conosci

Paesi | Africa | Africa orientale | Kenya

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Nairobi
Superficie (km²): 580367
Densità (ab/km²): 61
Forma di governo: Repubblica
Sito ufficiale del Governo: http://www.statehousekenya.go.ke/
Data dell'indipendenza: 12 dicembre 1963
Indipendenza da: Regno Unito
Moneta: Scellino del Kenya
Membership:

ACP, AfDB, AU, C, COMESA, EAC, EADB, FAO, G-15, G-77, IAEA, IBRD, ICAO, ICCt, ICRM, IDA, IFAD, IFC, IFRCS, IGAD, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, IPU, ISO, ITSO, ITU, ITUC, MIGA, MINURSO, MONUC, NAM, OPCW, PCA, UN, UNAMID, UNCTAD, UNESCO, UNHCR, UNIDO, UNMIL, UNMIS, UNOCI, UNWTO, UPU, WCO, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Le alte terre del Kenya, gli Highlands, sono, insieme all'Acrocoro Etiopico, le sezioni più elevate della cosiddetta "Africa Alta": l'altitudine media è superiore ai 2.000 m, ciò che spiega il felice clima della terra keniota. Gli Highlands hanno assunto i lineamenti attuali in seguito alla formazione della Rift Valley , che attraversa il territorio del Kenya con il suo ramo orientale. La grande frattura coincide, a nord, con l'invaso del Lago Turkana, la cui forma allungata è una chiara indicazione della sua origine tettonica; essa continua verso sud con l'affossamento occupato dai diversi laghi (il Baringo, l'Hannington, il Nakuru) e infine con il solco dell'Ewaso Ngiro e dei Laghi Magadi e Natron, al confine con la Tanzania. Gli orli della fossa formano, nella sezione centrale, un grandioso duplice allineamento montuoso, con l'Aberdare Range (3.995 m nel Monte Lesatima) da un lato e il Mau Escarpment (3.099 m) dall'altro. Sono rilievi in parte coperti dagli espandimenti vulcanici cenozoici, sovrappostisi al substrato cristallino archeozoico, che affiora in larghe superfici del Paese. Alla stessa attività vulcanica si collega la nascita dei grandi coni che dominano gli Highlands, tra cui ai margini del Kenya il Kilimangiaro (5.895 m), che però si eleva nel territorio della Tanzania, e l'Elgon (4.321 m), al confine con l'Uganda. La massima cima del Paese è il Monte Kenya (5.199 m), un gigantesco pilastro emerso all'epoca in cui si è formata la frattura della Rift Valley. La morfologia degli Highlands è priva di grandi asperità: i profili sono aperti, ma non mancano qua e là Inselberge, emersioni di rocce granitiche antiche. Nell'interno l'altopiano scende rapidamente alla conca del Lago Vittoria ; sul lato orientale invece esso si abbassa, con una serie di terrazze, verso la pianura costiera, che, non molto ampia all'altezza di Mombasa, si allarga a nord del fiume Galana, sino a raggiungere i 200 km al confine con la Somalia. La costa è bassa, frammentata da isolotti e lagune, quindi poco praticabile, e talora orlata da lunghe barriere coralline. La parte settentrionale del Paese infine, estremo lembo meridionale dell'Acrocoro Etiopico, ha un'altitudine media di circa 800 m ed è dominata da emergenze granitiche (Monti Huri, 1.480 m; Jibisa, 1.605 m) in un tipico paesaggio savanico tabulare.

Clima. Il clima del Kenya è condizionato dalla posizione del Paese, che è attraversato dall'Equatore, dalla sua esposizione all'Oceano Indiano e infine dall'altitudine. A questa si devono le mitigate temperature degli Highlands , che oscillano a Nairobi (1.662 m) tra minimi stagionali di 12-13 °C e massimi di 25-26 °C: il valore relativamente basso delle escursioni termiche si deve alla posizione equatoriale. A Mombasa, sulla costa, le medie dei minimi e dei massimi passano da 22 °C a 30 °C. Le variazioni annue delle temperature, come il regime delle precipitazioni, dipendono dalle condizioni instaurate dal gioco alterno degli alisei, legato ai due passaggi equinoziali del fronte intertropicale nel corso dell'anno. Quello primaverile segna l'inizio del periodo più piovoso dell'anno, il cosiddetto periodo delle lunghe piogge (masika). Le precipitazioni sono dovute agli influssi dell'aliseo di sud-est e in particolare sono suscitate dalle alte pressioni che stagnano sull'Oceano Indiano, tanto che si può benissimo parlare di monsone . Le piogge durano da marzo a giugno e in questo periodo le temperature segnano i valori più bassi. In autunno, al successivo passaggio del fronte intertropicale, si ha l'inizio di un secondo periodo piovoso, però di poca consistenza (si parla di brevi piogge o mvuli, dette anche "piogge del miglio"), indotto dall'aliseo di nord-est, che investe in modo piuttosto marginale il Paese. La quantità annua di precipitazioni varia secondo l'altitudine: a Nairobi esse raggiungono appena i 600 mm, ma si elevano fino a 1.800 mm nelle zone poste verso i 2.000 m d'altitudine, crescendo ancora sulle meglio esposte pendici orientali dei grandi vulcani. Piuttosto arida è la parte settentrionale del Paese, dove le precipitazioni non superano in media i 400 mm annui. Piogge copiose si hanno invece sulla fascia costiera (fino a 1.500 mm) perché ben esposta a entrambi gli alisei, ma soprattutto molto elevata è l'umidità relativa (85-95%) e si ritrovano in sostanza le condizioni più tipiche dei climi equatoriali umidi. Ciò non si può dire degli Highlands e per definirne il clima si parla talora di eterna primavera.

Flora. Il manto vegetale è vario. Sugli altopiani ormai è quasi scomparsa l'antica foresta equatoriale, che sopravvive in alcuni lembi e lungo i fiumi (foresta a galleria). Essa costituisce il piano basale dei rilievi, che presentano verso l'alto una successione spettacolare di fasce vegetali, che dalla foresta umida ed estremamente vigorosa alla quota di 2.500 m via via dirada, passando in savana e poi in praterie grasse dove s'impongono seneci, lobelie giganti; più in alto si giunge alla prateria di tipo alpino e infine si ha il passaggio verso l'ambiente nivale. Al di fuori delle zone più elevate e piovose predomina la savana aperta, savana alberata più o meno rada (con euforbie, baobab, acacie) che in tutta la parte settentrionale assume caratteri accentuatamente xerofili, con predominio assoluto di acacie. Nelle zone meno piovose si hanno praterie a erbe alte (high grass). Questi sono gli ambienti caratteristici della grande fauna, ormai quasi del tutto scomparsa negli Highlands più popolosi, ma ben protetta nei famosi parchi. Il litorale è a tratti orlato da mangrovie, mentre papiri e piante palustri sono presenti nelle zone anfibie del Lago Vittoria.

Idrografia. Il Lago Turkana è un bacino endoreico ed è alimentato quasi interamente da un fiume etiopico, l'Omo . Endoreici sono anche gli altri laghi delle sezioni centrale e meridionale della fossa, tutti fortemente salati. Il Kenya orientale tributa però all'Oceano Indiano soprattutto mediante i fiumi Tana e Galana (ai cui apporti alluvionali si deve gran parte delle pianure costiere); essi si originano sul versante esterno della scarpata che orla la fossa, e il loro regime, legato al ritmo delle precipitazioni, è molto variabile nel corso dell'anno. Per il rimanente, la rete idrografica è per lo più rappresentata da uidian.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. Prima della penetrazione europea il territorio del Kenya era diviso in due distinte aree di popolamento. Sulla costa vi erano popolazioni che avevano conosciuto il contatto con il mondo arabo, il quale già alla fine del X secolo aveva posto alcune sue basi commerciali, come Lamu, Malindi, Mombasa, arricchitesi con il drenaggio di oro e schiavi dall'interno, dal favoloso regno di Monomotapa. Nelle zone interne, negli Highlands in particolare, alle più antiche popolazioni Khoisanidi (i cui discendenti attuali sembrano essere i Dorobo) si erano progressivamente sovrapposti i popoli Bantu , i quali nel XVI secolo conobbero la penetrazione di gruppi nilo-camitici, come i Masai. Questi, ancor oggi largamente rappresentati nella parte più meridionale del Paese (dove assommano a circa l'1,6% della popolazione) e soprattutto nella vicina Tanzania, sono stati i protagonisti principali, con il gruppo bantu dei Kikuyu, della storia più recente degli altopiani. Popoli pastorali i primi, agricoltori i secondi, essi furono sempre tra loro divisi, e si contesero le fertili alte terre. Ma tra i due gruppi conobbe maggiore espansione, soprattutto in epoca recent e, quello dei Kikuyu, che via via ricacciarono i Masai nelle zone steppiche, imponendosi e prosperando nelle terre agricole e produttive: vi contribuì la colonizzazione britannica, che dei Kikuyu, popolo lavoratore e capace, si servì per rinsaldare la propria conquista sugli altopiani, divenuti ben presto gli White Highlands, gli "altopiani dei bianchi", disseminati di belle fattorie.

Composizione etnica. La costruzione della ferrovia attivò ulteriormente l'economia della regione ed emarginò in modo definitivo i Masai, un popolo che ancor oggi è rimasto ancorato ai suoi modi di vita originari, e insensibile a ogni richiamo di vita moderna. I Kikuyu per contro si fecero gli interpreti della modernizzazione del Paese e della stessa indipendenza. Essi costituiscono ancor oggi il gruppo più numeroso e più rappresentativo del Kenya, che però ospita nel territorio un gran numero di gruppi tribali diversi. Dopo i Kikuyu (che sono oltre il 21% della popolazione) il gruppo più numeroso è quello del Luhya (14%), di ceppo bantu come i Kamba (11%) e i Kisii (6%), stanziati intorno al Lago Vittoria, i Meru (5%). I Luo, popolo di radice nilotica che vive sulle sponde del Lago Vittoria (Golfo Kavirondo) praticando l'agricoltura e l'allevamento, sono circa il 13%. Gruppi minori bantu vivono nel bacino inferiore del fiume Tana e presso la costa (Pokomo, Ghiryama, Nyika), mentre di origine nilo-camitica sono i gruppi che vivono nelle zone settentrionali, come i Turkana (1,3%), i Nandi, i Suk, i Samburu. Numerose tribù camitiche (Somali ecc.) abitano infine l'arido Kenya nord-orientale. Esistono anche minoranze non africane: la più numerosa è quella degli Indo-pakistani, cui seguono gli Europei, gli Arabi, i Levantini e altri. Arabi e Levantini vivono per lo più nei centri costieri, soprattutto a Mombasa, gli altri a Nairobi e nei centri dell'interno. Indo-pakistani e Arabi monopolizzavano un tempo tutto il commercio del Paese, mentre gli Europei possedevano la quasi totalità delle aziende agricole. Oggi costoro si dedicano ad attività diverse, tuttavia numerosi sono ancora i farmers, anche se molte delle vecchie proprietà bianche sono passate in mano agli Africani.

Sviluppo demografico. La popolazione cresce con un tasso assai elevato, dovuto alla forte natalità e alla progressiva diminuzione del tasso di mortalità, che ha fatto sentire i suoi effetti già da una trentina d'anni, benché sin dai primi decenni del secolo la crescita demografica abbia registrato indici elevati. Nel 1931, anno del primo censimento, vi erano nel Paese poco più di 3 milioni di persone, divenuti 6,9 milioni nel 1955, 21,2 milioni nel 1986 e oltre 28 milioni nel 1997. La distribuzione della popolazione, essenzialmente legata alla varietà di condizioni climatiche, è assai ineguale. La maggiore densità si ha nei fertili e ben coltivati Highlands, al di sopra dei 1.500 m: è di 363 abitanti/km 2 nella provincia Occidentale (Western ), caratterizzata da piccoli nuclei abitati e da una costante emigrazione verso Nairobi; raggiunge i 250 abitanti/km 2 nella provincia di Nyanza, affacciata al Lago Vittoria, mentre nella provincia Centrale (Central ) si ha una densità di 275 abitanti/km 2 .

Insediamenti. La densità dell'area di Nairobi è sostenuta dalla capitale. La provincia Costiera (Coast) è invece poco popolata, eccetto che intorno a Mombasa , seconda città del Paese. Le altre province del Kenya, caratterizzate da savane o addirittura desertiche (North-Eastern), hanno densità variabili fra 3 e 33 abitanti/km 2; qui è ancora praticata la pastorizia seminomade. Esempio tipico è quello dei Masai, i cui villaggi (manyatta) hanno pianta circolare sviluppantesi intorno allo spazio riservato al bestiame (kraal). Negli Highlands le popolazioni agricole come i Kikuyu vivono in capanne sparse, con accanto il piccolo campo di mais o di miglio e il recinto per il bestiame. Ma oggi numerosi sono i grossi villaggi costituitisi in rapporto alle attività moderne che fanno capo ai numerosi centri e alle cittadine sorte in epoca coloniale, per lo più con funzioni commerciali, oltre che sedi di servizi pubblici. Tuttavia gran parte della popolazione urbana vive nelle due città maggiori, Nairobi e Mombasa, vertici dell'organizzazione territoriale, che ha il suo asse nella ferrovia, costruita come tipico elemento di penetrazione coloniale. Mombasa è il centro portuale e polo principale della fascia costiera, Nairobi è il fulcro urbano degli Highlands, oltre che capitale del Paese. È una città moderna, di stampo europeo, piena di traffici, con svariate attività commerciali e finanziarie avviate da Europei e Indiani. Agli inizi del secolo era solo un campo base della società costruttrice della ferrovia; oggi è una delle più moderne e vivaci capitali africane. Altri centri importanti sono Nakuru , capoluogo della provincia della Rift Valley, Kisumu, porto lacustre sul Lago Vittoria, ed Eldoret , centro ferroviario verso l'Uganda.

Aspetti economici

Testo completo:

Le speranze, nate al momento dell'indipendenza, di poter realizzare un autentico rinnovamento delle strutture produttive del Paese, sono durate poco. In particolare è in gran parte fallito l'ambizioso programma di sviluppo e di "africanizzazione" dell'economia keniota, che, pur puntando chiaramente su un modello liberista di tipo occidentale, avrebbe dovuto essere controbilanciato da fondamentali interventi governativi tali da soddisfare le peculiari esigenze socio-economiche del Paese e risolverne i molti problemi.

Profilo generale . L'economia del Kenya mostra tuttora i suoi aspetti di grave dipendenza dal capitale straniero che ha introdotto, soprattutto nell'industria, elementi speculativi tipicamente coloniali. La stessa indubbia, rilevante crescita del prodotto nazionale, che per molti anni si è mantenuta su valori del 7-8% annuo, è andata in pratica ad arricchire da un lato le grandi società statunitensi ed europee da cui dipendono gli investimenti operanti nel Paese, dall'altro una ristretta fascia di già prosperi imprenditori kenioti. Ne è derivato un accresciuto benessere di pochi, pagato con un deficit fortissimo della bilancia commerciale, deficit aggravato dagli enormi rincari petroliferi, in quanto il Kenya dipende ampiamente dalle importazioni per il proprio fabbisogno energetico. L'inflazione contribuisce a rendere sempre più precarie le condizioni di vita di gran parte della popolazione, mentre l'altissima spinta demografica, non accompagnata da un'adeguata espansione del mercato del lavoro, ha reso gravissimi i fenomeni della disoccupazione e della sottoccupazione. Né, infine, il pur modesto processo di modernizzazione attuato dalle forze governative ha coinvolto il Paese nel suo complesso; si è anzi accentuato il dualismo, che vede nettamente contrapposte le grandi masse contadine e pastorali, il più delle volte ancorate ai metodi di produzione più tradizionali e scarsamente redditizi, alle minoranze urbanizzate, in genere inserite in strutture operative tecnicamente avanzate e maggiormente rimunerative. Gli squilibri sociali non sono d'altronde meno gravi di quelli economici: per esempio mentre la maggioranza dei bambini di Nairobi frequenta le scuole, solo il 4% di quelli del Kenya nord-orientale ("area dell'emarginazione") ha tale possibilità. Ma pur tra tanti elementi negativi va ricordato che il Kenya è il Paese africano che meglio ha superato la grave crisi economica conseguente alla siccità che dal 1979 ha investito tutto il continente.

Agricoltura. Nonostante il consistente sviluppo dell'industria, che è stata molto favorita dall'apporto di capitali stranieri, il Kenya basa tuttora essenzialmente la propria economia sull'agricoltura. Il settore presenta però il tipico dualismo di derivazione coloniale: da un lato vi è l'agricoltura di sussistenza, che occupa la gran massa della popolazione contadina ma rimane poco redditizia, dall'altro l'agricoltura di piantagione, d'impostazione commerciale, altamente produttiva e avviata con successo dai farmers inglesi e su dafricani grazie alle favorevoli condizioni ambientali delle alte terre keniote. L'organizzazione dell'attività agricola si struttura perciò da una parte su moderne ed efficienti aziende in mano agli stranieri, dall'altra su piccole proprietà private di contadini o di esigue comunità locali che praticano un'agricoltura di sola sussistenza; non manca tuttavia un certo numero di cooperative keniote, che operano con l'aiuto tecnico del governo secondo un'impostazione commerciale moderna e i cui terreni der ivano in genere da appezzamenti che lo Stato ha acquistato dai farmers britannici. Arativo e colture arborescenti occupano il 7,8% della superficie territoriale, mentre i prati e i pascoli permanenti occupano il 37%. L'agricoltura di sussistenza fornisce soprattutto cereali, tra cui il mais prevale nelle alte terre meglio irrorate, il miglio e il sorgo nelle aree più povere; si coltivano anche frumento, riso. Per l'alimentazio ne locale hanno altresì rilievo la manioca, la patata dolce e la patata, le banane e taluni prodotti orticoli. L'agricoltura commerciale è rivolta soprattutto alle coltivazioni del caffè, il cui ambiente ideale è nelle alte terre intorno al Monte Kenya, e del tè (il Kenya ne è il massimo produttore africano), esso pure diffuso sugli altopiani: tè e caffè assieme rappresentano da soli circa un terzo del valore delle esportazioni. Nella regione costiera si coltivano cotone, canna da zucchero, agave sisalana e palme da cocco. Tra le colture fruttifere (agrumi ecc.), importante è quella dell'ananasso, che alimenta una fiorente industria conserviera. È infine peculiare del Kenya il piretro, la cui essenza è usata come insetticida e di cui il Paese è il massimo produttore mondiale. Boschi e foreste coprono il 29% della superficie territoriale rivestendo, con essenze pregiate (cedri, podocarpi), la fascia montuosa tra i 2.000 e i 2.700 m di altitudine.

Allevamento e pesca. L'altra grande risorsa economica del Paese è l'allevamento del bestiame; esso viene praticato sugli altopiani dai contadini, che integrano così la loro economia agricola, ma rappresenta l'unica fonte di reddito per talune popolazioni, come i Turkana e i Masai. Particolarmente cospicuo è il numero dei bovini, ma ben rappresentati sono anche i caprini e gli ovini nonché i volatili da cortile; l'area di maggior sviluppo zootecnico è la Great Rift Valley . Nel nord sono diffusi, presso i Turkana e i Somali, anche i dromedari. L'allevamento bovino alimenta oggi una vivace attività lattiero-casearia a carattere commerciale (che fornisce latte, burro, formaggi) e inoltre un consistente commercio delle carni: nel complesso il Kenya è uno dei pochi Paesi africani a poter contare su una zootecnia modernamente organizzata. La pesca viene praticata dalle popolazioni rivierasche sia nelle acque interne, tra cui il Lago Vittoria, sia lungo la costa.

Risorse minerarie. Il Kenya è piuttosto povero dal punto di vista minerario; sono tuttavia in atto accurate prospezioni geologiche. Dal sottosuolo si estraggono, in genere in quantitativi assai modesti, magnesite, oro, argento, rame, soda ; il sale è fornito dalle saline presso Malindi. Mancano minerali energetici; la necessaria energia viene prodotta sia da petrolio d'importazione, che alimenta alcune centrali termoelettriche presso i centri maggiori, sia soprattutto da grandi impianti idroelettrici.

Industria. Lo sviluppo del settore è stato nettamente favorito dalla stabilità politica interna e dalle ampie facilitazioni offerte dal Governo agli investimenti esteri. L'industria presenta ormai una gamma abbastanza varia di attività, sia nelle produzioni di base sia in quella dei beni di consumo. Un discreto incremento hanno registrato i settori siderurgico, chimico (soprattutto per i fertilizzanti) e petrolchimico, del cemento e dei materiali da costruzione; la maggior parte delle attività industriali riguarda tuttavia la lavorazione dei prodotti agricoli e zootecnici locali, annoverando perciò conservifici, zuccherifici, birrifici, manifatture di tabacchi, oleifici, complessi molitori, lavorazione delle pelli, cotonifici.

Comunicazioni. Nonostante abbiano registrato un certo miglioramento, le vie di comunicazione sono tuttora piuttosto carenti soprattutto dal punto di vista qualitativo. L'asse principale è la ferrovia da Mombasa a Nairobi, che giunge poi sino a Kampala (Uganda) e che, con le sue brevi diramazioni, raggiunge i 2.740 km. Una relativamente ampia rete stradale, che si sviluppa complessivamente per quasi 63.000 km, di cui poco meno di 9.000 km asfaltati, collega tutte le principali città servite da un regolare servizio di autobus. La compagnia aerea Kenya Airways, fondata nel 1977 dopo lo scioglimento della preesistente East African Airways, assicura vari collegamenti interni e con Paesi asiatici, africani ed europei; principale aeroporto è quello di Nairobi, che è internazionale al pari di quello di Mombasa: quest'ultimo è il maggior centro portuale del Kenya, al servizio anche di altri Stati africani, specie dell'Uganda.

Commercio. Più degli scambi interni, piuttosto limitati, contano nell'economia del Kenya quelli internazionali. Si esportano soprattutto caffè e tè, quindi pelli e cuoio, cemento, piretro, le importazioni riguardano essenzialmente macchinari, autoveicoli, petrolio greggio, ferro e acciaio. Gli scambi si svolgono soprattutto con la Gran Bretagna e gli altri Paesi della UE, seguiti dal Giappone per le importazioni, e con i Paesi dell'UE e l'Uganda per le esportazioni. Un buon cespite di valuta è offerto infine dal turismo, attirato dalle molteplici bellezze naturali, soprattutto dalle magnifiche spiagge oceaniche, e dai ben protetti e ottimamente organizzati parchi nazionali nei quali vive allo stato libero la superstite fauna africana locale.

Storia

Testo completo:

Cronologia 

Per una cronologia storica aggiornata del Kenya, vedi la sezione Cronologia dell'Atlante di Nigrizia.

Preistoria.
La più antica preistoria del Kenya è nota soprattutto per le ricerche effettuate da L. S. B. Leakey e G. L. Isaac. Numerose località sono famose per avere restituito resti di ominidi molto antichi: Baringo (9 milioni di anni), Lukeino (6 milioni di anni) Lothagam (ca. 5 milioni di anni). Industrie arcaiche sono state rinvenute in particolare nella regione di Koobi Fora a est del Lago Turkana: Olduvaiano nel sito KBS (livelli più antichi datati a circa 1,8 milioni di anni); Olduvaiano evoluto dai livelli Karari, datati a ca. 1,5-1,4 milioni di anni. Industrie attribuite a questa fase sono anche note a Chesowanja, nel Kenya centrale, da dove provengono resti di Australopiteco robusto datati a ca. 1,4 milioni di anni. Livelli di diverse fasi dell'Acheuleano sono noti nell'importante sito di Olorgesaile, ca. 50 km a sud-ovest di Nairobi, e in quello di Isenya. Un Acheuleano, associato a resti umani attribuiti a un rappresentante arcaico di Homo sapiens, proviene dal sito di Kanjera. Industrie del Middle Stone Age e del Late Stone Age si trovano, tra l'altro, nei dintorni di Isenya e a Lukenya Hill, vicino a Nairobi. Complessi di tipo Paleolitico superiore, noti col nome di Eburriano, sono conosciuti a Gamble's Cave, nella zona centrale del Rift e a Nderit Drift, a sud del lago Nakuru. Accampamenti di pescatori di epoca compresa tra 9000 e 5000 a. C. sono stati rinvenuti a Ileret, a Lothagam e a Lowasera, sulla sponda orientale del lago Turkana.
Dalle origini alla costituzione della repubblica.
Ipotesi attendibili fanno ritenere che la grande area, poi nota col nome di East Africa, ospitasse popolazioni boscimane e proto-camite. I neri debbono essersi stanziati nella regione a partire dal decimo millennio a. C.; a essi avrebbero fatto seguito emigrazioni di genti camite, bantu, nilotiche e nilotico-camite. Le prime descrizioni del litorale del Kenya si trovano nel Periplo del Mare Eritreo, documento redatto verso il 110 d. C. Commercianti egiziani, greco-romani, arabi e persiani frequentarono certamente quel litorale. Gli stanziamenti arabi e persiani influenzarono in maniera determinante la storia delle regioni costiere, che a partire dalla fine del sec. VII furono conquistate da gruppi di arabi islamizzati. Nel 1498 Vasco da Gama raggiunse prima Mombasa e poi Malindi e nei primi anni del sec. XVI i portoghesi imposero la loro presenza su tutti i principali centri e isole del litorale. I successivi due secoli furono caratterizzati da continue lotte tra arabi e portoghesi e si conclusero con l'abbandono da parte di questi ultimi delle loro posizioni. L'interesse della Gran Bretagna per quella parte dell'Africa orientale si manifestò nel 1840 con la nomina di un console a Zanzibar (al sultano di Zanzibar apparteneva anche la sovranità d'un lungo tratto costiero dell'Africa orientale). La concorrenza della Germania convinse l'Inghilterra ad assicurarsi un'ampia zona d'influenza in quell'area geografica, sanzionata dall'accordo anglo-tedesco del 1886. La British East Africa Association prima e la Imperial British East Africa Company poi assunsero l'amministrazione della vasta regione, che prese in seguito il nome di Uganda e Kenya e che fu, nel 1895, rilevata dal governo inglese. Il contemporaneo insediamento di coloni bianchi e la confisca delle terre dei nativi (in particolare delle tribù kikuyu) determinò un grave turbamento nella vita del Paese; turbamento che si palesò, già dopo il primo conflitto mondiale, attraverso l'azione della East Africa Association e della Kikuyu Central Association, e assunse aspetti più acuti dopo la seconda guerra mondiale sotto la guida di Jomo Kenyatta, presidente della Kenya African National Union (KANU), che raccolse grandi consensi divenendo leader autorevole del nazionalismo keniota. Tra il 1952 e il 1956 il movimento terrorista Mau-mau portò la Gran Bretagna a proclamare lo stato d'emergenza e contemporaneamente ad accelerare l'introduzione di riforme politico-costituzionali. Le Costituzioni del 1958, del 1960 e del 1962 portarono all'autogoverno. Il 12 dicembre 1963 il Kenya accedette all'indipendenza come monarchia per trasformarsi in Repubblica il 12 dicembre 1964, pur restando membro del Commonwealth. Kenyatta venne eletto presidente della Repubblica e capo del governo. Sciolte le altre formazioni politiche, nel 1969 instaurò di fatto il monopartitismo e, nonostante vari rimpasti ministeriali e accuse di corruzione, il vecchio leader venne sempre rieletto plebiscitariamente.
Il dopo Kenyatta.
Morto Kenyatta (1978), la presidenza della Repubblica venne assunta da Daniel Arap Moi (successore designato da Kenyatta), che si trovò a fronteggiare dissensi e tensioni interne, culminate in un tentativo di colpo di stato nel 1982. Moi, riconfermato nel 1983 e poi ancora nel 1988, instaurò così una politica di oppressione che, in particolare dal 1986, accrebbe le tensioni socio-politiche e quelle interetniche. Alla fine degli anni Ottanta lo scontento per la corruzione dilagante nel governo e le difficoltà economiche del Paese si espresse nella richiesta dell'abolizione del sistema a partito unico e nel consolidamento dei gruppi d'opposizione, generalmente repressi. Solo nel dicembre 1991, a seguito delle sempre crescenti pressioni interne e internazionali, l'Assemblea straordinaria della KANU approvò un documento che legalizzava i partiti di opposizione, sancendo il ritorno al pluralismo politico. Alla fine del 1992, in un clima di nuovi scontri etnici, che videro opporsi soprattutto Masai e Kalenjin a Kikuyu, Moi venne ancora una volta rieletto alla presidenza della Repubblica, mentre la KANU conquistava la maggioranza dei seggi dell'Assemblea Nazionale. Dopo nuovi segni di irrigidimento politico da parte del presidente della Repubblica, che ebbero riscontri in politica estera con la sospensione degli aiuti internazionali, la campagna elettorale del 1997 fu caratterizzata in tutto il Paese da violente manifestazioni di protesta contro la politica economica del governo. Alla fine dello stesso anno le elezioni presidenziali e legislative, nonostante la crescita interna di un'opposizione che denunciò brogli e irregolarità di voto, riconfermarono a capo dello Stato Moi e assegnarono la maggioranza, nell'Assemblea Nazionale, alla KANU. Dopo un primo rimpasto di governo nel 1999, nel giugno 2001 Moi decise di costituire un nuovo governo di coalizione, in cui entrò anche il leader storico dell'opposizione, Raila Odinga. Nelle elezioni presidenziali svoltesi alla fine del 2002 Moi, dopo 24 anni di governo, non si presentò come candidato e l'opposizione, riunita nella coalizione Arcobaleno, portò il proprio candidato, l'economista Mwai Kibaki a diventare il terzo presidente del Kenya. Nonostante le promesse elettorali il nuovo presidente non riuscì a migliorare le condizioni economiche e politiche del Paese dove corruzione e scarsa sicurezza continuavano a essere problemi rilevanti; tentò anzi di rafforzare i propri poteri presentando, nel novembre 2005, un referendum sulla modifica della Costituzione: nella consultazione prevalsero i pareri contrari e come conseguenza Kibaki costrinse l'intero governo a dimettersi. Nuove elezioni presidenziali si svolsero nel 2007; esse, vinte per pochi voti da Kibaki, furono aspramente contestate sia da Odinga sia dagli osservatori internazionali. Nel Paese scoppiarono scontri violenti tra le fazioni politiche (e in parte etniche) che causarono oltre 1000 morti. La crisi era risolta nell'aprile 2008 dopo una mediazione dell'ONU che poratava alla creazione di un governo di unità nazionale e alla nomina di Odinga alla carica di primo ministro.

Popolazione

(?)
Popolazione totale: 40512682
(?)
Popolazione urbana (%): 23,97
(?)
Gruppi etnici:

Kikuyu 22%, Luhya 14%, Luo 13%, Kalenjin 12%, Kamba 11%, Kisii 6%, Meru 6%, altri africani 15 %, altri 1%

(?)
Lingue:

Inglese e Kiswahili (ufficiali), altre lingue locali

(?)
Religioni:

Protestanti 45%, Cattolici 33%, Musulmani 10%, Animisti 10%, altri 2%

Demografia

(?)
Tasso di crescita: 2,58
(?)
Tasso di natalità: 38,01
(?)
Tasso di mortalità: 11,28

Media dell'area geografica: 11.276470577016 (su un totale di 17 stati)

(?)
Tasso di mortalità infantile femminile: 58,20
(?)
Tasso di mortalità infantile maschile: 70,50
(?)
Tasso di fecondità totale: 4,80
(?)
Rapporto tra i sessi: 99,78
(?)
Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,03
(?)
Età mediana: 18,54
(?)
Aspettativa di vita maschile: 53,96
(?)
Aspettativa di vita femminile: 55,93

Indice di sviluppo umano

(?)
Posizione / 179: 145

Indicatori economici

(?)
PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 34,06
(?)
PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 71,21
(?)
Tasso di crescita annua: 4,40
(?)
PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 832,53
(?)
PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 1.740,58
(?)
Valore aggiunto settore primario (% sul PIL): 28
(?)
Valore aggiunto settore secondario (% sul PIL): 18
(?)
Valore aggiunto settore terziario (% sul PIL): 44
(?)
Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): -3604
(?)
Spesa statale per sanità (%): 7
(?)
Spesa statale per istruzione (%): 26
(?)
Spesa statale per difesa (%): 6
(?)
Tasso di corruzione: 27
(?)
Debito pubblico (%/PIL): 43,55
(?)
Tasso di inflazione : 18,56
(?)
Tasso di disoccupazione: 0,00
(?)
Debito estero (milioni di $): 10.257,90
(?)
Saldo migratorio: -189330
(?)
Rnld pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 820
(?)
Rnld pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 1710
(?)
Popolazione sotto la soglia della povertà assoluta (%): 20

Indicatori socio-sanitari

(?)
Vaccinazioni EPI finanziate dal Governo (%): 48
(?)
Tasso diffusione HIV (stima) : 6,30
(?)
Diffusione contraccettivi (%): 46
(?)
Diffusione assistenza prenatale (%): 92
(?)
Assistenza specializzata al parto (%): 44
(?)
Tasso di mortalità materna: 530
(?)
Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% urbana): 83
(?)
Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% rurale): 52
(?)
Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% totale): 59
(?)
Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 27
(?)
Accesso impianti igienici adeguati (% rurale): 32
(?)
Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 31

Istruzione

(?)
Tasso di alfabetizzazione femminile (15-24 anni): 94
(?)
Tasso di alfabetizzazione maschile (15-24 anni): 92
(?)
Tassi iscrizione scuola primaria femminile: 84
(?)
Tasso iscrizione scuola primaria maschile: 83
(?)
Tasso frequenza scuola primaria femminile: 75
(?)
Tasso frequenza scuola primaria maschile: 72
(?)
Tasso iscrizione scuola secondaria femminile: 48
(?)
Tasso iscrizione scuola secondaria maschile: 51
(?)
Tasso frequenza scuola secondaria femminile: 42
(?)
Tasso frequenza scuola secondaria maschile: 40

Comunicazioni

(?)
Tasso di libertà di stampa: 27,80
(?)
Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 0,68
(?)
Utenti telefonia mobile ogni 100 abitanti: 67,47
(?)
Numero reti televisive: 8
(?)
Utenti internet ogni 100 abitanti: 28,00

Trasporti

(?)
Aeroporti:

194

(?)
Densità stradale (km/100 km²):

10,67

(?)
Densità ferroviaria (km/ 100 Km²):

0,5

(?)
Porti:

1

Popoli

Tre grandi gruppi, Bantu, Cusciti e Niloti, con 3 classi linguistiche differenti, hanno dato origine a gruppi minori e più specifici, le tribù, caratterizzate da diverse sfumature, identità nonché diversi dialetti.

popoli e tribù 

In Kenya si contano 42 tribù, ma le diramazioni nei diversi popoli diventano molte di più.

BANTU: arrivati in Kenya dall' Africa centrale, si dividono in tre gruppi a seconda del luogo dove si sono stanziati

  • i Bantu stanziatisi presso il lago Vittoria a Ovest
  • i Bantu dell'altopiano (fra cui i Kikuyu)
  • i Bantu della costa

CUSHITI: poco numerosi, vivono nelle zone aride e semidesertiche del territorio

NILOTI: sono un terzo della popolazione kenyana e si dividono in popoli di lingua "kalenjin" e popoli di lingua "maa" che sono principalmentepastori seminomadi come i Masai, i Swahili e i Samburu

Tribù Kikuyu: i Kikuyu sono il gruppo più numeroso e vivono nei pressi del monte Kenya, da loro soprannominato "Montagna di Luce"

Tribù Samburu: i Samburu sono una popolazione nomade e vivono che vive nel nord del Kenya vicino al lago Turkana, nella regione della Rift Valley. La loro attività e principale fonte di sostentamento è l'allevamento di bovini e ovini.

Tribù Masai: i Masai sono un popolo nomade formato da pastori.In passato si spostavano in lungo e in largo per tutto il Kenya, al giorno d'oggi invece sono radunati nel Masai Mara. Indossano un mantello rosso fuoco e vanno in giro con in mano una lancia; non hanno paura del pericolo, sono calmi e coraggiosi. Fino a poco tempo fa, per diventare guerriero, un ragazzo Masai doveva uccidere, da solo, un leone armato solo della sua fedele lancia.

Masai

Territori urbani

Il centro urbano più importante del Kenya è Nairobi e proprio qui, nel distretto centrale del business (CBD), hanno sede le principali attività amministrative e commerciali. Il centro del distretto è costituito dalla piazza di City Square, attorno a cui si sviluppano i principali edifici amministrativi, tra cui la sede del Parlamento, il municipio e il tribunale.

Tutta la zona del distretto è caratterizzata da grattacieli ed edifici moderni.

Nella zona ovest della città si trovano la maggior parte dei quartieri residenziali più prestigiosi, creati da coloni europei; a questi si aggiungono però anche alcuni quartieri poveri.

La zona orientale è principalmente costituita da quartieri di livello medio-basso

Tutto il territorio di Nairobi è ricco di parchi e giardini

Territori rurali

Slum

Tutto intorno al territorio urbano di Nairobi sorgono le baraccopoli dette slum, la cui popolazione complessiva si aggira intorno ai 2.000.000 di persone. Gli slum sono in tutto un centinaio; la più grande è quella di Kibera, con una popolazione stimata intorno al milione di persone. Lo slum più povero è quello di Mitumba, dove si registra un tasso di persone sieropositive del 60%, un reddito giornaliero medio intorno ai 0,60 dollari e un tasso di scolarizzazione del 5%

Flora, fauna e attività umane

FLORA E FAUNA

Il Kenya presenta un panorama stupendo, quanto a vegetazione e habitat faunistico. Qui la natura è sovrana e l’uomo vive a contatto con la terra. E’ un paradiso di flora e fauna incontaminata che l’uomo deve osservare e rispettare.

LA FLORA

savana 

La savana è un ambiente che varia d’aspetto a seconda della stagioni e della loro piovosità, costituendo l’habitat adatto agli animali carnivori, ma anche alla pastorizia.

 

Vi sono numerosi paesaggi vegetali a cui corrisponde una fauna sempre diversa:

Il territorio del Kenya è in gran parte montuoso e occupa la parte più elevata dell’altopiano est africano. Geologicamente si è formato in epoca arcaica per poi subire profonde trasformazioni, tali da formare la Great Rift Valley, cioè la frattura est africana che solca il Kenya da nord a sud.

La Rift Valley

Rift Valley 

L’altopiano centrale ha il suo principale elemento caratterizzante nella fossa tettonica est-africana, segnata dal lungo solco occupato dal Lago Turkana (o lago Rodolfo), poi dalla monumentale Rift Valley e infine da una serie di depressioni allungate, occupate in parte da laghi poco profondi, in parte da solchi vallivi.

Partendo dalla costa sull’Oceano Indiano, si incontrano ampie spiagge di sabbia bianca; procedendo poi verso l’interno troviamo foreste secondarie e foreste equatoriali, praterie rigogliose alberate, con ricche piantagioni; infatti il centro del Kenya è una delle zone agricole più produttive dell’Africa.
Quando l’altipiano si fa più alto, si incontrano le savane alberate, le steppe erbose e la boscaglia, che si trasformano all’arrivo delle piogge: i ficus e i bambù in presenza di pioggia crescono anche un metro al giorno. Sulle alte montagne ci sono i prati di altura, in cui spiccano il blu delle genziane e il giallo dei ranuncoli.
Nel Nord-est del Kenya invece incontriamo una zona semi desertica, dove crescono solo alcune acacie, cespugli spinosi e palme dum, alla presenza di venti asciutti e violenti.

Al giorno d'oggi il Kenya è però soggetto a una forte deforestazione (legale e illegale) che legata all’estrazione del carbone, ai pascoli illegali e al bracconaggio spietato nei confronti di specie rare e protette come leoni, leopardi e elefanti, non rischia solo di mettere in ginocchio il parco nazionale (Monte Kenya), ma ha effetti drammatici anche sui fiumi che nascono dalle riserve d’acqua della montagna

Fortunatamente c'è anche chi si impegna a combattere questo fenomeno, come sta facendo l'ecologista kenyota Wangari Maathai che con l'aiuto dell'organzzazione da lei fondata nel 1977, il "Green Belt Movement", ha contribuito a piantare all'incirca 30 milioni di alberi in Africa orientale

LA FAUNA

Il paese è famoso per la presenza numerosa di animali di qualsiasi dimensione, dai grossi predatori ai piccoli erbivori. Ci sono antilopi, zebre, gnu, gazzelle, giraffe,

Giraffa

struzzi, scimmie, leoni, leopardi, ghepardi, iene, sciacalli, elefanti, rinoceronti, bufali, ippopotami, coccodrilli, aironi, fenicotteri e altri ancora. Il Kenya dispone di oltre cinquanta grandi parchi naturalistici e oltre duecento riserve forestali. Le aree protette conservano una smisurata varietà di ecosistemi, popolati da un’incredibile quantità di specie animali e vegetali.

Leonessa

Iena

Giochi

Il Kenya ai giochi olimpici: Il Kenya ha partecipato per la prima volta ai Giochi Olimpici nel 1956.

Gli atleti kenyoti hanno vinto 75 medaglie ai Giochi Olimpici Estivi mentre non ne hanno vinta neanche una a quelli invernali.

 

 

 

 

 

I bambini del Kenya sono molto bravi a costruire i giocattoli con i materiali di riciclo o di scarto come per esempio le lattine vuote o il fil di ferro

Nelle comunità e nei centri di accoglienza si cerca di coinvolgere i bambini con attività di disegno, origami e lavoretti con la carta e la stoffa.

Feste

Feste e manifestazioni Kenya

  • 1° gennaio: Capodanno.
  • Aprile: Pasqua.
  • 1° giugno: Festa di Madaraka.

Il primo giugno in Kenya è festa nazionale. Si celebra il cosiddetto "Madaraka day", ovvero il giorno della bandiera. Il primo giugno 1963, infatti, è una data fondamentale nel processo di indipendenza del Paese africano. Se il famoso vessillo con lo scudo simbolo di chi aveva lottato per l'indipendenza, su sfondo nero rosso e verde è stato mostrato per la prima volta, in realtà il "Madaraka day" porta con sè un significato ben più importante. Infatti quel giorno di giugno il kenya per la prima volta si è dato un autoregolamentazione, la prima traccia di costituzione, che poi verrà studiata e stesa insieme con gli inglesi stessi per arrivare al processo completo di formazione della Repubblica del Kenya, che avverrà ufficialmente il 12 dicembre dello stesso anno.

bandiera del Kenya

  • 10 ottobre: Giornata del presidente Moi.
  • 20 ottobre: Giorno del Kenyatta.
  • 12 dicembre: Festa Nazionale dell'Indipendenza.
  • 25 dicembre: Natale.

Reti stradali e ferroviarie

Il Kenya ha una rete di trasporti relativamente sviluppata rispetto alle nazioni confinanti.

La rete ferroviaria copre in totale 2.778 km e il gestore nazionale è la Kenya Railways.

Per quanto riguarda i trasporti su strada, il Kenya dispone di una rete stradale, una rete autostradale e di numerose autolinee.

La rete stradale si estende per più di 63.000 km di strade interurbane ma solo 8.868 km sono asfaltati e questo può diventare un problema soprattutto quando riguarda i trasporti verso gli ospedali; per ridurre questo svantaggio le ambulanze sono principalmente delle jeep modificate

La rete autostradale comprende due autostrade che transitano presso la capitale Nairobi: l'autostrada Cairo-Città del Capo e

matatu a Nairobi

l'autostrada Lagos-Mombasa

Nella capitale Nairobi e in tutte le zone abitate sono presenti aziende pubbliche e private che gestiscono trasporti urbani, interurbani e turistici. il principale mezzo di trasporto pubblico è il minibus, "matatu".

Monete e banconote

Lo scellino kenyota è la valuta ufficiale del Kenya ed è composto da 100 centesimi

scellino

in Kenya oltre alle monete circolano anche le banconote

banconota kenyota

Arte tradizionale e moderna

Sculture funerarie giryama

La scultura costituisce il principale mezzo di espressione artistica e religiosa presso i giryama, stanziato nella zona costiera del Kenya. Queste due sculture in legno risalgono al 20° secolo

I Masai invece sono rinomati per le loro collane di perline

Musiche e danze

Musica kenyota: La musica del Kenya comprende un vasto panorama di generi di musica tradizionale associabili alle numerose etnie del paese, ma anche molte forme di musica pop

Fiabe e racconti

Fiaba della conquista del fuoco: Nella fiaba si narra di un viaggiatore che, alla ricerca del fuoco, sale fino al quarto cielo. Lungo il cammino incontra gente le cui sembianze e i cui modi di comportarsi sono molto diversi dai suoi. La possibilità di superare i pregiudizi e raggiungere l’agognata meta risulterà pregiudicata dalla mancanza di umiltà e di buon senso.

 

 

 

Fiaba della furbizia del vecchio gallo: Chi è ingannato fa la vita più lunga di chi lo inganna. (Proverbio Kikuyu).

 

Cibo, alimentazione e ricette

Alimentazione in Kenya

Ogni tribù si ciba dei prodotti della propria terra ed essendoci poca varietà nelle coltivazioni, un popolo finisce per cibarsi sempre delle stesse pietanze. Fra i contadini chi produce grano mangia grano, chi produce riso mangia riso; chi fa il pescatore mangia pesce e così via; né si conosce distinzione tra colazione, pranzo o cena.

In cucina è molto usato il latte di cocco e viene messo un po’ su tutto: sui piatti di carne, di pesce, sulle verdure, perfino nelle minestre. Anche la banana è molto impiegata in cucina sulle carni e sul pesce. Le verdure più usate sono i fagioli, le patate, i piselli, la cipolla. Le spezie sono poco comuni eccetto il peperoncino chiamato pili-pili. I piatti più comuni sono l’ugali, una polenta di mais bianco; l’irio, il kenyeji o il mukimu, nomi diversi di uno stesso piatto a base di purè di patate con aggiunta di chicchi di mais, piselli, fagioli e cipolla.

Ricette:

Wali wa Nazi - Riso al cocco

riso al cocco

sambusi (antipasto)

sambusi

 

 

 

 

 

 

un altro cibo tipico è il Chapati, il pane senza lievito: il chapati contiene solamente farina semi-integrale, acqua e sale; viene cotto su una particolare padella di ferro, "tawa", che diffonde il calore in modo uniforme.

chapati

Testimonianze

Diari di viaggio

Solo il vento mi piegherà (Wangari Maathai)

 

Personaggi

Wangari Maathai

Ecologista kenyana, Wangari Maathai, 64 anni, è stata la prima donna africana a ricevere l'importante riconoscimento del premio nobel per la pace che le è stato assegnato nel 2004 per il suo impegno nella lotta per la preservazione dell'ambiente e la difesa dei diritti umani.

"La pace nel mondo dipende dalla difesa dell'ambiente"

 

Jomo Kenyatta

 

Jomo Kenyatta: primo presidente del Kenya (1964-1978), membro della tribù dei kikuyu, nel 1922 prese parte a un movimento di protesta contro il governo kenyano dominato dai bianchi. Nel 1952 venne accusato di aver fomentato una rivolta contro gli inglesi e nel 1953 fu condannato a sette anni di prigione. Nel 1963, quando il Kenya ottenne l'indipendenza, Kenyatta divenne primo ministro e si oppose al multipartitismo ritenendo che esso avrebbe portato a divisioni su base etnica. Nel 1964 divenne presidente della repubblica del Kenya e mantenne questa carica fino alla morte.