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Spazio fisico

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L'isola di Taiwan, situata all'estremità meridionale del gigantesco festone insulare che si diparte a N dalla penisola di Kamčatka, frapponendosi tra l'oceano Pacifico e i mari “interni” che orlano gran parte dell'Asia orientale, ha forma pressoché ovale, orientata da NNE a SSW; presenta una natura montagnosa, testimone di un passato geologico recente, caratterizzato dalla giovinezza dei rilievi, dalla presenza di estesi suoli vulcanici e dall'elevata sismicità. Sostanzialmente la struttura geologica dell'isola, che poggia sul bordo sudorientale della piattaforma continentale cinese, si riconnette strettamente a quella del continente di cui rappresenta la sezione affiorante di pieghe marginali cenozoiche sovrastanti un nucleo paleozoico, in più punti messo in luce dall'erosione. Dal punto di vista morfologico si può distinguere a E una fascia montuosa di rocce cristalline, ricoperte in parte da strati sedimentari, che tocca la massima altezza nel monte Yu Shan (3997 m); il rilievo digrada invece dolcemente nella sezione occidentale dell'isola fino a lasciare il posto a una vasta pianura costiera, alluvionale, costituita da argille, sabbie e ghiaie di riporto recente che scende ai bassi fondali dello stretto di Formosa. Nel versante orientale invece le montagne incombono a picco sull'oceano, sprofondando ripide negli abissi del Pacifico, talora con scarpate gigantesche che lasciano il posto a esigue pianure costiere. § Il sistema idrografico non è molto sviluppato e i fiumi hanno in genere percorso breve e regime irregolare. Tra i principali sono il Tamsui (Tanshui), che sfocia sulla costa settentrionale, e il Tachia, che scende allo stretto di Formosa lungo la pianura occidentale. § Attraversata dal Tropico del Cancro, sottoposta all'influsso della corrente calda del Curoscivo che ne lambisce le coste orientale, Taiwan ha clima caldo umido che tuttavia mostra variazioni regionali sensibili, dovute tra l'altro al regime monsonico e alla presenza della barriera montuosa, che a sua volta ostacola sull'una e sull'altra parte gli influssi dei monsoni, oltre naturalmente a mitigare gli eccessi termici. Mentre nella sezione meridionale, soggetta al monsone estivo di SW, si succedono una stagione umida estiva e una stagione secca invernale, in quella settentrionale tale variazione è molto meno marcata e la piovosità è soprattutto determinata dal monsone invernale di NE. Eccetto una riparata fascia occidentale che ha meno di 1500 mm annui di precipitazioni, l'isola riceve in media 2000-2500 mm annui di pioggia, con massimi (oltre 3000) sui versanti montuosi meridionali. Le temperature variano alquanto sui due lati; in quello esterno che è più umido si hanno valori medi di 22-27 ºC, in quello interno si passa dai 15 ºC di gennaio ai 28 ºC di luglio. Sui rilievi si hanno valori assai più bassi, specie invernali (10 ºC). Manifestazioni cicloniche tipiche di Taiwan sono i tifoni che investono l'isola da SE; sono preponderanti nel periodo estivo e sono sempre rovinosi, accompagnandosi a furiosi nubifragi.

Flora e fauna. La vegetazione spontanea è stata in parte distrutta, soprattutto per il recente addensarsi della popolazione, ma è ancora presente nella sua forma originaria lussureggiante, specie sui versanti montuosi orientale; le specie più tipiche e diffuse sono le lauracee, i bambù e l'albero della canfora. Oltre i 2000 m si trovano i boschi di conifere e, presso le cime, pascoli e arbusti. I diversi tipi di foresta, specialmente le zone montane meno abitate, ospitano una grande varietà faunistica: mammiferi (orso bruno di Formosa, macaco, cinghiale, sika, pangolino, sambar), uccelli (fagiano, passero), rettili, anfibi (salamandra di Formosa, varie specie di rana), insetti; le acque territoriali sono ricche di pesci. Alcune specie protette sono oggetto di commercio illegale. La frenetica crescita dell'industria, a partire dagli anni Cinquanta del XX sec., accompagnata inizialmente da una scarsa sensibilità ecologica, ha causato ingenti danni all'ambiente: inquinamento dell'aria e dell'acqua e contaminazione delle falde a causa dello smaltimento illecito di scorie radioattive, anche se dagli anni Novanta le autorità hanno varato leggi volte alla salvaguardia del patrimonio naturale e stabilito politiche di sviluppo sostenibile. Il 18,8% del Paese è considerato area protetta; in particolare sono stati creati 6 parchi nazionali, parecchie riserve naturali rifugi naturalistici, situati nel territorio di Taiwan e nella contea di Kinmen (Quemoy).

Ambiente umano

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Pur essendo situata al margine di terre sovrappopolate, solo in epoca moderna l'isola, già nota ai cinesi fin dai sec. I-II d. C., ha subito l'influenza dei suoi vicini, soprattutto a partire dal sec. XVII con l'insediamento di numerose colonie di contadini e commercianti che, partendo soprattutto dalla provincia cinese di Fujian, si stanziarono sulle prospicienti coste occidentale di Taiwan, via via emarginando le popolazioni indigene, di ceppo malese, oggi stimate intorno al 2% degli abitanti. La maggior parte della popolazione è dunque taiwanese (84%), tenendo presente che questa definizione si applica ai discendenti dei primi coloni provenienti dalla Cina e che essi vanno distinti dai cinesi (14%) di più recente immigrazione. Scarso rilievo demografico ebbe la conquista dei giapponesi, che tennero l'isola dal 1895 al 1945, ma assai ingente (ca. 2 milioni di individui) fu l'immigrazione di profughi cinesi, militari, funzionari, grossi borghesi che abbandonarono la madrepatria a seguito della sconfitta del governo nazionalista di Chiang Kai-shek. Quest'ultima immigrazione ebbe le punte massime tra il 1949 e il 1951 e naturalmente determinò un considerevole accrescimento della popolazione, passata dai 6 milioni di ab. nel 1946 ai ca. 9 milioni di ab. del 1955 e supera i 22 milioni, secondo il censimento del 2000. Un certo rallentamento del tasso di crescita demografica è dovuto in particolare alle misure di controllo delle nascite e di pianificazione familiare varate negli anni Sessanta del Novecento. Con la fortissima densità di 634 ab./km², Taiwan si pone fra i Paesi più densamente popolati dell'Asia; la distribuzione è tuttavia molto ineguale ed è largamente in rapporto alle condizioni ambientali e ai diversi sviluppi dell'urbanesimo, cosicché nella fertile pianura occidentale si registrano densità altissime, superiori ai 600 ab./km², con massimi in alcune municipalità di oltre 6000 ab./km², specie nelle regioni centrali e orientali si hanno valori anche inferiori ai 25 ab./km². La maggior parte degli aborigeni superstiti è confinata in queste zone ed è organizzata in piccole comunità; altri si trovano nelle grandi città (T'aipei e Kaohsiung). Dato l'elevato carico demografico su un territorio relativamente piccolo, la popolazione rurale vive preferibilmente in grossi villaggi e le stesse case sparse non sono mai molto distanti fra loro. Fra le forme di insediamento predomina tuttavia quella di tipo urbano (80% della popolazione vive in città), già potenziato dai giapponesi e che ha subito un incremento notevole nella seconda metà del XX sec. con lo sviluppo industriale del Paese; le città sono improntate storicamente a un urbanesimo tipicamente cinese, con una successione di bassi edifici, dalle facciate ricche di insegne, con i loro molteplici negozi di commercianti e piccoli artigiani, affiancati da costruzioni moderne e grattacieli. Sono numerose le città con oltre 100.000 ab. e tre superano il milione di cittadini; fra queste spicca T'aipei, la capitale, situata nel N dell'isola, che più di ogni altra ha risentito della recente espansione. Posta sul fiume Tamsui, fu potenziata dai giapponesi per il suo porto fluviale; agli inizi del XXI sec., oltre alle attività connesse alla sua preminenza politica, amministrativa e culturale (è sede tra l'altro di varie università), T'aipei basa la sua economia su molteplici industrie chimiche, alimentari ecc. Non lontano da T'aipei, sulla costa nordorientale è Keelung (Chilung), il massimo porto dell'isola, sbocco di un'importante regione carbonifera e mineraria in genere; cospicuo è l'apparato industriale, che comprende complessi cantieristici, cementifici, stabilimenti chimici e metallurgici ecc. A S di T'aipei, allineate tra il mare e la fertile piana occidentale e ben collegate per ferrovia alla capitale, si snoda tutta una serie di medie e grosse città, attivate da cospicue industrie, tra cui Hsinchu, nel retroterra della capitale, e più a S un'altra metropoli di Taiwan, T'aichung con la vicina Changhua e la più isolata Chiai. Una terza importante concentrazione urbana si ha nella pianura sudoccidentale, dove Tainan, l'antica capitale, oggi grande centro agricolo e commerciale, e P'ingtung, sede di cospicui zuccherifici, gravitano su Kaohsiung, seconda città dell'isola per numero di ab., con poderose raffinerie e impianti per l'industria petrolchimica e siderurgica, servita altresì da un buon porto e da un aeroporto internazionale.

Aspetti economici

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L'inizio dello sviluppo economico del Paese è di origine recente, risalendo in pratica al 1949, l'anno dell'indipendenza. Punto di partenza sono stati gli ingenti aiuti statunitensi che hanno consentito al Paese sia di modernizzare le proprie attività tradizionali, specie nell'ambito dell'agricoltura e della pesca, sia di intraprendere lo sviluppo del settore industriale. Inizialmente il governo ha realizzato una vasta riforma agraria e ha favorito, con una serie di agevolazioni e di prestiti, l'ammodernamento delle tecniche colturali e il generale miglioramento delle condizioni di vita nelle campagne, che hanno cominciato a dare frutti già nei primi anni Cinquanta del Novecento. Il basso costo e l'alta specializzazione della manodopera hanno attirato in quegli anni l'interesse degli investitori, in particolare di giapponesi e statunitensi, che hanno delocalizzato a Taiwan alcune produzioni industriali. Parallelamente la regolamentazione del commercio estero, con l'abbattimento di alcune barriere tariffarie, ha consentito l'apertura ai mercati stranieri e favorito le esportazioni, in rapida espansione dagli anni Sessanta. Oltre a non essere particolarmente favorita quanto a risorse minerarie, l'industria taiwanese è resa strutturalmente fragile dall'ampia dipendenza dall'estero per il rifornimento di materie prime e dal fatto di essere eminentemente al servizio dell'esportazione, con tutti i rischi derivanti dalle frequenti crisi dei mercati internazionali. Ma questa economia ha mostrato negli anni notevole flessibilità e capacità di diversificazione. Negli anni Settanta l'aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime ha richiesto interventi tempestivi, orientati all'ulteriore apertura del mercato, al sostegno statale all'industria, al potenziamento delle infrastrutture e del terziario, che nei decenni successivi ha progressivamente aumentato la sua importanza. A partire dalla metà degli anni Ottanta il Paese ha cominciato a investire nelle produzioni ad alta tecnologia (elettronica, biotecnologie, fotoelettronica, meccanica di precisione, industria farmaceutica, aeronautica e aerospaziale), il cui contributo alle esportazioni è passato nel periodo 1985-2006 dal 18,8% al 51,8%. Negli anni successivi le produzioni dei comparti manifatturieri tradizionali sono state delocalizzate in altri Paesi asiatici a basso costo di manodopera. Nel 1995 il governo di Taiwan ha avviato un nuovo progetto nell'ambito dell'APROC (Asia-Pacific Regional Operation Centre) che prevedeva lo sviluppo di produzioni a elevato contenuto tecnologico, di servizi finanziari e di telecomunicazioni, il miglioramento delle infrastrutture e dei trasporti aerei e marittimi. L'attuazione del progetto è stata favorita dalle aperture economiche e commerciali della Repubblica popolare Cinese sia nel senso che esse hanno offerto uno sbocco, impensabile fino a qualche anno fa, ai prodotti dell'industria taiwanese (non è un caso che oggi tra i maggiori partners commerciali di Taiwan ci siano Cina e Hong Kong), sia nel senso che hanno favorito l'insediamento a Taiwan delle società straniere che, volendo investire in Cina, hanno potuto trovare nell'isola una serie di servizi che agevolino il raggiungimento del loro obiettivo. Queste prospettive di sviluppo economico hanno avuto e continuano ad avere una ripercussione anche in campo politico con la concessione di maggiore libertà all'interno e l'eliminazione di alcune restrizioni verso il mercato cinese. Anche la crisi dei mercati asiatici nella seconda metà degli anni Novanta ha avuto a Taiwan un impatto minore rispetto a quanto accaduto altrove. La concorrenza dei Paesi asiatici emergenti nei comparti produttivi che richiedono una forza lavoro numerosa e a basso costo ha indotto all'inizio del nuovo millennio a proseguire gli investimenti nella ricerca e nella formazione in campo scientifico e tecnologico, che hanno consentito negli anni di mantenere un'elevata crescita del PIL. All'inizio del Duemila il governo taiwanese ha cercato di dare nuovo impulso al settore primario e al commercio, in particolare con l'introduzione di sempre maggiori agevolazioni doganali e fiscali nei rapporti commerciali con la Cina. In vista dell'ingresso nel WTO (2001) sono state varate leggi a supporto del libero mercato ed eliminate le ultime barriere tariffarie. Nel 2008 il PIL di Taiwan è stato di 392.552 ml $ USA, mentre il rapporto PIL/ab. è di 17.040 $ USA, uno dei più alti del continente (con l'esclusione dei Paesi del Medio Oriente). I programmi per il periodo 2007-2009 riguardano il riassetto del sistema socioeconomico in vista di uno sviluppo più sostenibile.

Agricoltura, allevamento e pesca. L'agricoltura è tuttora abbastanza praticata, occupando il 5,2% della popolazione attiva; sopperisce in gran parte alle necessità interne e riesce persino a esportare alcuni prodotti, grazie all'alta specializzazione e alla modernità delle tecniche. Base dell'alimentazione locale è il riso, che nelle aree irrigate dà due raccolti all'anno; questa coltura occupa tutta la fascia collinare pianeggiante della parte occidentale dell'isola ma, con i terrazzamenti, anche i fianchi montani. Gli altri cereali danno quantitativi modesti (primo viene il mais poi il sorgo); hanno invece notevole importanza nell'alimentazione locale la patata dolce e numerosi prodotti orticoli, come cavoli, pomodori, cipolle, asparagi, nonché varie qualità di frutta: agrumi, papaia, ananas, coccomeri, banane e manghi che alimentano anche una discreta corrente d'esportazione. Modernamente organizzate sono le colture industriali, la cui gamma era assai vasta anche se negli ultimi anni sono state potenziate quelle che maggiormente contribuiscono all'esportazione. Prevale nettamente la canna da zucchero, che interessa buona parte dell'arativo, essendo coltivata in tutte le aree pianeggianti dell'isola, inserita tra le risaie; lo zucchero rappresenta il principale prodotto agricolo d'esportazione. Altra coltura rilevante è quella del tè; si aggiungono il tabacco, varie oleaginose come la soia, le arachidi, la colza e il sesamo, nonché piante tessili quali il cotone, la iuta, l'agave sisalana e il lino. Costituisce una cospicua risorsa anche il patrimonio forestale, che occupa circa la metà della superficie territoriale ed è rigoglioso per le abbondanti precipitazioni e le temperature elevate; annualmente vengono prodotti buoni quantitativi di legname, che alimentano una discreta industria del legno; tra le principali essenze si annoverano un cipresso localmente chiamato kinoki, l'albero della canfora (per cui l'isola era un tempo famosissima), la cui coltura è praticamente scomparsa dagli ultimi anni del XX sec., e il bambù, che in particolare trova le più svariate utilizzazioni. Il patrimonio zootecnico è stato potenziato notevomente; prevalgono l'allevamento dei suini e quello dei volatili da cortile (anatre), che sono praticabili a livello familiare; sono in diminuzione bovini e bufali, questi ultimi utilizzati come animali da lavoro nelle aree risicole. Ha inoltre notevole rilievo la pesca, favorita dalla ricchezza ittica dei mari che bagnano l'isola; il pesce costituisce una componente essenziale dell'alimentazione locale, elemento d'altronde comune a gran parte delle regioni cinesi e indocinesi. L'attività peschereccia, di cui principali centri sono i porti di Keelung e Kaohsiung, è particolarmente curata dal governo; il pescato (tonni, pescispada, squali soprattutto) in parte viene esportato e in parte è lavorato in moderni impianti conservieri.

Industria e risorse minerarie. L'industria è nettamente la struttura portante dell'economia di Taiwan; nonostante la preminenza del terziario, contribuisce a circa un terzo del PIL e alla quasi totalità delle esportazioni. Il settore ha subito un'evoluzione interessante, in relazione ai cambiamenti dei mercati internazionali; nonostante la preminenza del terziario, contribuisce a circa un terzo del PIL e alla quasi totalità delle esportazioni. Il settore ha subito un'evoluzione interessante, in relazione ai cambiamenti dei mercati internazionali. L'industria taiwanese fu agli inizi essenzialmente legata all'attività di trasformazione dei prodotti agricoli locali; questo tradizionale settore è ancora assai fiorente, rappresentato soprattutto da zuccherifici, conservifici di frutta e verdura, birrifici, complessi molitori, manifatture di tabacchi, cartiere (la carta è ottenuta dai residui della canna da zucchero) e da stabilimenti tessili, eminentemente cotonieri, che lavorano in larga misura anche per l'esportazione. Successivamente sono stati sviluppati altri settori industriali incentivati dai rilevanti investimenti esteri: il settore dell'abbigliamento, l'industria chimica (acido solforico, nitrico e cloridrico, di soda caustica, resine e materie plastiche, fertilizzanti azotati, superfosfati), la petrolchimica (che lavora greggio d'importazione ed è rappresentata da varie raffinerie, tra cui quelle di Miaoli e di Kaohsiung), l'industria elettromeccanica di precisione e quella elettrotecnica. Nel settore cementiero e per l'industria cantieristica Taiwan ha vissuto una lunga stagione di crescita raggiungendo livelli europei, anche se è in fase di rallentamento. Molte di queste produzioni, in particolare quella del comparto tessile, sono state in parte delocalizzate in altri Paesi asiatici a minor costo di manodopera. Buone produzioni provengono infine dalla siderurgia (acciaio, ghisa di cui il Paese è ancora uno dei grandi produttori mondiali, e ferroleghe), dalla metallurgia del rame e dell'alluminio, dall'industria dell'automobile (rappresentata però da stabilimenti di montaggio) e di costruzione di altri veicoli (Taiwan è il quarto produttore al mondo di biciclette). La terza “rivoluzione” del secondario ha riguardato l'industria elettronica, dell'informatica e delle telecomunicazioni; l'alta tecnologia è diventato il comparto dominante e il Paese continua a investire in questa direzione: nel 1980 è stato costruito il parco scientifico e tecnologico di Hsinchu, a S di T'aipei, dove sono operative circa 300 aziende, alcune specializzate nella produzione di microchip, comparto nel quale Taiwan è leader mondiale, e nel 2005 un secondo polo, dedicato alle biotecnologie, presso T'ainan. Le risorse minerarie non sono molto rilevanti; il sottosuolo offre soprattutto carbone, che insieme a buoni quantitativi di gas naturale rappresenta una discreta fonte energetica. Scarse sono le produzioni di rame, oro, argento, piriti, zolfo, amianto, salgemma ecc. In relazione al forte sviluppo del settore industriale ha registrato un notevole incremento la produzione di energia elettrica; prevalgono le centrali nucleari (il Paese è il quarto produttore asiatico di energia nucleare).

Commercio, comunicazioni e turismo. Il terziario è la principale voce del PIL e impiega più della metà della forza lavoro. I servizi bancari, finanziari e assicurativi sono molto sviluppati e Taiwan è una delle maggiori piazze affari dell'Asia. In ragione dell'ormai alto livello di vita raggiunto dal Paese, il commercio interno è abbastanza vivace. Gli scambi con l'estero sono essenziali per l'economia taiwanese; il Paese esporta in prevalenza apparecchiature elettriche ed elettroniche, macchinari, strumenti ottici e di precisione, prodotti minerari (ferro, acciaio, rame), oggetti in plastica, bambole e giocattoli, attrezzi sportivi, capi di vestiario, mentre importa soprattutto petrolio, macchinari e mezzi di trasporto, minerali, prodotti agricoli. La bilancia commerciale è in costante attivo; l'interscambio si svolge eminentemente con Stati Uniti, Cina, Giappone e Corea del Sud, seguiti da Arabia Saudita (per le importazioni petrolifere); le esportazioni sono inoltre dirette verso Hong Kong, che è stato a lungo il mercato di punta anche perché faceva da tramite nei rapporti con la Cina, e alcuni Paesi dell'Unione Europea. La morfologia dell'isola ostacola le comunicazioni, che risultano carenti, specie tra le coste e le aree interne. Le ferrovie seguono il contorno costiero e si sviluppano complessivamente per 4600 km (di cui però solo poco più di un migliaio sono di ferrovie nazionali); il tronco più importante è quello che costeggia l'isola sul lato occidentale, da Keelung a N a Kaohsiung a S. Migliore è la situazione per quanto riguarda la rete stradale (ca. 37.000 km, per la maggior parte asfaltati, nel 2002). Sviluppati sono i trasporti marittimi, che fanno capo soprattutto ai quattro porti internazionali di Kaohsiung, Chilung, Taichung e Hualien. Taiwan inoltre ha potenziato la propria struttura aeroportuale; l'aeroporto internazionale di Taoyuan, presso T'aipei, si affianca a quelli, pure internazionali, di Kaohsiung e di Hualien nonché a vari scali nazionali. In forte sviluppo è il turismo: l'isola è visitata ogni anno da ca. 2,8 milioni di stranieri (2005). Il governo ha avviato programmi di promozione delle ricchezze naturalistiche e storiche del Paese; le Olimpiadi di Pechino 2008 costituiscono una tappa importante di questo programma.

Storia

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Scarsamente abitata da popoli Tayal e Paiwan, l'isola cominciò ad avere rapporti commerciali con la Cina a partire dai sec. VI-VII, ma solo nel sec. XII divenne meta di consistenti correnti migratorie cinesi. Nella prima metà del sec. XVII vi arrivarono gli Europei che la utilizzarono come base di appoggio per le loro rotte commerciali. Ai Portoghesi si deve il nome di Formosa con il quale l'isola fu da allora nota in Occidente. Quando in Cina si instaurò la dinastia mancese Ch'ing, a Taiwan si rifugiarono numerosi sostenitori dell'esautorata dinastia Ming (1644) che, sotto la guida di Cheng-Cheng-hung (detto Kossinga), diedero vita a una temibile pirateria. Ma nel 1683 i pirati furono debellati e l'imperatore K'ang-hsi poté annettersi l'isola. Taiwan rimase da allora unita alla Cina. Nel 1894-95, a seguito della prima guerra cino-giapponese, fu ceduta (Trattato di Shimonoseki) al Giappone che ne fece, durante la seconda guerra mondiale, una potente base aeronavale. Con la Dichiarazione del Cairo (1º dicembre 1943), firmata da F. D. Roosevelt, W. Churchill e Chiang Kai-shek le grandi potenze destinarono Taiwan alla Cina e la sovranità cinese sull'isola fu confermata alla Conferenza di Potsdam (1945). Sconfitti dai comunisti (dicembre 1949), il governo e l'esercito del Kuomintang si rifugiarono a Taiwan dando vita alla Repubblica della Cina Nazionale che ebbe ben presto (1950) l'appoggio degli Stati Uniti; ottenne il seggio cinese all'ONU e fu riconosciuta da quasi tutte le potenze occidentali come unica rappresentante del popolo cinese. Allo scoppio della guerra di Corea, il presidente degli USA, Truman, diede ordine alla VII flotta di proteggere l'isola contro eventuali attacchi comunisti. I bombardamenti delle isole Quemoy e Matsu (1954) e nuovamente di Quemoy nel 1958 a opera della Repubblica Popolare Cinese portarono la questione di Taiwan in primo piano ma non riuscirono che a confermare le divergenze di principio tra le posizioni cinese e occidentale. Una svolta si ebbe soltanto nel 1971 col clamoroso riavvicinamento cino-americano e con il voto dell'ONU che tolse a Taiwan il seggio in favore della Repubblica Popolare Cinese. Dopo la morte di Chiang Kai-shek (1975) la presidenza dello Stato venne assunta dal vicepresidente Yen Chia-kan e, nel 1978, dal figlio del dittatore, Chiang Ching-kuo, riconfermato nel 1984. La ripresa di normali rapporti diplomatici e di importanti accordi economici fra Cina e USA (1978) intensificò l'isolamento internazionale di Taiwan. Nell'agosto del 1982 fu siglato un accordo fra Cina e USA in cui gli Stati Uniti s'impegnavano a ridurre le forniture di armi a Taiwan e la Cina era vincolata a una riunificazione pacifica e a lungo termine con Taiwan. In conseguenza di tale atto, nella seconda metà degli anni Ottanta si è avuta una sensibile accelerazione del processo di liberalizzazione politica interna: di particolare importanza sono stati nel 1987, dopo trentotto anni, l'abolizione della legge marziale e il riconoscimento del diritto di sciopero. Morto Chiang Ching-kuo nel gennaio 1988, gli è succeduto Lee Teng-hui, primo nativo di Taiwan assurto sia alla guida dello Stato (rieletto nel 1990) sia del partito. Questi dava nuovo impulso al processo di distensione dichiarando chiusa la fase di “mobilitazione nazionale per la soppressione della sovversione comunista” (1991), ponendo termine anche formalmente, in tal modo, alla guerra civile che aveva opposto Taiwan alla Repubblica Popolare Cinese. Terminato lo stato di mobilitazione militare, le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale del dicembre 1991 confermavano il predominio del Kuomintang che, malgrado la crescita dei fermenti sociali e la maggiore vivacità dell'opposizione che premeva per l'indipendenza della nazione, si affermava nuovamente, pur registrando una perdita di consensi, alle elezioni del dicembre 1993. In tale quadro evolutivo, nell'aprile del 1993 Taiwan e la Cina Popolare siglavano a Singapore un importante accordo di cooperazione economica e commerciale riaprendo un rapporto tra l'isola e il continente dopo l'ultraquarantennale stato di profonda tensione. Tra l'estate e l'autunno del 1995 i rapporti tra i due Stati tornavano ad inasprirsi, soprattutto a causa della visita del presidente Lee Teng-hui negli USA e delle manovre militari svolte dalle navi di Pechino al largo delle coste taiwanesi. Nel dicembre dello stesso anno si tenevano le elezioni per il rinnovo dello yuan legislativo, conclusesi con un netto ridimensionamento del Kuomintang, che riusciva a mantenere solo di stretta misura la maggioranza assoluta dei seggi. Nelle prime consultazioni presidenziali dirette del 1996 il Kuomintang riesce a far riconfermare Lee Teng-hui. I rapporti tra Taiwan e Cina Popolare, nel frattempo, rimanevano immutati, tanto che nel novembre del 1996 Pechino impediva a Taiwan di partecipare al vertice dell'APEC. Le elezioni municipali e legislative del dicembre 1998 riconfermavano la vittoria del Kuomintang che, riproponendo un assetto politico favorevole al mantenimento dello status quo, favoriva il ridursi delle tensioni politiche con la Cina. Tensioni che tornavano, però, a farsi più forti nel luglio 1999 con il blocco dei contatti “tra le due sponde” a causa della linea decisamente separatista adottata dal presidente Teng-hui, che definiva le relazioni con la Cina Popolare “rapporti tra Stati”. I cittadini di Taiwan, nel marzo 2000, erano chiamati alle urne per le elezioni presidenziali, che facevano registrare la sorprendente vittoria, di Chen Shui-bian, candidato del Partito democratico progressista, non gradito alle autorità di Pechino per le sue posizioni marcatamente indipendentiste. Un esito analogo caratterizzava le elezioni legislative del dicembre 2001, in cui il partito del presidente sopravanzava nettamente il Kuomintang in quanto a numero di seggi conquistati. Nel gennaio 2005 il governo raggiungeva un accordo con le autorità cinesi per l'instaurazione di voli diretti tra i due Paesi. Nel marzo 2006 il presidente Chen Shui-bian scioglieva il Consiglio di unificazione nazionale, un organo consultivo creato nel 1990 per favorire la riunificazione con la Cina, provocando una dura reazione cinese. Nel gennaio 2008 si svolgevano le elezioni legislative vinte dal Partito nazionalista (Kuomintang), mentre in marzo si svolgevano le presidenziali vinte da Ma Ying-Jeou, candidato dello stesso Kuomintang. Nel 2009 l'ex presidente Chen Shui-bian e sua moglie venivano condannati all'ergastolo per corruzzione e sottrazione di fondi pubblici.

Indicatori economici

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PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 466,42
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PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 875,94
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Tasso di crescita annua: 0,00
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PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 20.082,90
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PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 37.715,60
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Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): 41600
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Tasso di corruzione: 61
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Debito pubblico (%/PIL): 0,00
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Tasso di inflazione : -3,43
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Tasso di disoccupazione: 4,39
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Debito estero (milioni di $): 0,00