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Paesi | Americhe | America settentrionale | Stati Uniti d America

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Washington
Superficie (km²): 9632030
Densità (ab/km²): 31
Forma di governo: Repubblica federale
Sito ufficiale del Governo: http://www.usa.gov/
Data dell'indipendenza: 4 luglio 1776
Indipendenza da: Gran Bretagna
Moneta: Dollaro
Membership:

ADB (membro non regionale), AfDB (membro non regionale), ANZUS, APEC, Arctic Council, ARF, ASEAN (partner di dialogo), Australia Group, BIS, BSEC (osservatore), CBSS (osservatore), CE (osservatore), CERN (osservatore), CP, EAPC, EBRD, FAO, G-20, G-5, G-7, G-8, G-10, IADB, IAEA, IBRD, ICAO, ICC, ICCt (firmatario), ICRM, IDA, IEA, IFAD, IFC, IFRCS, IHO, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, ISO, ITSO, ITU, ITUC, MIGA, MINUSTAH, NAFTA, NATO, NEA, NSG, OAS, OECD, OPCW, OSCE, Paris Club, PCA, PIF (partner), SAARC (osservatore), SECI (osservatore), SPC, UN, UN Security Council, UNCTAD, UNESCO, UNHCR, UNITAR, UNMIL, UNOMIG, UNRWA, UNTSO, UPU, WCL, WCO, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO, ZC

Spazio fisico

Testo completo:

Elementi geologici generali. Il territorio statunitense trae i suoi elementi fondamentali dai grandi complessi strutturali dell'America Settentrionale; generalmente orientati in senso meridiano, essi sono, da est a ovest, il sistema degli Appalachi, le Pianure Centrali, la cordigliera delle Montagne Rocciose con gli altopiani connessi e le catene costiere prospicienti l'Oceano Pacifico. Questi elementi introducono varietà regionali abbastanza marcate, anche se in genere prive di brusche soluzioni di continuità; esse spiegano, con la diversità dei caratteri climatici, pedologici e vegetali, l'imporsi di differenti attività agricole e quindi anche, in certa misura, della stessa organizzazione territoriale, seppure questa dipenda in modo determinante dai grandi centri urbani.

 

Sistema degli Appalachi. Tutta la sezione orientale degli USA è dominata dalla presenza degli Appalachi. La catena, che interessa anche il Canada, estendendosi da nord-est a sud-ovest per circa 2.500 km, larga in media 200-300 km, risale al Paleozoico (i processi orogenetici si verificarono, a intervalli, dall'Ordoviciano al Permiano) e raggiunge la massima altezza nel monte Mitchell (2.037 m), nelle Blue Ridge Mountains. Pur molto spianati ed erosi, nella sezione meridionale gli Appalachi mostrano ancora la caratteristica struttura a pieghe, particolarmente evidenziata nella catena degli Allegheny e che morfologicamente si risolve in una successione di lunghe dorsali alternate a piatti e ampi fondivalle, tanto da costituire un motivo ripetuto che giustifica l'appellativo unitario di Great Valley, dato appunto a tale insieme vallivo. I fiumi che vi scorrono, con andamento in genere meandriforme, talvolta si aprono dei varchi (watergaps) per uscire dalla catena, tanto sul versante interno quanto su quello esterno. A nord del grande solco segnato dal fiume Hudson il sistema appalachiano, che in tale sezione settentrionale ha genericamente il nome di Monti della Nuova Inghilterra mentre in quella meridionale spicca la catena degli Allegheny, perde la struttura a pieghe e si presenta come una successione di massicci e dorsali isolati tra i quali spiccano le Green Mountains e le White Mountains (Monte Washington, 1.917 m).

 

Orografia appalachiana. I lineamenti orografici sono più confusi, tuttavia le valli sono in prevalenza orientate verso sud; sono proprio queste valli che danno origine sulla costa agli ampi estuari (dell'Hudson, del Delaware ecc.) che hanno fatto la fortuna della facciata atlantica statunitense. Morfologicamente essi sono il risultato recente di una profonda ingressione marina; infatti la piattaforma continentale è qui ampia e solcata da caratteristici canyons sottomarini che rappresentano la continuazione degli sbocchi fluviali. Geologicamente il rilievo appalachiano presenta strutture diverse, tra cui masse cristalline e scistose d'origine archeozoica, formazioni vulcaniche e sedimentarie paleozoiche. Queste ultime, nella sezione settentrionale degli Allegheny, racchiudono cospicui giacimenti carboniferi, fattore primario dell'affermazione industriale della regione. Per certi aspetti tutta l'area appalachiana può far pensare all'Europa dei massicci antichi (di cui infatti è geologicamente la continuazione) caratterizzata da profili montuosi maturi, senza asprezze, da transiti facili lungo le ampie vallate. Verso oriente il rilievo digrada in una fascia pedemontana, il Piedmont, costituita dai conoidi dei fiumi appalachiani che si sovrappongono a formazioni cenozoiche. Essa sovrasta la piana costiera alluvionale da cui è separata, lungo la cosiddetta Falls Line (linea delle cascate), da un "gradino" strutturale, che rappresenta il limite orografico orientale del sistema appalachiano e costringe i fiumi a bruschi salti. La piana costiera è notevolmente ampia a sud del Capo Hatteras, dove accoglie aree paludose, dando origine a una morfologia di tipo lagunare. Ampie analogie si riscontrano con la penisola della Florida, protesa verso sud per circa 500 km a dividere le acque dell'Atlantico da quelle del Golfo del Messico: si tratta di un antico tavolato, in massima parte ricoperto da terreni sedimentari calcarei che non hanno subito alcun perturbamento tettonico e che perciò danno origine a un territorio pianeggiante, situato a pochi metri sopra il livello del mare e quindi dal drenaggio difficile. Ciò spiega le zone paludose della Florida, specie nella sezione meridionale, dove si aprono ampi bacini lacustri (come il lago Okeechobee ) e le aree anfibie conosciute comeEverglades.

 

Pianure centrali. Il corso del Mississippi e quello del suo grande affluente Missouri costituiscono l'asse del poderoso sistema di distese, per lo più pianeggianti, che si frappongono tra gli Appalachi e le Montagne Rocciose e che in genere sono definite globalmente come Interior Plains (Pianure Centrali). Bacino tettonico di dimensioni continentali (continua infatti esso pure nel Canada, spingendosi perciò dal Mar Glaciale Artico al Golfo del Messico), si può considerare come una grande sinclinale allungata in senso meridiano. Per restare nell'ambito degli USA, le alluvioni del Mississippi e dei suoi affluenti hanno ricoperto le formazioni sedimentarie, essenzialmente paleozoiche e mesozoiche, con un apporto di materiale detritico cospicuo: è un'immensa conca da cui emergono ai bordi gli altopiani che preludono agli Appalachi a est (Cumberland ecc.), alle Montagne Rocciose a ovest (Ozark , Ouachita ecc.). A loro volta, naturalmente, le Pianure Centrali comprendono varie sezioni. Tre sono le fondamentali ripartizioni. A nord è il cosiddetto Bassopiano Centrale, esteso intorno ai Grandi Laghi fino a raggiungere i margini del sistema appalachiano a est, la Valle del Missouri a ovest, che costituisce un insieme di pianori ondulati che in parte poggia sopra lo Scudo canadese, l'antichissimo zoccolo, archeozoico, dell'America Settentrionale, il quale però affiora solo in brevi tratti a sud del Lago Superiore. Segue la gigantesca pianura alluvionale del Mississippi, che viene fatta generalmente iniziare dal punto in cui l'Ohio confluisce nel Mississippi e termina con l'ampia falcatura del Golfo del Messico; estrema porzione meridionale delle Interior Plains, la fascia costiera allinea terre basse, alluvionali, che riposano però sopra strati sedimentari più antichi (Mesozoico e Cenozoico) depositatisi durante le lunghe ingressioni del mare verso l'interno del continente. Infine a ovest, grosso modo delimitata dal corso del Missouri, dall'Altopiano di Ozark e dal pedemonte delle Montagne Rocciose, è l'immensa regione delle Great Plains, le Grandi Pianure vere e proprie, estese in senso meridiano dal Messico all'Alaska ed elevate in media dai 700 ai 1.200 m; già terra delle praterie sconfinate (le Prairies), sono destinate oggi alla cerealicoltura e all'allevamento estensivi. Si comprende subito come la morfologia delle Pianure Centrali abbia aspetti assai vari da regione a regione. Essa assume tipici caratteri fluviali (depositi alluvionali più o meno recenti, aree di inondazione, meandri abbandonati ecc.) nella parte più depressa, meridionale, mentre nei pianori (Superior Upland ) a ovest dei Grandi Laghi anche il Mississippi scorre talora tra sponde rocciose; paesaggio del tutto particolare, a calanchi, formano le Bad Lands del Dakota del Sud. Variano da sud a nord anche i suoli: a quelli alluvionali nella sezione meridionale succedono i suoli eolici nel tratto settentrionale; avvicinandosi al Canada compaiono le morfologie glaciali con i loro depositi morenici (tipici i drumlins).

 

Montagne Rocciose. Con le Montagne Rocciose inizia la sezione occidentale degli USA. Si tratta di un sistema assai complesso, risultato di molteplici corrugamenti in una zona assai instabile della massa continentale nordamericana. Di tali ripetuti processi orogenetici, i più antichi risalenti al Paleozoico, particolarmente poderosi furono quelli, detti laramici, del tardo Cretaceo (Mesozoico), che si accompagnarono a un'intensa attività vulcanica: il Parco Nazionale di Yellowstone, tra i monti Absaroka e Teton, offre uno sbalorditivo "campionario" di manifestazioni vulcaniche tra cui particolarmente spettacolari sono i geyser . Il grande sistema montuoso forma una bastionatura possente anche se non molto elevata, specie se è raffrontata alle catene andina e himalayana, culminando a 4.399 m nel Monte Elbert (Colorado). Morfologicamente presenta una serie di catene, con andamento generale da nord a sud, in genere ben delineate ma a volte spezzate da interposti bacini; le catene per lo più mostrano un duplice allineamento, racchiudendo vasti altopiani sedimentari, tra cui notevolmente esteso quello del Wyoming, dominato da grandiose dorsali: monti Bitterroot, Big Horn, Teton, Wasatch, Front ecc. Sovrastando a est, spesso come autentico baluardo, le Pianure Centrali, le Montagne Rocciose si affacciano a ovest su una serie di altopiani, allungati dal Messico allo Stretto di Bering, detti anche "intermontani" perché a loro volta chiusi a ovest dalla lunga serie di catene prospicienti il Pacifico; a nord in taluni punti si restringono sino a 150-200 km (per esempio nella Columbia Britannica, Canada), là dove le Montagne Rocciose quasi si raccordano con le catene costiere, ma a sud, specie nel Gran Bacino, si espandono sino a toccare, da est a ovest, gli 800-1.000 km.

 

Altopiani intermontani. I tre principali altopiani inclusi nel territorio statunitense sono quelli detti del Columbia e del Colorado, dal nome dei fiumi che li solcano, e il già menzionato Gran Bacino. La formazione di tali altopiani è legata essenzialmente, come quella delle Montagne Rocciose, all'orogenesi laramica: per questo taluni geografi li trattano congiuntamente includendoli nella globale "regione delle Montagne Rocciose", con le quali, soprattutto l'Altopiano del Colorado, mostrano in effetti rilevanti affinità. Di estremo interesse morfologico, le loro fondamentali caratteristiche fisiche sono il prodotto, in rapporto pressoché eguale, di imponenti fratture crustali, di intense manifestazioni vulcaniche e di una non meno possente attività erosiva, soprattutto fluviale ed eolica. Su un'antica base di rocce cristalline e metamorfiche, l'Altopiano del Columbia, definito "mare di lava", è interamente ricoperto da stratificazioni laviche, che talora raggiungono un migliaio di metri di spessore. L'Altopiano del Colorado, esteso per circa 325.000 km2 e posto a un'altitudine media di 2.000-3.000 m, poggia anch'esso su un imbasamento di antiche rocce cristalline (gneiss, graniti ecc.); tuttavia la sua peculiarità consiste nella sovrastante poderosa sedimentazione, soprattutto di calcari e arenarie del Mesozoico, di perfetta orizzontalità, attestanti cioè un sollevamento compatto dell'intera regione. Tale innalzamento si verificò a partire dalla fine del Mesozoico, era nella quale il vasto territorio rimase continuamente sommerso dal mare, e si protrasse sino al Neozoico; con l'emersione degli strati si ebbe un'imponente attività erosiva, con manifestazioni particolarmente poderose a opera del fiume Colorado, che ha intagliato il celebre Grand Canyon: qui la crosta terrestre mostra un gigantesco squarcio lungo alcune centinaia di chilometri, profondo oltre 1.000 m, nelle cui pareti appare la perfetta successione delle stratificazioni, resa più evidente dalla diversa colorazione (rossa, gialla, bianca, verdastra, bruna) degli strati. A ovest della sezione centro-meridionale delle Montagne Rocciose, tra i 35° e i 45° latitudine nord, si apre infine il Gran Bacino, regione dalla morfologia estremamente complessa, formata da una serie di catene inframmezzate da bacini, con andamento per lo più nella direzione meridiana, e che in più punti superano i 3.000 m, sfiorando i 4.000 m nei monti Snake (Wheeler Peak, 3.982 m). Quanto ai bacini intermontani, taluni costituiscono depressioni tettoniche tra le più profonde del globo: qui la Valle della Morte tocca i - 86 m, minimo assoluto del continente americano. Chiusa agli influssi oceanici, la regione ha carattere essenzialmente desertico, con distese ciottolose e sabbiose (per esempio nel Gran Deserto Sabbioso, situato nella sezione settentrionale del Gran Bacino, tra la Catena delle Cascate e l'Altopiano del Columbia) in cui sovente si affossano laghi salati, come il Gran Lago Salato, ai piedi dei monti Wasatch .

 

Catene occidentali. L'ultimo grande elemento strutturale del territorio statunitense è rappresentato dalle catene, d'era cenozoica, che in duplice allineamento, separato da una marcata depressione, dominano la facciata del Pacifico; sviluppate dall'Alaska al Messico, rappresentano forse l'elemento morfologico più straordinario dell'America Settentrionale, toccando tra l'altro nell'alaskano monte McKinley (6.194 m) la massima vetta del subcontinente e ospitandone gli unici vulcani ancora attivi. L'allineamento più interno, meglio marcato e più imponente, comprende in territorio statunitense a sud la Sierra Nevada, a nord la Catena delle Cascate, che ne forma il proseguimento. In entrambe le catene si ha un imbasamento di rocce antiche, cristalline, sul quale però nella Catena delle Cascate si sono sovrapposti grandi apparati vulcanici d'origine cenozoica (che, nel monte Rainier, toccano i 4.392 m) e ampie superfici laviche, mentre nella Sierra Nevada prevalgono le coperture sedimentarie del Paleozoico e del Mesozoico. Presentano verso est una scarpata in genere molto erta, soprattutto la Sierra Nevada, che con un salto improvviso strapiomba sulle superfici sabbiose del Gran Bacino: dal monte Whitney (4.418 m, massima cima degli USA, Alaska esclusa) in soli 100 km di distanza si precipita alla ricordata depressione della Valle della Morte, con un balzo cioè di oltre 4.500 m. L'innalzamento delle due catene ha portato allo sprofondamento di una lunga fascia a ovest delle medesime e precisamente della valle percorsa dal fiume Willamette a nord e di quella solcata dai fiumi Sacramento e San Joaquin a sud: quest'ultima, più nota come Valle della California (o semplicemente la Valle, o The Valley ), è una delle più caratteristiche e marcate depressioni tettoniche del mondo, chiusa tutt'attorno da elevate dorsali montuose e il cui unico accesso naturale è rappresentato dalla splendida Baia di San Francisco. L'allineamento più esterno forma la vera e propria Catena Costiera, meno elevata, in particolare nella parte meridionale, mentre tocca i 2.424 m nel monte Olympus presso il confine con il Canada; la catena domina, come dice il nome, direttamente la costa, determinandone la morfologia rocciosa ma non molto frastagliata, dato l'andamento stesso del rilievo: in pratica infatti la compattezza del litorale cede solo all'estuario del fiume Columbia, nell'estremo nord, e alla citata magnifica rientranza di San Francisco, dovuta a un recente fenomeno di sommersione marina, essendo il mare riuscito a superare le modeste alture della Catena Costiera.

 

Caratteri climatici. Se si eccettua l'Alaska, dominata da caratteristiche climatiche subpolari, gli USA hanno un clima essenzialmente temperato, benché molto vario da zona a zona in rapporto sia alla vastità del territorio, di dimensioni continentali, sia alla sua conformazione, in particolare alla disposizione meridiana e periferica dei rilievi, sia infine alla sua apertura su tre distinti fronti marittimi. Tuttavia alla base il meccanismo, per così dire, che determina le condizioni climatiche è relativamente semplice, in quanto con l'esclusione delle fasce costiere atlantica e pacifica, la vastissima area centrale è una specie di "corridoio" ampiamente aperto a nord e a sud agli alterni movimenti di due masse d'aria: la polare continentale, proveniente dal Canada, e la tropicale marittima, spirante dal Golfo del Messico. Essi si spingono profondamente nell'interno del Paese: così d'inverno l'aria polare, fredda e asciutta, può raggiungere le regioni meridionali, generalmente miti, circostanti il golfo, arrecando anche improvvise gelate, mentre d'estate l'aria tropicale calda e umida può spingersi sino alla zona dei Grandi Laghi, portando pioggia e banchi di nebbia.

 

Clima della fascia atlantica. La facciata orientale del Paese è costantemente investita dalle masse d'aria d'origine atlantica, alle quali si sovrappone, lungo le coste meridionali, l'influsso dell'aliseo di sud-est; in conseguenza di ciò si hanno buone precipitazioni tutto l'anno (con massimi nella fascia meridionale) che pur allentandosi al di là degli Appalachi interessano praticamente tutta la fascia orientale degli USA. Il versante costiero risente invece in misura notevole d'estate dell'influsso dell'anticiclone del Pacifico, che arreca tempo sereno e secco; d'inverno la sezione settentrionale è soggetta alle masse d'aria marittime provenienti dalla zona delle Aleutine, quello meridionale alle masse d'aria tropicale marittima, sicché si determinano condizioni adatte ovunque alle precipitazioni, meno copiose peraltro man mano che da nord si scende verso sud. Come si è detto, il clima atlantico assume caratteri marcati su tutta la facciata orientale; occorre però fare una distinzione tra la Nuova Inghilterra e il resto della regione. La Nuova Inghilterra, situata praticamente a nord del fiume Hudson (41° latitudine nord, corrispondente all'isoterma di gennaio di –1 °C), risente d'inverno degli influssi polari continentali, che gli Appalachi, poco elevati, non riescono ad arrestare, e che quindi determinano un clima invernale piuttosto rigido. Gli influssi polari si avvertono anche più a sud e la stessa New York, che pure è situata sul mare e alla latitudine di Napoli, ha inverni freddi, spazzati da gelidi venti settentrionali. Anche di primavera questi influssi si fanno sentire e giustificano i giorni ventosi di marzo e aprile. La primavera è piuttosto breve e l'estate scoppia improvvisa; le condizioni allora si invertono e le masse d'aria provengono in prevalenza da sud. Le temperature salgono notevolmente d'estate, tanto da registrare medie di luglio di 25 °C, che si abbassano di qualche grado più a nord (22 °C a Boston). Le precipitazioni sono abbondanti, con oltre 1.000 mm annui, proprie del clima oceanico, e regolarmente distribuite nel corso dell'anno; procedendo verso sud tendono però a concentrarsi nella stagione autunnale. Sui rilievi le piogge sono più copiose e si raggiungono valori annui anche superiori ai 1.500 mm. Caratteri climatici diversi si ritrovano nella sezione più meridionale del versante appalachiano, presentando piuttosto analogie con quelli che si riscontrano in Florida e in tutta la fascia costiera del Golfo del Messico. Le temperature sono mitigate, specie in Florida, che è meno soggetta agli influssi continentali: a Miami le medie di gennaio e di luglio passano dai 19-20 °C ai 27-28 °C, valori che spiegano le fortune turistiche di questo centro, mentre a New Orleans (Louisiana) le medie invernali si abbassano a 12 °C. Le precipitazioni sono abbondanti, superando i 1.500 mm annui: esse si verificano in parte anche nei mesi estivi. Su tutta la regione si abbattono però frequentemente, con conseguenze spesso disastrose, gli hurricanes, che si formano in seguito allo scontro tra masse d'aria fredda continentali e masse d'aria calda tropicali.

 

Clima delle pianure. Nelle pianure interne il clima assume carattere di continentalità, benché le escursioni termiche, proprie di questo tipo di clima, siano via via meno sensibili da nord a sud, così come più elevate sono le temperature: a Minneapolis (Minnesota) i valori medi di gennaio sono –6 °C, quelli di luglio 20 °C, ma a Memphis (Tennessee) si hanno rispettivamente 5 °C e 27 °C. Le precipitazioni non sono mai abbondanti, con una caratteristica distribuzione che varia in senso longitudinale, decrescendo cioè da est verso ovest, in rapporto al progressivo affievolirsi dell'umido influsso atlantico: a ovest del Mississippi scendono al di sotto dei 1.000 mm annui e sulle Montagne Rocciose raramente (per esempio nelle zone di maggior altitudine delle catene settentrionali) si superano i 500 mm.

 

Clima delle regioni occidentali. La regione delle Montagne Rocciose costituisce in effetti un'area climatica a sé, fortemente condizionata sia dall'isolamento rispetto agli influssi marittimi, sia dall'altitudine: vi è quindi un'esasperazione della continentalità, che è rispecchiata dai valori termici, che registrano medie invernali ovunque inferiori agli 0 °C e medie estive intorno ai 20 °C (a Denver, nel Colorado, posta a 1.609 m d'altitudine, i valori medi sono rispettivamente di –2 °C e di 22 °C). Caratteristica di tutta la grande regione è la diffusa aridità (a Denver cadono circa 370 mm annui di pioggia), che si accentua nei bacini depressionari e in genere nella fascia degli altopiani a ovest delle Montagne Rocciose, specie nel Gran Bacino: a Phoenix (Arizona) non si raggiungono i 200 mm annui. Qui però si hanno nuovamente temperature molto elevate, toccando d'estate nella depressione della Valle della Morte persino i 50 °C all'ombra, temperatura tra le più alte del globo. Gli eccessi per lo più si addolciscono nella fascia delle cordigliere occidentali, specie lungo la costa (forte continentalità si ha invece nella chiusa Valle della California), la quale costituisce un'altra grande regione climatica, contraddistinta da temperature relativamente uniformi, più elevate di quelle della facciata atlantica a parità di latitudine (le isoterme di gennaio di 4,5 °C e di luglio di 15,5 °C corrono pressoché parallele alla costa), e da modeste escursioni termiche: nella zona di San Francisco il salto termico è addirittura di soli 3-4 °C tra estate e inverno, forse il più basso di tutta l'America Settentrionale. Ai limiti più settentrionali della Catena Costiera, nella zona del Monte Olympus, si hanno i massimi pluviometrici (oltre 2.500 mm) degli USA; elevate sono del pari le precipitazioni sul versante oceanico della Sierra Nevada, consentendo così lo splendido ammanto forestale di questa catena. A sud di San Francisco invece il clima mite (13 °C di gennaio, 22 °C di luglio), la bassa piovosità, il regime invernale delle precipitazioni determinano quei caratteri mediterranei dell'ambiente californiano che sono stati un fattore determinante dello straordinario sviluppo della regione.

 

Flora della regione appalachiana. Alla varietà delle situazioni climatiche, in particolare delle precipitazioni, corrisponde quella delle formazioni vegetali, le quali dipendono naturalmente anche da fattori locali, edafici, altitudinali (questi ultimi soprattutto sulle Montagne Rocciose) ecc.; in generale si possono riconoscere una vastissima area centrale a steppe e praterie, data la continentalità del clima, e due belle fasce forestali, prevalentemente a latifoglie nella sezione atlantica del Paese, a conifere in quella pacifica. La foresta temperata di latifoglie ha il suo sviluppo più ricco nella regione appalachiana, che associa specie varie (castagni, querce, faggi, aceri), le quali nelle parti più elevate e settentrionali si associano alle conifere del genere Picea dell'area canadese e alle betulle. Nel Piedmont, nella Florida e nella fascia costiera del Golfo del Messico a suoli scuri si ha una foresta di tipo subtropicale dominata da varie specie di pini, come il Longleaf pine (Pinus palustris ), o pino ad aghi lunghi, insediato lungo la costa, dove si hanno le caratteristiche cypress swamps, aree soggette a inondazioni, nelle quali allignano perciò piante resistenti all'acqua come alcune specie di Taxodium, alberi della gomma (del genere Nyssa) ecc. Tipiche della Florida meridionale sono le aree palustri, derivate dal difficile drenaggio della penisola, chiamate Everglades e formate da un intrico di alberi diversi, spesso impenetrabili, con mangrovie, liane ed epifite.

 

Praterie e steppe del centro. Il dominio delle praterie, le grasslands, si estende dal pedemonte interno degli Appalachi, dove si spinge con ammanti via via più poveri la foresta di latifoglie, sino alle Montagne Rocciose. A est del Mississippi si ha la cosiddetta blue-grass, una prateria ricca di graminacee varie, che si impoverisce procedendo verso ovest, specie tra il pedemonte delle Montagne Rocciose e il Mississippi (nelle cui pianure inondabili si ritrova l'ambiente anfibio delle già citate cypress swamps ); tra le graminacee xerofile delle pianure steppose la buffalograss ricorda il bovide un tempo numeroso in tutto l'ambiente delle praterie.

 

Flora delle regioni occidentali. Molto vario è il manto vegetale della regione delle Montagne Rocciose: si passa dai pascoli delle zone di maggior altitudine alle sottostanti foreste di larici, abeti, pini, quindi alla boscaglia xerofila, la cui specie arborea più caratteristica è il Pinus piñon (Pinus edulis ), e via via alla steppa cespugliosa. Procedendo verso nord e in genere nei bacini sufficientemente irrorati compare la foresta mesofitica, cioè di media umidità, con tipiche conifere come l'abete douglas e il pino giallo; nelle zone più aride, come l'arco meridionale delle Montagne Rocciose sino al confine con il Messico, si stende il chaparral, con arbusti spinosi inframmezzati a piante grasse quali la yucca, l'agave, il cactus (il cereus, a forma di candelabro, raggiunge anche i 15 m di altezza) ecc. La stessa foresta mesofitica si ritrova sui versanti delle cordigliere occidentali, ma la vegetazione assume gli aspetti più rigogliosi (foresta umida) nelle zone settentrionali della Catena delle Cascate e della Catena Costiera, e sui più umidi versanti della Sierra Nevada, dove compaiono splendide foreste di conifere, fra cui emergono le gigantesche sequoie, ben protette in un parco nazionale, alte anche 100 m. Nella parte pacifica meridionale ricompare però l'ambiente arido, che assume aspetti prevalentemente steppici a graminacee nella continentale Valle della California, mentre nella fascia costiera a clima mediterraneo si ha nuovamente il chaparral, qui presente con formazioni cespugliose affini a quelle appunto della macchia mediterranea.

 

Struttura idrografica. La rete idrografica degli USA è chiaramente organizzata secondo i lineamenti strutturali del vasto territorio: pertanto la prima fondamentale ripartizione distingue i tributari dell'Atlantico da quelli del Pacifico. La maggior parte del Paese, circa i 2/3, riversa le sue acque all'Atlantico, in rapporto alla posizione, molto spostata verso ovest, delle Montagne Rocciose, su cui corre lo spartiacque che separa le due sezioni (Continental Divide ). Un'ulteriore suddivisione si può fare, all'interno dei bacini atlantici, tra fiumi direttamente tributari dell'oceano e fiumi sfocianti nel Golfo del Messico. In questi ultimi rientra il principale fiume degli USA, il Mississippi, che drena tutta la vasta sezione compresa tra le Montagne Rocciose e gli Appalachi.

 

Bacino Mississippi-Missouri. Il bacino del Mississippi, comprendendo anche quello del Missouri , è di circa 3.328.000 km2 (terzo del mondo) e include regioni molto varie dal punto di vista delle precipitazioni. L'alimentazione più ricca proviene dagli affluenti di sinistra, appalachiani, tra cui il ricco e placido Ohio; i tributari di destra, che si originano dalle Montagne Rocciose, hanno bacini complessivamente più estesi, particolarmente il Missouri (che più propriamente è il principale ramo sorgentifero del Mississippi), il cui bacino idrografico è di 1.370.000 km2 , ma dove minori sono le precipitazioni. Essi attraversano anzi le aree semiaride soggette a forti erosioni e le loro acque giungono al Mississippi cariche di detriti, oltre che con regime molto irregolare; il Missouri tuttavia è oggi controllato da un gigantesco sistema di dighe. Magre e piene del Mississippi sono assai sensibili: la sua portata alla foce, che mediamente è di 20.000 m3/s, sale in periodo di piena, all'inizio dell'estate, sino a 40.000 m3/s, per effetto delle precipitazioni primaverili che investono quasi tutto il suo bacino. Il fiume, che includendo il ramo sorgentifero Missouri-Red Rock si sviluppa per 5.970 km, è navigabile sino alla città di Cairo, alla confluenza con l'Ohio, dove termina praticamente la vasta piana alluvionale inondabile; oggi la sua navigabilità si spinge molto più a monte e un canale lo congiunge ai Grandi Laghi. La funzione del Mississippi come via di comunicazione rimane importante, anche se non è più quella che ebbe all'epoca della conquista delle zone interne degli USA e che fu rimarchevolissima nonostante i limiti posti alla penetrazione dall'orientamento meridiano del fiume e dalla foce (il massimo apparato deltizio del mondo, in continuo avanzamento) in un'area relativamente "defilata" rispetto alle grandi correnti del traffico qual è il Golfo del Messico, cui tributano vari altri fiumi: l'Alabama a est del Mississippi, il Brazos e soprattutto il Rio Grande, al confine con il Messico, a ovest.

 

Bacino dei Grandi Laghi. La sezione del territorio statunitense che rientra nel bacino atlantico vero e proprio è drenata essenzialmente dal San Lorenzo e dai fiumi appalachiani, per tali intendendo quelli del versante orientale, esterno, della catena (quelli interni in massima parte scendono al Mississippi tramite l'Ohio, come il Tennessee). Da nord a sud i più importanti estuari sono quello dell'Adirondack, parzialmente navigabile e oggi collegato con canali ai Grandi Laghi, quello del Delaware e quello del Susquehanna (Baia di Chesapeake ), che attinge le acque molto all'interno della Great Valley. Più a sud i fiumi sono privi di estuario, data l'esistenza della piana alluvionale costiera, raggiunta superando il salto che separa tale piana dal Piedmont: è la già ricordata Falls Line, lungo la quale è stata creata tutta una serie di centrali idroelettriche. Quanto al San Lorenzo , tale imponente fiume (3.058 km; 1.550.000 km2 di bacino), pur non rientrando nel territorio degli USA, rappresenta una fondamentale via d'acqua direttamente inserita nel quadro geografico statunitense. Ciò perché esso collega l'Atlantico con i Grandi Laghi, elementi idrografici di primaria importanza degli USA (nonché del Canada cui appartengono per quasi la metà), oggi pienamente navigabili. I cinque grandi bacini, Superiore, Michigan, Huron, Erie, Ontario , che occupano antiche conche glaciali profonde qualche centinaio di metri, formano un unico spazio lacustre, il massimo d'acqua dolce del mondo (248.500 km2 ), grazie ai loro collegamenti naturali o artificiali; i dislivelli sono di lieve entità, se si esclude quello che separa il Lago Erie (174 m) dal Lago Ontario (75 m), per gran parte rappresentato dalle famose cascate del Niagara .

 

Idrografia del versante pacifico. Nella fascia a ovest del Continental Divide , regione tendenzialmente arida, l'idrografia è in parte esoreica e in parte endoreica. In quest'ultima rientra tutto il Gran Bacino, nel quale si aprono, come si è detto, diversi laghi salati, tra cui il Gran Lago Salato , il più esteso degli USA (4.144 km2 ), esclusi i Grandi Laghi. All'Oceano Pacifico tributano due importanti fiumi, il Colorado e il Columbia, quest'ultimo col suo grande affluente Snake. Il Colorado (2.334 km; 675.000 km2 di bacino) attinge le sue acque dalle montagne che dominano la sezione centro-settentrionale dello Stato omonimo, sfociando, dopo un corso orientato prevalentemente da nord-est a sud-ovest, nel Golfo di California; il Columbia, meno lungo (1.954 km), ma con un bacino più vasto (772.000 km2 ), si origina nella Columbia Britannica, in territorio canadese, ma interessa soprattutto gli USA sfociando con un profondo estuario a valle di Portland (Oregon); i loro corsi si svolgono incassati in grandi canyon. Non navigabili, sono però utilizzati, mediante una poderosa serie di sbarramenti, per la produzione di energia elettrica. Il massimo fiume statunitense dopo il Mississippi-Missouri è l'alaskano Yukon (2.897 km; 855.000 km2 di bacino), che attraversa da nord-est a sud-ovest tutto lo Stato, sfociando nel Mare di Bering (Oceano Pacifico); è però scarsamente navigabile perché gelato per buona parte dell'anno e in genere di modesto interesse in quanto riguarda una zona semidisabitata. Un sistema idrografico molto caratteristico è infine quello della Valle della California, percorsa da due fiumi diretti in senso opposto: il Sacramento, che proviene da nord, e il San Joaquin, che giunge da sud e che tributa al Sacramento presso la foce di quest'ultimo nella Baia di San Francisco.

Ambiente umano

Testo completo:

Colonizzazione. L'edificazione degli USA come unità politica e come entità geografica con una propria ben definita organizzazione spaziale è avvenuta secondo un processo di progressiva conquista del territorio e di una presa di coscienza, da parte degli Europei qui trapiantati, di vivere autonomamente in un Paese nuovo. Il nucleo originario è sulle sponde atlantiche, nelle ben riparate baie formate dai fiumi che scendono dagli Appalachi, rimasti per molto tempo come un'invalicabile barriera per i colonizzatori. Intorno a quelle prime basi di conquista e di popolamento si è avuta una progressiva coagulazione umana che ha costituito e costituisce ancora oggi la piattaforma, l'elemento di base di tutta l'organizzazione territoriale statunitense. Ancora oggi le zone di più antico insediamento ripresentano certi aspetti umani che richiamano la mentalità e lo spirito dei pionieri anglosassoni: le dimore, l'organizzazione dei piccoli centri intorno alla chiesa protestante, le città, il paesaggio agrario, i volti degli abitanti. La Nuova Inghilterra è in tal senso la regione più conservatrice del pionierismo anglosassone. Nel XVIII secolo le prime 13 colonie conobbero una fase di grande sviluppo grazie anche ai rapporti commerciali che mantennero con la madrepatria. I gruppi trapiantati mostrarono di sapersi organizzare economicamente e socialmente da soli, in tutta indipendenza. I coloni ebbero presto la forza di lottare per l'indipendenza, anche se non tutti si trovavano d'accordo su ciò. Molti "lealisti" furono costretti a emigrare e preferirono andare nelle vicine colonie canadesi contribuendo così all'anglicizzazione dell'ex dominio francese.

 

Formazione dello Stato. Nel 1776, con la dichiarazione d'indipendenza, nacque l'Unione formata dalle 13 colonie iniziali, che progressivamente aumentarono di numero con la spinta della colonizzazione verso ovest. Tuttavia l'Unione non formava un insieme omogeneo: anche se i coloni erano in gran parte inglesi, essi si trovarono ad agire in ambienti e condizioni diversi. Il nord, con i suoi porti, la sua vivacità commerciale, lo spirito intraprendente dei suoi abitanti, il suo ambiente adatto all'agricoltura polivalente dato il clima temperato, si differenziò ben presto dal sud, dove le condizioni ambientali erano più adatte all'agricoltura di piantagione, rivolta soprattutto alla coltura del tabacco e del cotone, cui attendevano schiere di schiavi afroamericani. Questi, fatti affluire dall'Africa per la prima volta nel 1619, si accrebbero successivamente in modo assai rilevante, sia per le ulteriori massicce immissioni nel Paese sia per il loro alto tasso di natalità (nel 1790 rappresentavano ben il 20% della complessiva popolazione statunitense, in seguito si sono più o meno attestati sul 10-11%). Quanto agli Amerindi , che in numero di circa 1 milione abitavano il Paese all'arrivo degli Europei, essi furono a poco a poco sterminati sia per le stragi spietate sia per l'alcolismo e le malattie contratte dai bianchi, tanto da essere ridotti a circa 250.000 alla fine del secolo scorso; successivamente però le migliorate condizioni igieniche e la pace (pagata però con la creazione delle riserve, in genere nelle aree più sfavorite del centro-ovest e dell'ovest, come l'Arizona, l'Oklahoma, il New Mexico) portarono a un aumento della compagine indiana.

 

Immigrazioni. Il processo di ampliamento del Paese fu stimolato, si potrebbe dire reso necessario, dalle grandi ondate immigratorie, ivi sospinte dal dinamismo economico e sociale che percorreva e percorre gli USA: dal 1820 al 1996 hanno raggiunto stabilmente il Paese oltre 63,1 milioni di immigrati, di cui circa 7,1 milioni di Tedeschi, 5,4 milioni di Italiani, 9,7 milioni tra abitanti della Gran Bretagna e dell'Irlanda, 4,2 milioni provenienti dal Canada e oltre 3 milioni dalla Russia. Le prime ondate di immigrati d'origine non britannica furono composte specialmente da Tedeschi e Scandinavi, attratti soprattutto dalle regioni forestali più settentrionali. Con le leggi del 1921, del 1924 e del 1928, l'immigrazione prese a essere controllata con la regola delle aliquote, stabilite sulla base delle nazionalità già presenti nel Paese; ciò favorì gli immigrati britannici, che formavano la maggior parte della popolazione già insediata, mentre fu praticamente chiusa l'immigrazione agli asiatici, ai Cinesi soprattutto, che in numero notevole cominciavano a stabilirsi nell'ovest.

 

Struttura etnica. Le varie nazionalità si fissavano preferibilmente nelle aree che offrivano occasioni di lavoro più simili a quelle della madrepatria. Il sud (Carolina del Sud, Georgia, Alabama, Mississippi ecc.) ha conservato una certa purezza etnica, con le famiglie della vecchia aristocrazia coloniale e le masse di afroamericani, le quali però a poco a poco, anche per sfuggire alla miseria e alla politica segregazionista, hanno abbandonato in gran numero le campagne depauperate del sud cercando il proprio posto nelle grandi città del centro-est, capaci di assorbire un po' tutti, seppure a patto di quelle discriminazioni sociali che sono all'origine dei grandi ghetti urbani dei centri maggiori. Essi rappresentano (dati del censimento 1980) ben il 70,2% della popolazione di Washington, il 63,1% di quella di Detroit, il 37,8% di quella di Filadelfia; a Chicago vivono quasi 1,2 milioni di afroamericani e addirittura New York, con i suoi 1,8 milioni di abitanti afroamericani, è la più grande "città afroamericana" del mondo. Le Pianure Centrali (Minnesota, Iowa, Dakota, Kansas ecc.) hanno una struttura etnica più varia, benché sostanzialmente rappresentata da Anglosassoni e da Slavi, questi ultimi ben ambientati in una regione per tanti aspetti simile a quella sarmatica. L'ovest, dal Texas alla California, è anch'esso multietnico: i richiami di questa regione sono stati infatti assai vari, a eccezione di alcune zone, come la Valle della California, che con il suo clima mediterraneo si prospettò come luogo adatto per i coloni italiani specializzati nella viticoltura e nell'orticoltura. Il nord-ovest (Washington, Idaho, Oregon ecc.) ha attratto soprattutto Slavi, Scandinavi e Tedeschi. Oggi queste attrazioni regionali, data la grande mobilità sociale degli USA, hanno poca importanza e le specifiche aree etniche tendono a sparire per riformarsi nelle città, però molto degradate là dove le etnie rappresentano le classi sociali inferiori ed emarginate. L'immigrazione del resto è oggi relativamente ridotta, anche se gli ultimi decenni, specie subito dopo la seconda guerra mondiale, hanno portato masse non trascurabili di immigrati (tra il 1960 e il 1980, circa 7,8 milioni), per lo più provenienti dall'Europa e dal Canada, Paese che serve da base agli emigranti europei per raggiungere in un secondo tempo gli USA.

 

Sviluppi demografici. L'incremento demografico naturale è stato un fattore decisivo per la crescita della popolazione statunitense fin dalle origini. L'alta natalità fu sempre un elemento favorevole per l'imporsi stabile e definitivo della colonizzazione; successivamente fu la prosperità che contribuì a mantenere alto il tasso di natalità: negli anni Cinquanta e Sessanta era ancora elevata e solo successivamente si è avuta una sensibile diminuzione; la mortalità d'altra parte è molto bassa, benché essa vari da regione a regione e da gruppo sociale a gruppo sociale (tra gli afroamericani per esempio è ancora elevata), ed è il riflesso dei grandi squilibri economico-sociali degli USA. La popolazione, che nel 1950 era di 151,3 milioni di unità, al censimento 1980 risultava di oltre 226 milioni di abitanti (compresi i 965.000 abitanti delle Hawaii) e a quello del 1990 di 248,7 milioni di abitanti. Di questi 248 milioni, oltre l'80,3% sono bianchi, il 12,1% afroamericani, con principali insediamenti negli Stati di New York (2,4 milioni), California, Illinois, Texas (1,7 milioni ciascuno), Georgia, Louisiana, Carolina del Nord, Florida, Ohio, Michigan, Virginia, Pennsylvania (oltre 1 milione ciascuno); circa l'1,6% asiatici (Cinesi, Giapponesi, Vietnamiti e Filippini); circa lo 0,8% Amerindi, discendenti sia dalle tribù di cacciatori delle praterie che si difesero con aspre lotte dall'invasione bianca (Sioux, Comanche ecc.) sia dai più miti gruppi agricoltori (Hopi, Zuñi ecc.), stanziati nel sud-ovest e nel New Mexico. Pressoché metà di essi vive nei quattro Stati di Oklahoma, Arizona, California e New Mexico, in gran parte confinati in riserve; tutti in ogni caso sono malamente inseriti nelle realtà sociali d'oggi e l'alcolismo continua a essere la grande piaga di questi autentici emarginati.

 

Aree di attrazione. La distribuzione della popolazione sul territorio degli USA è molto ineguale e ciò in rapporto a fattori assai diversi e non solamente, come già si è avvertito, per effetto di condizioni ambientali più o meno favorevoli. L'organizzazione umana è fondata sulle città, centri primari della struttura territoriale degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono nati in effetti all'epoca dell'industrialismo capitalista e il costituirsi della trama insediativa ha seguito processi spontanei (poco o nulla hanno influito le divisioni statali interne, anche se gli Stati sono geograficamente qualificabili per certe peculiarità), secondo impulsi dati dalle opportunità economiche promosse dai centri urbani. I fattori geografici hanno privilegiato soprattutto New York, Boston, Filadelfia, Baltimora e in generale tutta la grande regione atlantica centro-orientale, aperta non solo ai traffici oceanici ma ben collegata, anche da vie navigabili come l'Hudson, alle regioni interne, dove la presenza di carbone e di minerali ferrosi ha favorito lo sviluppo delle industrie. La crescita della regione atlantica è stata vertiginosa e rappresenta uno degli episodi di maggior popolamento della storia mondiale. Il coagulamento umano in quest'area, cui si connette anche quella, pure popolosissima, tra gli Appalachi e i Grandi Laghi, è stato incessante, benché oggi il fenomeno di concentrazione vada spegnendosi a vantaggio di altre aree, in particolare delle facciate del Golfo del Messico e del Pacifico. Il numero delle grandi città è elevato, occorre distinguere le città vere e proprie (corporated cities ) dalle aree metropolitane (metropolitan statistical areas ): ben 43 di queste superano il milione di abitanti e 21 i due milioni.

 

Megalopoli atlantica. Nella regione che va dalla Baia di Massachusetts a quella di Chesapeake, vale a dire dal New England meridionale al Maryland, si ha una concentrazione di città unica al mondo, cinque delle quali contavano oltre un milione di abitanti già nel 1850. Prima fra tutte le città della "megalopoli" atlantica è New York, favorevolmente situata sul magnifico estuario dell'Hudson, a metà strada tra il nord e il sud della regione, ben collegata con l'interno. È una gigantesca concentrazione umana di oltre 7,3 milioni di abitanti (ma l'area metropolitana, la cosiddetta MSA, metropolitan statistical area, superava nel 1994 i 18 milioni di abitanti, comprese Jersey City e Long Island), simbolo incontrovertibile dell'intera civiltà statunitense e del suo straordinario cosmopolitismo, definita "cuore e cervello della nazione"; è importantissimo centro portuale, aeroportuale, industriale (settore manifatturiero), fulcro finanziario mondiale, sede naturalmente di musei prestigiosi, di istituti artistici e culturali di interesse internazionale. A sud di New York sono: Newark, nello Stato del New Jersey, città che può anzi venire considerata come un gigantesco sobborgo industriale di New York; Filadelfia, polo urbano della Pennsylvania, la città quacchera fondata da William Penn, illustre centro storico (qui si tennero i congressi che portarono all'indipendenza degli USA) che fu a lungo la grande rivale di New York e oggi è la quarta metropoli statunitense, attivissima nelle più svariate industrie, ospitando tra l'altro la più potente raffineria di petrolio della costa atlantica degli USA, e per movimento commerciale occupa il terzo posto della megalopoli; Baltimora, nel Maryland, anch'essa con industrie altamente diversificate e con un porto assai attivo; infine la stessa Washington , città tra le più belle e ariose degli USA, situata nel Distretto Federale (D.C.=District of Columbia), un quadrato di terra di 178 km2 originariamente diviso tra gli Stati del Maryland e della Virginia, che il presidente Washington scelse appositamente per ospitare il centro politico e amministrativo del Paese e che da "semplice" capitale (in genere negli USA, a differenza delle tradizioni europee, le capitali non corrispondono ai maggiori centri dei rispettivi Stati, essendo il ruolo politico ben distinto da quello economico) è diventata metropoli con funzioni molteplici. A nord di New York, principale fulcro del popolamento è Boston, con funzioni analoghe a quelle delle altre grandi città atlantiche, cioè portuali e commerciali in genere, industriali, finanziarie, oltre che essere illustre centro culturale (Boston è tra l'altro sede del prestigioso Istituto di Tecnologia del Massachusetts, mentre nella vicina Cambridge è la gloriosa Università di Harvard, la più antica degli USA) attivato dai discendenti della vecchia America puritana del New England.

 

Città tra Grandi Laghi e Florida. Alla regione centro-atlantica si allaccia quella, già ricordata, dei Grandi Laghi, dove si raccolgono poderose città industriali, tra cui: Pittsburgh, altra metropoli della Pennsylvania, nonché uno dei massimi centri siderurgici del mondo (nell'area metropolitana viene prodotto 1/5 dell'intero acciaio degli Stati Uniti); Cleveland, nell'Ohio, anch'essa con colossali impianti siderurgici; Detroit, nel Michigan, capitale mondiale dell'automobile, sede notoria della Ford, della General Motors e della Chrysler, che fornisce il 25% degli automezzi prodotti nel Paese, ma che è anche punto focale di una vasta regione dove l'industria meccanica in genere costituisce l'attività preminente; infine e soprattutto, sul Lago Michigan, la gigantesca Chicago , nell'Illinois, le cui fortune si devono alle sue funzioni di raccordo tra le Grandi Pianure e l'est, sede di industrie poderose legate soprattutto all'agricoltura e all'allevamento delle regioni interne ma anche metallurgiche, meccaniche e tessili. Chicago è sede tra l'altro del più vasto e attivo aeroporto commerciale del mondo. Lo sviluppo delle città dei Grandi Laghi è stato favorito dalle vie di comunicazione, ben collegate con l'Oceano Atlantico, oltre che dal fatto di situarsi al centro di produttive aree agricole. Ben popolato (media di 50 abitanti/km2 ) è anche il Piedmont degli Appalachi, con città industriali che fungono da centri focali di aree agricole occupate da piantagioni (tabacco, cotone), come Charlotte nella Carolina del Nord, Richmond nella Virginia, Atlanta, capitale della Georgia, con una gamma ormai assai vasta di attività manifatturiere; nell'estremo sud-est del Paese la Florida vanta celebri località turistiche, a cominciare dalla lussuosa Miami, stazione balneare e climatica, soprattutto invernale.

 

Città del bacino del Mississippi. Anche nella valle del Mississippi, arteria sempre vitale degli USA, si hanno grossi centri urbani come Minneapolis nel Minnesota, Memphis nel Tennessee, Saint Louis nel Missouri. Altamente industrializzati, essi hanno altresì funzioni importantissime di raccordo tra l'est e l'ovest, oltre che tra il nord e il sud, delle Grandi Pianure; ciò vale specialmente per Saint Louis, antica base di penetrazione verso l'Ovest, favorita dalla sua posizione alla confluenza del Missouri col Mississippi, e che è il massimo porto fluviale sul Mississippi e il secondo nodo ferroviario del Paese dopo Chicago. Tutta l'area centro-meridionale delle Grandi Pianure ha il naturale sbocco a New Orleans, porto di fondazione francese presso la foce del Mississippi, oggi colossale, benché il periodo d'oro per la città sia stato quello della grande navigazione fluviale. La sponda affacciata al Golfo del Messico è in fase di grande espansione, specie sul litorale texano collegato alle zone più interne petrolifere e agricole, dominate dalle nuove metropoli di Dallas Fort Worth, tra i massimi mercati degli Stati Uniti) e Houston , città vitalissima, ultramoderna capitale statunitense per l'industria petrolchimica, nonché tra i primi porti del Paese, collegato mediante un canale lungo circa 60 km alla Baia di Galveston. Houston ha quintuplicato la sua popolazione negli ultimi 25 anni; ma tutta l'area texana prospiciente il Golfo del Messico registra crescite di popolazione tra le più elevate degli Stati Uniti di poco inferiori a quelle della California. (con il vicino importante centro di

 

Città dell'Ovest. Con il meridiano dei 100°, che segna il passaggio a condizioni di semiaridità, si può dire inizi l'Ovest, ancora scarsamente popolato (la densità è inferiore ai 10 abitanti/km2 ), con poche città isolate, punti focali di territori ampi ma la cui trama di rapporti economici è in genere assai inferiore a quella dei centri dell'Est, benché siano oggi in pieno potenziamento industriale. È il caso soprattutto di tre città, capitali e massimi centri rispettivamente degli Stati del Colorado, dell'Utah e dell'Arizona: Denver, situata ai piedi delle Montagne Rocciose, sviluppatasi come base di rifornimento per le vicine località minerarie, tuttora grande nodo di comunicazione e intensissimo centro commerciale, favorito dalla posizione pedemontana, di fronte alle Pianure Centrali, con varie industrie legate principalmente ai settori agricoli, zootecnici ed estrattivi; Salt Lake City, fondata dai mormoni come centro agricolo, ma oggi sede massimamente di attività industriali e minerarie; Phoenix , vivacissima per commerci, traffici e, grazie all'ottimo clima, turismo, ma la cui economia dipende in sempre crescente misura dalle svariate industrie leggere, in particolare elettroniche, aeree e aerospaziali, caratterizzate da elevate tecnologie.

 

Metropoli californiane. La California è stata ed è ancora la terra promessa; il suo incremento demografico è incessante. Il petrolio è stato uno dei fattori delle fortune di questo Stato; ma vi hanno giocato anche altre cause, come l'espansione verso il Pacifico degli interessi statunitensi, il clima mite e la favorevole condizione alla nascita di industrie leggere, tecnologicamente avanzate, meno legate alle fonti minerarie, in specie carbonifere. San Francisco (l'area metropolitana include tra l'altro l'importante centro di Oakland) è stata la prima grande città sorta sulla sponda del Pacifico e ha legato indissolubilmente il suo nome a tutta l'epopea della "corsa all'oro"; il suo grande sviluppo è iniziato a partire dalla seconda metà del secolo scorso, dopo il collegamento ferroviario transcontinentale, ma San Francisco dovette ricominciare quasi una nuova vita dopo il disastroso terremoto del 1906. In espansione recentissima e vertiginosa, tanto da poter essere definita come la grande rivale di New York, è invece Los Angeles (l'area metropolitana comprende anche Anaheim e Riverside), ingigantitasi con il dilagare della motorizzazione. Vastissima, dilatandosi per un raggio di oltre 50 km, eminentemente "orizzontale", in ciò del tutto opposta a NewYork, "verticale" e centripeta entro la Baia dell'Hudson, è urbanisticamente unica al mondo, fittamente occupata da autostrade, snodi e raccordi viari di ogni sorta, quasi una città in movimento continuo; la metropoli ha naturalmente una poderosa attività commerciale (il porto è in continua ascesa e l'aeroporto è ritenuto il secondo del mondo), con complessi soprattutto grandiosi nel settore aeronautico e aerospaziale, per il quale Los Angeles primeggia nel Paese, oltre a essere, grazie al sobborgo di Hollywood, la capitale del cinema. La metropoli ha, in modo diretto o indiretto, influito sullo sviluppo economico e demografico di una vasta area della California meridionale che include altri grossi centri come San Diego, San Bernardino, tutti con oltre 1 milione di abitanti. Ultima area statunitense di notevole popolamento è il nord-ovest, specie nella zona che gravita su Seattle (e, a poca distanza, Tacoma ) nello Stato di Washington, grosso centro industriale, sede tra l'altro della Boeing, la più grande industria aeronautica del mondo, nonché attivissimo porto sull'Oceano Pacifico.

Centri minori. Al di fuori delle aree delle grandi città si hanno zone per lo più rurali. Nel nord-est e intorno ai Grandi Laghi essa è di tipo intensivo e la densità di popolazione è elevata, sebbene qui, come in tutto il territorio rurale degli Stati Uniti, l'unità di insediamento sia la farm isolata, con la casa d'abitazione, le stalle, i silos e gli altri edifici annessi. Il tessuto territoriale è imperniato sulle divisioni in townships (quadrati di 9,6 km di lato, ripartizioni standard che risalgono al secolo scorso), cui si adeguano strade e centri abitati. Cittadine e villaggi hanno funzioni amministrative e commerciali; spesso sono capoluoghi di contea e su di essi gravitano le farms. Nel Sud, dove dominano le piantagioni, il popolamento rurale è pure incentrato sulle farms e su centri che spesso conservano aspetti del passato, con le nobili case delle famiglie dell'aristocrazia bianca e le piccole, misere dimore degli afroamericani. Nelle praterie, dove predomina l'allevamento estensivo, la base dell'insediamento rurale è il ranch, grande fattoria che sorge vicino ai pozzi, al centro di ampi territori di pascolo. Sulle Montagne Rocciose caratteristiche sono le piccole cittadine sorte come centri minerari (alcune, fondate all'epoca della febbre dell'oro, sono oggi abbandonate e si presentano come città fantasma, ghost towns) o, più di recente, come località turistiche, climatiche o di cura. Nelle regioni del Pacifico vi sono grandi e piccoli centri raccolti nelle aree più produttive, come nella Valle della California, la cui agricoltura intensiva ha promosso però soprattutto la nascita di fattorie isolate. Nel Sud-Ovest rimangono ancora le tracce del passato spagnolo, con le vecchie missioni cattoliche che sono state sovente gli elementi promotori di centri anche urbani. Il Nord-Ovest infine è, come la regione dei Grandi Laghi, un'area di agricoltura intensiva, ricca di farms.

Aspetti economici

Testo completo:

Peculiarissime condizioni storico-geografiche, forse irripetibili su scala mondiale, sono alla base della struttura economica degli Stati Uniti, la massima potenza del mondo occidentale. Due sono stati i fattori determinanti: la piena disponibilità di uno spazio esteso e ricchissimo di risorse naturali, il cui intensissimo sfruttamento ha consentito quel colossale accumulo di capitali che è stato alla base di tutti i successivi slanci dell'economia statunitense, e l'afflusso da ogni parte del mondo di decine e decine di milioni di individui che, animati da uno straordinario e spregiudicato spirito pionieristico, hanno popolato tali vastissimi territori, conquistando sempre nuove terre e nuove risorse all'insegna dell'esaltazione dell'arricchimento individuale e attraverso i più esasperati sistemi di produzione liberista e capitalista. Questa prima fase dell'economia statunitense, sostenuta dall'allargarsi di un mercato arricchito dall'immissione di nuove masse di immigrati e fondata sul consumismo, sulla fortissima urbanizzazione, sul generale miglioramento del tenore di vita, si avvantaggiò enormemente di uno sviluppo tecnologico senza pari e di una diffusione eccezionale dei mezzi di comunicazione.

 

Crisi del 1929-30 e degli anni Settanta. Gli squilibri di un sistema basato sull'ottenimento del massimo profitto individuale nel più breve arco di tempo si rivelano in tutta la loro pericolosità con la gravissima crisi del 1929-30, dovuta a un enorme eccesso di produzione rispetto alle possibilità d'acquisto. Tale crisi ha segnato, insieme a un inserimento più stretto degli USA nel sistema economico mondiale, l'inizio di un nuovo modo, più controllato, di organizzare la realtà economico-sociale del Paese, nel quale il ruolo dello Stato, specie a livello federale, è divenuto via via più importante. La preoccupazione per la conservazione delle risorse nazionali ha sviluppato una politica estera di accaparramento delle materie prime in qualunque parte del mondo esse siano reperibili; da ciò un sempre più complesso e ramificato intreccio di interessi produttivi e finanziari, che legano l'economia statunitense a quelle di buona parte del globo. Questa particolare collocazione del Paese all'interno del quadro internazionale ha fatto sì che la gravissima crisi economica mondiale, esplosa agli inizi degli anni Settanta in conseguenza degli elevatissimi rincari del petrolio, coinvolgesse profondamente l'economia statunitense, determinando la prima recessione dopo quella del 1929. L'aumento del prezzo internazionale del petrolio ha ogni volta esercitato un potente effetto perturbatore sull'economia degli USA, fondata su una massiccia utilizzazione di fonti di energia resa necessaria dal livello altissimo dei consumi privati e dalle dimensioni gigantesche dell'apparato produttivo. Fino al 1980 è continuato il rallentamento nel processo di crescita economica: per la prima volta da decenni la produttività del lavoro aumentò di pochissimo (0,5%) e il tasso di cambio del dollaro scese a livelli molto bassi. Nel triennio 1980-1982 gli USA hanno avuto addirittura variazioni negative del loro prodotto nazionale: la caduta è stata inferiore a quella degli anni "neri" (1974 e 1975), ma il tasso di disoccupazione è passato dal 7,1% al 10,7% della popolazione attiva, il più elevato dopo la grande crisi del Trenta.

 

Fase di rilancio. Tuttavia, dopo questa fase negativa iniziale la politica neoliberista introdotta nel 1980 dall'amministrazione Reagan ha saputo realizzare, già nel 1983, uno spettacolare rilancio dell'economia americana, iniziando una nuova fase nella storia politica ed economica degli USA. Tale politica è stata essenzialmente basata sulla riduzione della pressione fiscale (a beneficio dei più abbienti), sul vertiginoso aumento della spesa pubblica nel settore degli armamenti, su drastici tagli delle spese sociali, accompagnati da azioni monetaristiche restrittive fondate su alti tassi di interesse. Il tasso di cambio del dollaro è così rapidamente migliorato operando un colossale drenaggio di capitali dall'estero che ha contribuito al rilancio dei settori industriali più avanzati, deprimendo nel contempo i prezzi delle materie prime (petrolio compreso) importate. Grazie a questa politica, negli Stati Uniti si è verificata un'espansione dei consumi privati della maggioranza della popolazione e una ripresa delle esportazioni ad alto contenuto tecnologico, mentre le multinazionali, attraverso il controllo dei capitali e dei mercati internazionali, si assicuravano (anche con l'acquisto di grosse partecipazioni nelle industrie mondiali) una posizione di predominio nel mondo. Già all'inizio del 1984 la ripresa economica degli Stati Uniti era in atto, facilitata dalla ristrutturazione industriale degli anni precedenti che era costata 9 milioni di nuovi disoccupati: nel 1984 la produttività era aumentata del 4,7%; circa 7 milioni di nuovi posti di lavoro sono stati creati nel terziario; vi è stato un aumento del 6,4% del prodotto nazionale lordo, il più alto tasso annuale di crescita dal 1951; il tasso di inflazione è sceso al 3,7%, il più basso dal 1967. L'aumento della domanda di prodotti industriali è stato però in larga misura coperto dalle importazioni, rese sempre più competitive dall'eccessiva valutazione del dollaro. Di contro, il disavanzo del governo federale non accenna a diminuire: l'effetto di stimolo sull'economia e in particolare sui consumi privati si è notevolmente affievolito.

 

Nuova recessione. Gli ultimi anni Ottanta e i primi Novanta sono nuovamente caratterizzati dalla crisi economica che interessa in primo luogo il settore agricolo, colpito dal fallimento di molte imprese e di istituti di credito a esse collegate. L'industria tradizionale (siderurgia e automobilismo in primo luogo) e alcuni rami del terziario (esemplari i casi delle grandi compagnie aeree) hanno ridotto gli organici. Negli anni successivi l'espansione, moderata ma continua, dell'economia è stata trainata soprattutto dallo sviluppo del settore terziario e dei comparti industriali ad alta tecnologia (aeronautica, informatica, elettronica, armi), e la disoccupazione ha toccato il valore più basso dal 1970. Nel complesso, si sono accentuate le sperequazioni nella distribuzione della ricchezza: mentre il reddito delle classi più ricche è in crescita, quello delle classi medie e basse è in diminuzione, e di fatto il 15% dei cittadini statunitensi vive sotto la soglia di povertà, con scarse forme di assistenza sociale e sanitaria.

 

Profilo agricolo. Condizioni climatiche e pedologiche straordinariamente favorevoli sono fra i fondamentali fattori (ma non certo gli unici) che hanno favorito l'eccezionale sviluppo dell'agricoltura statunitense: ogni abitante degli Stati Uniti dispone di una superficie coltivabile che è almeno 3 volte superiore a quella di cui fruisce il resto dell'umanità. Alle ottime risorse naturali si deve però aggiungere l'estrema razionalizzazione dell'agricoltura, un'attività caratterizzata sin dalle origini da un ben preciso adattamento alle condizioni ambientali sia delle colture sia delle dimensioni delle aziende agricole, varianti da poche decine sino a diverse migliaia di ha, sia, infine, delle tecniche colturali (uso dei fertilizzanti, lotta contro le degradazioni dei suoli, tecniche irrigue ecc.). In questi spazi immensi, contrassegnati dalla scarsa densità della popolazione, un altro fattore decisivo del successo statunitense è stato l'altissimo grado di meccanizzazione. Infine non va sottovalutato l'elemento umano. Gli agricoltori, spesso associati in consorzi per meglio garantirsi sicuri redditi in un settore strutturalmente esposto a pericoli ricorrenti e in genere strettamente collegati con le industrie alimentari, ricevono un'altissima e sempre aggiornata formazione tecnica. Paradossalmente, mentre il settore primario svolge nell'ambito dell'economia nazionale un ruolo sempre meno rilevante sia per quanto riguarda il numero degli addetti sia in percentuale del prodotto nazionale, esso occupa una formidabile posizione in campo internazionale. Grazie ai sempre crescenti rendimenti unitari ottenuti nell'agricoltura, per certi prodotti, come la soia, gli Stati Uniti detengono in pratica il monopolio mondiale, e quindi agli enormi surplus che vengono realizzati, gli Stati Uniti sono riusciti a imporsi come un'autentica potenza alimentare: sono ormai molti, anche al di fuori del Terzo Mondo, i Paesi che dipendono, in maggiore o minore misura, dal rifornimento delle derrate statunitensi.

 

Struttura regionale dell'agricoltura. Per conseguire la piena valorizzazione delle risorse territoriali, agricoltura e allevamento sono stati impostati, sin dalle origini, su base regionale, adeguandoli cioè alle possibilità naturali delle varie zone, sulla base di una visione complessa e integrata delle diverse produzioni nell'ambito del Paese. Questa ripartizione in belts, o "cinture", più o meno monocolturali (Wheat Belt = cintura del frumento; Corn Belt = cintura del mais; Cotton Belt = cintura del cotone; Dairy Belt = cintura del latte), è tutt'oggi in larga misura valida, anche se a poco a poco i belts tendono a frazionarsi in una serie di insiemi più variamente articolati. Comunque, a grandi linee, i caratteri di questa agricoltura zonale sussistono e sono una delle componenti fondamentali del paesaggio agrario statunitense.

 

Dairy Belt. La regione nord-atlantica e dei Grandi Laghi, fortemente urbanizzata sin dalle origini del popolamento del Paese, ha promosso attività agricole in grado di fornire prodotti richiesti dalle città, come ortaggi, frutta, prodotti caseari; in effetti le condizioni ambientali erano (e sono) soprattutto favorevoli all'allevamento stallivo, e così oggi di questa regione si parla, dal punto di vista agricolo, come del Dairy Belt (Wisconsin, Minnesota ecc.), cioè della regione destinata in prevalenza all'allevamento del bestiame da latte e a non meno avanzate industrie lattiero-casearie; nella Nuova Inghilterra è attivissimo l'allevamento dei volatili da cortile. La regione appalachiana è dominata da colture varie, anche frutticole e orticole, praticate di solito in proprietà piuttosto ristrette, almeno in rapporto alle dimensioni medie delle aziende agricole statunitensi.

 

Corn Belt. Nella sezione nord-orientale delle Pianure Centrali, dal bacino dell'Ohio fino allo Iowa, dove le precipitazioni sono ancora abbondanti, si ha il grande Corn Belt, la regione del mais (Iowa, Illinois, Indiana, Missouri e Nebraska), il vero cuore dell'agricoltura americana, che si avvantaggia di condizioni pedologiche eccellenti e consente rese elevatissime; qui sono interminabili distese coltivate a mais, in cui si trovano fattorie sparse che operano anch'esse in funzione soprattutto dell'allevamento, in prevalenza suino (gli allevatori hanno selezionato delle razze particolarmente redditizie e si sanno adeguare alla richiesta del mercato con una validissima organizzazione commerciale).

 

Cotton Belt. La fascia meridionale è il Cotton Belt, che dagli Stati Uniti sud-orientali (Mississippi, Alabama ecc.) si è però via via spostato, per l'esaurirsi dei suoli, verso il Texas, oggi il maggior produttore di cotone, e le aree irrigue del Sud-Ovest; le piantagioni a cotone sono in progressiva contrazione, mentre nel Cotton Belt si sono imposte con successo nuove colture oggi più redditizie, come la soia. La fascia costiera del Golfo del Messico e la Florida formano invece una regione di colture subtropicali fruttifere, come agrumi, ananassi ecc.

 

Wheat Belt. A ovest del Mississippi, dove le precipitazioni sono ormai povere, si ha il Wheat Belt, la regione granaria che in realtà comprende due distinte aree: una settentrionale (Dakota del Nord, Montana ecc.), dove il clima più rigido si adatta alla coltivazione del frumento primaverile, e una meridionale (Kansas, il massimo produttore degli Stati Uniti, Oklahoma ecc.), più estesa e redditizia, dove si ottiene il frumento invernale. Le aziende sono in genere vaste, passando dai 100-150 ha in media ciascuna nel Kansas sino agli 800-1.000 ha delle proprietà più occidentali, ai margini della zona semiarida; l'organizzazione è estremamente razionale e molto elevato il grado di meccanizzazione. Ovunque diffuso è l'allevamento estensivo di bovini da carne, specie nelle praterie più povere ai piedi delle Montagne Rocciose. Grandi macelli sorgono al servizio di questo allevamento nella piana del Mississippi, nel Texas e soprattutto a Chicago, vera capitale della produzione di carne.

 

Zone aride. Dry farming (aridocoltura) e allevamento estensivo sono diffusi in tutta la regione delle Montagne Rocciose e negli ambienti aridi e semiaridi dell'Ovest (Utah, Nevada ecc.); i ranches da allevamento occupano aree persino di qualche migliaio di ettari e sono talvolta gestiti da grandi società. Qui l'agricoltura è resa possibile da imponenti opere di irrigazione (negli Stati Uniti, la superficie irrigua è circa 1/10 del totale coltivato); vi si praticano colture varie, dal cotone alla frutticoltura anche di tipo subtropicale, come nella Valle della California, che accoglie vigneti (la vite, introdotta da Italiani, Francesi e Spagnoli, è assai redditizia) e alberi da frutto di varie specie. Nel Nord-Ovest infine si ha una frutticoltura da clima temperato insieme all'allevamento e alle industrie lattiere.

 

Cereali, patate, ortaggi e frutta. Nel complesso la superficie coltivata è pari al 19% del territorio nazionale; quanto alle singole produzioni, l'agricoltura statunitense detiene numerosi primati mondiali, che consentono anche notevoli esportazioni. Colossale è la produzione del mais, pressoché la metà del totale mondiale (occupa ca. 30 milioni di ha); questa coltura è in funzione soprattutto dell'allevamento. Nei riguardi dell'esportazione conta invece notevolmente il frumento; la produzione, dato lo scarso consumo interno, è eminentemente avviata all'esportazione. Completano il quadro delle principali colture cerealicole sorgo (Arizona), orzo (Dakota del Nord), avena (Minnesota) e riso, presente nelle zone irrigue del Sud e del Sud-Ovest. Elevata è anche la produzione di patate, coltivate soprattutto negli Stati settentrionali, specie nell'Idaho; larga diffusione ha pure la patata dolce. Ortaggi e frutta entrano ormai in sempre crescente misura nell'alimentazione statunitense e danno luogo a una fiorente industria conserviera. Per quanto riguarda l'ubicazione delle relative colture, prevalgono i tre fronti marittimi del Paese: del Pacifico, del Golfo del Messico, dell'Atlantico. Le principali produzioni orticole riguardano i pomodori, le cipolle, i cavoli e i fagioli; più importante è però nel complesso la frutticoltura, diffusa sia nelle zone temperate dell'Est e dell'Ovest sia in quelle subtropicali del Sud e soprattutto in California. Il Paese produce elevati quantitativi di mele, pesche, pere e prugne, ananassi, ma detiene il primato mondiale per gli agrumi: arance, pompelmi, mandarini, limoni; in Florida prevalgono i pompelmi, gli altri agrumi sono per lo più coltivati in California. Sempre da questo Stato proviene l'uva, che ha raggiunto produzioni di tutto rispetto su scala mondiale.

 

Colture industriali. Quanto alle colture industriali, primeggia il cotone (Texas soprattutto, poi California, Mississippi ecc.); tuttavia la percentuale rispetto alla produzione mondiale è in continua diminuzione proporzionalmente all'incremento che la cotonicoltura ha registrato nell'ultimo ventennio in molti altri Paesi, a cominciare dalla Repubblica Popolare Cinese. La cotonicoltura statunitense alimenta anche una poderosa industria olearia; tra le oleaginose predomina però nettamente la soia, seguita, a grande distanza, dal girasole, dalle arachidi e dal lino. Le altre due principali produzioni industriali sono il tabacco, le cui coltivazioni, spesso presenti con qualità molto pregiate, formano un vero e proprio belt nella regione appalachiana meridionale (Carolina del Nord, Kentucky, Virginia ecc.) e la barbabietola da zucchero, diffusa in tutta la fascia settentrionale e occidentale del Paese e che, insieme alla canna (Hawaii, Louisiana, Florida), alimenta l'industria saccarifera.

 

Prodotti forestali. Quanto alle foreste, che ricoprono oltre il 31% del territorio nazionale, il relativo sfruttamento dà vita ad attività molto rilevanti nella regione appalachiana, nel Sud e soprattutto sui versanti settentrionali dei rilievi lungo la costa del Pacifico, donde si ricava il pregiato pino douglas (douglas fir). Lo sfruttamento forestale è molto razionalizzato; la rilevantissima produzione di legname è un primato mondiale. Sui prodotti forestali si fondano grandiosi mobilifici, per lo più accentrati nelle metropoli nord-atlantiche e presso i Grandi Laghi, e colossali industrie, soprattutto quelle della pasta di legno e della carta (compresa la carta da giornale, per la quale si deve ricorrere anche a importazioni di legname dal Canada), che sono entrambe nettamente dei primati mondiali.

 

Allevamento. Il patrimonio zootecnico è del pari ingentissimo. Per numero di bovini gli Stati Uniti sono al quarto posto nel mondo dopo l'India, il Brasile e la Cina, ma il confronto in termini produttivi con il patrimonio zootecnico indiano ha ben poco significato, date le caratteristiche di altissima qualità dovute all'accurata selezione delle razze, in stretta funzione della commercializzazione dei prodotti carnei e caseari, che l'allevamento presenta negli Stati Uniti. Esso è di due specie: intensivo ed estensivo. Il primo ha la sua area migliore nel Dairy Belt, da cui proviene la maggior parte della produzione di latte, burro e formaggi. L'allevamento estensivo è praticato nelle pianure semiaride a ovest del Mississippi, nel Texas, nell'Arizona e negli altopiani delle Montagne Rocciose; qui il bestiame cresce allo stato semilibero e, raggiunto il peso e l'ingrassamento voluti, è avviato direttamente ai grandiosi mattatoi di Chicago, Omaha, Saint Louis ecc., dando vita a una delle più poderose industrie del mondo. Di rilievo è anche l'allevamento dei suini, la cui diffusione corrisponde all'area del Corn Belt. Per quanto riguarda ovini e soprattutto caprini le cifre sono invece piuttosto modeste, tuttavia dagli ovini si ricavano ancor oggi buoni quantitativi di lana. Importante e razionalmente organizzato è per contro l'allevamento dei volatili da cortile, cui si deve una produzione annua di uova piuttosto sostenuta.

 

Pesca. Anche la pesca, ottimamente organizzata con una ben attrezzata flotta peschereccia, occupa un buon posto, ma non rilevantissimo su scala mondiale. D'altronde ancora una volta le condizioni ambientali sono favorevoli, poiché a un amplissimo fronte marittimo si aggiunge un numero assai elevato di fiumi e laghi con una copiosa ittiofauna. Le acque più pescose sono quelle al largo delle coste della Nuova Inghilterra (prevalgono sgombri, sardine, aringhe), della California (acciughe, tonno, sogliole), dello Stato di Washington (salmoni e merluzzi) e dell'Alaska (salmoni); nelle acque della Florida si catturano tartarughe, mentre nel Golfo del Messico e nel Golfo della California è diffusa l'ostricoltura. Grande rilievo riveste l'industria conserviera (prevalentemente tonno), data anche la forte richiesta del mercato interno.

 

Risorse energetiche. Le risorse del sottosuolo coprono pressoché tutta la gamma dei minerali e per taluni di essi sono ingentissime; di certo il loro sfruttamento, in particolare per quanto concerne i minerali energetici, è stato alla base dello spettacolare sviluppo industriale del Paese. Gli Stati Uniti sono dei fortissimi consumatori di energia e a tale consumo gli Statunitensi intendono rinunciare. Dopo avere a lungo sfruttato in modo pressoché incontrollato il loro pur straordinario patrimonio minerario, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti, divenuti la "superpotenza" del mondo occidentale, si sono trasformati da un Paese eminentemente produttore in uno ampiamente importatore di innumerevoli materie prime, tra le quali un posto preminente occupa il petrolio; i successivi forti rincari petroliferi, cui si deve l'innesco della ben nota crisi energetica internazionale, hanno indotto gli Stati Uniti ad accelerare lo sviluppo di fonti alternative di energia (per esempio di energia nucleare) e a incentivare lo sfruttamento degli enormi giacimenti di carbone, che negli anni del "petrolio facile" erano passati in second'ordine. Il principale bacino carbonifero, di ottimo litantrace, si estende per un migliaio di chilometri sul versante occidentale degli Appalachi, dalla Pennsylvania all'Alabama; segue il bacino centrale, tra il medio Mississippi e il basso Ohio, pure con buon litantrace, che prosegue a ovest del Mississippi, dal Texas allo Iowa; anche nell'Ovest, nelle Montagne Rocciose, sono state accertate ingentissime riserve, di cui al momento vengono sfruttati solo pochi giacimenti. La produzione di carbone, veramente colossale, è oltre 1/5 del totale mondiale. Molto più modesta è invece la produzione di lignite. Non meno gigantesche sono le risorse petrolifere nazionali, i cui giacimenti sono ubicati in quattro principali Stati: nel Texas (che fornisce quasi 1/3 della produzione totale), nella Louisiana, in Alaska e nella California (gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale); una fittissima rete di oleodotti porta il greggio ai numerosi impianti di raffinazione (nel 1977 è entrato in funzione l'oleodotto dell'Alaska, che collega i giacimenti della baia di Prudhoe, nel Mar Glaciale Artico, al porto di Valdez, sul Pacifico, dopo un percorso di 1.270 km nelle impervie zone artiche). Le raffinerie operano oltre che nei centri costieri del Sud, dell'Est e dell'Ovest anche nelle metropoli interne (tra i molti complessi petroliferi si ricordano quelli di Carson in California, Baton Rouge nella Louisiana, Toledo nell'Ohio, Filadelfia nella Pennsylvania, Houston nel Texas ecc.). Le zone petrolifere sono anche ricchissime di gas naturale (quasi 1/3 della produzione mondiale, prevalentemente in Texas, Louisiana, Oklahoma), al cui servizio è stata realizzata una rete di gasdotti di ben 1,7 milioni di km. L'energia elettrica è non meno rilevante. La disponibilità di energia idrica è cospicua ed è sfruttata con impianti giganteschi, costruiti sui grandi fiumi dell'Est e dell'Ovest (i più favorevoli) oltre che in quelli delle regioni centrali (Bacino del Missouri); sono stati creati dei grandi laghi che hanno modificato interi paesaggi. Oltre a fornire energia, molti dei bacini servono a regolare il regime fluviale e ad alimentare l'agricoltura irrigua. Infine si estraggono annualmente diverse tonnellate di uranio contenuto.

 

Giacimenti minerari. Quanto ai minerali metalliferi, con la sola importante eccezione del ferro, i principali giacimenti sono variamente dislocati nelle Montagne Rocciose e riguardano soprattutto rame, piombo, zinco, molibdeno, argento ecc., e naturalmente quell'oro, la cui "febbre" nel secolo scorso contribuì largamente al progressivo popolamento dell'Ovest; i più importanti giacimenti di ferro sono invece ubicati nella regione dei Grandi Laghi e, in minore misura, nell'area appalachiana. L'Alaska fornisce oro, rame, argento; la bauxite proviene da un cospicuo bacino situato alle spalle del Golfo del Messico. Benché siano una grande potenza anche nell'ambito dei minerali metalliferi, gli Stati Uniti attuano una più attenta politica di utilizzazione delle proprie risorse, avvalendosi più largamente dei materiali di recupero, ricercando nuovi metodi di impiego di minerali a basso contenuto e soprattutto ricorrendo su vasta scala all'importazione, mediata al solito dalle multinazionali. Tuttavia appaiono gravemente intaccate le risorse dei minerali di ferro; nella produzione annua (per 2/3 forniti dal Minnesota) il Paese si pone al ai primi posti su scala mondiale. Gli Stati Uniti detengono inoltre il secondo posto per il rame (principali giacimenti nell'Arizona, nell'Utah, nel New Mexico, nel Montana) e il primo per il molibdeno (a Climax, nel Colorado, si trova il più grande giacimento del mondo). Tra gli altri minerali metalliferi gli Stati Uniti sono buoni produttori di piombo (fornito soprattutto dal Missouri e dall'Idaho), zinco (Tennessee, Stato di New York ecc.), argento (Idaho, Arizona, Montana ecc.), oro (Alaska, Dakota del Sud), bauxite (Arkansas, Georgia, Alabama), tungsteno (Idaho e Colorado) e mercurio (California). Riguardo ai minerali non metalliferi sono abbondanti i giacimenti di fosfati naturali (per 3/4 forniti dalla Florida), quindi quelli di sali potassici (New Mexico soprattutto), zolfo e sale.

 

Industria siderurgica. L'industria statunitense mantiene ancora, nel complesso, il primo posto sulla scena mondiale con una produttività che, grazie all'elevato livello tecnologico, è sempre rilevantissima; e ciò anche se, in termini di partecipazione al prodotto nazionale, la quota spettante all'industria si riduce di anno in anno a favore dei servizi: è un tipico esempio della cosiddetta "economia post-industriale", propria dei Paesi a economia avanzatissima. L'industria di base ha nella siderurgia un settore di fondamentale capacità produttiva, benché meno rilevante di un decennio addietro, essendo ormai superata largamente dalla Cina e dal Giappone; i massimi centri dell'industria siderurgica si trovano nella zona appalachiana settentrionale (Pittsburgh rimane la "capitale dell'acciaio"), ricca di carbone e facilmente accessibile per via fluviale dalla regione dei Grandi Laghi, dove abbondano, come si è detto, i minerali di ferro; la siderurgia è altresì ben rappresentata nei centri portuali dei Grandi Laghi, favorevolmente ubicati rispetto ai giacimenti ferrosi (come Detroit, Cleveland, Buffalo ecc.), mentre con minerale in genere importato vengono alimentati i colossali impianti atlantici di Sparrows Point presso Baltimora, Morrisville ecc.; nell'Alabama si concentra la siderurgia sud-appalachiana (Bessemer, Birmingham), cui si aggiungono alcuni centri sparsi nell'interno del Paese, in funzione per lo più di esigenze locali, come Houston nel Texas, Pueblo nel Colorado ecc.

 

Altre industrie metallurgiche. Importantissime sono le altre produzioni metallurgiche, per molte delle quali anzi il primato statunitense è marcatissimo, in particolare per l'alluminio, i cui numerosi centri di lavorazione sono ubicati sia in buona posizione rispetto alle miniere statunitensi (come Alcoa nel Tennessee) sia nei porti d'importazione, specie per la bauxite proveniente dall'America Meridionale (Mobile nell'Alabama, Baton Rouge nella Louisiana ecc.), dove viene in genere eseguita solo la prima fusione, mentre l'ulteriore raffinazione si svolge molto spesso in centri del Nord-Ovest (Wenatchee nello Stato di Washington ecc.). Gli Stati Uniti si collocano al primo posto per la metallurgia del rame, che si avvale pure in parte di minerali d'importazione, con gigantesche fonderie ad Anaconda (Montana), Morenci (Arizona) ecc., e al primo posto per quella del piombo, con fonderie a Kellog (Idaho), Tooele (Utah) ecc. Altre principali lavorazioni metallurgiche sono quelle dello zinco, del magnesio e dell'uranio.

 

Industria meccanica. L'industria meccanica ha già conseguito uno sviluppo senza eguali e, nonostante registri oggi una certa saturazione di alcuni settori, continua la sua espansione: in un certo senso è questa l'industria che maggiormente ha inciso su tutta l'economia, per non dire sul genere di vita degli Stati Uniti. Essa è dislocata specialmente nella regione dei Grandi Laghi, dove centro industriale di primo rango è Chicago, al servizio di tutta la vasta regione agricola interna, e nella fascia atlantica centro-settentrionale. Nel primo Industrial Belt predominano la meccanica pesante e il settore automobilistico con capitale Detroit, intorno al quale orbita tutta una serie di industrie collaterali; nel secondo vi è una gamma di industrie più ampie, dove si costruiscono materiale ferroviario (locomotive a Filadelfia), macchine agricole, tessili (Worcester, nel Massachusetts) e tipografiche, apparecchiature elettriche (motori di ogni genere), televisori e apparecchi radio (ma il primato spetta ormai al Giappone), elettrodomestici, strumenti ottici, macchine fotografiche (Rochester) ecc. Nelle zone sud-occidentali a clima asciutto, il cosiddetto Sun Belt, con tempo quasi costantemente stabile, ma anche nel Nord-Ovest si sono insediate l'industria elettronica, l'aeronautica (Seattle, Los Angeles, San Diego) e l'aerospaziale, industrie che richiedono un limitato quantitativo di materie prime, ma che sono basate su tecnologie avanzatissime, quelle che hanno tra l'altro reso possibile i ben noti successi statunitensi nell'esplorazione dello spazio. L'ubicazione di questi nuovi settori produttivi (di cui parleremo ancora più avanti) sottolinea ancora una volta il concetto di funzionalità in termini territoriali, che è proprio della politica economica statunitense: la fascia pacifica è oggi l'area più dinamica dell'immensa Federazione, di cui non per nulla la California è oggi lo Stato più popolato e più dinamicamente propulsivo.

 

Auto, navi e aerei. Ha dovuto cedere il primato al Giappone un settore che per decenni fu un autentico vanto degli Stati Uniti, tanto da avere improntato di sé l'american way of life, vale a dire il settore automobilistico, che, anche se ormai al secondo posto nel mondo, ha dimensioni pur sempre colossali (circa 1/4 del totale mondiale). L'industria automobilistica, ubicata soprattutto nel Michigan e in particolare a Detroit, fa capo a poche grandi compagnie, tra le quali predomina nettamente la General Motors, presente in molti altri settori produttivi e con filiali praticamente in tutto il mondo. Proporzioni non meno grandiose ha naturalmente la correlata industria della gomma, nella quale eccellono Akron (Ohio) e Los Angeles; al prodotto naturale si è aggiunto quello sintetico, utilizzato soprattutto per la produzione di pneumatici. Meno importante, ma pur sempre di rilievo, anche se negli ultimi anni ha risentito fortemente della concorrenza internazionale, è l'industria navale, che ha i suoi centri tradizionali nei porti atlantici (Sparrows Point, Quincy presso Boston ecc.), ma è anche presente sulle coste del Golfo del Messico (Mobile, Pascagoula ecc.) e del Pacifico (San Diego, Los Angeles, San Francisco), nonché sui Grandi Laghi (Buffalo, Manitowoc ecc.). Dove invece nuovamente gli Stati Uniti vantano posizioni imbattibili è nell'industria aeronautica che, con le sue altissime specializzazioni e giovandosi di colossali investimenti nell'ambito della ricerca (ai quali partecipa largamente anche lo Stato Federale), ha permesso la nascita del settore aerospaziale, settore invero molto complesso, involvendo strettamente l'apparato militare. L'industria aerospaziale a sua volta ha stimolato negli ultimi decenni in maniera decisiva tutta la tecnologia statunitense, la quale ha avviato, soprattutto attraverso le conquiste dell'elettronica (basti pensare al ruolo che svolgono l'IBM e la Honeywell nel settore dei computer), dell'informatica, delle telecomunicazioni, una vera e propria rivoluzione nei sistemi produttivi, non certo inferiore per importanza alla cosiddetta "rivoluzione industriale".

 

Chimica e petrolchimica. Un altro settore in cui gli Stati Uniti dominano il campo mondiale è quello relativo all'industria chimica (in cui vero "gigante" è la Du Pont de Nemours), successo ottenuto ancora una volta grazie agli ingentissimi investimenti destinati da enti pubblici e privati alla ricerca scientifica e a quella applicata, particolarmente remunerativa a seguito della vendita di brevetti all'estero. Circa 1/3 della produzione mondiale dell'industria chimica proviene dagli Stati Uniti. I maggiori impianti sono ubicati soprattutto nei centri portuali dell'Atlantico, del Golfo del Messico e dei Grandi Laghi. L'industria petrolchimica è "nata" negli Stati Uniti, che largamente primeggiano su scala mondiale, con le ben note Exxon (in assoluto la seconda società del mondo), Mobil, Texaco, Standard Oil ecc.; essa ha le sue grandi basi nei centri portuali del golfo del Messico e in vicinanza delle aree di estrazione del greggio. Sempre tra le industrie di base è imponente, anche se non ha livelli da primato mondiale, l'industria del cemento, ubicata principalmente in California (zona di Mojave) e presso le grandi città atlantiche.

 

Altre industrie. Come nella maggior parte dei Paesi, anche negli Stati Uniti l'industria tessile è la più antica. Rappresentata soprattutto dal cotonificio, ha conservato a grandi linee la sua dislocazione originaria nelle vallate della Nuova Inghilterra, ricche d'acqua, e nel sud-est atlantico, non lontano dal Cotton Belt; il settore non è rimasto indenne dalla crisi che ha colpito da tempo tutti i Paesi occidentali e non ovunque è modernamente organizzato. Il lanificio è in pratica limitato agli Stati nord-orientali. Il settore delle fibre tessili artificiali è invece sviluppatissimo e così pure quello delle fibre sintetiche, di cui gli Stati Uniti sono i maggiori produttori mondiali. Tutte queste industrie si trovano negli Stati orientali; ciò vale anche, in generale, per la collegata industria dell'abbigliamento, che per oltre 1/3 gravita nella zona di New York. Ha infine nuovamente sviluppi grandiosi ed è caratterizzata da una marcata diffusione delle aziende l'industria alimentare, la cui ubicazione è in funzione sia dei luoghi di produzione delle materie prime sia dei luoghi di consumo. L'industria comprende una gamma vastissima di prodotti in omaggio ancora una volta alle leggi del consumismo, ma in particolare a un sistema di vita che privilegia il cibo "prefabbricato". Il settore include, fra le più svariate forme di attività, macelli (a Chicago i più grandi del mondo), complessi molitori, birrifici, zuccherifici, conservifici di carne, pesce, frutta, ortaggi, questi ultimi presenti soprattutto in California. Sviluppato il tabacchificio, che ha nel Piedmont i suoi centri maggiori. Potente è infine l'industria cinematografica, con sede principale a Hollywood.

 

Comunicazioni terrestri. Il "sistema americano" dell'economia sarebbe addirittura impensabile senza il supporto di un formidabile apparato di vie di comunicazione; in nessun altro Paese al mondo probabilmente le comunicazioni hanno svolto un ruolo così determinante nella valorizzazione del territorio. La rete ferroviaria, benché in forte regresso (è passata dagli oltre 420.000 km del 1916, anno record, agli attuali 174.000 km), ha tuttora uno sviluppo chilometrico pari a oltre il 20% di quello mondiale; gli assi principali corrispondono alle linee transcontinentali che uniscono l'Est all'Ovest del Paese. Chicago, il maggior centro ferroviario del mondo, e Saint Louis sono i grandi nodi della rete, raggiunti ciascuno da una trentina di diverse linee. Le ferrovie, quasi tutte private, sono efficienti, anche perché sollecitate dalla concorrenza degli altri mezzi di trasporto; tuttavia parte di esse, poco redditizie, sono passate sotto gestione governativa. Le reti stradale e autostradale sono uniche al mondo per ampiezza e modernità. Numerose autostrade raccordano le maggiori città in tutto il territorio, entrando sovente nella stessa area urbana. Alla rete principale si aggiunge quella secondaria, capillare, che tocca ogni piccolo centro con strade asfaltate e ben tenute. Le strade totalizzano oltre 6,3 milioni di km, di cui 770.000 km principali o nazionali e gli altri provinciali e secondari. Vi transitano 200 milioni di autoveicoli, di cui 135 milioni di autovetture: è un primato senza confronti, raggiungendo circa un terzo degli autoveicoli circolanti sulla Terra. Numerosissime sono le compagnie private di trasporti stradali, che offrono servizi ottimi; ogni parte del Paese è praticamente raggiunta da autobus a lunga distanza.

 

Comunicazioni aeree. Gli Stati Uniti dispongono della rete aerea più fitta del mondo, pari alla metà di quella mondiale e che congiunge anche le piccole città; i nodi principali sono Dallas/Fort Worth, Chicago e Atlanta. Tutti i grandi aeroporti statunitensi hanno funzioni primarie sulla rete internazionale, ma è il traffico interno ad aumentare in proporzione molto più rapidamente di quello internazionale. Il Paese dispone di oltre 16.000 aeroporti e di 3120 eliporti, e annovera numerose grandi compagnie aeree. Navigazione interna. Le vie d'acqua interne sono tuttora largamente utilizzate e si articolano essenzialmente sul sistema del Mississippi e su quello dei Grandi Laghi. La magnifica via navigabile del Mississippi, che fu così decisiva nella conquista delle regioni interne, è stata potenziata dalla regolazione delle arterie laterali rappresentate soprattutto dai grandi affluenti come l'Ohio e il Tennessee (reso navigabile con dighe) e da canali come quello, fondamentale, che unisce il fiume ai Grandi Laghi; massimo porto interno è quello poderoso di Duluth nel Minnesota. I Grandi Laghi sono allacciati anche all'Hudson (il cui canale è stato la fondamentale via che ha suscitato gli sviluppi dell'Est e della stessa regione dei Grandi Laghi) e direttamente all'Atlantico dopo i giganteschi lavori sul San Lorenzo.

 

Porti marittimi. Le comunicazioni interne hanno i loro sbocchi nei grandi porti atlantici, in quelli del Golfo del Messico e nei porti del Pacifico; tutti hanno in genere una certa specializzazione, in quanto vi affluiscono i prodotti di regioni con attività economiche particolari. I principali porti sono: New York (che traffica le merci più varie), Norfolk e Baltimora sull'Atlantico; New Orleans, Houston e Baton Rouge sul Golfo del Messico, con funzione eminentemente di porti petroliferi, così come quello di Valdez in Alaska, in pratica inesistente prima della realizzazione del citato oleodotto alascano; infine, sul Pacifico, Long Beach e Los Angeles. Il traffico mercantile del Paese assume, considerato nel suo insieme, dimensioni colossali. Al confronto appare modesta la consistenza della marina mercantile, ma in realtà moltissime navi statunitensi battono bandiere di comodo, soprattutto liberiana e panamense.

 

Consumi interni. In rapporto allo straordinario dinamismo dell'economia degli Stati Uniti, gli scambi fra le diverse parti della Federazione sono intensissimi, anche se a livello produttivo esistono, come già notato, talune fondamentali dislocazioni delle industrie in vicinanza delle materie prime. In effetti il commercio è un settore che ha sempre avuto grandi impulsi, inizialmente autonomi, oggi in larga misura equilibrati, nel contesto di una struttura economica cha ha propri meccanismi di autoregolazione, da interventi governativi. L'alta produttività è in diretta connessione con l'elevato livello dei consumi, che il regime concorrenziale e la sempre vivace iniziativa privata tendono continuamente ad ampliare e rinnovare. Il consumismo è nato negli Stati Uniti nelle sue manifestazioni più caratteristiche e in funzione della razionalità produttiva e distributiva, oltre che di tutta una particolare impostazione urbanistica, e ha creato i suoi "santuari" nei supermercati, presenti non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli centri, e i suoi strumenti professionali nella pubblicità esaltata dai mass media: la televisione, il cinema, la stampa ecc.

 

Commercio estero. Quanto al commercio estero, questo è gigantesco, pur rappresentando una porzione modesta del reddito nazionale (da notare che nella politica economica statunitense sono periodicamente presenti tendenze protezionistiche, e non sono rari i contrasti al riguardo con l'UE e il Giappone). Gli Stati Uniti esportano soprattutto prodotti finiti, in specie macchinari, veicoli e aerei, prodotti chimici e petrolchimici, prodotti metallurgici, apparecchiature di alta tecnologia, anche se non mancano esportazioni agricole di rilievo: cereali, soia, frutta e verdura, cotone ecc. Quanto alle importazioni, per conservare il più possibile le risorse minerarie nazionali, il Paese preferisce ricorrere, come si è detto, a fortissimi acquisti esteri di petrolio, minerali metalliferi ecc., nonché di tutte quelle materie prime di cui il gigantesco apparato industriale statunitense ha sempre bisogno e che sono reperibili sul mercato internazionale a prezzi inferiori ai costi nazionali di produzione; si importano inoltre quei prodotti industriali che ricevono negli Stati Uniti un finissaggio di alta tecnologia, nonché quei beni in genere di lusso richiesti da un mercato ricco (bevande alcoliche, diamanti, cristalli, porcellane, oggetti d'antiquariato, vestiario d'alta moda ecc.). Gli scambi più rilevanti avvengono con il Canada, il Giappone, i Paesi dell'Europa occidentale (Germania, Gran Bretagna), il Messico e, per quanto riguarda le importazioni, l'Arabia Saudita. Cospicuo è il turismo.

Storia

Testo completo:

Dalle origini alla fine del secolo XVI.

La formazione storica degli USA è cominciata con l'insediamento di coloni inglesi, all'inizio del sec. XVII, sulla costa atlantica dell'America Settentrionale. Questo originario nucleo, sviluppatosi nel corso di quasi due secoli nelle tredici colonie che nel 1776 proclamarono l'indipendenza, diventando appunto gli Stati Uniti, ha impresso il carattere anglosassone alla vastissima porzione dell'America Settentrionale – tra Atlantico e Pacifico, Messico e Canada – che è compresa entro i confini degli USA È dunque su questa base che si sono fusi e amalgamati sia gli abitanti di quelle parti dell'America spagnola o francese che vennero in prosieguo di tempo annesse agli Stati Uniti sia le decine di milioni di immigrati, prima e soprattutto dopo l'indipendenza, dai più diversi Paesi d'Europa. Gli inglesi erano stati preceduti, nelle esplorazioni e negli insediamenti sul futuro territorio degli USA, dagli spagnoli e dai francesi. Giovanni da Verrazzano, per conto di Francesco I di Francia, aveva esplorato nel 1524 la costa atlantica tra il 34º e il 50º latitudine N; più tardi, nel 1562 e nel 1565, gruppi di ugonotti francesi fondarono colonie nelle attuali Carolina del Sud e Florida; ma i coloni furono ferocemente massacrati, come eretici, dal governatore spagnolo della Florida. Questa penisola infatti, toccata già nel 1513 da Juan Ponce de León, era sotto dominio degli spagnoli, che nel 1565 vi fondarono la città di Saint Augustine, la più antica città degli attuali USA. Dalla Florida e dal Messico la Spagna si spinse poi, sempre nel corso del Cinquecento, verso l'interno, in tutta la vasta regione a nord-ovest del Messico, sino alla California. A loro volta i francesi, muovendo dalla Nuova Francia (Canada), discendevano, nel Seicento, lungo i Grandi Laghi, l'Ohio e il Mississippi, prendendo possesso della regione da essi chiamata Louisiana; nel 1718, alla foce del Mississippi venne fondata Nouvelle Orléans (successivamente New Orleans). A quella data, però, l'America inglese era già, da un secolo, in sviluppo, anzi pronta a reagire alla minaccia di accerchiamento che per essa era rappresentata dall'avanzata della colonizzazione francese. Le prime spedizioni inglesi, a scopo di colonizzazione, erano avvenute alla fine del Cinquecento, sulla costa del territorio che, in onore di Elisabetta allora regnante, fu chiamato Virginia.

 

Popolazione

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Popolazione totale: 310383948
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Popolazione urbana (%): 82,40
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Gruppi etnici:

Bianchi 79,96%, neri 12,85%, asiatici 4.43%, amerindi e nativi dell'Alaska 0,97%, nativi delle Hawaii e di altre isole del Pacifico 0,18%, altri 1,61% (circa il 15,1 della popolazioen totale è ispanico, con origini latino-americane, compresi Cuba, Messico, Porto Rico)

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Lingue:

Inglese 82,1%, spagnolo 10,7%, altre lingue indo-europee 3,8%, lingue asiatiche e delle isole del Pacifico 2,7%, altre 0,7% (l'Hawaiiano è lingua ufficiale nello Stato di Hawaii)

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Religioni:

Protestanti 51,3%, cattolici 23,9%, mormoni 1,7%, altri cristiani 1,6%, ebrei 1,7%, buddisti 0,7%, musulmani 0,6%, altre o non specificate 2,5%, non affiliati 12,1%, nessuna 4%

Demografia

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Tasso di crescita: 0,89
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Tasso di natalità: 13,98
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Tasso di mortalità: 8,31

Media dell'area geografica: 7.8350002765655 (su un totale di 2 stati)

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Tasso di mortalità infantile femminile: 80,80
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Tasso di mortalità infantile maschile: 6,30
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Tasso di fecondità totale: 2,07
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Rapporto tra i sessi: 97,39
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Età mediana: 36,86
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Aspettativa di vita maschile: 75,35
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Aspettativa di vita femminile: 80,51

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 3

Indicatori economici

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PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 15.075,70
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PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 15.075,70
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Tasso di crescita annua: 1,70
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PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 48.327,90
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PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 48.327,90
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Valore aggiunto settore primario (% sul PIL): 1
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Valore aggiunto settore secondario (% sul PIL): 20
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Valore aggiunto settore terziario (% sul PIL): 79
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Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): -465928
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Spesa statale per sanità (%): 24
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Spesa statale per istruzione (%): 3
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Spesa statale per difesa (%): 19
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Tasso di corruzione: 73
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Debito pubblico (%/PIL): 80,28
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Tasso di inflazione : 3,08
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Tasso di disoccupazione: 8,95
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Debito estero (milioni di $): 0,00
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Saldo migratorio: 4954924
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Rnld pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 48620
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Rnld pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 48820

Indicatori socio-sanitari

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Tasso diffusione HIV (stima) : 0,60
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Diffusione contraccettivi (%): 79
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Tasso di mortalità materna: 24
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% urbana): 100
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% rurale): 94
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% totale): 99
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% rurale): 99
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 100

Istruzione

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Tassi iscrizione scuola primaria femminile: 93
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Tasso iscrizione scuola primaria maschile: 91
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Tasso iscrizione scuola secondaria femminile: 89
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Tasso iscrizione scuola secondaria maschile: 87

Comunicazioni

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Tasso di libertà di stampa: 18,22
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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 46,59
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Utenti telefonia mobile ogni 100 abitanti: 92,72
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Numero reti televisive: 2218
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Utenti internet ogni 100 abitanti: 77,86

Trasporti

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Aeroporti:

15079

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Densità stradale (km/100 km²):

66,57

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Densità ferroviaria (km/ 100 Km²):

2,5

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Porti:

12

Popoli

La zona delle Grandi Pianure è sempre stata abitata da popolazioni che vivevano in piccoli gruppi nomadi al seguito delle grandi mandrie di bisonti tra i quali i Blackfeet (cacciatori), i Mandan e gli Hidatsa (agricoltori), i Sioux, gli Cheyenne e gli Arapaho

I Lakota (comunemente conosciuti con il nome Sioux) vivono gli spazi desolati delle Grandi Pianure. Lakota significa "essere amichevole" o "indiano amichevole"

Il popolo hawaiiano: storie e miti dei guerrieri del Pacifico

I latinos o ispanici sono diventati il gruppo etnico, bianchi esclusi, più numeroso negli Stati Uniti (circa 15% della popolazione USA). Questo fenomeno è considerato uno dei cambiamenti più determinanti per la società americana del ventesimo secolo

Territori urbani

Grattacieli di New York

Lista delle città degli Stati Uniti con descrizione delle principali caratteristiche

Broadway

Strada newyorkese

Città principali ed aree urbanizzate (Washington, la capitale; New York; Los Angeles e Hollywood (in California); Las Vegas (in Nevada); Honolulu (nelle Hawaii); Juneau (in Alaska) (materiali del Liceo G. Berchet, Milano, classi IV-V D, a.s. 2004-2005)

New York (detta la Grande Mela) è il simbolo dell'urbanizzazione degli Stati Uniti

Territori rurali

Gli Stati uniti sono tra i principali produttori mondiali di grano (o frumento)

Il mercato dei prodotti biologici è particolarmente diffuso negli Stati Uniti: il vino biologico è tra i più importanti (nell'immagine: logo del Programma Nazionale per l'Agricoltura Biologica)

Si sta sempre più consolidando la tendenza di acquistare i prodotti agricoli direttamente nelle rivendite delle fattorie: in particolare tacchini e patate dolci (ingredienti fondamentali del pranzo del Giorno del Ringraziamento)

Flora, fauna e attività umane

I problemi ambientali, gli effetti su flora e fauna e la tutela delle risorse (materiali del Liceo G. Berchet, Milano, classi IV-V D, a.s. 2004-2005)

FLORA

L'Artemisia tridentata è una pianta originaria degli Stati Uniti e vive nelle zone desertiche

Ilima

Ibisco giallo

Il Pino edulis (o pino del Colorado) è l'albero simbolo dello Stato del New Mexico

L'ilima (Sida fallax) è il fiore caratteristico delle isole Hawaii: un ibisco giallo usato per il confezionamento del Lei, la tipica collana ornamentale

FAUNA

Cane della prateria

Bisonte americano

Il bisonte è l'animale caratteristico delle grandi pianure americane (le praterie) ed è a rischio di estinzione. Recuperare le grandi pianure significa fare rinascere un ecosistema complesso basato sull'incredibile relazione fra due animali: il bisonte e il cane della prateria, un piccolo roditore

Giochi

Gioco a squadre da fare in uno spazio ampio: Pipeline, il gioco del dado da far rotolare all'interno dei tubi

I giochi e giocattoli (bambole, animaletti, ecc.) dei bambini indiani erano costruiti dalle mamme con pelle di animali e decorati con aculei di porcospino colorati e peli di bisonte. Fra gli Hopi, i bambini venivano avvicinati ai principi della religione facendoli giocare fin da piccoli con le bambole ka-china intagliate nelle radici del pioppo americano

I Giochi panamericani sono, dopo quelli olimpici, la maggiore manifestazione sportiva multi-disciplinare in termini di nazioni partecipanti: organizzati ogni quattro anni, nell'anno precedente quello delle Olimpiadi, vedono in competizione atleti dei paesi del continente americano. Fra gli sport rappresentati ve ne sono alcuni tipicamente latino-americani, come ad esempio la palla basca

Feste

Elenco cronologico delle principali feste negli Stati Uniti

La festa dell'Indipendenza americana si festeggia il 4 luglio ed è la festa più importante dell'anno

Gli americani celebrano la festa del Ringraziamento il quarto giovedì di novembre di ogni anno

Il Natale negli Stati Uniti: tanti modi di festeggiare tradizioni familiari differenti

Le origini della festa di Halloween: presso i popoli dell'antichita' la celebrazione di "Ognissanti" iniziava al tramonto del 31 ottobre e pertanto la sera precedente al 1° Novembre era chiamata "All Hallows’ Eve" (Eve significa vigilia), ma anche "All Hallows’Even" (Even significa sera) che venne abbreviato in Hallows’Even, poi in Hallow-e’en ed infine in Halloween

Monete e banconote

La moneta ufficiale degli Stati Uniti è il dollaro americano

Il dollaro USA ($) è anche ampiamente utilizzato come valuta di riserva al di fuori degli Stati Uniti

Arte tradizionale e moderna

Arte dei nativi

Coperta Navaho

L'arte dei nativi americani: tutti i manufatti degli Indiani Americani erano sacri, sia quelli usati nelle cerimonie sia quelli di uso quotidiano, poichè ricavati da animali o alberi che possedevano uno spirito

L'influenza degli europei nella storia dell'arte del continente americano (dalla colonizzazione spagnola ad oggi)

La Statua della Libertà di Manhattan (New York) è tra i monumenti americani più conosciuti (materiali del Laboratorio Navigare nel web, a.s. 2004/2005, dell'IC di Vedano al Lambro)

Il Graffitismo (Writing e la Stree Art, è un fenomeno artistico e socio-antropologico che nasce intorno alla fine degli anni Sessanta tra le città di New York e Philadelphia

Lei con fiori di ilima

Il Lei di piume è la classica collana ornamentale delle Hawaii:pezzo pregiato d'artigianato (oggi sono realizzati con piume di importazione); le piume formano il tessuto al quale vengono aggiunti erbe e fiori (in particolare l'ilima, un piccolo fiore dorato della famiglia dell'ibisco, simbolo delle isole)

 

 

Musiche e danze

Il blues è nato e si è sviluppato verso la seconda metà dell'Ottocento sulla base dei canti di lavoro degli schiavi neri impiegati nelle piantagioni di cotone del Sud degli Stati Uniti (leggi i dettagli sulla storia del blues)

Il jazz è una forma musicale afro-americana che esprime la voglia di libertà degli schiavi neri anceh attraverso la danza. Un esempio è il boogie woogi che nacque attorno al 1920 negli ambienti del jazz

La old-time music appalachiana (ascolta), la dance music del New England e la musica da ballo degli Stati del Sud-Ovest (il country è la tipica musica contadina degli Stati Uniti del Sud come Arizona, Tennessee, Texas, New Mexico, ecc.). Le danze popolari nord-americane sono dette square dances, contra dances e round dances e sono animate da musiche come la old-time music appalachiana, la dance music del New England, la musica da ballo degli Stati del Sud-Ovest. La country line dance (danza in linea) è un tipico ballo condatino degli Stati Uniti del Sud (Arizona, Tennessee, Texas, New Mexico, ecc.)

L'hip-hop nasce a New York attorno agli anni '70: è l'espressione artistica più diffusa tra gli afro-americani

Il rock and roll (che può essere tradotto con “dondola e rotola”) è nato negli anni ’50 negli Stati Uniti;il rock and roll è uno stile specifico di danza derivata dal boogie-woogie

 

 

Cenni storici sulla breakdance, danza del Bronx di New York: dalla fine degli anni '60 ad oggi. Anche l'hip-hop nasce a New York attorno agli anni '70: è l'espressione artistica più diffusa tra gli afro-americani

 

 

 

L'Hula significa danza ed è la tipica rappresentazione hawaiiana divenuta quasi sinonimo con Hawaii, che riunisce canto e danza e viene considerato il battito del cuore del popolo Hawaiiano

Fiabe e racconti

Il rispetto della natura, degli animali e dell'ambiente sono elementi ricorrenti nelle fiabe e leggende degli indiani nativi d'America: Perchè i corvi sono neri; La tartaruga e la scimmia

Fiabe degli indiani d'America: Il procione e l'albero delle api; Le frecce magiche; Come il coyote rubò il fuoco, Il falcone e l'anatra: proverbi e canti

La creazione dell'uomo: leggenda degli Indiani d'America

La storia del pipistrello: fiaba degli indiani Creek

Ullikana (fiaba hawaiiana): il racconto del coraggio che ha salvato i cavalli delle Hawaii

Percorsi di lettura (fiabe e narrativa) con testi di approfondimento per i più grandi e per i più piccoli su Americhe e Caraibi

Cibo, alimentazione e ricette

L'Arca del gusto 

Scopri le specilità gastronomiche statunitensi minacciate dal degrado ambientale e dai prodotti industriali e quasi dimenticate

La storia di Coca-Cola: la bibita più conosciuta e bevuta al mondo (materiali del Laboratorio Navigare nel web, a.s. 2004/2005, dell'IC di Vedano al Lambro)

Il MacDonald's e il successo del fast food come modo di consumo veloce del cibo (materiali del Laboratorio Navigare nel web, a.s. 2004/2005, classe III A e B dell'IC di Vedano al Lambro); materiali di approfondimento sul movimento anti-MacDonald's

Tacchino 

Il tacchino è stato l'oggetto di un lavoro di ricerca a cura degli alunni della Classe 2^G; Scuola secondaria di primo grado “G. Sarto”; Castelfranco Veneto (Tv); A.S. 2009-2010, nell'ambito della fase di sperimentazione di Atlante on-line

Il tacchino ripieno viene generalmente cucinato nelle famiglie americane in occasione della Festa del Ringraziamento

Ribs americani

Costolette di maiale

Il barbecue (o piu in generale cook-out, cucinare all'aperto) è una modalità di cottura tipicamente americana attraverso la quale si prepara il pasto classico (ribs - costine di maiale intere, salsicce, hot dog, hamburger, pollo accompagnati da insalate di patate soprattutto, simile alla nostra insalata russa, e il coleslaw a base di cavolo tagliato sottilissimo e seguiti dalla immancabile crostata) del Giorno dell'Indipendenza (4 luglio)

Il Cheese Cake è la torta al limone più diffusa nei paesi anglosassoni

 

 

Testimonianze

"I Have a Dream" ("ho un sogno"): la testimonianza Martin Luther King nell'impegno civile e la sua visione di un’umanità allargata danno un contributo prezioso alla riflessione sulla questione delle diseguaglianze e l’urgenza di una parola non violenta

Testimonianze di bianchi e neri che negli USA hanno lottato e lottano per i diritti civili: non bastano le leggi a cancellare le differenze

Intervista alla scrittrice "chicana" Sandra Cisneros, figlia di immigrati messicani che vive negli Stati Uniti, sulla sua esperienza di ispanica americana

Personaggi

Barak Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America

Il topo più famoso del mondo ha compirà 81 anni il 18 novembre 2009. E' Mickey Mouse, in Italia noto come Topolino (materiali del Laboratorio Navigare nel web, a.s. 2004/2005, classe III A dell'IC di Vedano al Lambro)

I Simpsons, apparsi per la prima volta nel 1987, hanno cambiato la storia del cartone animato con il loro humor che manda messaggi su famiglia, società ed ambiente (materiali del Laboratorio Navigare nel web, a.s. 2004/2005, classe III B dell'IC di Vedano al Lambro)