1.1 Educazione, didattica e Internet

 

Educare 

L’educazione come pratica della libertà riguarda gli uomini nei loro rapporti col mondo (Paulo Freire)

Lo sviluppo di Internet dell’ultimo decennio ha posto problemi nuovi a tutti coloro che si occupano di educazione e di didattica almeno per tre ragioni.

Prima di tutto perché rappresenta un ambiente di comunicazione caratterizzato dalla possibilità di accedere a una quantità enorme di informazioni in un arco di tempo brevissimo, rendendo immediatamente disponibile una quantità di documenti impensabile solo alcuni anni fa. Tale dimensione “quantitativa”, che si percepisce anche solo digitando una parola in un motore di ricerca, pone problemi nuovi, legati alla selezione delle notizie, alla gerarchia della loro importanza, alla verifica della loro corrispondenza alla verità.

Il libro, Ho dato voce ai poveri

Nell’ottobre 2006, nella sua ultima intervista, rilasciata ad un gruppo di studenti trentini che lo incontrarono sull’altopiano del Renon (Trentino - Alto Adige, Bolzano), il reporter polacco Ryszard Kapuściński ebbe a dire:

"Internet rappresenta una grande rivoluzione nell’ambito della comunicazione, ma anche in quello della mentalità. Esso crea una realtà completamente nuova, diversa, che non siamo ancora in grado di valutare. Sappiamo solamente che internet ha ampliato enormemente la quantità delle informazioni e questo rappresenta in realtà il rovescio della censura. L’obiettivo della censura era la mancanza di informazione, mentre internet ci introduce nel mondo del surplus dell’informazione. La nostra immaginazione si è formata per millenni in un mondo privo di informazioni, mentre la vostra generazione è nata in un mondo assolutamente diverso rispetto a tutto quello che c’era prima. Voi vivete in un mondo in cui c’è un eccesso d’informazione. Il compositore tedesco Johann Sebastian Bach per conoscere le opere del suo maestro ha dovuto attraversare a piedi la Germania di allora, lo storico Erodoto ha dovuto percorrere a piedi seimila chilometri per verificare un’informazione. Ha passato più di un anno per controllare solo un piccolo dettaglio… Voi non avete questi problemi, vi basta accendere un computer. Ma avete invece altri problemi: cosa scegliere? Cosa è importante, che cosa invece è spazzatura? Se digitate su un motore di ricerca di internet la parola «Africa» appaiono milioni di informazioni. Da dove si può ricavare che qualcosa è importante? E chi può dirci che qualcosa è veramente importante?”(1).

La gestione di questa smisurata quantità di informazioni e la ricerca di criteri di riferimento per orientarne l’utilizzo rappresenta una delle più formidabili sfide educative che abbiamo davanti.

A un secondo livello, internet pone il problema della qualità dell’informazione. Il tipo di informazioni disponibili su web hanno infatti una struttura e delle caratteristiche che si distanziano da quelle della pagina scritta. Non tanto, o non solo, perché la presentazione di un testo sullo schermo impone una maggiore sinteticità, ma soprattutto perché il carattere essenziale dell’informazione su internet è quello dell’interrelazione fra le fonti: ciò permette di ricercare e di apprendere attraverso modalità nuove rispetto a quelle tradizionali. Il testo scritto richiede infatti la concentrazione dell’attenzione sulla pagina e spinge all’approfondimento in una direzione. L’informazione su internet, invece, appare strutturalmente aperta, spinge alla ricerca continua dell’interconnessione e valorizza la costruzione di un sapere nel quale al centro sta la relazione fra le fonti e la possibilità di ampliare velocemente e praticamente all’infinito un piccolo nucleo di informazioni iniziali, spostandone spesso in modo radicale il focus rispetto al punto di partenza. Questa modalità di costruzione del sapere non si comprende osservandone solo l’aspetto quantitativo. Al contrario è fondamentale fornire ai ragazzi strumenti per comprendere la differenza qualitativa di questo strumento rispetto ai tradizionali canali di apprendimento, per potenziarne in questo modo l’approccio responsabile e critico all’informazione.

Ad un terzo livello si colloca infine la riflessione sul tipo di utenza di Atlante on line. Se infatti il mondo degli adulti appare formato da coloro che hanno dovuto alfabetizzarsi nell’uso degli strumenti informatici, le nuove generazioni possono essere considerate, come messo in luce da numerose ricerche, formate dai cosiddetti “nativi digitali”. In altre parole, i bambini e i ragazzi che oggi frequentano tutti i gradi di scuola sono nati all’interno di un sistema di comunicazione fortemente tecnologizzato e hanno avuto un accesso precoce ai mezzi tecnologici, integrando in questo modo l’uso delle tecnologie all’interno dei processi di comunicazione e di apprendimento. Tale accesso precoce non solo ha reso più veloce e intuitivo l’uso di questi strumenti, ma ha anche inciso sulle modalità di apprendimento e sul tipo di comunicazione che gli studenti normalmente usano.

Cambiamenti di tale portata impongono una seria riflessione in tutti coloro che si occupano di educazione e di processi formativi. Occorre infatti evitare i due approcci diametralmente opposti del rifiuto pregiudiziale e dell’accoglienza acritica dello strumento informatico nei percorsi di apprendimento.

Da una parte il rifiuto pregiudiziale della portata e delle potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione conduce al non riconoscimento delle sue potenzialità. Esso può derivare dalla difficoltà a dominare e controllare i nuovi strumenti di comunicazione, di cui si mette in luce soprattutto la difficoltà a stabilire una gerarchia di importanza fra le informazioni reperite in rete. Si tratta di un problema che deriva, in particolare, dal fatto che la libertà che caratterizza internet permette di inserire informazioni di taglio e di qualità diversissime senza fornire necessariamente criteri di lettura adeguati. Il rifiuto, in altre parole, deriva a questo livello principalmente dalla consapevolezza che non esisterebbe nessun controllo possibile sulla qualità delle informazioni e quindi nessuna possibilità di creare percorsi sicuri di apprendimento. Ma tale rifiuto può anche scaturire dalla percezione della sinteticità delle informazioni, che si considerano troppo scarne per stimolare processi di rielaborazione critica dei contenuti, e che per questo si considerano inadeguate per la costruzione di un percorso che abbia come fine la realizzazione di un cittadino responsabile.

All’estremo opposto troviamo l’adesione acritica ad internet quale unico strumento adeguato per la costruzione di processi di conoscenza e di apprendimento adeguati al nostro tempo. Il rischio, a questo livello, è quello di affrontare molto superficialmente il problema della qualità dell’informazione e dei rischi connessi alla difficoltà di stabilire controlli e gerarchie nell’informazione. Questi due atteggiamenti polari sono caratterizzati anche da una “componente anagrafica” che li contraddistingue. Se il primo è maggiormente diffuso nel mondo degli educatori e in generale in quello adulto, il secondo appare invece molto più diffuso in quello giovanile. Questa frattura, fatta di diffidenza da un lato e di adesione acritica dall’altro, non va sottovalutata non solo perché spesso caratterizza il dialogo educativo, ma soprattutto perché rischia di finire in una rinuncia educativa; la sfida, al contrario, va assunta sul piano pedagogico per evitare il costituirsi di linguaggi paralleli senza comunicazione fra loro. A fronte di questi due errori è chiaro che occorre tentare di trovare una via che permetta non solo un uso didatticamente proficuo delle nuove tecnologie, ma offra soprattutto la possibilità di navigare nel mare delle informazioni che internet offre con la sicurezza della qualità delle informazioni che si reperiscono. In questa prospettiva si colloca la piattaforma di Atlante on line.

(1) Ryszard Kapuscinski, Ho dato voce ai poveri, Il Margine, Trento, 2007.