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Paesi | Asia | Asia orientale | Giappone

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Tokyo
Superficie (km²): 377910
Densità (ab/km²): 337
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Sito ufficiale del Governo: http://www.kantei.go.jp/
Moneta: Yen
Membership:

ADB, AfDB (membro non regionale), APEC, APT, ARF, ASEAN (partner consultivo), Australia Group, BIS, CE (osservatore), CERN (osservatore), CP, EAS, EBRD, FAO, G-20, G-5, G-7, G-8, G-10, IADB, IAEA, IBRD, ICAO, ICC, ICCt, ICRM, IDA, IEA, IFAD, IFC, IFRCS, IHO, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, IPU, ISO, ITSO, ITU, ITUC, LAIA, MIGA, NEA, NSG, OAS (osservatore), OECD, OPCW, OSCE (partner), Paris Club, PCA, PIF (partner), SAARC (osservatore), SECI (osservatore), UN, UN Security Council (membro temporaneo), UNCTAD, UNDOF, UNESCO, UNHCR, UNIDO, UNITAR, UNRWA, UNWTO, UPU, WCL, WCO, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO, ZC

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia. L'arcipelago è costituito da 4 isole principali, Hokkaido, Honshu, Kyushu e Shikoku, formanti un vasto arco aperto verso nord-ovest e accompagnate da un migliaio di isole minori oltre che da un gran numero di isolotti e scogli. La morfologia del suolo è complicata dal succedersi di corrugamenti e dislocazioni, dall'intensa attività vulcanica e dall'azione erosiva del glacialismo e dei corsi d'acqua. Il 75% del territorio è montuoso. I rilievi sono costituiti da una serie di catene che formano l'ossatura longitudinale dell'intero arco insulare; a questa si contrappone, nell'Honshu centrale, la catena delle cosiddette Alpi Giapponesi, fortemente inclinata rispetto alla direzione della precedente e comprendente cime di altezza superiore ai 3.000 m. Isolato a sud-ovest il cono del Fuji, che con i suoi 3.776 m è il monte più alto del Paese. Nell'arcipelago sono presenti quattro fasce vulcaniche comprendenti 165 coni, di cui una sessantina tuttora attivi, causa di frequentissimi movimenti sismici, spesso disastrosi. Se si eccettua la vasta depressione in Honshu centrale tra le baie di Ise e di Wakasa, le sole zone pianeggianti sono rappresentate da strette cimose costiere per la maggior parte formate da depositi alluvionali. La più estesa (Kanto) è quella intorno al corso inferiore del fiume Tone, a nord di Tokyo. Le coste, che si estendono per circa 27.000 km, sono prevalentemente a terrazze rocciose e sono accompagnate da isole. Limitate quelle basse e sabbiose, con formazione di lagune o laghi costieri. Quelle prospicienti il Mar del Giappone sono relativamente poco articolate: le altre sono invece caratterizzate da numerosissime frastagliature, che sovente si allargano a formare vaste e profonde insenature, quali la Baia di Uchiura in Hokkaido; quelle di Tokyo, Suruga, Ise, Osaka, Hiroshima in Honshu; di Tosa in Shikoku; di Kagoshima e di Ariakeno in Kyushu.

Clima. Per il suo notevole sviluppo latitudinale e per la varietà degli influssi, il Giappone presenta un clima molto vario da parte a parte, nonostante la sua marittimità. Anche mutamenti stagionali del clima sono sensibili e a un'estate di tipo tropicale o subtropicale che investe quasi per intero le isole succede un inverno freddo e piovoso che si fa sentire anche nella parte sud-orientale, la più tropicale dell'arcipelago. Il meccanismo degli influssi è piuttosto complesso, essendo collegato ai movimenti delle seguenti masse d'aria: le masse d'aria marittima polare (detta del Mare di Ohotsk), le masse d'aria continentale siberiana e, sul lato opposto, le masse d'aria marittima tropicale (masse di Bonin), le masse equatoriali e quelle tropicali continentali (dello Chang Jiang). L'inverno è massimamente soggetto, in tutta la sezione settentrionale, alle masse d'aria d'origine siberiana, che portano freddi venti di nord-ovest. Sopra il Mar del Giappone questi venti assorbono molta umidità che scaricano sui rilievi occidentali dell'Honshu, dove si hanno rilevanti precipitazioni invernali, spesso a carattere nevoso. Agli influssi de ll'anticiclone siberiano succede, nella tarda primavera, lo stanziamento dell'anticiclone marittimo polare, cioè delle masse d'aria del Mare di Ohotsk, umide e fredde; scontrandosi con le masse d'aria di Bonin, tropicali marittime, esse formano un fronte depressionario, detto di Baiu, responsabile delle abbondanti precipitazioni estive che si scaricano soprattutto sul Giappone sud-occidentale. In genere l'estate giapponese è umida e nebulosa, anche se non ovunque necessariamente molto piovosa; la stagione si conclude in settembre con l'arrivo dei tifoni, che risalgono le coste dell'Asia orientale, determinati dallo scontro di aria umida equatoriale con aria continentale fredda. Essi apportano precipitazioni abbondanti lungo le coste meridionali dell'arcipelago e spesso hanno carattere violento e rovinoso. Autunno e primavera si configurano come le stagioni più calme e dolci del clima giapponese, i cui contrasti sono indicati dalle temperature estive e invernali di alcune località. Nel mese più freddo, quello di gennaio, le temperature più basse si registrano nell'Hokkaido (a Sapporo -4 oC); a Tokyo, che è però vicina al mare, sono di 4-5 oC. A Kagoshima, cioè nel Giappone sud-occidentale, in piena area tropicale, sono di 6 oC, valore molto basso in rapporto alla latitudine. L'estate registra valori ovunque elevati: nel mese più caldo, agosto, si hanno 26-27 oC a Kagoshima, 25-26 oC a Tokyo e 20-21 °C a Sapporo. Anche per quanto riguarda le precipitazioni (oltre 1.200 mm annui nella maggior parte del Giappone) si hanno contrasti notevoli. Le aree più piovose sono il versante interno dell'Honshu, dove si hanno oltre 2.000 mm annui di precipitazioni (in larga parte a carattere nevoso) e il versante esterno del Kyushu e del Shikoku, dove pure si registrano oltre 2.000 mm di piogge annue. Le precipitazioni diminuiscono verso nord lungo la costa del Pacifico. Così a Tokyo si hanno mediamente 1.500 mm annui, che si abbassano ancora nell' Hokkaido (a Sapporo anche meno di 1.000 mm). Nel quadro climatico del Giappone un'influenza non trascurabile hanno le correnti marine che lambiscono l'arcipelago: la calda Curoscivo, che ha un'azione umidificatrice e moderatamente temperante nelle zone costiere meridionali, e la fredda Ogascivo, che esercita un influsso soprattutto nell'Hokkaido. All'incontro delle correnti si formano le condizioni adatte alla riproduzione del plancton, cosa che spiega l'eccezionale pescosità di certi tratti di mare giapponesi.

Flora. Alla divisione dell'arcipelago in diversi domini climatici, uno subtropicale e l'altro temperato, si deve la varietà degli aspetti vegetali del Paese. A tale varietà hanno anche contribuito le oscillazioni climatiche delle epoche passate, cui si deve l'introduzione di specie di domini ancora differenti. La foresta subtropicale è, come quella sinica, caratterizzata da specie sempreverdi rappresentate da bambù, querce, alberi della canfora, ecc. Queste e altre specie formano spesso, nel sud, una sorta di macchia o di boscaglia rada (genya) derivata dalla degradazione della foresta primaria e nella quale predomina sovente il bambù nano (sasa) in fitta associazione; le specie subtropicali si spingono verso nord fin sulla costa dell'Honshu centrale. La foresta temperata è la più estesa ed è rappresentata da latifoglie (pioppi, querce, frassini, castagni, faggi) e da conifere varie, con prevalenza di pino rosso. Nelle zone elevate e nell'Hokkaido compaiono le conifere d'ambiente boreale (abeti vari) che nelle aree più fredde e a maggiori livelli altitudinali lasciano il posto alle praterie (agli stessi livelli si hanno anche macchie arbustive di pini) e alle tundre d'ambiente nivale. In un Paese così popolato come il Giappone l'ammanto vegetale naturale è stato largamente alterato dall'uomo; tuttavia, dati la montuosità delle isole e il prevalere della popolazione lungo le coste, il manto boschivo è tuttora molto esteso, rappresentando ben il 68% dell'intera superficie dell'arcipelago; nelle zone montagnose interne meno accessibili vi sono estese aree boscose intatte.

Idrografia. In rapporto alla conformazione delle isole e all'orografia molto frammentata, la rete idrografica del Giappone manca di bacini estesi. I fiumi principali si sviluppano nell'Honshu, tributano al Pacifico il Tone, che drena la sezione centrale dell'isola estendendo il suo bacino sulla Piana del Kanto, e il Kitakami, mentre scende al Mar del Giappone lo Shinano. Diversamente da questi e da pochi altri che sviluppano i loro bacini in valli longitudinali, come l'Ishitaki e il Teshio , nell'Hokkaido, il resto dei fiumi giapponesi hanno corsi più o meno diretti tra lo spartiacque e la costa, verso la quale mantengono una direzione normale. Si capisce come il loro ruolo, nella geografia del Giappone, sia piuttosto modesto. I loro corsi, giovanili nelle zone montagnose interne, presso la costa si distendono nelle piane alluvionali, diventando elementi di attrazione demografica. Nessuna importanza essi hanno ai fini della navigazione, ma hanno un ruolo fondamentale come fonti idriche per l'irrigazione. Gran parte delle risaie irrigue (circa il 68%) sfruttano le acque fluviali, specie nelle pianure costiere, che rappresentano le principali zone agricole del Paese. Ricche e numerose sono in tutto il Giappone le sorgenti, tra cui abbondano quelle termali e termo-minerali, legate alla natura vulcanica delle isole.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. L'occupazione umana del Giappone è avvenuta attraverso vicende complesse e non ancora ben chiare. Secondo vari studiosi, le genti giapponesi derivano dalla fusione di gruppi autoctoni Ainu con immigrati cinesi e malesi; secondo altri, da genti paleosiberiane fusesi con gruppi tungusi, coreani e cinesi; alcuni ritengono che l'origine dei Giapponesi sia da ricollegarsi alle migrazioni dei più antichi gruppi asiatici del Nord-Est dai quali derivano gli Amerindoidi e i Polinesiani. È certo, comunque, che nel VI secolo si erano caratterizzati due gruppi fondamentali, uno affine al tipo sinico (dolicocefalo ad alta statura) e l'altro al tipo sudmongolico (brachicefalo a bassa statura). Per quanto riguarda i processi inerenti all'accu lturazione del Paese, sono state individuate correnti culturali e di popolamento provenienti non solo dalla Cina (attraverso il "ponte" della Corea) ma anche dall'Insulindia. La cultura neolitica di Jomon ha posto le prime basi dell'organizzazione umana, che si configurò in forme più precise con la successiva cultura di Yayoi, cui si connette l'ultima grande ondata immigratoria di genti del continente, quelle che hanno definito i caratteri del popolo giapponese. Con la cultura di Yayoi si ebbe anche l'introduzione della risicoltura, così com'è praticata in tutta l'Asia sinica e monsonica.

Unificazione e feudalesimo. Le principali aree di insediamento furono nell'Honshu centro-meridionale e nel Kyushu; ben presto il maggior centro di gravitazione di quell'originaria occupazione divenne il bacino di Nara. Ciò rese possibile, nel VII secolo d.C., quel processo di unificazione che si espresse nel primo dominio imperiale, esteso su gran parte della sezione centro-meridionale dell'arcipelago. Con tale organizzazione politico-economica si realizzò quel sistema di occupazione delle terre, fondato sul sistema jori (divisione geometrica del territorio, cui corrisponde una parcellazione regolare a base modulare dei campi e corrispondente distribuzione degli insediamenti) che ha lasciato tracce sino a oggi nel paesaggio nipponico. Con la civiltà di Heian, che dominò il Paese tra l'VIII secolo e il XII, si ebbe un'espansione della popolazione giapponese verso nord e la costituzione di una trama territoriale molto ampia, con il suo vertice a Kyoto. Fu un periodo economicamente prospero e la popolazione raggiunse, secondo alcune valutazioni, i 6 milioni di abitanti; ma proprio la conquista e la colonizzazione di nuove terre, assegnate a principi e a capi militari, posero le basi di quel feudalesimo che lasciò, fino al secolo scorso, tracce incancellabili nelle strutture territoriali. Tale organizzazione aveva il suo fulcro nelle città dei daimyo (i signori feudali) dominate da un castello intorno al quale erano i quartieri dei samurai, degli artigiani e dei commercianti. Nell'epoca dei Tokugawa, che irrigidì l'organizzazione politico-economica del Paese, il fulcro dell'impero si spostò a Edo, la futura Tokyo: essa contava nel XVIII secolo circa un milione di abitanti e probabilmente era già a quel tempo la più popolosa città del mondo. Tuttavia il Giappone conobbe, sotto il dominio imperiale, un lungo ristagno demografico, dovuto alle pessime condizioni della vita nelle campagne e al quale contribuì anche la brutale pratica del mabiki, il soffocamento dei neonati, in uso presso i contadini più poveri.

Sviluppo demografico. La restaurazione Meiji portò un soffio di vitalità nuova nel Paese: l'economia, non più soggetta alle restrizioni feudali, ebbe impulsi immediati, che si misurarono non solo nei centri urbani attivati da nuovi interessi commerciali e industriali, ma anche nel mondo rurale. Ebbe inizio in quest'epoca l'effettiva colonizzazione dell'Hokkaido fino allora rimasto pochissimo popolato (in maggioranza la popolazione era costituita da Ainu), con non più di 30.000 abitanti. L'immigrazione verso l'isola più settentrionale iniziò in forme massicce verso la fine del secolo, introducendo annualmente sino a 60.000 persone. Notevole fu anche la crescita dell'urbanesimo, la quale poi esplose, in tutto il suo parossismo, verso la fine del secolo. Al primo censimento, eseguito nel 1872, la popolazione giapponese ammontava a 34,8 milioni di abitanti. Essa aumentò successivamente in modo rapido, per effetto delle migliorate condizioni di vita del Paese. Nel 1920, cioè dopo circa mezzo secolo dal primo censimento, la popolazione risultò accresciuta del 56%, anche se nel frattempo il Giappone aveva perduto un certo numero di abitanti con le emigrazioni verso l'America anglosassone, le Hawaii e l'America Meridionale (però l'emigrazione più massiccia verso l'America Meridionale si verificò più tardi, negli anni Trenta, quando raggiunsero il Brasile ben 900.000 Giapponesi) a causa del forte incremento demografico. Gli sviluppi demografici subirono un repentino arresto durante gli anni di guerra 1944-45, sia per ridotta natalità sia per l'elevata mortalità dovuta alle perdite in guerra e ai bombardamenti nelle grandi città. Queste perdite sono state in parte bilanciate, alla fine della guerra, dai rimpatri dei numerosi Giapponesi che si erano stabiliti in Manciuria, a Formosa e in altri Paesi dell'Estremo Oriente. Negli anni 1946-47 vi è stato un forte e improvviso rialzo della natalità (34%), via via diminuita successivamente, al pari con la mortalità; la "maturità" del Paese ha portato così a una riduzione dell'incremento demografico.

Urbanesimo. In generale i maggiori insediamenti si hanno nella fascia litoranea e ciò perché l'interno del Paese è montagnoso e poco agevole; l'organizzazione territoriale ha i suoi perni nelle metropoli della costa, sviluppatesi in rapporto alle loro attività commerciali e industriali, dove si elaborano cioè quei prodotti che stanno alla base dell'economia giapponese. Questo "riversamento" sulle coste degli uomini e delle attività vale per tutte le isole, ma in particolar modo per Honshu. Alle forti densità del litorale del Pacifico fanno riscontro i valori relativamente più bassi della costa del Mar del Giappone, dove pochi sono invece i grandi centri urbani. Le zone più spopolate sono quelle interne montagnose dell'Honshu e soprattutto dell'Hokkaido. La popolazione rurale vive ancor oggi nel buraku, il tipico villaggio nipponico, che conserva in molti casi quegli aspetti tradizionali legati a una precisa e, in certa misura, autonoma organizzazione. Il buraku è formato in generale da abitazioni compatte e fa capo al tempio scintoista. Alle epoche di colonizzazione imposta si devono i numerosi villaggi di strada e i villaggi inquadrati entro la maglia delle divisioni jori del terreno.

Città. Nel campo dell'urbanesimo il Giappone conta un primato mondiale, quello di avere in Tokyo la più popolosa città del mondo, la grande rivale di New York. La capitale, che nella sua baia ospita uno dei porti più attivi del mondo, è la più settentrionale delle grandi città che si allineano lungo la costa orientale dell'Honshu: Kyoto, Osaka, Kobe, Nagoya, Shizuoka, Kawasaki, Yokohama ecc. Nell'ambito del complessivo schieramento urbano si possono individuare delle conurbazioni distinte, tra cui si impongono quella che fa capo al triangolo di Kyoto-Osaka-Kobe, quella di Nagoya-Gifu, quella di Tokyo-Yokohama. Altre concentrazioni si trovano lungo le coste del Kyushu; la principale è quella che fa capo a Kitakyushu-Fukuoka, cui si associa la città di Shimoneseki nella vicina estremità dell'Honshu sud-occidentale; quelle di Nagasaki e Sasebo, di Kumamoto e di Kagoshima. Relativamente meno sviluppato è l'urbanesimo del Shikoku, dove le città maggiori (Takamatsu, Matsuyama) si allineano sulla costa del Mare Interno. Nel nord dell'Honshu (Tohoku) grossi centri sono gli sbocchi portuali di Sendai, Akita e Aomori, la quale ultima funge da tramite tra Honshu e Hokkaido. Le città di quest'isola sono tutte recenti ma già sviluppatissime, come Hakodate, dirimpetto ad Aomori, e Sapporo , nella più popolosa pianura dell'isola. Le città giapponesi hanno volti e strutture più o meno eguali. Molte di esse sono sorte come sedi feudali e sono dominate dal castello del daimyo, che è considerato il centro simbolico, al di fuori del quale non esistono nuclei coordinatori del tessuto urbano (paragonabili, per esempio, alla piazza centrale delle città occidentali). La città è formata da una giustapposizione di quartieri con funzioni diverse, che li qualificano: così la Ginza, a Tokyo, è il grande e vivace quartiere degli affari. Alla funzionalità per quartieri si aggiunge quella generale delle città nell'ambito del Paese. In tale quadro Tokyo fa parte a sé per il suo ruolo molteplice, la dimensione mondiale dei suoi interessi culturali, commerciali, industriali, finanziari.

Aspetti economici

Testo completo:

Un'espansione economica iniziata negli anni Cinquanta e praticamente ininterrotta ha permesso al Giappone di divenire la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti.

 

Basi dell'economia. Lo sviluppo è stato particolarmente rilevante nel decennio 1961-1970, durante il quale il tasso medio di accrescimento annuo del prodotto nazionale si è aggirato sul 10%, di gran lunga superiore a quello dei grandi Paesi altamente industrializzati. L'economia poggia eminentemente sull'industria, che ha raggiunto livelli eccezionali (nonostante che il Giappone sia scarsamente dotato di risorse naturali, in specie di quelle minerarie) e che ha trasformato radicalmente le strutture produttive di un Paese rimasto fondamentalmente agricolo quando già altrove, in Europa e in America, si era da tempo realizzata la rivoluzione industriale. Essenzialmente il formidabile sviluppo giapponese è riconducibile alla felice associazione dell'abbondanza di manodopera e dell'ampia reperibilità di capitali all'interno del Paese. Non minor peso hanno avuto da un lato la stabilità politica e la tranquillità del clima sociale (lungamente protrattesi e di cui solo con gli anni Settanta si sono mostrate le prime incrinature), dall'altro l'azione governativa, che ha saputo formulare adeguati programmi operativi e ha concesso opportune agevolazioni fiscali e creditizie alle industrie.

 

Ruolo governativo. Pur rimanendo fedele ai principi dell'economia liberista, il governo è venuto assumendo un ruolo sempre più rilevante e la funzione sempre dichiaratamente orientativa dei piani di sviluppo si è spesso dimostrata, alla prova dei fatti, decisiva. L'industrializzazione, che sin da principio ha riguardato essenzialmente i settori di base (siderurgico, chimico e petrolchimico, metalmeccanico, macchinari e impianti industriali, naviglio, automobili ecc.), è stata anche facilitata dall'esistenza di aree adatte all'insediamento degli stabilimenti. Con gli anni Settanta - come si è detto - lo spettacolare sviluppo produttivo ha registrato un rallentamento nel ritmo di crescita e il Giappone è stato investito, come l'intero sistema economico mondiale, dalla gravissima crisi dei rincari energetici; tuttavia non solo la recessione economica giapponese non ha mai raggiunto la gravità denunciata in Occidente, ma l'apparato produttivo nel suo complesso ha rivelato una dinamicità e una vitalità che lo hanno distinto nettamente dagli andamenti delle altre economie altamente industrializzate. Per combattere il costo sempre crescente delle materie prime e la concorrenza ormai pericolosa presentata da taluni Paesi, come Taiwan e la Corea del Sud nel settore della siderurgia, della metalmeccanica e in genere dell'industria pesante, la produzione si è andata sempre più orientando verso i settori ad alta tecnologia e a basso contenuto di materie prime e di consumo energetico, principalmente verso l'elettronica, l'informatica, le telecomunicazioni, la meccanica di precisione altamente sofisticata, l'aeronautica, la tecnologia spaziale, la farmaceutica e in genere la chimica fine ecc., settori nei quali il mercato internazionale è tuttora apertissimo. Contemporaneamente, per alleggerire le attualmente molto elevate importazioni di petrolio, colossali investimenti vengono destinati al settore della ricerca sia per l'ottenimento di maggiori risparmi energetici durante i processi produttivi sia per un migliore sfruttamento delle fonti di energia alternativa privilegiando soprattutto l'energia nucleare, il cui ruolo è ritenuto determinante per l'intera economia. La crisi finanziaria asiatica, esplosa nel 1997, ha avuto importanti ripercussioni sull'economia giapponese, già da qualche anno in fase di stagnazione. Il fallimento di numerose banche ha causato la drastica riduzione dei crediti alle imprese da parte dell'intero sistema bancario. A risentirne maggiormente sono state la media e piccola industria: La crisi ha causato la svalutazione dello yen e l'aumento della disoccupazione. Il governo è intervenuto a più riprese predisponendo misure anticrisi, nonostante ciò i riscontri positivi devono ancora arrivare.

 

Agricoltura. Contrariamente agli altri settori economici e nonostante gli sforzi governativi per introdurre sistemi moderni, l'agricoltura, che interessa appena l'11,7 % della superficie nazionale, non ha certo conseguito sensibili progressi, né ha compiuto trasformazioni di rilievo nelle tecniche produttive. In seguito alla riforma fondiaria, realizzata negli anni 1947-1949 e che ha portato all'abolizione dei preesistenti latifondi, l'attività agricola è svolta essenzialmente da piccoli produttori terrieri. Data la generale limitatezza dei redditi agricoli, molti contadini lavorano anche in vicine aziende manifatturiere o comunque dedicano parte del loro tempo ad altre attività produttive; la polverizzazione fondiaria (le proprietà terriere sono in media inferiori a 1 ha: in particolare nelle aree meridionali moltissime sono addirittura inferiori a 0,5 ha, mentre raggiungono dimensioni maggiori nell'Hokkaido dove in buona parte i fondi superano i 5 ha) non consente né di ottenere redditi elevati né di realizzare grandi progressi in campo agricolo, benché sia sensibilmente cresciuto l'impie go tanto di macchine agricole quanto di fertilizzanti.

 

Riso e frumento. Nonostante una certa modernizzazione, l'agricoltura è fondamentalmente rimasta con i suoi tipici caratteri asiatici, il che significa netta prevalenza della risicoltura intensiva su gran parte dell'arcipelago (in pratica fino al 37o parallelo); essa però rende possibili due raccolti all'anno. Il riso occupa più di metà dell'arativo e riesce a coprire il fabbisogno interno, benché sia molto elevato l'impiego del riso per la fabbricazione del sake , il liquore nazionale del Giappone. Dopo varie sperimentazioni, i tecnici giapponesi sono riusciti a creare una varietà di riso che si adatta anche all'ambiente freddo dell'isola di Hokkaido; la maggior parte della produzione proviene però dalle aree irrigue del Shikoku, del Kyushu e dell'Honshu centro-meridionale. Un certo sviluppo ha assunto la coltivazione del frumento, praticata soprattutto nell'Hokkaido ma anche nelle altre isole come coltura invernale, che segue quella estiva del riso.

 

Altri cereali e ortaggi. Abbastanza diffuso è anche l'orzo, esso pure seminato dopo la raccolta del riso; molto meno rilevanti sono le produzioni degli altri cereali, come mais, avena e miglio, mentre ben rappresentate sono le patate e le patate dolci; tuttavia i consumi alimentari della popolazione (nel loro complesso coperti per 3/4 dalle produzioni nazionali) sono in via di graduale trasformazione, soprattutto per le mutate richieste di chi abita nelle città. Così, mentre nel complesso è diminuito il consumo pro capite del riso, particolare importanza ha assunto la coltivazione di ortaggi, come pomodori, cipolle, cavoli ecc., coltivati sia nelle immediate vicinanze dei grandi centri urbani sia in aree anche lontane ma particolarmente favorite dal clima, come le pianure costiere dell'Oceano Pacifico, influenzate dalla corrente di Curoscivo.

 

Altre colture. Anche la frutticoltura ha registrato un notevole incremento per l'accresciuta richiesta nazionale e per il rifornimento all'industria conserviera, largamente al servizio dell'esportazione; si produconoagrumi (arance, mandaranci, mandarini ecc.), mele, quindi buoni quantitativi di pere, pesche, uva, prugne ecc. Tra le colture industriali è largamente diffusa quella del tè (il Giappone è il settimo produttore del mondo), coltivato sui pendii montuosi del Giappone centrale e meridionale e in gran parte esportato. Tra le colture oleaginose un buon posto occupa la soia; tra quelle tessili, tutte piuttosto modeste, prevalgono il lino e la canapa. Benché la seta non sia più così prestigiosa come un tempo, dato l'affermarsi delle fibre tessili artificiali, il Giappone è tra i Paesi che maggiormente praticano la gelsicoltura per l'allevamento del baco da seta (il Paese è il secondo produttore mondiale, dopo la Cina); consistente è anche la produzione del tabacco che, con il luppolo, la canna e la barbabietola da zucchero, completa il quadro delle principali colture industriali.

 

Foreste. Elevatissimo è il patrimonio forestale, specie per un Paese di così antico e fitto popolamento; ben il 66% della superficie territoriale è ricoperto da foreste, con prevalenza di conifere o latifoglie a seconda delle regioni e quindi delle varietà climatiche; le maggiori distese di conifere (come quelle di cedri giapponesi o sugi, di cipressi giapponesi o hinoki, di abeti ecc.) sono statali e strettamente controllate da un apposito organismo governativo allo scopo di non depauperare eccessivamente le risorse nazionali. La produzione di legname, largamente utilizzato come materiale da costruzione e per pasta da carta, è alquanto limitata: si ricorre quindi in larga misura a legname d'importazione.

 

Allevamento. Come nella maggior parte dei Paesi dell'Estremo Oriente, anche in Giappone il ruolo dell'allevamento è molto limitato; d'altronde estremamente esigue sono le aree a prato e a pascolo permanente, pari ad appena l'1,7% del territorio nazionale. Tuttavia, in relazione alle già menzionate trasformazioni indotte dalle richieste urbane nel settore dell'alimentazione, e in modo specifico per la sempre crescente domanda di carni e latticini, il Giappone dispone oggi, soprattutto per bovini, di complessi zootecnici moderni e assai razionali; dipende invece per lo più dai piccoli agricoltori il tradizionale allevamento di suini e quello importantissimo dei volatili da cortile.

 

Pesca. La pesca, nonostante la decisione presa nel 1976 da parte di molti Paesi di creare delle zone di pesca esclusiva, resta un settore di grandissima importanza per l'economia giapponese; il Giappone è ai primi posti nel mondo per il pesce pescato. L'attività è organizzata in modo moderno, con tecniche d'avanguardia e sperimentazioni con le quali si cerca di valorizzare tutte le possibili risorse del mare, che per il Giappone, Paese insulare, è ovviamente uno spazio vitale. La pesca è praticata sia da numerosissime imprese di piccole dimensioni, che la esercitano però lungo le coste (gamberi, sgombri, molluschi ecc.), sia da imponenti complessi industriali, cui si deve oltre il 70% dell'intero pescato. Questi complessi sono attrezzatissimi, con potenti flottiglie di battelli che solcano non solo i mari giapponesi, ma spaziano nel Pacifico, specie nella sezione settentrionale (dove peraltro le delimitazioni delle aree di pesca, basate su accordi internazionali, hanno posto un certo freno alle"in vasioni" dei pescatori giapponesi) e che si spingono anche nell'Atlantico e nei mari antartici. Nei mari giapponesi le zone di pesca migliori sono quelle dove si incontrano la Curoscivo e la Ogascivo, ricche insieme di fauna ittica di acque tropicali e di acque fredde; qui si catturano salmoni, merluzzi, aringhe ecc., mentre nelle altre aree predomina il tonno. I porti di pesca attrezzati sono numerosi lungo le coste dell'Hokkaido, dell'Honshu e del Kyushu e a essi sono annesse grosse industrie conserviere. Molto redditizia è anche la caccia alla balena per la quale il Giappone dispone di una flotta ben attrezzata; anche se è prevista la cessazione di questa attività (un trattato del 1988 ammette la caccia alle balene solo per scopi scientifici). Alla pesca si aggiungono altre attività di sfruttamento del mare, tra cui la raccolta delle perle naturali e la coltivazione delle ostriche perlifere (vivai a Toba) per la quale i Giapponesi vantano la priorità mondiale. Rilevanza ha assunto anche la raccolta delle alghe usate per l'alimentazione. Circa l'importanza della pesca per il Giappone può essere indicativo il fatto che oltre il 50% delle proteine animali di cui si alimenta la popolazione è rappresentato dai prodotti del mare.

 

Risorse minerarie. Come si è detto, le risorse minerarie del Giappone sono piuttosto limitate, comunque largamente insufficienti rispetto alle richieste del suo potente apparato industriale. Gli unici minerali metalliferi di cui esistono buoni giacimenti sono quelli di zinco (Giappone è il maggior produttore asiatico) e di rame; di minor rilievo sono quelli di piombo, oro, argento, stagno, cromo, manganese, tungsteno, mercurio ecc. Inconsistenti sono le risorse di minerali ferrosi che debbono essere importati in quantità notevolissima da varie parti del mondo. Tra i minerali non metalliferi, buoni sono i giacimenti di zolfo. Per quanto riguarda le risorse energetiche, il Giappone dispone quasi unicamente di carbone, non però di eccelsa qualità e neppure di facile estraibilità. I maggiori giacimenti si trovano nel Kyushu e nell'Hokkaido e il loro sfruttamento è stato spesso assicurato solo per l'intervento del governo. Il petrolio è presente in quantitativi scarsissimi, del tutto irrisori rispetto all'enormità dei consumi nazionali: i giacimenti lungo le coste nord-occidentali dell'Honshu; nella stessa zona si ricava anche gas naturale. Per garantirsi l'approvvigionamento delle materie prime di cui necessita, il Giappone sta attuando con successo una politica economica di forti investimenti proprio nei Paesi produttori di materie prime; in particolare per il petrolio, che da solo concorre per oltre 1/3 al valore complessivo delle importazioni, la dipendenza dall'estero è pressoché totale. Ovviamente il rifornimento è di fondamentale importanza per un Paese eminentemente industriale come il Giappone.

 

Energia elettrica. Il potenziale idrico, sfruttato più o meno interamente nei limiti della convenienza, fornisce il 10% del totale; per ridurre la dipendenza energetica dall'estero, il Giappone ha potenziato il proprio apparato elettronucleare, che fornisce quasi il 30% dell'energia prodotta. La restante produzione è riservata alle centrali termiche che operano con petrolio d'importazione.

 

Industria di base. Il Giappone è al secondo posto nel mondo per la produzione di acciaio e per quella di ghisa e ferroleghe, in entrambi i casi preceduto dalla Cina. La distribuzione dei complessi siderurgici è piuttosto vasta, comunque le aree più privilegiate restano quelle costiere collegate ai grandi centri marittimi d'importazione, in particolare la zona di Tokyo-Yokohama, di Osaka-Kobe e di Hiroshima. Quanto alle lavorazioni metallurgiche, di notevole rilievo è quella dell'alluminio, che poggia interamente su bauxite d'importazione; il Giappone è al secondo posto su scala mondiale, dopo gli Stati Uniti, per il rame (grande centro di produzione a Onahama), mentre per lo zinco è al terzo posto dopo Cina e Canada; elevate sono anche le produzioni di piombo, magnesio ecc.

 

Industrie navali e automobilistiche. Potentissimo è il settore cantieristico, legato alle necessità vitali del Giappone, nettamente al primo posto in questo campo, largamente rappresentato da navi da trasporto e da petroliere giganti; i cantieri maggiori, direttamente legati all'industria siderurgica, sono quelli di Kobe, Nagasaki, Yokohama, Aioi, Osaka, Hiroshima ecc. In espansione nel corso degli ultimi anni anche l'industria automobilistica, rappresentata da fabbriche (come la Toyota, la Nissan ecc.) che riescono a esportare in tutto il mondo. La dislocazione dell'industria automobilistica è legata ai grandi centri industriali della costa dell'Honshu (Tokyo-Yokohama, Nagoya, Fuijsawa, Osaka, Ikeda ecc.). Molto importante è anche l'industria del ciclo e del motociclo.

 

Industrie di precisione. L'industria di precisione è forse la più peculiare del Giappone ed è il risultato di una oculatissima scelta economica, dato che i prodotti sono molto elaborati o poco ingombranti, mentre la fabbricazione richiede numerosa e qualificata manodopera. Strumenti ottici giapponesi, tra cui soprattutto macchine fotografiche e cinematografiche, binocoli, microscopi, proiettori, strumenti geodetici ecc. sono diffusi in tutto il mondo insieme con i prodotti dell'industria radiotecnica (apparecchi radio e televisori) e con gli orologi. Affermati anche i calcolatori e in genere i prodotti dell'industria elettronica.

 

Industrie chimiche e cementifere. Non meno poderosa è l'industria chimica, che dispone di numerosi impianti, pure in larga misura dislocati presso i centri portuali; tra le principali produzioni del settore si annoverano quelle dell'acido solforico, della soda caustica, delle materie plastiche e resine artificiali, dei fertilizzanti azotati, quindi di coloranti, prodotti farmaceutici ecc. Anche l'industria della gomma è ottimamente rappresentata (principali impianti a Kobe, Tokyo e Osaka) in gran parte impiegato per i pneumatici e per le calzature. Un altro settore dell'industria di base in enorme sviluppo è quello cementifero.

 

Altre industrie. In espansione è altresì l'industria della carta, anche se oggi si approvvigiona soprattutto all'estero. Il Giappone è tuttora uno dei massimi fornitori mondiali di fibre e di tessuti, benché rispetto ad altri e più dinamici settori produttivi l'industria tessile abbia visto diminuire la propria importanza; comunque la tendenza in atto è quella di installare in altri Paesi, dove la manodopera lavora a costi bassissimi (Hong Kong, Taiwan ecc.), nuovi stabilimenti controllati dal capitale giapponese. Il settore tradizionale è ancora quello del setificio, ma assai più rilevante è il campo delle fibre tessili artificiali e sintetiche; relativamente limitato è il lanificio, mentre sviluppatissimo è il cotonificio, con centro principale a Osaka. Sono molto attive la fabbricazione delle ceramiche (celebri quelle di Seto presso Nagoya) e l'industria vetraria, che trova nel Paese gran parte della materia prima occorrente. L'industria alimentare comprende zuccherifici, numerosi conservifici del pesce, fabbriche di conserve di frutta e verdura ecc. Nel settore delle bevande alcoliche elevata è naturalmente la produzione di sake , ma enormemente sviluppato è il birrificio; fiorente infine è la manifattura del tabacco, che produce sigarette e quantitativi elevatissimi di sigari, tabacco ecc.

 

Comunicazioni. La frammentazione insulare e il notevole sviluppo orografico hanno costituito in Giappone un forte ostacolo alla realizzazione di una unitaria rete di vie di comunicazione; fin dai secoli più lontani la trama delle comunicazioni stradali (oggi anche di quelle ferroviarie) si articolò lungo le coste, sulle quali ebbe sempre i suoi nodi principali. Comunque il Paese è dotato oggi di un sistema sufficientemente organico di vie di comunicazione, anche se non forse all' altezza della sua globale economia. Le ferrovie sono gestite da società private si sviluppano per 20.251 km e hanno la loro massima concentrazione nelle aree convergenti sulle grandi città che, per i trasporti urbani, si avvalgono ampiamente di metropolitane; celebri sono alcuni treni assai veloci, in particolare quelli in servizio sulla cosiddetta linea del Tokaido, tra Osaka e Tokyo. Honshu è naturalmente l'isola meglio servita; ma numerosi ferry-boat e tunnel sottomarini assicurano raccordi ferroviari nell'intero arcipelago; inoltre dal 1979 il Giappone può contare sulla più lunga galleria ferroviaria del mondo, la Daishimizu, di oltre 22 km, che sottopassa la catena dell'Honshu centro-settentrionale. Come si è detto, anche le strade, che si sviluppano complessivamente per oltre 1 milione di km, di cui più di 830.000 asfaltati, si snodano per lo più lungo i litorali allacciando tra loro le città costiere (esistono tuttavia anche numerose arterie trasversali) e sopportando un movimento di ben 65 milioni di autoveicoli. Nel 1998 è stato aperto al traffico il viadotto di quasi 4 km che collega Kobe con l'isola di Awaji: è il ponte sospeso più lungo del mondo.

 

Porti. Dimensioni gigantesche e attrezzature tecnologicamente d'av anguardia hanno naturalmente i principali porti, il cui movimento è veramente poderoso; tra i maggiori scali marittimi, tutti con oltre 100 milioni di t annualmente sbarcate e imbarcate, sono Chiba, Kobe, Yokohama e Nagoya; di poco inferiore è il porto di Kawasaki. Gran parte del traffico marittimo è svolto da navi giapponesi che battono tutte le rotte del globo, ma specialmente quelle del Pacifico; la marina mercantile nazionale dispone di circa 10.000 navi, ed è preceduta solo da quelle della Liberia e di Panamá, Paesi che notoriamente hanno pressoché solo formalmente una propria flotta. Per le comunicazioni aeree internazionali il Giappone si avvale della compagnia Japan Air Lines (JAL), che effettua collegamenti diretti in tutto il mondo, includenti le rotte transpolari e transiberiane; esistono numerosissime altre compagnie minori, tra cui la più importante, destinata ai servizi interni, è la All Nippon Airways. I maggiori aeroporti sono quelli internazionali di Tokyo (Narita) e di Osaka.

 

Commercio. Il commercio estero è forse il settore più straordinariamente organizzato dell'intero sistema economico giapponese. Elemento non meno straordinario, l'avanzata dei prodotti giapponesi pare praticamente inarrestabile anche nei Paesi altamente industrializzati, che pure sono, chi più chi meno, tutti in piena crisi recessiva; sono comunque in forte progresso anche gli scambi con il Medio Oriente, la Cina e vari Paesi in via di sviluppo. Principale partner commerciale restano tuttavia gli Stati Uniti, seguiti da Cina, Australia e Corea del Sud per le importazioni, Hong Kong, Corea del Sud e Singapore per le esportazioni. Il Giappone esporta soprattutto ferro e acciaio, autoveicoli, naviglio, strumenti ottici, apparecchi radio e televisori, manufatti metallici, motociclette, fertilizzanti, fibre sintetiche, tessuti e prodotti dell'abbigliamento, mentre importa in prevalenza petrolio, minerali metalliferi, legname e altre materie prime, prodotti agricoli. La bilancia commerciale è spesso attiva o comunque registra dei passivi piuttosto contenuti; la bilancia dei pagamenti può contare sui colossali interessi che provengono dai sempre più rilevanti investimenti in numerosi Stati del Terzo Mondo, ma altresì in molti Paesi altamente industrializzati. Quanto al turismo, molti sonogli stranieri che annualmente visitano il Giappone, ma assai più alto è il numero dei Giapponesi che si recano all'estero.

Storia

Testo completo:

Tra i ritrovamenti più antichi in Giappone si segnalano le industrie a schegge e bifacciali rinvenute a Sozudai, nell'isola di Kyūshū (Giappone meridionale) che potrebbero risalire a circa 70.000 anni fa. Leggermente più recenti sono le industrie più antiche del sito di Hoshino, 80 km a nord di Tōkyō, datate a ca. 50.000 anni fa, mentre quelle dei livelli più recenti dello stesso sito risalgono al Paleolitico superiore. A 30.000 anni datano i materiali provenienti dal riparo di Fukui (isola di Honshū). Numerose sono le testimonianze di industrie del Paleolitico superiore; tra esse si ricordano Nogawa, vicino a Tōkyō, con date comprese tra 18.500 e 7500 anni a. C.; Yasumiba, nell'isola di Honshū (Giappone centrale) con manufatti datati a ca. 14.000 anni fa; Uenodaira, ca. 150 km a nord di Tōkyō, con punte foliacee bifacciali datate tra 14.000 e 12.000 anni a. C., e Shirataki con punte foliacee, grattatoi e armature di giavellotto in ossidiana, con datazioni tra 18.000 e 10.000 anni a. C. Molto più conosciuti sono i complessi culturali dei tempi successivi, che per il Neolitico e l'Eneolitico si concentrano nel gruppo di Jōmon e suoi attardamenti, nonché nella successiva cultura di Yayoi.

Popolazione

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Popolazione totale: 126535920
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Popolazione urbana (%): 91,27
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Gruppi etnici:

Giapponesi 98,5%, coreani 0,5%, cinesi 0,4%, altri 0,6%;

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Lingue:

Giapponese

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Religioni:

Scintoisti e buddisti 84%, altri (inclusi cristiani 0,7%) 16%

Demografia

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Tasso di crescita: 0,02
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Tasso di natalità: 8,59
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Tasso di mortalità: 8,79

Media dell'area geografica: 7.4559999465942 (su un totale di 5 stati)

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Tasso di mortalità infantile femminile: 3,00
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Tasso di mortalità infantile maschile: 3,30
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Tasso di fecondità totale: 1,32
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Rapporto tra i sessi: 95,03
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,06
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Età mediana: 44,69
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Aspettativa di vita maschile: 79,25
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Aspettativa di vita femminile: 86,06

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 10

Indicatori economici

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PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 5.866,54
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PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 4.444,14
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Tasso di crescita annua: -0,70
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PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 45.869,70
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PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 34.748,10
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Valore aggiunto settore primario (% sul PIL): 1
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Valore aggiunto settore secondario (% sul PIL): 27
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Valore aggiunto settore terziario (% sul PIL): 71
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Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): 119304
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Spesa statale per sanità (%): 2
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Spesa statale per istruzione (%): 6
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Spesa statale per difesa (%): 4
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Tasso di corruzione: 74
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Debito pubblico (%/PIL): 126,41
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Tasso di inflazione : -29,00
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Tasso di disoccupazione: 4,57
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Debito estero (milioni di $): 0,00
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Saldo migratorio: 270000
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Rnld pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 44900
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Rnld pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 34670

Indicatori socio-sanitari

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Tasso diffusione HIV (stima) : 0,10
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Diffusione contraccettivi (%): 54
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Tasso di mortalità materna: 6
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% urbana): 100
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% rurale): 100
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% totale): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% rurale): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 100

Istruzione

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Iscritti scuola primaria che raggiungono il 5° anno : 100
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Tasso iscrizione scuola secondaria femminile: 99
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Tasso iscrizione scuola secondaria maschile: 98

Comunicazioni

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Tasso di libertà di stampa: 25,17
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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 51,12
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Utenti telefonia mobile ogni 100 abitanti: 104,95
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Numero reti televisive: 211
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Utenti internet ogni 100 abitanti: 79,53

Trasporti

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Aeroporti:

175

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Densità stradale (km/100 km²):

89,06

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Densità ferroviaria (km/ 100 Km²):

6,4

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Porti:

10

Flora, fauna e attività umane

Il Giappone gode di una fauna unica: dalle gru giapponesi, simbolo di pace e fortuna, ai macachi giapponesi che per scaldarsi nella stagione fredda fanno il bagno nei laghi vulcanici caldi. Guarda la galleria delle foto e leggi le didascalie.

Cibo, alimentazione e ricette

 

il sushi 

Questo famoso piatto giapponese è in realtà responsabile della minaccia ad una delle specie di pesci più diffuse del mediterraneo: scopri quale!