quattro di essi, il Tago, il Duero, il Guadalquivir e il Guadiana, seguendo la naturale inclinazione verso ovest della Meseta, si rivolgono all'Atlantico, svolgendo tutti (Guadalquivir escluso) il loro tratto inferiore in territorio portoghese; l'Ebro invece sviluppa il suo corso tra il Sistema Iberico e i Pirenei, tributando al Mar Mediterraneo. I fiumi atlantici presentano generalmente un profilo accidentato, costretti come sono a scavarsi letti profondi e a scendere ripidamente a gradini dagli altopiani interni alle pianure costiere; hanno inoltre una portata piuttosto ridotta. Solo due corsi d'acqua hanno una portata importante: il Duero e il Guadalquivir. Il bacino del Duero è il più e steso del Paese (oltre 98.375 km 2 ) e corrisponde infatti quasi esattamente a tutta la Meseta Settentrionale; nato dal Sistema Iberico, riceve buoni apporti dal settore di Trás-os-Montes (Portogallo), dalla Cordigliera Cantabrica e dal Sistema Centrale. Il Guadalquivir, il cui bacino corrisponde approssimativamente alla depressione omonima, dispone dell'apporto degli affluenti della Sierra Morena e del Sistema Betico, e, grazie al suo regime regolare, è assai importante agli effetti dell'irrigazione e della navigabilità. Portata minore e regime piuttosto irregolare presenta il Tago (benché con i suoi 1.007 km di corso sia il più lungo dei fiumi iberici), alimentato dagli affluenti soprattutto del Sistema Centrale. Il meno rilevante dei cinque fiumi iberici è il Guadiana. Nel versante mediterraneo il fiume più importante è l'Ebro, il massimo interamente spagnolo che, nato dalla Cordigliera Cantabrica, raccoglie le acque del versante pirenaico meridionale e di quello settentrionale del Sistema Iberico; esso percorre l'Aragona, irrigando e attraversando un territorio steppico, e dopo aver divagato in una fitta serie di meandri sfocia a sud di Tarragona con un vasto delta dalla caratteristica forma lanceolata. Gli altri fiumi tributari del Mediterraneo (Segura , Júcar), contraddistinti da corsi brevi e tumultuosi (ramblas ) e soggetti a piene improvvise e rovinose, hanno una dimensione regionale limitata. Numerosi sono gli sbarramenti costruiti sui fiumi spagnoli; i maggiori bacini si trovano sui corsi del Duero, del Guadiana, del Guadalquivir, del Tago.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. Il Paese fu abitato fin dai tempi più remoti da popolazioni che lasciarono varie tracce della loro civiltà: delle più antiche popolazioni della penisola i Baschi sembrano essere la più diretta testimonianza, conservatasi nelle zone-rifugio dei Pirenei. Più tardi il lungo dominio di Roma contribuì a unificare il Paese; si realizzarono notevoli progressi in campo economico, che furono alla base dell'ingente aumento demografico, grazie al quale la popolazione, già nell'età di Augusto, si stima raggiungesse i 6 milioni di abitanti. Le invasioni barbariche rimossero per gran parte il tessuto già costruito e causarono un significativo processo di ruralizzazione, con progressiva decadenza dei nuclei urbani, commerciali e artigiani, e con conseguente declino demografico, specie nelle regioni che durante l'Impero romano erano state più fiorenti. Tale processo di ruralizzazione continuò tuttavia soltanto nei nuclei cristiani del nord; la Spagna meridionale conobbe la penetrazione degli Arabi, il cui dominio rappresentò invece un elevato grado di civiltà, ben evidente non solo in campo politico e religioso, ma anche sul piano demografico ed economico, con l'inizio di una seconda importante fase urbana, legata ai nuovi sviluppi delle colture irrigue degli agrumi, dell'olivo e degli ortaggi introdotte dagli Arabi. Con la Reconquista , che vide la progressiva cacciata degli Arabi, si andarono popolando le vaste regioni centrali, precedentemente poco abitate, dove i sovrani cattolici - che già avevano contribuito al popolamento della Spagna nord-orientale - favorirono lo sviluppo di nuove città sorte in buona posizione strategica (Ávila, Segovia, Cuenca ecc.).

Vicende demografiche. All'epoca della grande espansione coloniale del Paese, vennero invece valorizzati i centri portuali costieri e la popolazione toccò i 9 milioni di abitanti, con forti addensamenti oltre che nella tradizionale Andalusia, anche nelle Castiglie e nell'Estremadura. Tuttavia successivamente, soprattutto a causa del grande deflusso di energie giovani verso le terre del Nuovo Mondo, appena scoperto, la popolazione scese a 8 milioni nel XVI secolo, per diminuire ancora in quello seguente. Il XVIII secolo segnò invece un notevole cambiamento nella tendenza demografica del Paese: la popolazione si accrebbe con una certa rapidità, specie a favore dell'area periferica, cui si contrapponeva all'interno, in posizione centrale, la capitale Madrid, appositamente fondata come espressione della concezione unitaria e assolutistica del potere. Da allora l'incremento è stato costante e graduale e la popolazione, che nel 1833 contava circa 12 milioni di abitanti, si raddoppiava poco più di un secolo dopo, nonostante gli effetti negativi delle ingenti correnti migratorie e della Guerra Civile, raggiungendo nel 1955 l'entità di 28,9 milioni di abitanti. È da dire che l' emigrazione verso l'estero fu in un primo periodo (circa 1860-1950) rivolta massimamente verso l'America Latina: nella sola Argentina sbarcarono tra il 1857 e il 1915 circa 1,5 milioni di Spagnoli. L'emigrazione transoceanica toccò la massima vetta nel 1913, con circa 230.000 partenze; successivamente il movimento migratorio si rivolse all'Europa, specie dopo il 1950, sfiorando nel 1964 le 200.000 partenze.

Distribuzione. La popolazione è distribuita in modo irregolare, rarefacendosi nelle province interne più aspre e aride, dove il latifondo ha creato un ambiente inerte dal punto di vista storico-economico (meno di 15 abitanti/km 2 ); le densità più elevate si riscontrano lungo la costa, nella Catalogna (191 abitanti/km 2 ; questo valore e quelli successivi si riferiscono al 1998), nella Provincia di Valencia (173), nelle Province Basche (290) e nelle Asturie (102), che sono i principali centri d'attrazione dell'emigrazione interna; una posizione a parte occupa la provincia madrilena dove si ha una densità di 634 abitanti/km 2 ; si tratta infatti di un'area vitalizzata dalla capitale, che ospita, con i vari agglomerati periferici entrati a far parte del nucleo urbano, oltre 5 milioni di abitanti, più di 1/10 della popolazione spagnola.

Insediamenti rurali. L'organizzazione rurale, basata sui piccoli nuclei comunali, ha ben conservato i suoi caratteri tradizionali nei tipici villaggi aggregati (pueblos ), spesso assai lontani gli uni dagli altri, formati da case raccolte intorno al castello o alla chiesa. Nelle terre meridionali e nel Levante il villaggio, generalmente di notevoli dimensioni, è posto su un'altura per motivi di difesa e presenta caratteri tipici dell'area mediterranea con le case ammassate e i muri imbiancati dalla calce; nell'altopiano interno esso è invece situato per lo più nelle conche, in funzione anche dell'approvvigionamento idrico, con abitazioni spesso modeste, con strutture di legno e fango; nella regione pirenaica predomina il piccolo villaggio di pastori e agricoltori che vivono in case di pietra, così come nella regione cantabrica e galiziana, dove piccoli gruppi di case sorgono negli angusti fondivalle. La casa sparsa si ritrova quasi esclusivamente nelle huertas a coltura intensiva di tutta la fascia costiera meridionale e della pianura andalusa.

Urbanesimo. L'urbanesimo è ormai un fenomeno imponente. La struttura urbana, tradizionalmente ben ordinata nelle calles e avenidas che s'incrociano formando una scacchiera regolare, nobilitata dagli insigni edifici, pubblici e religiosi, del centro storico e resa vivace da quella sorta di grande salotto che è la calle mayor, "passeggio" obbligato dei suoi abitanti, stenta oggi a reggere all'impatto del massiccio flusso immigratorio. Gli eccessi di concentrazione, specie a Madrid e Barcellona, che a partire dal secolo scorso hanno assorbito la maggior parte della popolazione venuta via dalle campagne, hanno creato gravi incoerenze urbane, con quartieri di periferia caotici, privi o insufficientemente dotati di adeguate abitazioni e di vari servizi essenziali. Alla pressoché incontrollata espansione di Madrid e Barcellona si cerca oggi di porre rimedio contrapponendo alle due metropoli una serie di poli di sviluppo (Valencia nel Levante, Siviglia nella Spagna meridionale, Málaga, Granada - custode di quell'Alhambra che è tra le più alte espressioni dell'architettura araba -, Córdoba - capitale di un potente califfato arabo -, Bilbao nella fascia cantabrica, Salamanca, Saragozza nella valle dell'Ebro, Valladolid nella Meseta settentrionale, Burgos, Toledo ) per dare un assetto più organico all'organizzazione territoriale del Paese, che ha conservato per troppo tempo numerose zone arcaiche e sottosviluppate. Sull'Atlantico, nella Spagna settentrionale, è un'altra fascia di elevata densità e urbanizzazione: qui si affacciano vari porti, un tempo rivolti per lo più ai traffici con l'Europa.

Aspetti economici

Testo completo:

A partire dalla Guerra Civile, la Spagna si chiuse in un vero e proprio isolamento politico: fu tra l'altro uno dei pochissimi Stati d'Europa a rimanere neutrale nel corso del secondo conflitto mondiale e solo nel 1955 volle entrare a far parte dell'ONU. Ne derivarono inevitabilmente una serie di "ritardi" economici del Paese rispetto agli altri Stati europei; ma a partire dalla fine degli anni Cinquanta la Spagna dava avvio a un radicale processo di rinnovamento.

Spagna e CEE. L'ingresso nell'OECE, l'Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (oggi OCDE), avvenuto nel 1959, può essere indicato come ben preciso inizio di questa svolta che ha quindi portato all'ingresso nella CEE (1° gennaio 1986, oggi UE). Negli anni successivi la Spagna ha attraversato una fase economica particolarmente difficile. Al manifestarsi della recessione mondiale sono infatti emersi i nodi strutturali di un sistema fragile e dipendente, che ritardava l'ulteriore sviluppo industriale del Paese, avviato ancora in epoca franchista. La struttura produttiva evidenziava un marcato dualismo tra settori obsoleti e scarsamente ava nzati e quelli più moderni controllati dalle imprese multinazionali. Le difficoltà economiche si compendiarono nel ristagno della produzione industriale, nella debole crescita del prodotto nazionale lordo e, soprattutto, nell'ampiezza del fenomeno della disoccupazione, che nel 1985 ha raggiunto il tasso più alto tra i Paesi industrializzati a economia di mercato.

Processi di risanamento. Dopo questi record negativi è iniziata una graduale ripresa: il prodotto nazionale lordo è cresciuto mediamente del 3,7% negli anni dal 1985 al 1989, del 2,4% nel 1991, mentre la disoccupazione si avviava lentamente verso livelli più sopportabili. Elemento trainante è stato indubbiamente il settore industriale. Nell'ambito dell'industria, poi, uno dei rami più vivaci è stata la chimica, in continua espansione a causa dei costanti investimenti pubblici e privati, così come la produzione di autoveicoli, la cui esportazione è aumentata notevolmente, anche se è frutto di un'accentuata dipendenza dall'estero. Dal 1980, con i nuovi investimenti di Nissan, Ford e General Motors, il comparto è diventato di gran lunga il più importante del Paese e la Spagna è ormai uno dei principali esportatori di mezzi di trasporto a livello mondiale. Un problema chiave per lo sviluppo industriale è anche la modesta disponibilità di risorse minerarie ed energetiche che costringe il Paese a gravose importazioni di combustibile dall'estero. Le iniziative si sono incentrate sulla ristrutturazione dell'apparato produttivo. Si è inoltre avviata la riforma della pubblica amministrazione, che è la principale causa del deficit pubblico. La crisi finanziaria, avvertita principalmente nel 1983 e dovuta al pesante debito accumulato per far fronte alla crescita industriale, ha inoltre indotto il governo a intraprendere un programma di risanamento e a tale scopo ben 18 istituti di credito sono stati nazionalizzati.

Agricoltura. L'agricoltura occupa meno di un decimo della popolazione attiva, contro il 26% dell'inizio degli anni Settanta. Se da un lato questo calo riflette l'evoluzione tipica dei Paesi avanzati, dall'altro la percentuale di addetti rimane elevata e si spiega con il permanere della piccola proprietà accanto a sacche di latifondo. Inoltre l'agricoltura trova un limite nell'insufficiente irrigazione ed è quindi rimasta ancora troppo dipe ndente dai fenomeni meteorologici (siccità, violente alluvioni) che hanno causato notevoli perdite nei raccolti. Nuovi impulsi sono venuti dalla politica agraria governativa, impegnata a estendere la meccanizzazione delle colture, a favorire l'insediamento dei coloni per frenare il crescente esodo dalle campagne, a realizzare imponenti opere irrigue, a facilitare l'accorpamento delle proprietà nelle zone dove predomina il microfondo.

Regioni agricole. La fondamentale divisione in Spagna umida e Spagna arida è non meno determinante per quanto riguarda le attività agricole; ancor più a tale ripartizione non corrispondono solo colture particolari, ma vere e proprie regioni aventi un inconfondibile paesaggio agrario. La Spagna arida a sua volta comprende sia aree con colture che non richiedono irrigazione (secano) sia aree con colture irrigue (regadío ). Le aridocolture sono proprie della Meseta, delle depressioni dell'Ebro e delle coste mediterranee non irrigate, dove i cereali si alternano alle colture legnose (oliveti, vigneti). Vi prevale il latifondo con rese naturalmente basse e una gamma di colture non molto diversificate; tuttavia dei circa 20 milioni di ha occupati dall'arativo e dalle coltivazioni arborescenti, ben l'80% corrisponde a colture a secano . Le zone a coltura irrigua intensiva, eredità degli antichi dominatori arabi (che introdussero in Spagna nuove piante come l'arancio, il mandorlo, il riso, la canna da zucchero, il gelso), nel passato limitate in genere alle piccole pianure costiere del Levante e alla zona di Granada (aree famose per le loro huertas), sono oggi presenti anche nell'altopiano grazie alla realizzazione di grandi opere di sbarramento dei corsi fluviali e di canalizzazione (una splendida huerta si estende per esempio lungo le sponde dell'Ebro da Logroño a Saragozza). Nel complesso, però, le zone a regadío , pur prestandosi alle più svariate colture, soprattutto di primizie ortofrutticole e di colture industriali (barbabietola e canna da zucchero, cotone, tabacco), hanno un'estensione ancora piuttosto limitata. Infine nella Spagna umida, corrispondente alla fascia atlantica dalla Galizia alla Navarra, si pratica una policoltura intensiva associata all'alleva mento bovino, che trova ricchi prati e pascoli, e allo sfruttamento di boschi rigogliosi. Prevale la piccola proprietà; il microfondo raggiunge le punte estreme in Galizia.

Prodotti cerealicoli. La cerealicoltura, di antica tradizione, ha le sue aree più importanti nell'Aragona, nelle Castiglie e nell'Andalusia. Le produzioni presentano forti differenze da un anno all'altro, ma comunque le rese restano molto basse. Rilevante è l'apporto di frumento, orzo (largamente utilizzato per il bestiame), mais (tipico della Galizia e delle Asturie). Buone prospettive ha la coltura del riso, propria delle zone a regadío dell'Andalusia e del Levante, nonché delle zone acquitrinose del basso Guadalquivir; sono invece coltivate soprattutto nel nord l'avena e la segale. Tra i prodotti alimentari di vasto consumo sono altresì le patate, che trovano le loro aree più adatte lungo i limiti meridionali della Meseta e dell'Estremadura.

Colture legnose e orticole. Grande importanza rivestono le colture legnose, in specie la vite, l'olivo e gli agrumi. La viticoltura si estende dalle province meridionali sino al León, grazie al clima caldo e asciutto; l'uva è ampiamente al servizio di una ricca e prestigiosa industria enologica (la Spagna si colloca al terzo posto su scala mondiale dopo l'Italia e la Francia). La Spagna è altresì uno dei massimi produttori del mondo di olio d'oliva, alternando il primato con l'Italia; l'olivocoltura è rappresentata soprattutto nell'Andalusia. Nelle zone a regadío del Levante sono concentrate le colture frutticole, in primo luogo quella degli agrumi; la buona produzione di arance, mandarini e limoni, provenienti per gran parte dalle huertas di Valencia e Castellón de la Plana, consente alla Spagna un'ottima collocazione su scala mondiale. Elevati raccolti danno pure i fichi, le mandorle, le mele, le pere, le albicocche, le banane, i datteri che, unici in Europa, si ricavano dai palmeti di Elche. Nelle huertas si hanno altresì cospicui raccolti di prodotti orticoli, come pomodori, cipolle, fagioli, fave.

Colture industriali e foreste. È del pari vasta la gamma delle colture industriali, tra le quali primeggiano la barbabietola da zucchero e il cotone (la Spagna è il secondo produttore europeo dopo la Grecia); si coltivano inoltre tabacco, canna da zucchero, luppolo e varie oleaginose (arachidi, girasole, soia, colza ecc.). Le foreste, i cui più rigogliosi ammanti si estendono nella zona cantabrica e in quella pirenaica, occupano il 32% della superficie territoriale; essenza di grande valore è il sughero, frequente nell'Andalusia occidentale, nell'Estremadura e nella Catalogna e che alimenta industrie quasi esclusivamente catalane.

Allevamento. Nell'allevamento prevalgono numericamente gli ovini: benché in progressiva regressione, la Spagna ne è tuttora il secondo produttore europeo dopo la Gran Bretagna (Russia esclusa). L'allevamento ovino è tradizionale nella Meseta, dove l'aridità estiva costringe alla transumanza verso i rilievi periferici; i prodotti principali, carne, latte e latticini, sono diretti a soddisfare il consumo dei centri urbani. In regresso è l'allevamento caprino, mentre si tende a potenziare quello bovino e quello suino; discreto è il numero dei volatili da cortile. Nella Murcia è praticata la sericoltura.

Pesca. Grande importanza riveste la pesca (sardine, acciughe, merluzzi, tonni, crostacei), settore modernamente organizzato, al quale sono adibite più di 17.000 imbarcazioni (quarta flottiglia del mondo); numerosi sono i porti pescherecci, specie lungo le coste atlantiche (Vigo, Pasajes, La Coruña, Huelva, Cádice). Tali porti sono sedi di cospicue industrie conserviere che operano largamente in funzione della grande pesca oceanica.

Risorse minerarie. Vasta è la gamma delle risorse minerarie, molte delle quali conosciute e sfruttate fin dai tempi più antichi. Si segnalano in particolare i minerali di ferro, estratti principalmente dai giacimenti cantabrici, quindi da quelli del Sistema Iberico e del Sistema Betico; fra gli altri minerali metalliferi un posto di importanza primaria spetta al piombo, proveniente dalla Sierra Morena, e allo zinco, estratto nella regione di Santander e nelle Province Basche, per entrambi i quali la Spagna occupa un buon posto a livello europeo. Notissimo è il mercurio di Almadén (Ciudad Real), già conosciuto al tempo dei Romani e per la cui produzione la Spagna si pone al primo posto nel mondo; minore importanza rivestono i giacimenti di rame (Ríotinto). Il Paese si segnala invece per le piriti, pregiate anche per l'elevato contenuto in zolfo, con principali giacimenti nella zona di Ríotinto. Cospicua è anche la produzione annua di salgemma e salmarino; si segnalano ancora la potassa, la magnesite, quindi manganese, antimonio, tungsteno, stagno, bauxite, oro e argento. Le riserve carbonifere sono discrete, ma sono tuttavia del tutto insufficienti alle necessità dell'industria; scarso rilievo ha la produzione petrolifera (con giacimenti presso Valladolid e Burgos), cui si aggiungono quantitativi del pari modesti di uranio, estratti nella zona di Lérida.

Risorse energetiche. Quanto al settore energetico, benché sia stato ampiamente potenziato, la produzione di energia elettrica resta notevolmente inferiore a quella dei paesi industrializzati dell'Europa occidentale. L'energia elettrica fu dapprima eminentemente d'origine idrica grazie alla realizzazione di numerose centrali localizzate nella regione dei Pirenei orientali, lungo il corso medio delle arterie fluviali maggiori (Ebro, Duero, Tago). Oggi però il Paese dispone di numerose centrali termiche, dislocate principalmente nel Nord, nel Levante e nell'Andalusia, alimentate sia da carbone nazionale sia, sempre più, da petrolio d'importazione. Un certo peso ha assunto il settore nucleare con le centrali nucleari di Zorita (Guadalajara), Santa María de Garoña (Burgos) e Vandellós (Tarragona).

Industria. L'industria cos tituisce nettamente una struttura portante dell'economia spagnola. I principali distretti industriali continuano a essere quelli di più antico impianto, vale a dire il Nord del Paese, essenzialmente le Province Basche, dove operano numerosi complessi meccanici, avvantaggiati dalle risorse minerarie della zona cantabrica, la Catalogna, che, in aggiunta alle tradizionali attività tessili, ha ormai attivissime industrie chimiche e meccaniche; il Levante, in particolare Valencia, dove sempre fiorentissimo è il settore alimentare; infine l'area attorno alla capitale, che annovera importanti complessi chimici e meccanici. L'industria spagnola copre oggi pressoché tutti i settori produttivi, anche se mostra un continuo incremento dell'industria manifatturiera rispetto a quella estrattiva, che fu all'origine di fondamentale importanza nell'economia del Paese. Buon livello europeo presenta la siderurgia, concentrata nell'area di Vizcaya (Province Basche), nelle Asturie, in Catalogna (produzione di acciai speciali) e presso Sagunto (Valencia). Principali prodotti dell'industria metallurgica, che presenta una più varia e articolata ubicazione e che in larga misura lavora anche minerali d'importazione raggiungendo ormai produzioni di tutto rispetto su scala europea, sono l'alluminio, il rame, il piombo, lo stagno, lo zinco; inoltre la maggior parte del carbone estratto viene trasformata in coke metallurgico. Quanto al settore petrolifero, vengono raffinati annualmente discreti quantitativi di greggio. Dopo la costosa esperienza della raffineria di Puertollano, situata nel cuore della Meseta meridionale, le raffinerie sono state preferibilmente installate in centri costieri come Escombreras (Cartagena), La Coruña, Huelva, Castellón de la Plana, Algeciras, Bilbao, Tarragona. Rilevante sviluppo ha avuto il settore meccanico, rivolto in primo luogo alla costruzione di mezzi di trasporto, ma anche di macchinario d'ogni genere e di utensili vari. Così locomotive e materiale ferroviario sono prodotti a Barcellona, Madrid, Valencia. A Barcellona si produce anche macchinario di alta precisione.

Industrie meccaniche e chimiche. Nel vasto comparto del settore meccanico domina nettamente l'industria automobilistica che, in pratica ancora inesistente nel 1950, ha raggiunto posizioni di primissimo piano su scala internazionale, sollecitata soprattutto dalla crescente domanda interna. A essa è per lo più collegata la fiorente industria della gomma, con sede principale a Barcellona. Anche se ha gravemente risentito della generale crisi che ha colpito l'industria navale, la Spagna è tuttora rappresentata in questo settore, con principali centri a El Ferrol, Cartagena, Cadice, Barcellona e Bilbao; Siviglia e Cadice sono anche sedi di complessi aeronautici. Straordinaria espansione ha registrato l'industria chimica; è concentrata in Catalogna, ma sono sorti vari impianti anche nell'area asturiana-basca, favorita dai sottoprodotti della metallurgia, nonché in taluni centri dell'interno, come Madrid, Valladolid e Saragozza. Ottima è la produzione di acido solforico, che si ricava dalle abbondanti piriti nazionali; un ruolo minore, ma non modesto nell'ambito europeo, rivestono anche le produzioni di fertilizzanti azotati, di resine sintetiche e materie plastiche, di acido nitrico e cloridrico, di soda caustica ecc.

Altre industrie. Un'altra industria che ha registrato grande sviluppo è quella edile e dei materiali da costruzione, legata alla forte spinta all'urbanizzazione che nell'ultimo ventennio ha investito il Paese; la Spagna è oggi uno dei massimi produttori europei di cemento. Conserva il suo ruolo l'industria tessile, in specie la cotoniera. L'industria alimentare preminente è quella saccarifera; di rilievo sono anche l'industria della birra, gli oleifici, gli stabilimenti conservieri, quelli lattiero-caseari ecc. Notevoli sono le lavorazioni del vetro (che vanta numerosi stabilimenti, tra cui quelli di Bilbao e di Arija, presso Santander, e di La Granja) e della ceramica (a Talavera de la Reina, e La Cartuja presso Siviglia), e la concia delle pelli e del cuoio. Da ricordare, infine, l'industria della carta e la manifattura del tabacco.

Comunicazioni. Insufficiente e piuttosto disorganico è il sistema della viabilità interna, in cui non indifferente è il ruolo esercitato dalla morfologia nel determinare vari fondamentali flussi di traffico. In seguito alla politica accentratrice di Filippo II, la rete stradale sorse essenzialmente per collegare la capitale al resto del regno, in specie con i centri costieri più importanti. Seguì un lungo periodo di incuria; soltanto sotto la spinta dell'aumentata motorizzazione interna e del crescente flusso turistico si è proceduto a un incisivo intervento nel settore delle vie di comunicazione. Nella rete viaria si possono individuare una decina di tracciati base, che si irradiano da Madrid verso i margini del Paese, seguendo di preferenza gli andamenti vallivi. Si dimostra invece particolarmente inadeguata a sostenere i ritmi impressi dall'accelerata espansione economica la rete ferroviaria, servita in genere con attrezzature e parco mobile scadenti; essa si basa essenzialmente sulla RENFE (Red Nacional de Ferrocarriles Españoles ), nazionalizzata sin dal 1941 e caratterizzata dalla scarsa elettrificazione e dal dover compiere spesso percorsi tortuosi per difficoltà causate dal rilievo e dalla necessità di soddisfare esigenze locali. Inoltre le ferrovie spagnole hanno uno scartamento dei binari più largo di quello standard europeo, richiedendo così inevitabilmente trasbordi alla frontiera pirenaica (ciò fu fatto per motivi politici, intendendo sottolineare anche nel sistema delle vie di comunicazione il voluto isola mento della Spagna dal resto d'Europa); esiste un solo tronco con scartamento eguale a quello europeo, che collega Madrid con Barcellona e la frontiera francese. Anche se ancora inadeguata alle necessità del Paese, la rete stradale risulta nel complesso meno deficitaria; si sviluppa per circa 341.000 km (in particolare è notevolmente aumentato il chilometraggio delle autostrade: 7.750 km, che non sono certo molti per un Paese con una forte motorizzazione interna, senza contare i milioni di autovetture dei turisti stranieri). Le comunicazioni marittime fanno capo a numerosi porti modernamente attrezzati, tra cui predominano quello di Barcellona per il movimento passeggeri e quello di Bilbao per il movimento merci; altri porti di notevole traffico sono Santander, Siviglia, Valencia, Gijón. L'incremento degli scambi con l'estero ha favorito lo sviluppo della flotta mercantile. Le comunicazioni aeree all'interno del Paese non svolgono un ruolo di grande importanza; attivissimi sono invece i collegamenti con l'estero. Compagnia di bandiera è l'Iberia, che effettua servizi sia nazionali sia internazionali; il Paese dispone di una ventina di aeroporti internazionali, tra i quali predominano quelli di Barajas (Madrid) e di Prat del Llobregat (Barcellona).

Commercio. Gli scambi commerciali interni più notevoli avvengono fra il Nord industriale e le aeree agricole del Sud, mentre Madrid esercita l'attrazione propria di un vasto centro polifunzionale metropolitano. Anche il movimento commerciale con l'estero ha registrato una straordinaria espansione e diversificazione delle voci merceologiche; i prodotti alimentari e agricoli in genere, per il passato alla base delle esportazioni spagnole, sono ora largamente soppiantati dai più vari prodotti industriali, specie chimici, tessili, del cuoio ecc., quindi da macchinari e mezzi di trasporto, ferro e acciaio. Le importazioni sono eminentemente rappresentate da petrolio e altre materie prime e da macchinari per lo più a elevata tecnologia, che il Paese non è ancora in grado di produrre. Il deficit della bilancia commerciale rivela l'alto costo che il Paese ha pagato e continua a pagare, sia per la sua industrializzazione sia per soddisfare le molte esigenze che l'aumentato tenore di vita della popolazione, in particolare di quella urbana, oggi richiede. Il Paese è una delle maggiori mete del turismo internazionale.

Storia

Testo completo:

Le prime testimonianze della presenza umana nel territorio che compone la moderna Spagna sono particolarmente antiche. Per esempio, ben conosciuto in numerosi giacimenti localizzati prevalentemente in sistemi di terrazzi alluvionali è il Paleolitico inferiore. Al complesso pre-acheuleano appartengono le industrie di Cullar Baza I, vicino a Granada, con faune riferite al Mindel, mentre resti paleontologici molto arcaici, ma privi di contesto archeologico, sono stati rinvenuti in località Venta Micena (Granada). Diverse fasi dell'Acheuleano sono note, per esempio, nel sito all'aperto di Pinedo, vicino a Toledo (Acheulano antico), a Aridos, vicino a Madrid (dove è stato rinvenuto un interessante sito di macellazione di elefante), Torralba e Ambrona (Soria) ecc.

Nella grotta di Atapuerca, vicino a Burgos, già nota per la presenza di industrie acheuleane associate a resti umani e fauna del Pleistocene medio, sono stati recentemente rinvenuti altri due crani umani in buono stato di conservazione, con caratteri che ricordano Homo sapiens arcaico. Resti umani riferiti a Homo sapiens neandertalensis o al gruppo degli anteneandertaliani provengono dai depositi rissiani o, secondo alcuni autori, würmiani, dalla grotta di Cova Negra, vicino a Valencia.

Il Paleolitico medio è noto soprattutto in giacimenti in grotta. Alcuni dei più importanti giacimenti, dove sono segnalate diverse facies del Musteriano, sono: il Riparo Romani, con livelli del Musteriano a denticolati privo di tecnica Levallois e del Musteriano di tradizione acheuleana, i livelli inferiori della Cueva Morin e di El Pendo (Santander), Devil's Tower e Gorham Cave a Gibilterra, con Musteriano charentiano tipo Ferrassie, la grotta di Los Casares (Guadalajara), di Mollet, Toroella de Montgri e Cariguela (Granada) con Musteriano tipico, la grotta di El Castillo, vicino a Santander, dove è stata messa in luce una lunga sequenza compresa tra il Musteriano e il Magdaleniano, con importanti manifestazioni di arte parietale e mobiliare. Le fasi più antiche del Paleolitico superiore sono attestate in grotte come L'Arbreda (Gerona) e Cueva Morin con industria castelperroniana, datata a 36.950±6580 da oggi, e livelli dell'Aurignaziano. Diversi livelli riferiti alla successiva fase del Paleolitico superiore (Gravettiano) sono noti nella già citata grotta de L'Arbreda (C14: 20.130 da oggi), nella grotta di Beneito (Alicante), al Castillo, a Cueto de la Mina nelle Asturie, a Mallaetes e al Parpallo (Valencia), alla Cueva Morin, a El Pendo ecc. Particolarmente importante è l'espansione del Solutreano con datazioni comprese tra 21.000 e 16.000 anni da oggi, individuato in numerose grotte, cui seguono, nella sequenza generale delle industrie della fine del Pleistocene superiore e dell'Olocene antico, livelli del Magdaleniano (C 14: 13.500-8300 a. C. circa) e dell'Aziliano, con datazioni intorno a 10.500-9500 anni da oggi. Eccezionale sviluppo, in particolare durante il Magdaleniano, ma con notevoli esempi riferiti al Solutreano, hanno le diverse manifestazioni di arte parietale nella regione franco-cantabrica, attestate in siti come Altamira, i cui livelli magdaleniani sono datati a 15.000 anni da oggi.

Dei tempi neolitici sono notevoli i ritrovamenti delle grotte delle province orientali e quelli della cultura detta delle tombe a fassa. Una facies diffusa in tutto il territorio iberico è quella del bicchiere campaniforme; alla metà del III millennio compare, nella parte sudorientale della penisola, dove la ricchezza mineraria (soprattutto di stagno) costituisce una sicura attrattiva per i contatti con genti alloctono, la ricca facies di Los Millares; il particolare sviluppo di questa parte della penisola, in cui un precoce sviluppo di forme di differenziazione sociale è dovuto anche alla necessità di mobilitare il lavoro delle comunità in impianti di irrigazione, resi necessari dalle aride condizioni climatiche, è evidente anche nella successiva fase di El Argar, cui è coeva, nella Mancha, la cultura di Las Motillas. Nella tarda Età del Bronzo si sviluppa la facies del Suroeste, mentre, già a partire dal sec. X a. C., i siti di cultura “tartessia” rappresentano spesso la prima fase “di villaggio” di centri destinati a raggiungere, nel periodo iberico, un livello protourbano.

 

 

 

Popolazione

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Popolazione totale: 46076989
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Popolazione urbana (%): 77,42
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Gruppi etnici:

Castigliani, catalano-valenciani, galiziani, baschi, altri (immigrati, in particolare rumeni, nord africani e latino americani)

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Lingue:

Spagnolo-castigliano (ufficiale) 74%, catalano 17%, galiziano 7%, basco 2%

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Religioni:

Cattolici 94%, altre 6%

Demografia

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Tasso di crescita: 1,20
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Tasso di natalità: 10,87
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Tasso di mortalità: 8,94

Media dell'area geografica: 7.8386666138967 (su un totale di 15 stati)

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Tasso di mortalità infantile femminile: 3,60
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Tasso di mortalità infantile maschile: 4,20
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Tasso di fecondità totale: 1,41
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Rapporto tra i sessi: 97,51
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,06
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Età mediana: 40,09
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Aspettativa di vita maschile: 77,22
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Aspettativa di vita femminile: 83,75

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 23

Indicatori economici

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PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 1.479,56
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PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 1.405,79
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Tasso di crescita annua: 0,40
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PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 32.077,10
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PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 30.477,70
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Valore aggiunto settore primario (% sul PIL): 3
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Valore aggiunto settore secondario (% sul PIL): 26
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Valore aggiunto settore terziario (% sul PIL): 71
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Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): -52174
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Spesa statale per sanità (%): 1
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Spesa statale per istruzione (%): 0
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Spesa statale per difesa (%): 3
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Tasso di corruzione: 65
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Debito pubblico (%/PIL): 57,49
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Tasso di inflazione : 2,36
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Tasso di disoccupazione: 21,65
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Debito estero (milioni di $): 0,00
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Saldo migratorio: 2250005
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Rnld pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 30930
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Rnld pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 31440

Indicatori socio-sanitari

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Vaccinazioni EPI finanziate dal Governo (%): 100
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Tasso diffusione HIV (stima) : 0,40
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Diffusione contraccettivi (%): 66
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Tasso di mortalità materna: 6
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% urbana): 100
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% rurale): 100
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% totale): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% rurale): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 100

Istruzione

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Tasso di alfabetizzazione femminile (15-24 anni): 100
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Tasso di alfabetizzazione maschile (15-24 anni): 100
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Iscritti scuola primaria che raggiungono il 5° anno : 99
(?)
Tassi iscrizione scuola primaria femminile: 100
(?)
Tasso iscrizione scuola primaria maschile: 100
(?)
Tasso iscrizione scuola secondaria femminile: 97
(?)
Tasso iscrizione scuola secondaria maschile: 94

Comunicazioni

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Tasso di libertà di stampa: 20,50
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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 42,77
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Utenti telefonia mobile ogni 100 abitanti: 113,22
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Numero reti televisive: 379
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Utenti internet ogni 100 abitanti: 67,60

Trasporti

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Aeroporti:

152

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Densità stradale (km/100 km²):

 

(?)
Densità ferroviaria (km/ 100 Km²):

3,0

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Porti:

8

Popoli

Le origini del popolo spagnolo vanno ricercate nelle popolazione autoctone iberiche e celtibere, con minori influenze fenicie e greche che, a partire dal III secolo a.C. si mescolarono con i romani. I romani impressero la propria lingua e cultura, in forma indelebile. Successivi apporti furno quelli germanici (dal V secolo a.C.) durante le invasioni barbariche ed islamici

Territori urbani

Territori rurali

Flora, fauna e attività umane

Giochi

Contributi 

Questa scheda è stata redatta con il contributo della classe 2° A della Scuola secondaria di I grado "G. Ponti" di Trebaseleghe (PD) nell'A.S. 2012-13 con il coordinamento del prof. G. Ciriolo. Altri contributi della classe sono presenti nelle schede relative alla Spagna dedicate a Cibo, alimentazione e ricette, Musiche e danze; Feste e riti religiosi; Personaggi.

Il lanziamento de barra, i birillas de campo, i castellers e altri sono giochi della tradizione spagnola. Scopri qui le caratteristiche e le regole di questi giochi.

Salto del pastor

Il Salto del Pastor, invece, è una disciplina, diffusa nelle isole Canarie, che prevede l’utilizzo di un’asta per spostarsi lungo gli scoscesi pendii dei territori vulcanici, una pratica che i pastori dell’isola utilizzano per aiutarsi a camminare fin dai tempi più antichi. Esistono numerosissimi tipi di salto, ma il più comune consiste nel conficcare l’asta più a valle di dove ci si trova e lasciarsi scivolare lungo l’asta superando in questo modo il dislivello. Vari scritti, a partire dal 1500, testimoniano come la pratica dei salti fosse molto comune tra gli aborigeni delle Canarie, i Guanches, di origine berbera, che portarono dai loro territori originari le tradizioni legate all’allevamento di capre e pecore e alla pastorizia. La popolazione dei Guanches si estinse gradualmente in seguito alla dominazione Spagnola iniziata verso la fine del 1400. Ad oggi, di questa popolazione, rimangono alcune tracce nel linguaggio diffuso nella regione della Gomera chiamato “el silbo” (il sibilo), oltre che appunto la tradizione del "salto del pastor".

Feste

Contributi 

Questa scheda è stata redatta con il contributo della classe 2° A della Scuola secondaria di I grado "G. Ponti" di Trebaseleghe (PD) nell'anno scolastico 2012-13 con il coordinamento del prof. G. Ciriolo. Altri contributi della classe sono presenti nelle schede relative alla Spagna dedicate a Cibo, alimentazione e ricette; Giochi e attività ludiche; Musiche e danze; Personaggi.

Le feste di tipo religioso in Spagna sono quelle della tradizione cristiana: Natale, Santo Stefano, Venerdì Santo, Pasqua, Lunedì di Pasqua, Pentecoste, Assunzione, 15 agosto, festa dei Santi, il primo giorno di novembre ed Immacolata Concezione l'8 dicembre.

La religione cattolica ha avuto una importanza fondamentale nello sviluppo del paese influenzando di conseguenza gran parte delle festività e riempiendo il paese di spettacolari processioni. Le più affascinanti si svolgono a Siviglia durante la Settimana Santa (prima della Pasqua), dove sfilano nelle strade oltre trenta confraternite, con i penitenti incappucciati che seguono i carri sacri e percorrono le strade per arrivare alla bellissima cattedrale, a Silzello in Murcia, e a Valladolid.
La Settimana che precede la Pasqua è chiamata la Semana Santa ed è un periodo particolarmente importante in Spagna quando ovunque si svolgono processioni religiose molto suggestive e sentite.

Scopri anche le altre festività. Leggi qui.

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Mari, la dea degli inferi

Come si festeggeranno le festività della befana del Natale in Spagna? Scopri perchè è importante il presepe

Andre Mari, conosciuta anche semplicemente come Mari, è la principale dea basca, regina del regno egli inferi

Reti stradali e ferroviarie

Monete e banconote

L'Euro 

Che cos'è l'Euro? Quando e come è stato introdotto? Quali paesi hanno adottato l'Euro come valuta nazionale? Unisciti all'equipaggio dell'Euro per saperne di più sulla valuta dell'Unione Europea e metti alla prova le tue conoscenze

Arte tradizionale e moderna

Musiche e danze

"Ogni grande compositore nasce dalle suggestioni musicali della sua terra: questo l'abbiamo davvero capito".

L'Europa secondo noi: viaggio musicale della seconda B - Video prodotto nell'ambito del progetto geografia-musica: "Da ovest a est: viaggio musicale tra i popoli europei" della Scuola secondaria di primo grado "Ugo Foscolo" di Sedico (Istituto comprensivo di Sedico e Sospirolo - BL) - classe 2^B a indirizzo musicale (a.s. 2014-15).

Docenti di strumento musicale: Cristina Costan Zovi, Giuseppina Sabatini, Alberto Opalio, Stefano Funes; docente di lettere: Annamaria Stragà.

Il viaggio include anche i seguenti paesi: Francia, Germania, Norvegia, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Russia, Ungheria, Albania, Grecia, Romania.

Le musiche spagnole presentate dalla classe sono (dal minuto 0:12 al minuto 2:41):

  • Melodia tradizionale andalusa
  • Rumores de la caleta (Albeniz I.)
  • Boleras sevillanas (tradizionale andaluso)
  • Seguidilla 

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Il Flamenco, una danza della tradizione spagnola

Danzatrice di flamenco

E' difficile risalire con certezza all'origine di questa affascinante danza gitana: a chi sostiene che essa sia nata proprio in Andalusia, come "canto profondo", si contrappone chi la fa derivare dal ben più antico Kathak indiano (danza orientale portata in Spagna dai Gitani attraverso l'Egitto attorno al 1400), o chi la fa derivare dalla parola araba Fellahmengu, che significa “contadino senza terra”. E' pur vero che tra le danze vi sono alcune importanti somiglianze:

  • I piedi danno il ritmo, rappresentano uno strumento di percussione .
  • I passi sono nervosi e complicati ma le braccia si muovono con molta eleganza, e sottolineano l'importanza del dialogo tra idue danzatori, i quali alternano momenti di perfetta sincronia, ad altri in cui danzano individualmente.

Leggi tutta la scheda qui. Questa scheda è stata redatta con il contributo della classe 2° A della Scuola secondaria di I grado "G. Ponti" di Trebaseleghe (PD) nell'anno scolastico 2012-13 con il coordinamento del prof. G. Ciriolo. Altri contributi della classe sono presenti nelle schede relative alla Spagna dedicate a Cibo, alimentazione e ricetteGiochi e attività ludicheFeste e riti religiosiPersonaggi.

Fiabe e racconti

Cibo, alimentazione e ricette

Contributi 

Questa scheda è stata redatta con il contributo della classe 2° A della Scuola secondaria di I grado "G. Ponti" di Trebaseleghe (PD) nell'A.S. 2012-13 con il coordinamento del prof. G. Ciriolo. Altri contributi della classe sono presenti nelle schede relative alla Spagna dedicate a Giochi e attività ludiche, Musiche e danze; Feste e riti religiosi; Personaggi.

La cucina spagnola è fortemente radicata nelle tradizioni più antiche e ha il merito di aver promosso all'inizio del Cinquecento l'ingresso di prodotti nuovi (patata, pomodoro, mais, cacao ecc.) provenienti dalle Americhe.

Dolcetti chiamati "yemas"

La gastronomia delle regioni affacciate sul mare (Catalunya, Comunidad Valenciana, Andalusia, Canarie) comprende preparazioni a base di pesce e di carne ed è più varia e fantasiosa di quella all'interno, fondata essenzialmente sulla carne (maiale, agnello) e dai legumi.

Scopri alcune interessanti ricette (come la paella, il gazpacho, ecc.), gli ingredienti, la preparazione e le origini di alcuni piatti tipici. Apri qui.

Personaggi

Contributi 

Questa scheda è stata redatta con il contributo della classe 2° A della Scuola secondaria di I grado "G. Ponti" di Trebaseleghe (PD) nell'anno scolastico 2012-13 con il coordinamento del prof. G. Ciriolo. Altri contributi della classe sono presenti nelle schede relative alla Spagna dedicate a Cibo, alimentazione e ricette; Giochi e attività ludiche; Musiche e danze; Feste e riti religiosi.

La Spagna è la patria di celebri personaggi di fama mondiale che si sono distinti per il proprio talento in vari campi artistici, dal mondo dell’arte, delle lettere e della storia, a quello della canzone, del cinema e dello sport.

Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia

Tra i personaggi spagnoli che hanno fatto storia, da ricordare sono i re cattolici Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che autorizzarono e finanziarono le spedizioni di Cristoforo Colombo alla fine del ‘400.

Rodrigo Díaz de Vivar, conosciuto come El Cid Campeador, fu cavaliere e principe di Valencia, personaggio storico e leggendario la cui vita ispirò l’importante cantar de gesta della letteratura spagnola, il Cantar de Mio Cid. Attualmente, rappresentano la nazione i re Juan Carlos e Doña Sofia, sovrani dal 1975, in seguito alla morte di Francisco Franco, personaggio cardine della storia spagnola, salito al potere nel 1939 con la fine della Guerra Civile, instauratore di un regime dittatoriale noto come franquismo.

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