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Paesi | Africa | Africa meridionale | Sudafrica

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Pretoria
Superficie (km²): 1219090
Densità (ab/km²): 39
Forma di governo: Repubblica
Sito ufficiale del Governo: http://www.gov.za/
Data dell'indipendenza: 31 Maggio 1910 (nascita dell'Unione del Sudafrica)
Indipendenza da: Regno Unito
Moneta: Rand
Membership:

ACP, AfDB, AU, BIS, C, FAO, G-20, G-24, G-77, IAEA, IBRD, ICAO, ICC, ICCt, ICRM, IDA, IFAD, IFC, IFRCS, IHO, ILO, IMF, IMO, IMSO, Interpol, IOC, IOM, IPU, ISO, ITSO, ITU, ITUC, MIGA, MONUC, NAM, NSG, OPCW, PCA, SACU, SADC, UN, UN Security Council (temporaneo), UNAMID, UNCTAD, UNESCO, UNHCR, UNIDO, UNITAR, UNWTO, UPU, WCL, WCO, WFTU, WHO, WIPO, WMO, WTO, ZC

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il territorio sudafricano comprende tutta la porzione meridionale dell'Africa "alta", a sud della valle del Limpopo e della depressione del Kalahari. Esso poggia su un antichissimo zoccolo di rocce cristalline precambriane, venate da ricchi filoni auriferi e uraniferi nella regione del Witwatersrand (Transvaal); in gran parte però tale substrato è ricoperto da sedimenti della formazione detta del "Karroo" diffusa in tutta l'Africa meridionale ma caratteristica soprattutto della regione del Capo. Di età da carbonifera (Paleozoico) a giurassica (Mesozoico), tali strati raggiungono anche i 7.000 m di potenza; sono anch'essi economicamente assai importanti per la presenza di vasti giacimenti carboniferi. Di struttura perciò essenzialmente tabulare, il territorio sudafricano si corruga solo nell'estrema sezione meridionale del Capo, dove si allinea, per effetto dell'orogenesi ercinica, una serie di catene, con andamento per lo più da est a ovest, separate da lunghe valli: nelle depressioni formate dal corrugamento capide si stendono appunto il Gran Karroo e il Piccolo Karroo. L'elemento morfologico prevalente è però l'orlo rialzato dell'altopiano; benché in più punti smembrato dall'erosione (il principale agente modellatore del territorio, che non fu più interessato da ingressioni marine dopo il Paleozoico, salvo lievi episodi marginali) in massicci isolati, come il Tafelberg (1.914 m) e il Kompasberg (2.504 m), il ciglio continentale forma un'imponente muraglia a est, con i Monti dei Draghi , o Drakensberg, caratterizzati da potenti effusioni basaltiche e con varie cime superiori ai 3.000 m (le massime quote si trovano però nel Lesotho). Verso ovest tale margine rialzato, il Great Escarpment o Grande Scarpata, si abbassa progressivamente fino ai ripiani terrazzati della costa occidentale, mentre verso sud è fronteggiato dalle menzionate catene del Capo. Una stretta fascia alluvionale costiera orla quasi tutto il Paese; la costa è molto regolare e generalmente importuosa, salvo che nella zona meridionale dove le catene del Capo si affacciano direttamente sul mare. Qui l'erosione marina ha intagliato in modo pittoresco i rilievi arenacei, originando una successione di promontori, con coste a falesia, e di brevi tratti di coste basse; il famoso Capo di Buona Speranza è però un antico isolotto roccioso saldatosi al continente. Piuttosto monotoni sono i tavolati dell'interno, di altezza media tra i 1.200 e i 1.800 m.

 

Clima. Il clima è notevolmente vario in rapporto sia alla grande estensione territoriale, sia all'altitudine, sia all'esposizione verso il mare. La latitudine subtropicale e il profondo influsso marittimo sono all'origine del clima mediterraneo che caratterizza l'apice meridionale del territorio sudafricano: qui le temperature sono miti (a Città del Capo oscillano tra i 22 °C di gennaio e i 13 °C di luglio) e le precipitazioni superano i 600 mm; le piogge sono legate all'avanzata di fronti freddi di origine antartica durante l'inverno, mentre quasi tutto il resto dell'Africa australe nello stesso periodo è sovrastato da un'area anticiclonica che impedisce l'afflusso di masse d'aria umida dagli oceani circostanti. Al contrario, d'estate, quando in ambito continentale si instaurano condizioni di bassa pressione, le masse d'aria umida provenienti dall'Oceano Indiano al seguito dell'aliseo di sud-est investono le coste orientali e la Grande Scarpata irrorandole di abbondanti precipitazioni (1.000-1.500 mm). In particolare il Natal gode di un clima caldo e umido, che fa di questa provincia l'area più favorevole alla coltivazione di colture tropicali. Man mano che si procede verso l'interno le precipitazioni diminuiscono: sugli altopiani si aggirano sui 500-800 mm annui. In modo più netto si riducono procedendo verso ovest fino a toccare i 60 mm a Port Nolloth, sull'Atlantico. Le escursioni termiche, sensibili sugli altopiani (a Johannesburg, che si trova a circa 1.750 m d'altitudine, le medie oscillano tra i 20 °C di gennaio e i 10 °C di luglio), sono alquanto più contenute sulle coste; così mentre a Durban le temperature medie di gennaio e di luglio sono rispettivamente 24 °C e 17 °C, a Port Nolloth, lievemente più a nord in latitudine, ma sull'Atlantico, esse sono di 15 °C e 12 °C.

 

Flora. In relazione a queste variazioni climatiche la copertura vegetale è alquanto differenziata: sugli altopiani predominano le praterie temperate, che trapassano in steppe cespugliose e xerofile verso le aree meridionali e occidentali meno piovose; sul versante orientale si incontrano savane arbustive, spesso associate a piante d'alto fusto come l'acacia e il baobab, e lembi di foresta tropicale, con carattere di foresta a galleria lungo il corso di alcuni fiumi, per esempio il Tugela. La copertura vegetale tipica della fascia sud-occidentale del Paese, che gode di clima mediterraneo, è la macchia sempreverde.

Idrografia. Idrograficamente il Paese, pur diviso tra diversi bacini, tributa essenzialmente all'Oceano Atlantico, soprattutto tramite l'Orange (1.860 km), il principale fiume della Sudafrica, che nasce nel Lesotho e il cui vasto bacino (1.020.000 km2 ) corrisponde a buona parte degli altopiani; il corso del fiume è però accidentato da rapide e cascate che ne rendono difficile la navigazione, ostacolata inoltre dal regime assai irregolare. Tra i suoi affluenti una certa importanza hanno il Vaal (1.200 km) e il Molopo (coi suoi 1.000 km ca. segna per lungo tratto il confine col Botswana), che è, tuttavia, quasi sempre asciutto. Scende all'Atlantico anche l'Olifants. Tra i tributari all'Oceano Indiano il principale è il Limpopo (1.600 km): l'irregolarità del profilo e del regime ne pregiudica però la navigazione. Gli altri fiumi nascono quasi tutti dalla Grande Scarpata e presentano un andamento normale alla costa (tra i molti è celebre il Tugela che si origina ai confini col Lesotho e forma, con una serie di salti, le cascate omonime, seconde del mondo per altezza, con ben 948 m) tranne quelli della zona del Capo, dove il rilievo li costringe a lunghi percorsi longitudinali.

Ambiente umano

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Composizione etnica. La popolazione della Sudafrica è formata per il 76,3% da Africani Bantu, per il 12,7% da bianchi, per l'8,5% da coloureds e per il 2,5% da Indiani (valori riferiti al 1995). Esiste anche un'esigua minoranza di Boscimani e di Ottentotti, gli originari abitatori del Paese, cacciatori e raccoglitori nomadi, i quali sono stati progressivamente respinti verso le zone desertiche del Kalahari dapprima dai Bantu, sopravvenuti in diverse ondate da nord e da nord-est, quindi dai bianchi, la cui colonizzazione dell'Africa del Sud ebbe inizio dalla Baia della Tavola, dove fu fondata nel 1652 Città del Capo, e la cui conquista territoriale volse soprattutto verso nord e verso est. Dei Bantu i gruppi più cospicui sono quello degli Zulu (8,4 milioni di appartenenti), insediati nel Natal e lungo il confine meridionale del Lesotho, e quello degli Xhosa (6,6 milioni) concentrati nel Transkei, a sud del KwaZulu/Natal. Gli Zulu restano giustamente famosi per essere riusciti a organizzare nel XIX secolo un regno potente che non solo si impose su gran parte dell'Africa sud-orientale, ma che combatté coraggiosamente contro i bianchi. Sugli altopiani vivono gruppi diversi, ma complessivamente meno numerosi; nell'Orange il gruppo più consistente è quello dei Sotho (Basotho; 6 milioni), nel Transvaal e nella zona del Capo sono stanziati i Tswana (2,7 milioni), i Tsonga o Shangaan (1,6 milioni), i Swazi (900.000), i Ndebele (560 000), i Venda (650.000) ecc. I bianchi sono per la maggior parte i discendenti dei primi colonizzatori e immigrati dai Paesi Bassi (afrikaners) e Inglesi, quindi di Tedeschi e altri immigrati da vari Paesi europei; più di 46.000 sono gli Italiani.

 

Sviluppo demografico. L'incremento della popolazione bianca, oggi quasi interamente dovuta alla naturale dinamica demografica, fu nel secolo scorso e nei primi decenni del XX secolo largamente determinato dall'immigrazione: nel solo Transvaal nel periodo 1890-1911 il numero degli Europei, qui attratti soprattutto dalla scoperta dei ricchi giacimenti di oro e diamanti, passò da 119.000 a 421.000 abitanti. Ormai l'immigrazione è pressoché cessata e il più elevato tasso d'incremento naturale dei Bantu determina un progressivo aumento della popolazione africana rispetto a quella bianca. Gli abitanti sono passati dai 9,6 milioni del 1936 ai 42 del 1997, gli africani da circa 6,5 milioni sono diventati oltre 31 milioni, mentre i bianchi hanno superato i 5 milioni. Un certo peso hanno i coloureds, nati per lo più da antichi incroci tra bianchi e schiave ottentotte; i meticci (in cui sono compresi anche i cosiddetti Malesi del Capo) vanno aumentando sensibilmente sia per incremento naturale sia per l'apporto continuo di altri elementi nati da nuovi matrimoni misti: erano circa 770.000 nel 1936 e 3,5 milioni nel 1997. Anche gli Asiatici sono relativamente numerosi (circa 1.015.000): a parte piccoli gruppi di Cinesi, si tratta di discendenti degli Indiani fatti affluire nel Natal (dove sono tuttora concentrati) per essere adibiti ai lavori di piantagione della canna da zucchero.

 

Distribuzione. La popolazione presenta una densità media piuttosto bassa e una distribuzione assai irregolare: è concentrata nelle regioni orientali che offrono più vantaggiose possibilità agricole e industriali, specie lungo le coste del KwaZulu-Natal, la provincia agricola più ricca. In particolare abbondano in questa zona gli Africani, insediati nelle numerose riserve della provincia; le riserve, che sono frammentate ai margini delle terre occupate dai bianchi (ovviamente le migliori), accolgono circa metà della popolazione africana, rispettando i legami etnici; i vari gruppi svolgono le tradizionali attività agricole e di allevamento e abitano in villaggi di capanne di forma circolare, sviluppate intorno al recinto per il bestiame, il kraal. Essi sono anche numerosi nelle zone agricole e minerarie del Transvaal e dell'Orange, in parte nelle farms alle dipendenze dei coltivatori bianchi, in parte nei grandi ghetti negri alla periferia delle città. Procedendo verso ovest e sud-ovest la densità cala nettamente fino a toccare gli 8 abitanti/km 2 .

 

Urbanesimo e città. La popolazione urbana è tra le più elevate dell'Africa e circa 1/5 dell'intera popolazione sudafricana vive in cinque città. La vita urbana è interamente dominata dai bianchi; le città ospitano anche la maggioranza degli Indiani e dei coloureds. La nascita e lo sviluppo delle città sudafricane sono legati fondamentalmente a fattori minerari e portuali. Emerge nettamente Johannesburg, polo fondamentale delle ricche attività minerarie e industriali del Witwatersrand (o semplicemente Rand) e capoluogo della provincia del Gauteng. È un centro modernissimo, dinamico, dominato dai grattacieli, che sorge presso grandi giacimenti d'oro, cui deve anzi la sua fondazione e l'incessante sviluppo successivo. Sempre nella provincia del Gauteng è Pretoria, capitale amministrativa della Repubblica Sudafricana sin dall'anno della costituzione dell'Unione Sudafricana, nel 1910; importante centro storico, culturale ed economico, conserva molti ricordi del passato, tra cui l'imponente monumento ai pionieri boeri. Bloemfontein, capoluogo dello Stato libero (Orange) e capitale giudiziaria del Sudafrica, grande mercato zootecnico e Kimberley, capoluogo della provincia del Capo Settentrionale, celebre per i giacimenti diamantiferi, sono gli unici altri centri di una certa importanza degli altopiani; le altre grandi città sudafricane sono infatti ubicate sulla costa, con funzione di sbocchi industriali e minerari delle regioni interne, oltre che poli delle popolose, attive zone costiere. La principale è Durban, metropoli del KwaZulu-Natal, collegata con ferrovia al Rand; è il massimo porto del Paese, sede di numerose industrie (alimentari, chimiche ecc.) ma anche elegante città residenziale. Altri centri portuali di rilievo sono, entrambi sull'Oceano Indiano, East London e Port Elizabeth, sbocco essenzialmente di prodotti agricoli e zootecnici. Funzioni particolari ha Città del Capo , la capitale legislativa, capoluogo della provincia del Capo Occidentale, situata sul promontorio capide e affacciata sulla baia dominata dalla Montagna della Tavola; è un importante centro industriale e portuale sulle rotte per l 'Australia.

 

Apartheid. Per anni la Repubblica Sudafricana è stata teatro di un durissimo sistema di apartheid che separava le popolazioni di colore dai bianchi in tutti i campi della vita sociale ed economica. A corollario di ciò stanno le differenze fortissime nel livello di vita delle diverse comunità, che si rendono evidenti con pochi dati: la vita media è di 70 anni fra i bianchi, 65 tra gli asiatici, 59 tra i neri; la mortalità infantile è inferiore al 15 per mille per la popolazione bianca, sale a più del 25 per mille per gli Asiatici e raggiunge il 94 per mille nei gruppi africani; la percentuale di analfabetismo è dell'1% fra i bianchi e di circa il 15% fra la gente di colore. L'apartheid è sopravvissuto intatto fino al 1986, anno in cui è iniziato un progressivo smantellamento delle sue strutture, trasformazione completatasi nei primi anni Novanta, anche grazie alle pressioni internazionali che avevano finito per isolare il governo di Pretoria. Nel 1992 un referendum ha approvato con il 68,6% dei voti l'accordo costituzionale che mira alla formazione di uno Stato unitario multirazziale. Evidentemente, però, le sperequazioni e le ferite sociali prodotte dal lungo periodo di segregazione delle popolazioni indigene rendono difficile e contrastata anche questa fase di evoluzione.

Aspetti economici

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Le profonde ineguaglianze economico-sociali non possono mettere in discussione il fatto che il Sudafrica abbia una solida e ben diversificata economia, nettamente la prima a livello continentale, grazie alle sue enormi risorse minerarie, a una fiorente agricoltura e zootecnia, a un'industria saldamente affermata.

 

Agricoltura. Come in genere in tutti i settori produttivi del Paese, anche nell'ambito dell'agricoltura l'intervento del governo è stato decisivo; esso si è soprattutto esplicato nei provvedimenti intrapresi per assicurare un sufficiente approvvigionamento idrico in un territorio che perde, per evaporazione o per straripamento, la maggior parte delle acque convogliate dai fiumi. Sin dal 1971 opera la Water Research, commissione istituita appunto per coordinare e promuovere le più opportune ricerche e salvaguardie idrologiche; ma già nel 1966 era stato varato un grandioso progetto per la sistemazione della valle del fiume Orange, con la creazione di tre grandi laghi artificiali in grado di alimentare 20 stazioni idroelettriche nonché una vasta rete di canali. Arativo e colture arborescenti ricoprono il 10,8% della superficie territoriale, pari a circa 13,1 milioni di ha; di questi ben 4 milioni, corrispondenti al "triangolo del mais" tra Mafikeng, il Lesotho e lo Swaziland, sono destinati al mais (il Sudafrica ne è di gran lunga il maggiore produttore tra i Paesi africani e fra i primi del mondo), che in parte è esportato. È invece destinata eminentemente al mercato interno la produzione, molto inferiore, del frumento (di cui peraltro in alcuni anni il Paese è egualmente il massimo produttore africano), diffuso soprattutto nella provincia del Capo Occidentale e nella parte orientale dello Stato libero (Orange); tra i cereali minori figurano il sorgo, l'orzo, l'avena, il miglio. Sempre al mercato interno sono destinate le patate e varie colture orticole (pomodori, piselli, cipolle, fagioli ecc.). Abbastanza netta è, come in altri Stati africani, la demarcazione fra l'agricoltura di sussistenza, cui sono eminentemente adibiti i neri chiusi nell'ambito delle loro riserve, e la ben più fiorente agricoltura industriale di piantagione; qui al primo posto si colloca la canna da zucchero, concentrata nella fascia costiera del KwaZulu-Natal, cui fanno seguito il tabacco, prodotto soprattutto nel Transvaal e in talune zone del Capo, e il cotone, diffuso negli altopiani. Importantissima è infine la frutticoltura, in buona parte destinata all'esportazione e che, grazie alla varietà delle condizioni climatiche presentate dal Paese, consente la crescita di specie sia proprie delle aree temperate sia tipiche di quelle tropicali. La vite prospera nella cuspide sud-occidentale della provincia del Capo Occidentale e dà elevati quantitativi di vini molto pregiati; sempre nella provincia del Capo Occidentale si coltivano mele, pesche, pere, prugne e albicocche. L'agrumicoltura (arance, pompelmi e limoni) è ottimamente rappresentata, oltre che nella provincia del Capo Occidentale, nella fascia costiera del KwaZulu-Natal, specie attorno a Durban; sempre nell'area costiera del KwaZulu-Natal si produce frutta tropicale (ananassi, banane, manghi, papaie ecc.). Ben sfruttate sono anche le non cospicue risorse forestali (foreste e boschi si estendono per meno del 7% del territorio nazionale), che coprono circa il 90% del fabbisogno interno.

 

Allevamento. Nel complesso per le sue caratteristiche climatiche il Sudafrica si presta, ancor più che alla pur fiorente agricoltura, all'allevamento del bestiame: ben il 66,6% del territorio nazionale è occupato da prati e pascoli permanenti. La distribuzione attuale del bestiame è condizionata dall'estensione e dalla natura dei pascoli; così i bovini sono concentrati nelle aree più umide dell'Est e del Nord, cioè nel Natal, nel Transvaal, nella sezione orientale della zona del Capo e nello Stato libero (Orange) settentrionale; più importante è però l'allevamento degli ovini (primato africano), che si accontentano di pascoli magri e aridi e che sono quindi diffusi in tutta la vastissima regione centrale. Il Sudafrica è un grande produttore di lana; ma gli ovini forniscono pure le pregiate pelli karakul. Fra i caprini sono di particolare rilievo le capre d'angora; si allevano inoltre suini, cavalli e volatili da cortile.

 

Pesca. Anche la pesca riveste notevole importanza, essendo un settore modernamente attrezzato e organizzato; i prodotti più abbondanti (sardine, acciughe, sgombri, merluzzi) sono tratti dalle fredde acque atlantiche.

 

Oro e diamanti. La Repubblica Sudafricana è per tradizione il "Paese dei diamanti e dell'oro"; tuttavia le sue risorse minerarie sono molto più varie e in taluni casi grandiose. Benché sia ormai estratto a notevole profondità e quindi a costi crescenti, l'oro (oltre 1/4 della produzione mondiale) è un primato sudafricano; l'area d'estrazione più famosa è il Rand; ad essa si sono aggiunti numerosi altri giacimenti, come quelli di Odendaalsrus, nello Stato libero (Orange), e di Elsburg, nella provincia del Gauteng: si tratta nel complesso di una cinquantina di miniere situate tra il Transvaal e l'Orange. I minerali auriferi contengono anche notevoli quantità di uranio, che viene lavorato in diversi impianti; rilevantissima è anche l'estrazione di argento. Quanto ai diamanti, il Sudafrica ha tuttora una colossale produzione; tale attività fa capo alla potentissima compagnia De Beers, che controlla gran parte del commercio mondiale delle pietre. Per i diamanti vanno soprattutto ricordate le miniere di Kimberley, nella provincia del Capo Settentrionale, la miniera Premier presso Pretoria (Gauteng), dove fu rinvenuto nel 1905 il più grande diamante del mondo, il Cullinan, che, tagliato, diede pietre per 1.063,65 carati; infine i giacimenti di Jagersfontein e di Koffiefontein, nello Stato libero (Orange). Diamanti alluvionali si estraggono dal letto del Vaal a ovest di Kimberley e presso Port Nolloth, alla foce del fiume Orange; con imbarcazioni appositamente attrezzate vengono estratti diamanti anche dal fondo del mare. All'oro e ai diamanti si deve aggiungere il platino: si stima che il Sudafrica possegga il 50% delle riserve aurifere mondiali e ben il 75% di quelle platinifere.

 

Carbone e petrolio. Importanti sono anche i giacimenti di carbone, di cui anzi il Sudafrica è il primo produttore africano, tra i massimi a livello internazionale; la più cospicua area carbonifera si estende dal KwaZulu-Natal fino a comprendere tutto il Transvaal centrale; altre miniere si trovano nello Stato libero (Orange). I primi ritrovamenti di una certa entità di petrolio, ubicati nei fondali sottomarini al largo delle coste del Capo, sono del 1982, ma il petrolio rinvenuto non è sufficiente perché ne risulti economica l'estrazione. In effetti quasi la metà degli idrocarburi impiegati nel Paese non sono provenienti dal petrolio, ma sono dei succedanei ottenuti per sintesi dal carbone nei colossali impianti del complesso SASOL (South African Coal, Oil and Gas Corporation); lo stabilimento SASOL 3 è entrato in funzione nel 1983.

 

Altri minerali. Anche per i minerali metalliferi il Sudafrica è dotatissimo, specie per quelli di ferro, presenti soprattutto a Prestwick nel KwaZulu-Natal, ma ancor più lo è per la cromite (il Sudafrica ne è il primo produttore del mondo, escludendo la Russia), il manganese e l'antimonio; cospicua è anche la produzione di vanadio e di nichel. Sempre tra i minerali metalliferi si annoverano, ma a grande distanza, rame, stagno, tungsteno. Tra i minerali non metalliferi prevalgono l'amianto, i fosfati naturali, la mica e lo zolfo. Grandi saline si trovano a Port Elizabeth e a Brantford.

 

Potenzialità industriali. Se i minerali hanno fatto del Sudafrica una potenza economica con tutte le conseguenze che il Paese accusa dai primi anni Ottanta per la caduta mondiale del prezzo dell'oro e di tutte le materie prime esportate, il settore però in maggior espansione è quello industriale. Già oggi è questo il Paese largamente più industrializzato del continente, ma le ambizioni dei Sudafricani "bianchi" vanno molto più in là e mirano a confronti di ben più ampio respiro. Una delle caratteristiche più significative dell'industria sudafricana è la presenza di un forte settore pubblico, che ha istituito grandi società, come la citata SASOL, la ISCOR (South African Iron and Steel Industrial Corporation), la ESCOM (Electricity Supply Commission), la SOEKOR (Southern Oil Exploration Corporation ) ecc. Sotto egida governativa viene sostenuta la realizzazione di vari progetti economici di grandi proporzioni; in particolare la ISCOR e la SASOL hanno in pratica dato l'avvio a una ormai fiorente industria siderurgica, chimica e petrolchimica. Il potenziamento industriale ha avuto come logica premessa un'attenta politica economica di sviluppo del settore energetico; la produzione di energia elettrica supera già quella di molti Paesi europei. L'energia prodotta è d'origine quasi interamente termica, alimentata dal carbone locale e dal petrolio d'importazione; tra i maggiori impianti si annoverano quelli di Duvha, Matla e Hendrina; sono in atto però sia il potenziamento delle centrali idriche, legato soprattutto alle grandi opere in corso sul fiume Orange, sia, con l'assistenza di vari Stati, un vasto programma di costruzione di centrali nucleari: la centrale di Koeberg, presso Duynefontein, soddisfa il 5% delle richieste energetiche del Paese.

 

Produzione industriale. L'industria nacque come attività di trasformazione delle risorse minerarie locali; oggi il suo panorama è assai diversificato e ha assunto proporzioni rilevanti anche in vari settori manifatturieri. Cospicua è l'industria siderurgica, che si avvantaggia della presenza di ferro e carbone: localizzata specialmente nel Rand (Johannesburg, Pretoria, Vereeniging ecc.). A fianco di essa operano complessi metallurgici diversi: del rame, dello stagno, dell'alluminio (che lavora bauxite d'importazione) ecc., che operano sia per le richieste interne sia per l'estero. Vasta è la gamma dei prodotti dell'industria meccanica, dalle automobili e dai veicoli in genere (il settore nacque come industria di montaggio) agli aerei, alle navi, alle apparecchiature elettriche; collegati soprattutto con l'industria dell'automobile sono gli stabilimenti per la lavorazione della gomma. Ha assunto proporzioni molto rilevanti l'industria chimica, dislocata in vari centri ma soprattutto operante a Sasolburg (poco a sud di Johannesburg), dove si producono elevati quantitativi di benzina sintetica ricavata dal carbone, acido solforico, superfosfati, materie plastiche, caucciù sintetico; altri grandi complessi sono a Modderfontein (ammoniaca sintetica), Somerset West (resine sintetiche, coloranti), Phalaborwa (fertilizzanti) ecc. Il settore petrolchimico, esso pure in costante espansione, è presente con varie raffinerie ubicate in prevalenza nei centri portuali d'importazione (Città del Capo, Durban), nonché a Sasolburg. Il settore tessile si segnala per il cotonificio e il lanificio con la collegata industria dell'abbigliamento, la cui sede principale è a Bloemfontein. Lavorano materie prime nazionali varie altre industrie, dall'alimentare (conservifici di carne, frutta e verdura, zuccherifici, birrifici, oleifici ecc.) alla calzaturiera e alla manifattura dei tabacchi; il Sudafrica è infine un buon produttore di cemento (a Pretoria, Port Elizabeth ecc.) e di carta: quest'ultima industria ha il suo maggior impianto a Springs (presso Johannesburg).

 

Comunicazioni. Anche per quanto riguarda le vie di comunicazione il Sudafrica si colloca a un livello nettamente superiore a quello degli altri Stati africani. Ferrovie, strade, linee di navigazione e i principali servizi automobilistici di linea sono gestiti dallo Stato mediante il South African Transport Services Board, la National Transport Commission, il South African Shipping Board e, per quanto riguarda le linee aeree, la SAA (South African Airways). La rete stradale è più che soddisfacente; si sviluppa per circa 183.000 km, dei quali oltre 1/3 asfaltati, che collegano tutte le principali città del Paese; grandi nodi di comunicazione sono i centri portuali e, nell'interno, Johannesburg e Pretoria. Anche la rete ferroviaria, che si sviluppa complessivamente per 21.000 km e che si avvale di materiale costantemente rinnovato, è molto efficiente; la linea principale è quella che da Città del Capo porta ai centri del Rand; da Johannesburg un ventaglio di linee tocca tutte le maggiori città dello Stato libero (Orange) e del Transvaal. Là dove non esistono le comunicazioni ferroviarie, quindi principalmente nelle aree rurali, il South African Transport Services Board ha istituito un ottimo servizio di autocorriere di linea. Non esistono vie navigabili interne; per contro i collegamenti marittimi con l'estero sono garantiti da un ben organizzato sistema di porti, serviti da oltre una trentina di linee mercantili. I principali porti sono quelli di Città del Capo, in posizione però eccentrica rispetto alle grandi aree produttive del Paese, Durban, sbocco della ricca regione mineraria e industriale del Rand, Saldanha Bay, eminentemente adibito all'esportazione di minerali di ferro, Richards Bay, che, entrato in funzione nel 1976 e operante soprattutto per l'esportazione del carbone, è collegato mediante ferrovia con i giacimenti carboniferi di Witbank, East London e Port Elizabeth, entrambi sbocchi marittimi dei prodotti della provincia del Capo Orientale. Efficientissimi sono i servizi aerei, tanto internazionali quanto interni; principali aeroporti sono quelli internazionali di Johannesburg, Città del Capo, Pretoria, Durban ed East London. Oltre alla già citata compagnia di bandiera SAA, operano nella Sudafrica molte altre compagnie aeree private, che assicurano ottimi servizi interni.

 

Commercio. Gli scambi sono vivaci, sia quelli interni (molte produzioni sono legate a ben precise aree) sia quelli internazionali; nei centri urbani, in particolare, il livello dei consumi è assai elevato. Ciò vale naturalmente per quanto riguarda la comunità bianca, perché gli Africani sono in genere troppo poveri per poter partecipare a un'economia di tipo occidentale, anzi gran parte di essi è ancora legata a strutture produttive di pura sussistenza. Quanto agli scambi internazionali, malgrado il notevole sviluppo raggiunto dalle sue industrie, il Sudafrica è tuttora un Paese eminentemente importatore di prodotti industriali (macchinari di vario tipo e mezzi di trasporto, prodotti chimici, manufatti di base ecc.) ed esportatore di materie prime (oro innanzitutto, che fornisce in certi anni il 20% del valore complessivo delle esportazioni, quindi diamanti ed altri minerali, metalli, prodotti zootecnici e agricoli); tuttavia l'esportazione dei prodotti industriali, specie chimici, comincia a incidere in modo sensibile sulla bilancia commerciale. Questa, grazie all'oro, è quasi sempre attiva; l'interscambio è particolarmente intenso con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Giappone, l'Italia e la Germania. Cospicui sono inoltre i proventi del turismo, attirato dalle belle coste e dagli ambienti naturali in gran parte ancora intatti.

Storia

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Cronologia 

Per una cronologia storica aggiornata del Sudafrica, vedi la sezione Cronologia dell'Atlante di Nigrizia.

Preistoria. Nota soprattutto per il contributo di dati relativi al problema dell'origine dell'Uomo, recuperati a iniziare dal 1924 in numerose cavità e brecce del Transvaal, tra le quali le più importanti sono Swartkrans, Taung, Makapansgat, Kromdraai e Sterkfontein da cui provengono numerosissimi resti di diverse specie di Australopitecine, il Sudafrica presenta una documentazione relativa anche alle successive fasi del Paleolitico. Numerosi sono i siti riferibili a diverse fasi dell'Acheuleano (Amanzi, Rooidam, Montagu Cave, Fauresmith ecc.) e che offrono lunghe sequenze comprendenti anche le successive fasi (Middle Stone Age, industrie tipo Howieson's Port, Late Stone Age, industrie microlitiche tipo Wilton ecc.), alcune delle quali ben inquadrate in termini di cronologia assoluta. Tale è, per esempio, la sequenza della grotta Apollo 11 in Namibia, con industrie del Late Stone Age inquadrabili intorno a 40.000 anni, con testimonianze di arte rupestre in livelli datati a circa 28.000 anni da oggi, e con materiali riferibili alla facies microlitica del Wiltoniano, dal giacimento di Wilton (Provincia del Capo), dove sono state rinvenute anche manifestazioni di arte di epoca olocenica. Altrettanto notevole è la sequenza messa in luce a Border Cave, al confine con lo Swaziland, che inizia con industrie del Middle Stone Age datate tra circa 200.000 e 50.000 anni, seguite da industrie microlitiche con datazioni intorno a 35.000 anni. Resti di arcaici Homo sapiens sapiens sono stati rinvenuti in diverse località sudafricane, talvolta in associazione con industrie del Middle Stone Age come per esempio a Boskop (Transvaal) e a Klasies River Mouth (Provincia del Capo). A tempi neolitici sono attribuibili il Wiltoniano e lo Smithfildiano, che vedono associate ai reperti litici la prima ceramica e scorie di ferro. Un posto ragguardevole è quello occupato dall'arte preistorica australe (probabilmente riferibile al Wiltoniano) con numerose incisioni e pitture rupestri. Nel corso dell'Età del Ferro, a partire dalla fine del II millennio a. C. si sviluppano in diversi siti comunità stanziali di agricoltori e allevatori, fino ad arrivare, nel sec. VIII a. C., alla costruzione di grandi centri, come Mapungubwe e Bambandyanalo, dove sono documentati materiali di pregio, tra cui le perle di vetro, comuni anche al contemporaneo regno di Zimbwe, e la formazione di un'organizzazione di tipo “proto-statale”.

Dal XV secolo alla guerra anglo-boera. Quasi nulla è dato conoscere sulla storia della parte più meridionale dell'Africa prima dell'avvento dei portoghesi, nel sec. XV. A quell'epoca il territorio era già abitato da boscimani (san) e da ottentotti (khoi-khoin). Nel 1487 il portoghese B. Diaz raggiunse il Capo di Buona Speranza (allora Capo delle Tempeste) e da allora la baia della Tavola divenne uno degli ancoraggi più frequentati sulla via delle Indie, ma per lungo tempo nessuno Stato ne reclamò il possesso. Solo nel 1631 la Compagnia Olandese delle Indie Orientali vi fondò una stazione postale e vent'anni dopo (1652) J. Van Riebeeck vi organizzò per conto della Compagnia un emporio cui affluirono gruppi di agricoltori olandesi (boeri=contadini) e in seguito di ugonotti francesi, formando così la prima consistente colonia europea in Africa nei tempi moderni. La completarono estese fattorie e grandi allevamenti, ma la penetrazione all'interno fu lenta e solo un secolo dopo fu raggiunto il fiume Orange. Fin dai primi tempi i metodi fiscalisti e autoritari della Compagnia avevano suscitato reazioni anche violente dei boeri, gelosissimi della loro indipendenza, e fu col pretesto di reprimere una rivolta boera che gli inglesi (sotto la cui protezione si era messa la Compagnia durante l'invasione francese dell'Olanda) nel 1795 occuparono la Terra del Capo e vi instaurarono un regime coloniale, poi riconosciuto nel Congresso di Vienna del 1815, anche in quanto l'Olanda aveva intanto ceduto la colonia all'Inghilterra (con altri territori) per sei milioni di sterline. Non tardarono però a sorgere gravi attriti tra inglesi e boeri, soprattutto perché il liberalismo inglese verso gli africani contrastava col sistema economico e razzista dei boeri. L'abolizione della schiavitù, decretata dall'Inghilterra nel 1833, esasperò la situazione. Dopo vani tentativi di ribellione, i boeri decisero nel 1837 di emigrare in massa verso Nord per cercarsi una nuova patria. Nel corso di questo grande esodo (il “Grande Trek”) diecimila boeri si aprirono la strada combattendo contro i matabele e si stabilirono tra i fiumi Orange e Vaal, dove fondarono una repubblica con capitale Winburg. Un altro loro gruppo fondò sulla costa orientale una seconda repubblica (1840) chiamata Natal. I due Stati, uniti in confederazione sotto la presidenza di A. Pretorius, non furono riconosciuti dagli inglesi, che ritenevano i boeri loro sudditi. Truppe inglesi invasero il Natal (1842) e ne seguì un secondo esodo dei boeri oltre il fiume Vaal e la fondazione di vari altri insediamenti uniti con vincoli molto elastici alla Repubblica di Winburg. In cambio dell'alleanza contro i cafri (popolazioni bantu della regione), che si opponevano fieramente all'espansione dei bianchi, gli inglesi riconobbero la federazione del Transvaal (Convenzione di Sand River, 1852) e due anni dopo l'autonomia dei territori a S del Vaal, col nome di “Stato Libero dell'Orange” (Convenzione di Bloemfontein). Permanevano tuttavia i vecchi contrasti fra boeri e inglesi, acuiti anche da una corrente nazionalista e razzista intransigente, detta dei Dopper. Nel 1856 le repubbliche boere si unirono in uno Stato federale, il Sudafrica, con unica Costituzione, e tale atto venne considerato dagli inglesi come una violazione delle precedenti Convenzioni. Nel 1867 nella regione vennero scoperti enormi giacimenti di diamanti e di oro e si aprirono nuove prospettive economiche e politiche: la pressione degli inglesi ricominciò a farsi sentire sui boeri e sugli africani. L'Orange dovette cedere parte dei suoi territori, mentre i boeri si videro costretti a sgombrare le terre dei Basotho (Sotho) che avevano appena conquistato (1867). I sotho e gli swazi dovettero accettare il protettorato inglese. Seguì nel 1871 l'annessione del Griqualand. L'anno seguente la Colonia del Capo ottenne l'autonomia dal governo inglese. Cecil Rhodes bloccò i tentativi portoghesi di ricongiungere l'Angola al Mozambico e assicurò ai capitalisti inglesi il monopolio minerario sulle immense regioni che da lui vennero chiamate le Rhodesie (del Nord e del Sud). Nel 1877 fu proclamata l'annessione del Transvaal, col pretesto di difendere la regione dagli attacchi degli zulu. I boeri si ribellarono, guidati da S. J. P. Kruger e sconfissero gli inglesi, che dovettero riconoscere nuovamente l'indipendenza del Sudafrica, con qualche riserva formale (Convenzione di Pretoria, 1881). Intanto, tra il 1890 e il 1895 C. Rhodes assicurava all'Inghilterra il possesso delle Rhodesie. La scoperta di ricchissimi giacimenti di oro nel Witwatersrand riaccese la bramosia degli inglesi, che tentarono di organizzare (1895) nel Transvaal un colpo di stato in sincronia con un'invasione (Jameson Raid), entrambi stroncati dalle truppe boere. L'incidente fu appianato, ma consci ormai del ricorrente pericolo, i boeri del Nord e del Sud si unirono in alleanza militare (1897), mentre le due Rhodesie rimanevano in disparte, fedeli all'Inghilterra. Dopo quattro anni di ulteriori tensioni si venne a una seconda e più drammatica guerra anglo-boera (1899-1902). Nonostante i primi successi, i boeri guidati da Kruger dovettero cedere in campo aperto alla schiacciante superiorità numerica e tecnica degli inglesi, ma continuarono per altri due anni con brillanti azioni di guerriglia, portate fin nella stessa Colonia del Capo, sotto la guida di J. C. Smuts, C. De Wet e P. Botha.

Dal trattato di Vereeiniging ai giorni nostri. La pace fu conclusa col Trattato di Vereeniging (31 maggio 1902). Le due repubbliche boere divennero colonie britanniche, ma con la promessa di una prossima autonomia. Il 31 maggio 1910 le quattro colonie del Capo, del Natal, dell'Orange e del Transvaal vennero riunite per formare una grande federazione, detta Unione del Sudafrica, con carattere di dominion, e con tre capitali: una per l'attività legislativa (Città del Capo), una per l'esecutivo (Pretoria) e una per la Corte Suprema (Bloemfontein). Primo ministro fu il generale Botha, fautore con Smuts della riconciliazione anglo-boera e fondatore dell'African National Party, in seguito South African Party. Il Sudafrica partecipò alla prima guerra mondiale, occupando le colonie tedesche dell'Africa orientale e dell'Africa sudoccidentale, che nel 1919 fu dalla Società delle Nazioni assegnata in mandato all'Unione. Le elezioni del 1924 portarono al governo il Partito nazionalista guidato da J. Hertzog il quale però, di fronte alle difficoltà economiche create dalla crisi del 1929, si coalizzò con Smuts; questo provocava la scissione dell'ala più intransigente del Partito nazionalista, che si ergeva in movimento autonomo (Partito nazionalista unificato) guidato dal reverendo D. Malan. Nel 1931, con lo Statuto di Westminster, l'Unione fu riconosciuta Stato indipendente e membro del Commonwealth. Intanto andavano prendendo piede (anche per la presenza di una forte colonia tedesca) le ideologie naziste per cui Hertzog, nel 1939, tentò di far dichiarare la neutralità del Paese di fronte al conflitto mondiale. La proposta fu respinta e Smuts formò il nuovo governo (1939-48). Il Sudafrica si allineò alle potenze occidentali e il suo esercito si batté brillantemente soprattutto in Africa (Etiopia, Libia) e in Italia. Ma l'opposizione cresceva: essa propugnava la netta separazione razziale (apartheid) e l'esclusione dei non bianchi dai diritti politici, anche se i bianchi erano in assoluta minoranza (1/4 ca.) rispetto ai bantu, ai meticci, ai coloureds e agli asiatici, soprattutto indiani. In questa dottrina rientrava anche la creazione di Stati autonomi per i bantu (Bantustans). Nel 1948, in seguito alla vittoria elettorale del Fronte nazionale, la guida del governo passò a Malan, che diede rapida attuazione ai suoi principi e metodi, e un anno dopo, allorché l'ONU subentrò alla Società delle Nazioni, decise l'annessione dell'Africa sudoccidentale. Nel 1954 si ritirò anche Malan e la sua politica fu continuata da J. Strijdom (1954-58) e alla sua morte da H. F. Verwoerd (1958-66). Esponente del partito degli afrikaners, cioè dei discendenti dei boeri, che si ritenevano ormai un popolo a parte, non meno africano dei bantu, Verwoerd precisò ulteriormente la dottrina dell'apartheid e rafforzò la relativa legislazione e, di fronte all'opposizione del governo inglese a tali sistemi, decise l'uscita dell'Unione dal Commonwealth (1961). Il 31 marzo dello stesso anno, l'Unione si proclamava indipendente (850.000 voti favorevoli contro 775.000 contrari) costituendosi in Sudafrica, con una Costituzione che escludeva i non europei dai diritti politici. Da tempo tuttavia avevano cominciato a formarsi tra i bantu movimenti per il conseguimento dei pieni diritti civili e politici; fra questi si era affermato l'African National Congress (ANC; Congresso Nazionale Africano), fondato sul modello indiano nel 1913 e presieduto dal premio Nobel reverendo A. J. Luthuli. Ma dall'ANC si staccava, nel 1959, l'ala più progressista, sotto la guida di R. Sobukwe. Seguiva un periodo di tensione e di torbidi culminato con il “massacro di Sharpeville” (21 marzo 1960), in seguito al quale le associazioni bantu furono messe al bando. Nel 1966 Verwoerd fu ucciso in Parlamento da uno squilibrato e gli succedette J. Vorster, il quale assunse una linea politica più duttile, ma sempre rigidamente ispirata ai criteri dell'apartheid: proseguì pertanto nel programma di graduale avviamento dei Bantustans all'indipendenza e cercò una possibilità di convivenza con i vicini Stati africani, almeno in termini di rapporti commerciali. Il carattere strumentale di queste “aperture” non poté certo arginare la crescente opposizione interna dei gruppi di colore, cui il governo reagì con pesanti misure repressive. All'interno dell'ANC si sviluppava un movimento di guerriglia, che ben presto dilagava anche nell'abusivo possedimento sudafricano dell'Africa del Sud-Ovest (Namibia). Nel settembre 1978 Vorster rassegnò le dimissioni e fu sostituito dall'ex ministro della Difesa P. W. Botha. Il nuovo capo del governo, in carica fino al 1989, cercò di dare un'impronta più efficientistica alla sostanziale continuità della sua politica. Mentre ogni tentativo di rivolta intestina fu duramente soffocato, le forze armate contrastarono con estrema decisione le azioni dei guerriglieri, senza escludere frequenti e sanguinose puntate contro le supposte basi di appoggio nei Paesi confinanti. Alle iniziative militari si aggiunse il ricatto economico che, grazie alla sua posizione di egemonia, il governo di Pretoria poteva esercitare sulle altre nazioni dell'Africa australe. All'analogo intento di contenere il progressivo isolamento del regime bianco rispose la riforma costituzionale (approvata con referendum nel novembre 1983), che conferiva una rappresentanza parlamentare alle minoranze dei coloureds e degli asiatici, pur confermando per la popolazione nera la formula discriminatoria dei Bantustans. Il Sudafrica cambiò inoltre sistema di governo da parlamentare a presidenziale. Nel 1984 Botha, eletto presidente della Repubblica, concentrò nelle sue mani le cariche di capo dello Stato e del governo. Nel 1985 la situazione peggiorò nuovamente e ripresero con grave intensità le sommosse nelle townships africane che circondano le opulente città bianche. In conseguenza della violenta repressione del 1984-85 numerosi Stati applicarono sanzioni economiche al Sudafrica e Botha, avendo ormai contro tutto il Partito nazionalista, nel 1989 rassegnò le dimissioni. Un periodo di svolta si apriva nella politica interna sudafricana con la presidenza di F. W. De Klerk, già leader del Partito nazionalista: sotto la spinta della comunità internazionale e in concomitanza di un processo di pacificazione regionale che avrebbe portato all'indipendenza della Namibia (marzo 1990), egli infatti attuò un progressivo smantellamento del sistema dell'apartheid, dapprima soprattutto sul piano sociale, fino alla legalizzazione dell'ANC e alla liberazione del suo capo carismatico Nelson Mandela (in carcere dal 1967). Nonostante il manifestarsi di forti resistenze estremistiche, De Klerk proseguì nei suoi intenti abrogando le norme sulla segregazione razziale (1991) e attivando il processo di revisione costituzionale. Le complesse trattative, ostacolate anche da violenti scontri all'interno della comunità nera tra gli zulu organizzati nell'Inkhata e i militanti dell'ANC, portò all'approvazione di una Costituzione provvisoria, approvata da De Klerk, Mandela e altre forze politiche e successivamente anche dal Parlamento. Si aprì così la strada alle prime elezioni multirazziali nella storia del Paese (27 aprile 1994). Queste, nonostante i segnali negativi con la ripresa degli scontri tra ANC e zulu e nuove manifestazioni intimidatorie della destra bianca, si svolsero regolarmente assegnando la vittoria a Nelson Mandela che divenne capo dello Stato (9 maggio), mentre De Klerk assumeva la vicepresidenza. Nei primi mesi del 1995 si registrarono forti contrasti nella coalizione governativa, tra l'ANC e il Partito nazionalista, sulla proposta di istituire una commissione d'inchiesta sui crimini commessi dalla polizia nel periodo dell'apartheid e si inasprì la situazione nel Natal con duri scontri tra militanti dell'ANC e sostenitori del partito zulu Inkhata. Nel novembre 1995 le prime elezioni amministrative libere vennero nettamente vinte dall'ANC, nonostante le polemiche provocate dalle accuse di corruzione mosse alla moglie di Mandela, Winnie, costretta a dimettersi dalla carica di ministro della Cultura (ma rientrata quasi subito in politica, in virtù dell'elezione a presidente della Lega delle Donne dell'ANC). Nel maggio 1996 il Parlamento approvò con voto plebiscitario la nuova Costituzione, dando un assetto politico definitivo al Sudafrica del dopo-apartheid. Tale Costituzione, modificata in ottobre nella parte relativa ai poteri delle province, come disposto dalla Corte Costituzionale su ricorso del Partito nazionale (NP) e dell'Inkatha, entrò in vigore nel 1997. Nelle elezioni del 1998 Mandela, allo scadere del suo mandato, lasciò la vita politica e gli succedette il vicepresidente Thabo Mbeki (qualche mese prima anche l'ex presidente De Klerk si era ritirato dalla vita politica, abbandonando la guida del Partito nazionale). Jacob Zuma divenne vicepresidente (carica lasciata nel 2005). Alla fine del 1998 la Truth and Reconciliation Commission (Commissione per la verità e la riconciliazione), istituita nel 1996 nonostante i forti contrasti e presieduta da Desmond Tutu, alla conclusione dei lavori presentò un rapporto di netta condanna nei confronti non solo dell'ex presidente Botha, ma anche di Winnie Mandela, dello stesso ANC e della Chiesa. Nel luglio 2002 nasceva ufficialmente a Durban (dalla OUA) la nuova Unione Africana (UA) alla presenza di 52 capi di stato del continente. Le elezioni legislative dell'aprile 2004 facevano registrare la notevole affermazione dell'ANC, che si confermava il primo partito: Mbeki venne riconfermato alla presidenza. Restavano gravi i problemi legati alla diffusa povertà, che alimenta il degrado ambientale, la delinquenza e le malattie, in particolare la diffusione dell'AIDS: si stima che il Sudafrica abbia la percentuale di contagiati dal virus più alta del mondo. Nel 2003 il governo presentava un piano sanitario che prevedeva di mettere a disposizione della sanità pubblica i farmaci antiretrovirali, consentendo così ai malati di AIDS di essere curati gratuitamente. Nel settembre del 2008, in seguito alla sfiducia data nei suoi confronti dall'ANC, il presidente Mbeki annunciava le sue dimissioni e il parlamento eleggeva come successore provvisorio Kgalema Motlanthe. J. Zuma, leader dell'ANC dal 2007, si candidava alla presidenza e nel maggio del 2008, in seguito alle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale, assumeva questa carica.

Popolazione

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Popolazione totale: 50132817
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Popolazione urbana (%): 61,99
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Gruppi etnici:

Africani neri 79%, bianchi 9,6, coloured (termine inglese sudafricano che designa le popolazioni miste nè bianche, nè africane, nè asiatiche) 8,9%, indiani/asiatici 2,5%

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Lingue:

Isizulu 23,8%, Isixhosa 17,6%, Afrikaans 13,3%, Sepedi 9,4%, Inglese 8,2%, Setzwana 8,2%, Sesotho 7,9%, Xitsonga 4,4%, altre 7,2%

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Religioni:

Cristiani di Sion 11,1%, pentecostali/carismatici 8,2%, cattolici 7,1%, metodisti 6,8%, riformati olandesi 6,7%, anglicani 3,8%, musulmani 1,5%, altri cristiani 36%, altre 2,3%, non specificate 1,4%, nessuna 15,1%

Demografia

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Tasso di crescita: 0,96
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Tasso di natalità: 21,93
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Tasso di mortalità: 15,23

Media dell'area geografica: 13.607999992371 (su un totale di 5 stati)

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Tasso di mortalità infantile femminile: 41,20
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Tasso di mortalità infantile maschile: 48,30
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Tasso di fecondità totale: 2,55
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Rapporto tra i sessi: 98,09
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,03
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Età mediana: 24,90
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Aspettativa di vita maschile: 50,13
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Aspettativa di vita femminile: 52,08

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 121

Indicatori economici

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PIL - Prezzi Correnti (miliardi $ USA): 408,69
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PIL - Parità di Potere d'Acquisto (miliardi $ USA): 554,99
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Tasso di crescita annua: 3,10
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PIL pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 8.078,45
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PIL pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 10.970,30
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Valore aggiunto settore primario (% sul PIL): 2
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Valore aggiunto settore secondario (% sul PIL): 31
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Valore aggiunto settore terziario (% sul PIL): 67
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Bilancia dei pagamenti (milioni di $ USA): -13483
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Tasso di corruzione: 43
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Debito pubblico (%/PIL): 35,14
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Tasso di inflazione : 6,09
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Tasso di disoccupazione: 23,92
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Debito estero (milioni di $): 113.512,00
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Saldo migratorio: 700001
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Rnld pro capite - Prezzi Correnti ($ USA): 6960
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Rnld pro capite - Parità di Potere d'Acquisto ($ USA): 10710
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Popolazione sotto la soglia della povertà assoluta (%): 17

Indicatori socio-sanitari

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Vaccinazioni EPI finanziate dal Governo (%): 100
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Tasso diffusione HIV (stima) : 17,80
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Diffusione contraccettivi (%): 60
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Diffusione assistenza prenatale (%): 97
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Assistenza specializzata al parto (%): 91
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Tasso di mortalità materna: 410
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% urbana): 99
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% rurale): 78
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Accesso fonti migliorate di acqua potabile (% totale): 91
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 84
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Accesso impianti igienici adeguati (% rurale): 65
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 77

Istruzione

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Tasso di alfabetizzazione femminile (15-24 anni): 98
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Tasso di alfabetizzazione maschile (15-24 anni): 97
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Tassi iscrizione scuola primaria femminile: 90
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Tasso iscrizione scuola primaria maschile: 89

Comunicazioni

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Tasso di libertà di stampa: 24,56
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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 8,18
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Utenti telefonia mobile ogni 100 abitanti: 126,83
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Numero reti televisive: 556
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Utenti internet ogni 100 abitanti: 21,00

Trasporti

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Aeroporti:

567

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Densità ferroviaria (km/ 100 Km²):

1,7

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Porti:

6